Fuori da qui Post

Se l’UK dirà sì all’estradizione di Assange negli Stati Uniti, nessun editore o giornalista al mondo potrà più considerarsi al sicuro

2 Gennaio 2021 13 min lettura

author:

Se l’UK dirà sì all’estradizione di Assange negli Stati Uniti, nessun editore o giornalista al mondo potrà più considerarsi al sicuro

12 min lettura
L'Alta Corte britannica ha accolto appello USA contro lo stop all'estradizione di Assange

Aggiornamento 11 agosto 2021: Il 10 agosto scorso, l’Alta Corte britannica ha accolto l’appello degli Stati Uniti contro la decisione della giudice distrettuale, Vanessa Baraitser, di non concedere l'estradizione, citando il rischio concreto di suicidio per il fondatore di Wikileaks.

I legali del governo americano potranno, quando ci saranno le udienze dell'appello fissate per il 27 e 28 ottobre, contestare l'uso di una perizia psichiatrica che avrebbe "fuorviato" la Corte che lo scorso gennaio ha negato l'estradizione. Lord Justice Holryode ha accolto la richiesta degli Usa, affermando che i nuovi argomenti di appello presentati (oltre ai tre già ammessi) sono "almeno degni di essere discussi".

No all'estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti

Aggiornamento del 04 gennaio 2021: Julian Assange non potrà essere estradato negli Stati Uniti per le accuse di spionaggio e pirateria informatica.

A deciderlo la giudice distrettuale Vanessa Baraitser del tribunale centrale penale secondo la quale le condizioni delle carceri statunitensi non garantirebbero la sicurezza dell'imputato.

Previsto il ricorso in appello contro la sentenza.

La decisione finale sull'estradizione spetterà al ministro degli Interni britannico, mentre un pronunciamento del presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, potrebbe diventare cruciale in qualsiasi momento. Il prossimo inquilino della Casa Bianca potrebbe infatti concedergli la grazia, nonostante nel 2010 lo abbia paragonato a un "terrorista hi-tech".

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, sarà in tribunale all'Old Bailey di Londra il 4 gennaio, dove una giudice deciderà se estradarlo negli Stati Uniti. Qui deve affrontare accuse di spionaggio, per le quali rischia 175 anni di carcere in una prigione di massima sicurezza. La posta in gioco va al di là del destino di un solo uomo.

Sono in molti, tra media e personalità del mondo del giornalismo e dell'attivismo per i diritti umani, ad essersi espressi contro l'estradizione. Posizioni che ci trovano d'accordo.


In un editoriale dedicato al caso, il Guardian ha chiaramente detto che le accuse dell'America contro Assange minano le basi della democrazia e della libertà di stampa in entrambi i paesi, UK e USA.

Julian Assange, 48 anni, australiano, è stato arrestato nell'aprile 2019 dalla polizia britannica nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove gli era stato garantito asilo politico sin dal 2012. Il presidente dell'Ecuador, Lenín Moreno, dichiarò che l'asilo di Assange era stato ritirato perché aveva violato ripetutamente i termini dell'asilo.

Il fondatore di WikiLeaks aveva ottenuto l'asilo dopo aver perso la sua battaglia contro l'estradizione in Svezia con l'accusa di violenza sessuale (per aver imposto un rapporto senza protezione, qui è spiegata bene l'accusa e la legge svedese in merito). Il caso (ne avevamo scritto su Valigia Blu)  era stato archiviato dalle autorità svedesi nel maggio 2017, "dopo che la Svezia, per sette anni", come notava la giornalista Stefania Maurizi, "ha mantenuto l'indagine alla fase preliminare senza incriminarlo né scagionarlo una volta per tutte". Assange aveva sempre sostenuto che la richiesta di estradizione in Svezia ne celasse, in realtà, un'altra verso gli Stati Uniti, dove temeva di finire processato come "spia" secondo la durissima – e criticatissima – norma del 1917 chiamata Espionage Act per il materiale pubblicato da WikiLeaks tra il 2010 e il 2011. Cosa che poi si avvererà.

Inizialmente, infatti, l'accusa era solo di crimine informatico, per cui Assange rischia fino a un massimo di 5 anni. Reato che, come abbiamo più volte spiegato, non è mai avvenuto.

Nel maggio 2019, però, l'amministrazione Trump accusa Assange anche di spionaggio, ai sensi dello Espionage Act, aggiungendo altri 17 capi di imputazione per aver pubblicato materiale riservato fornitogli dall'allora analista dell'intelligence dell'esercito statunitense Chelsea Manning nel 2010. In questo lungo approfondimento avevamo spiegato nei dettagli l'accusa e perché si tratta di una minaccia senza precedenti al giornalismo.

L'Espionage Act definisce reato il possesso o la pubblicazione non autorizzata di informazioni classificate. Una legge del 1917 emanata durante la prima guerra mondiale sostanzialmente per perseguire spie e sabotatori, che non consente alla difesa di usare l'argomento dell'"interesse pubblico" nello svelare quelle informazioni. Questo significa che una giuria non può prendere in considerazione la differenza tra una fonte o whistleblower che rivela crimini governativi ai media e all'opinione pubblica e una spia che vende segreti di Stato a un governo straniero. Prima dell'11 settembre 2001, l'Espionage Act è usato raramente in ambito giornalistico. L'eccezione più conosciuta è il caso di Daniel Ellsberg, che nel 1971 fu accusato di aver violato l'Espionage Act per aver fornito alle testate giornalistiche i Pentagon Papers. Le accuse contro Ellsberg sono state ritirate quando si scoprirono i metodi illegali di raccolta delle prove da parte del governo, quali intercettazioni senza mandato. Dopo l'11 settembre, però, l'Espionage Act è diventato uno strumento del governo per perseguire fonti e informatori, per intimidire i giornalisti e le testate giornalistiche che cercavano di pubblicare notizie che il governo cercava di tenere nascoste. Durante la sola presidenza di Barack Obama, il Dipartimento di Giustizia ha portato avanti 8 casi di spionaggio contro fonti e informatori, più del doppio di quelli di tutti i precedenti presidenti messi insieme.

Un anno fa, 60 medici avevano scritto una lettera aperta al ministro dell'Interno britannico sulle condizioni di salute di Assange affermando di temere per la sua salute mentale e fisica all'interno del carcere. I suoi avvocati avevano denunciato inoltre che il loro assistito non aveva potuto visionare prove riguardo il suo caso, per via delle poche visite concesse loro in carcere.

Nils Melzer, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, ha affermato che il suo trattamento "non è né necessario né proporzionato e chiaramente privo di qualsiasi base giuridica". In precedenza ha affermato che Assange mostra tutti i sintomi associati all'esposizione prolungata alla tortura psicologica e non dovrebbe essere estradato negli Stati Uniti. I suoi avvocati dicono che sarebbe ad alto rischio di suicidio. "È un processo politico travestito da giustizia", ha detto Melzer in una intervista di qualche giorno fa a Deutsche Welle. "Julian Assange è accusato dagli Stati Uniti di spionaggio, solo perché praticava giornalismo investigativo. In sostanza, gli Stati Uniti stanno cercando di criminalizzare il giornalismo investigativo. Questo è lo scopo della richiesta di estradizione, nient'altro. E il sistema britannico, purtroppo, è colluso con gli Stati Uniti. Quello che vediamo è che i britannici stanno sistematicamente privando Julian Assange dei suoi diritti fondamentali per preparare la sua difesa, per avere accesso ai suoi avvocati, avere accesso ai documenti legali. Lo hanno messo in isolamento, dove non ha accesso alla sua famiglia e ai visitatori ed è profondamente provato psicologicamente - come starebbe chiunque in isolamento prolungato -".

Leggi anche >> Gli USA ora accusano Assange di spionaggio: un attacco senza precedenti al giornalismo

Assange, che dal 2018 è stato sostituito alla direzione di WikiLeaks dal giornalista islandese Kristinn Hrafnsson, sarebbe il primo editore ad essere incriminato sulla base dell'Espionage Act. Stiamo parlando della stessa norma che aveva messo a repentaglio il giornalismo e la libera stampa quando Daniel Ellsberg, nel giugno 1971, fornì al New York Times e al Washington Post i documenti poi pubblicati col nome di Pentagon Papers, che avrebbero riscritto la storia della guerra del Vietnam.

È bene ricordare che le accuse si concentrano sulle rivelazioni sulla diplomazia e le operazioni militari USA. Tra gennaio e maggio 2010 Manning aveva scaricato e inviato ad Assange quattro database quasi completi da "dipartimenti e agenzie USA" contenti i 90 mila Afghan War Logs, i 400 mila Iraq War Logs, gli 800 assessment brief di detenuti a Guantanamo chiamati The Guantanamo Files, e i 250 mila cablo della diplomazia USA (lo scandalo passato alla storia come "Cablegate"). Materiale che documentava per la prima volta abusi ignorati dell'esercito USA e decine di migliaia di morti civili prima non rivelate al pubblico, tra cui l'uccisione di due giornalisti della Reuters (come visibile nel video Collateral Murder) e che sarà poi pubblicato dalle principali testate di tutto il mondo – The New York TimesDer Spiegel, The GuardianLe MondeEl Pais.

Manning fu poi accusata e condannata a 35 anni di reclusione nel 2013 per aver violato l'Espionage Act e per altri reati. La sentenza è stata commutata nel 2017, quando l'allora presidente uscente Barack Obama decise di concedere la grazia all'ex militare, che sarà liberata a maggio dello stesso anno, ma che poi tornerà in carcere nel 2020 per essersi rifiutata di testimoniare proprio contro WikiLeaks. Un giudice ne ordinerà in seguito la scarcerazione.

Nel 2013 l'amministrazione Obama era giunta alla conclusione che non avrebbe mai potuto accusare Julian Assange di crimini relativi alla pubblicazione di documenti classificati senza criminalizzare il giornalismo investigativo.

L'estradizione tra il Regno Unito e gli Stati Uniti è rara. Nel 2012, una richiesta degli Stati Uniti di estradare l'hacker britannico Gary Mackinnon per aver violato i database militari statunitensi è stata respinta. Allo stesso modo, all'inizio di quest'anno gli Stati Uniti hanno rifiutato la richiesta del Regno Unito di consegnare Anna Sachoolas, la moglie di un ufficiale dell'intelligence statunitense accusata di aver ucciso per guida pericolosa un cittadino britannico.

Bruce D. Brown, direttore del Reporters Committee for Freedom of the Press, scrive sulla Columbia Journalism Review:

Gli sforzi aggressivi degli Stati Uniti per estradare Assange con l'accusa di spionaggio per aver divulgato pubblicamente informazioni classificate - contravvenendo all'eccezione del reato politico - potrebbero creare un precedente con un impatto considerevole sulla stampa statunitense. Se il Regno Unito accetterà la richiesta di consegnare Assange agli Stati Uniti, i pubblici ministeri del Regno Unito potrebbero usare argomenti simili nel tentativo di estradare un giornalista negli Stati Uniti per violazioni del suo Official Secrets Act, che criminalizza esplicitamente la pubblicazione di informazioni militari o di intelligence segrete. Se questi argomenti reggeranno davanti a un tribunale statunitense è una questione aperta, ma la preoccupazione non è meramente ipotetica. Negli anni '90, il Regno Unito ha cercato di estradare una fonte dalla Francia, che ha negato la richiesta sulla base dell'eccezione del reato politico. Nel 2018, le autorità del Regno Unito hanno minacciato di arrestare il regista statunitense Alex Gibney, membro del comitato direttivo del Reporters Committee for Freedom of the Press, per aver utilizzato in un documentario un leak di un rapporto della polizia.

Precedenti che non si limitano all'UK. Brown ricorda il caso dell'Australia, negli ultimi tempi particolarmente aggressiva nelle indagini e nel perseguimento dei rapporti sulla sicurezza nazionale. Nel 2019, un informatore militare ha fatto trapelare i "file afghani", che dettagliavano possibili crimini di guerra da parte delle truppe delle forze speciali australiane in Afghanistan. La polizia federale australiana ha fatto irruzione negli uffici del servizio pubblico ABCAustralian Broadcasting Corporation, e ha chiesto di accusare un giornalista in base alle leggi australiane sullo spionaggio. Fortunatamente, i pubblici ministeri australiani si sono rifiutati di perseguire il giornalista. Alla fine di quest'anno, l'esercito australiano ha rilasciato il rapporto Brereton, che ha trovato prove che confermano alcune delle notizie rivelate dal giornalista, nonché indicazioni di un tentativo di insabbiamento.

Come nel Regno Unito, il trattato Australia-Stati Uniti vieta l'estradizione per reati politici. Tuttavia, se il giudice Vanessa Baraitser, che deve decidere sul caso Assange, ne ordinasse l'estradizione, i pubblici ministeri australiani potrebbero usare questo precedente in un caso che vedrebbe coinvolti giornalisti negli Stati Uniti. La decisione su Assange va oltre Assange stesso. Se l'UK deciderà per l'estradizione, conclude Brown, la normalizzazione dei procedimenti basati esclusivamente sulla pubblicazione di segreti di Stato potrebbe prendere piede negli Stati Uniti.

Daniel Ellsberg, il whistleblower che con i suoi Pentagon Papers ha fatto luce sulle azioni del governo degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, prendendo posizione in difesa di Assange, ha sottolineato l'aspetto di "servizio pubblico" delle rivelazioni di WikiLeaks: "L'opinione pubblica americana aveva urgente bisogno di sapere cosa veniva fatto in suo nome e non c'era altro modo per i cittadini americani di apprenderlo se non tramite una divulgazione non autorizzata".

Anche l'ex direttore del Guardian, Alan Rusbridger, che ha lavorato gomito a gomito con Assange ma che non ha risparmiato critiche al fondatore di WikiLeaks per alcune sue scelte, e che di certo non può essere definito uno dei suoi migliori amici, ha sempre pubblicamente difeso il fondatore di WikiLeaks e ancora oggi ne spiega i motivi in una intervista al quotidiano britannico The Independent, esponendosi contro l'estradizione.

 

“Le accuse riguardano ciò che i giornalisti fanno normalmente. Lui aveva una storia e una fonte eccellente", dice Rusbridger. "È pericoloso che stiano cercando di estradarlo e di rinchiuderlo per molto tempo, per una storia che è senza dubbio di interesse pubblico". Per Rusbridger è inoltre assurdo che ci siano persone che discutono se Assange sia un vero giornalista o meno. Il punto è che questo caso è una minaccia al giornalismo. Attaccare lui per cose che fanno i giornalisti avrà implicazioni gravi per i giornalisti".

La collaborazione di Assange con il Guardian era iniziata nel 2007, quando Rusbridger ha iniziato a ricevere documenti e informazioni dall'hacker australiano. Grazie a uno di quei documenti il giornale fu in grado di denunciare che l'ex presidente keniota Daniel Arap Moi si era appropriato di centinaia di milioni di dollari e li nascondeva in conti bancari stranieri. La collaborazione continuò con il famoso scandalo Cablegate, fino a quando i rapporti non si interrompono brutalmente.

Rusbridger ricorda che le accuse ad Assange non riguardano la pubblicazione di WikiLeaks nel luglio 2016 delle e-mail trafugate del Partito Democratico, che rivelarono come alti funzionari avevano tentato attivamente di minare la campagna elettorale di Bernie Sanders, favorendo Hillary Clinton e venendo meno alla loro neutralità.

Si sospetta che il governo russo abbia ottenuto le e-mail e  le abbia trasmesse a WikiLeaks. Donald Trump ha spesso elogiato WikiLeaks durante la campagna del 2016.

Robert Mueller, l'ex direttore dell'FBI che ha indagato sulla presunta interferenza della Russia in quelle elezioni, ha scoperto che nel giugno 2016 un collaboratore di Trump "aveva anticipato ad alti funzionari della campagna di Trump che WikiLeaks avrebbe rilasciato informazioni dannose per la candidata Clinton". Nel gennaio 2019, nell'ambito dell'inchiesta, il consigliere di Trump, Roger Stone, è stato arrestato dall'FBI e accusato di false dichiarazioni agli agenti federali. Condannato a 40 mesi di carcere, la sentenza è stata poi commutata da Trump, che in seguito lo ha graziato. Mueller ha anche trovato evidenze di comunicazioni tra WikiLeaks e la principale agenzia di intelligence militare russa, GRU, ma ha detto che non c'erano prove sufficienti per formalizzare accuse.

Rusbridger sottolinea che Assange non è stato accusato di nulla rispetto alle elezioni statunitensi, ma le accuse ruotano interamente intorno alla pubblicazione di materiale sulle attività americane oscure e spesso mortali in parti lontane del mondo. "Penso che dovrebbe dirci qualcosa. Perché non lo incriminano per il 2016?"

A ricordare le gravi conseguenze per il giornalismo di una eventuale estradizione di Assange in USA, anche la filmmaker e giornalista Laura Poitras sul New York Times, che ha condiviso il premio Pulitzer per servizio pubblico con il Guardian e il Washington Post per la sua copertura sul programma di sorveglianza di massa dell'NSA ed è un membro fondatore del consiglio della Freedom of the Press Foundation. "Ho fatto un film su Assange e WikiLeaks, "Risk". Ho filmato Assange per molti anni e, come mostra il film, abbiamo avuto seri disaccordi. Ci sono molte ragioni per essere critici nei suoi confronti, e io non ne ho risparmiate. Ma dovremmo avere ben chiaro il motivo per cui è perseguito e sulla posta in gioco per la libertà di stampa". "È impossibile sopravvalutare il pericoloso precedente che l'accusa ad Assange ai sensi dell'Espionage Act e la possibile estradizione crea: ogni giornalista che si occupa di sicurezza nazionale e che riporta informazioni riservate deve ora affrontare possibili accuse di spionaggio. È un precedente che apre la strada al governo degli Stati Uniti per incriminare altri giornalisti ed editori in tutto il mondo. E normalizza il perseguimento di giornalisti statunitensi come spie da parte di altri paesi".

Si susseguono intanto gli appelli a Trump perché conceda il perdono ad Assange. Il presidente uscente degli Stati Uniti d'America, come riporta Il Post, ha finora graziato 15 persone condannate per vari crimini e ridotto la pena ad altre cinque. Tra le persone graziate ce ne sono due che si erano dichiarate colpevoli durante l’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016, il cosiddetto “Russiagate”, e quattro che facevano parte della compagnia militare privata Blackwater e che sono state condannate per l’uccisione di civili durante la guerra in Iraq, nel 2007.

"Nessuno - è l'atto di accusa del Guardian - è stato processato per i crimini denunciati da WikiLeaks. Invece, l'amministrazione Trump ha lanciato un assalto su vasta scala al Tribunale penale internazionale per aver osato indagare su questi e altri reati e sta perseguendo l'uomo che li ha portati alla luce, compiendo un passo senza precedenti di perseguirlo ai sensi dell'Espionage Act per aver pubblicato informazioni riservate. (Mike Pompeo, Segretario di Stato ed ex direttore della CIA, ha precedentemente descritto WikiLeaks come una "agenzia di intelligence ostile non statale"). In tal modo, ha scelto di attaccare una delle basi stesse del giornalismo: la sua capacità di condividere informazioni vitali che il governo preferirebbe sopprimere".

Se questo tentativo di estradizione avrà successo, nessun editore e nessun giornalista che si occupa di  sicurezza nazionale - ovunque si trovi - potrà considerarsi al sicuro.

Iscriviti alla nostra Newsletter


Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore