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Caso affidi di Bibbiano: cosa sappiamo dell’inchiesta della procura di Reggio Emilia

18 Luglio 2019 12 min lettura

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Caso affidi di Bibbiano: cosa sappiamo dell’inchiesta della procura di Reggio Emilia

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AGGIORNAMENTI

Aggiornamento 19 luglio 2019: abbiamo inserito nell'articolo la revoca degli arresti domiciliari a Claudio Foti, psicoterapeuta e direttore della Onlusi Hansel e Gretel.

Aggiornamento 23 luglio 2019: abbiamo inserito la notizia che quattro dei sette bambini coinvolti nell'inchiesta erano tornati dalle proprie famiglie già prima del 27 giugno, dopo la decisione Tribunale dei minori di Bologna.

 

Da alcune settimane si parla del “caso Bibbiano”, l’inchiesta della procura di Reggio Emilia riguardante casi di affidi familiari ad opera dei servizi sociali della Val d’Enza, un’unione di sette comuni della provincia. Secondo le indagini, alcuni bambini sarebbero stati sottratti alle famiglie di origine sulla scorta di dichiarazioni e relazioni manipolate, per poi essere affidati ad amici e conoscenti dei soggetti coinvolti, che – come previsto dalla legge – percepivano una somma mensile. Operatori e psicoterapeuti, invece, ricevevano fondi pubblici ottenendo incarichi, organizzazione di convegni e corsi di formazione.

Tra gli indagati - in tutto 29, di cui 17 destinatari di misure cautelari – ci sono assistenti sociali e psicologi del servizio sociale della Val d’Enza tra cui la responsabile Federica Anghinolfi, il primo cittadino di Bibbiano Andrea Carletti e gli ex sindaci di Montecchio Emilia e Cavriago, direttore e operatori dell’Ausl di Reggio Emilia, psicoterapeuti della onlus Hansel e Gretel di Moncalieri, in provincia di Torino, una coppia affidataria (conosciuta e favorita dalla responsabile servizio sociale). Le accuse vanno dalla frode processuale, depistaggio, all’abuso d’ufficio, peculato d’uso, lesioni personali ai minori in relazione ai traumi loro provocati.

In molti si sono lamentati di una mancanza di copertura mediatica del caso, come se ci fosse la volontà di insabbiare la storia. In realtà, se si guarda a quotidiani e trasmissioni televisive, del caso Bibbiano si è parlato ampiamente, sviscerando capi d’accusa, intercettazioni, formulando analogie con storie simili e alimentando polemiche e speculazioni politiche. La vicenda – nella quale è coinvolta una coppia affidataria omosessuale, indagata per maltrattamenti e per aver partecipato alle manipolazioni - è stata utilizzata come scusa per attacchi generali alle famiglie arcobaleno e per tentare di bloccare la legge sull’omofobia in Emilia Romagna, nonché per riprendere il discorso sulla "minaccia gender". Il caso si è trasformato in un'arma politica per tutte le stagioni: Il Giornale ne ha parlato trovando un collegamento addirittura con la questione della Sea-Watch e Carola Rackete.

Parlare di questo caso, però, incontra un duplice limite, che pone delle questioni rilevanti da un punto di vista etico e giornalistico. Innanzitutto si tratta di una materia estremamente delicata, riguardante affidi familiari ed eventuali abusi, in presenza di diversi minori. Il sensazionalismo dovrebbe lasciare il posto alla cautela. In un primo momento, peraltro, alcuni elementi dell’inchiesta sono stati riportati in maniera non corretta dai mezzi di informazione.

In secondo luogo, il “caso Bibbiano” è una vicenda processuale ancora in corso: l’indagine non è chiusa e, dal momento che ci troviamo in uno Stato di diritto, è nelle aule dei tribunali che verranno valutate le prove e individuati – ed eventualmente condannati – i colpevoli. Non sui social, non negli studi televisivi o in qualsiasi altra pubblica piazza.

L’inchiesta sugli affidi e le relazioni contraffatte

I reati cui si riferisce l’inchiesta, come spiega il giornale locale Reggio Sera, si dividono in due gruppi: “da una parte c’è l’affidamento di incarichi di psicoterapia, convegni, corsi di formazione e l’utilizzo, dunque, dei fondi pubblici a disposizione; dall’altra, invece, c’è la questione relativa ai bambini” e ai metodi utilizzati per accertare gli abusi.

L’ordinanza dello scorso 27 giugno del gip di Reggio Emilia Luca Ramponi si riferisce alle vicende di sei minori. Le indagini sono iniziate circa un anno fa in seguito a un sospetto “aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio Sociale dell'Unione dei Comuni della Val D'Enza” e dei conseguenti provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Vengono quindi autorizzate le intercettazioni delle sedute con i minori, dalle quali, scrive il gip, emerge “un copione quasi sempre uguale a se stesso”.

Si partiva da una segnalazione – che poteva essere una rivelazione del bambino o della bambina alle insegnati o la denuncia di un parente – che presentasse “ elementi indicativi anche labili” di abusi sessuali. Secondo l’ordinanza poteva trattarsi “anche solo di comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”.

Alla segnalazione seguivano quindi provvedimenti di allontanamento in via d’urgenza, segnalazioni e relazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, e una serie di relazioni caratterizzate da “tendenziosa rappresentazione dei fatti e, a volte, da falsa rappresentazione della realtà” oppure “omissione di circostanze rilevanti”.

Nell’ordinanza, ad esempio, viene riportato come una casa definita in una relazione dei servizi sociali come fatiscente, con cibo avariato sui mobili e non adatta a un minore, fosse invece risultata un’abitazione normale durante l’ispezione dei carabinieri. Altre dichiarazioni false riguardavano “frasi testuali asseritamente pronunciate” da un minore “indicandole tra virgolette e in realtà frutto di sintesi ed elaborazioni degli indagati”. Quanto alle omissioni, invece, viene raccontato il caso di una bambina i cui comportamenti vengono fatti risalire tutti a un presunto abuso, omettendo che soffriva di epilessia; oppure veniva scritto che questa non voleva incontrare i genitori per paura di essere rapita, “circostanza risultata falsa dalle intercettazioni ambientali delle sedute di psicoterapia”. Venivano poi riferite ai periti informazioni parziali, come ad esempio sogni raccontati in maniera differente.

Lo scopo era quello di “dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (almeno se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori”.

I bambini venivano mandati in una struttura pubblica, “La Cura”, gestita da una Onlus sovvenzionata dall’ente locale. In quel luogo venivano sottoposti sedute da parte di psicoterapeuti privati – e dunque a pagamento - legati all’associazione Hansel e Gretel, presieduta dallo psicologo Claudio Foti e dalla moglie Nadia Bolognini, entrambi indagati e agli arresti domiciliari. Tutti condividevano la stessa metolodologia di lavoro, ossia “l’emersione del ricordo dell’abuso e la rielaborazione del trauma”.

Questo metodo di ascolto “empatico” dei bambini che si sospetta siano stati abusati diverge da quello prescritto dalla Carta di Noto, il protocollo che contiene le linee guida deontologiche per gli psicologi forensi. E in effetti nell’ordinanza il documento viene pesantemente denigrato da alcuni psicologi implicati.

Il nome della Onlus Hansel e Gretel sembra ricorrere anche in altre vicende simili, come è stato sottolineato da Pablo Trincia, autore dell’inchiesta giornalistica Veleno sul caso dei “diavoli della Bassa modenese” negli anni Novanta, che portò all’allontanamento di 16 bambini dalle loro famiglie per presunti abusi e riti satanici – per cui recentemente è stato riaperto il processo. Il centro torinese è infatti lo stesso da cui provenivano le psicologhe accusate di aver manipolato i bambini dei comuni della Bassa modenese. Trincia ricorda anche come il direttore del centro, Foti, si fosse schierato contro la ricostruzione giornalistica di Veleno.

Un altro episodio in cui compare una psicologa del centro studi Hansel e Gretel è avvenuto a Salerno nel 2007, e ne ha parlato la giornalista Rosaria Capacchione su fanpage.it: in quel caso erano state denunciate sette sataniche in provincia della città campana, basandosi sulle dichiarazioni di tre bambini, poi allontanati dalle famiglie. Le inchieste, però, non hanno trovato nulla. Nel 1996, invece, nel biellese quattro adulti – padre, madre e due figli – si suicidarono in seguito alle accuse di terribili abusi sessuali su due bambini, figli e nipotini. La storia è stata ricordata da Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano, che ha sottolineato come a far parlare i due minori fossero stati ancora una volta psicologi della Hansel e Gretel.

Le intercettazioni ambientali del caso Bibbiano hanno rilevato come durante le sedute – che avvenivano anche in parallelo alle audizioni dei minori avanti al Tribunale per i Minorenni o alle audizioni protette da parte del pm o del gip - si verificassero “significative induzioni, suggestioni, contaminazioni e, in alcuni casi, una vera e propria attività preparatoria in vista di ‘ascolti’ in sede giudiziaria che interferiscono, quindi, con le diverse attività investigative/giudiziarie e che rischiano fortemente di contribuire alla costruzione di falsi ricordi”.

I giudici del tribunale per i minori di Bologna lamentano di essere stati tratti in inganno. Il presidente Giuseppe Spadaro ha detto a Repubblica di essere «parte offesa, in quanto depistati e frodati, assieme ai minori», ha ordinato la rivisitazione di tutti i processi in cui erano presenti gli indagati.

L’ordinanza sottolinea il rischio per i minori di “veder minata la loro capacità di distinguere la fonte dei ricordi”, “che la loro mente sia manipolabile dall'esterno” ma anche rischi “legati all'induzione di stati d'animo, di etichettamenti negativi circa i contesti familiari d'origine” o anche “il rischio di pensarsi come futuri abusanti”.

Il caso “pilota” di questo “copione” riguarda l’affido di una bambina, tolta alla famiglia di origine per presunte violenze sessuali. In questa vicenda, infatti, scrive il gip, era “accertato che in una relazione relativa alla presunta violenza sessuale subita fosse stato formato un atto pubblico ideologicamente falso”. Un disegno realizzato dalla bambina, in cui si ritraeva accanto all’ex compagno della madre, risulta infatti contraffatto, con l’aggiunta di mani che dal corpo dell’uomo arrivano all’area genitale della minore. Il grafologo non ha dubbi che sia falso. Per il gip questa modifica è stata fatta dalla psicologa della Asl che seguiva la bambina, per avvalorare l’esistenza di abusi sessuali ad opera dell’ex compagno della madre. L’operatrice aveva anche riferito che la minore stessa le aveva confidato di queste violenze.

Nelle prime ricostruzioni giornalistiche sul caso si era parlato di bambini sottoposti ad elettroshock durante le sedute, sulla scorta di quanto scritto nel comunicato diffuso dai carabinieri. Anche diversi politici avevano ripreso la storia.

In realtà, come si è poi chiarito, l’inchiesta non parla mai di elettroshock, e in conferenza stampa il procuratore capo Marco Mescolini ha precisato che «non si tratta minimamente di questo». Nell’ordinanza del gip si legge di una “macchinetta dei ricordi”, utilizzata “senza l’ok della famiglia” dalla psicoterapeuta Bolognini della Onlus Hansel e Gretel e da lei descritta come una “cosa magica” che serviva “ad ascoltare i racconti sulle cose brutte subite da bambina”.

Come ha fatto già notare Il Post, si tratta di un dispositivo Neurotek, “un apparecchio usato nell’ambito della psicoterapia EMDR”, una tecnica usata dalla comunità scientifica – anche se il suo utilizzo è oggetto di dibattito – “che permette di mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili”. Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione EMDR Italia, ha spiegato a Repubblica che è una terapia «nata per curare il disturbo da stress post traumatico dei veterani del Vietnam, ora usata con chi sopravvive a un terremoto, con quelli del ponte Morandi. Si basa su movimenti oculari destra-sinistra, gli stessi della fase Rem del sonno. Il ricordo perde la sua carica emotiva negativa, si attenua». Il trattamento però, ha aggiunto Fernandez, di certo «non fa affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c’erano abusi o maltrattamenti accertati, non c’era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto». Non si tratta comunque per Fernandez di un apparecchio dannoso, «ma è inutile» se non ci sono ricordi traumatici.

Il 18 luglio il Tribunale del riesame di Bologna ha accolto l’istanza del legale di Foti, psicoterapeuta direttore della Hansel e Gretel, e ha revocato la misura degli arresti domiciliari, stabilendo solo l’obbligo di firma a Pinerolo. Secondo i giudici non ci sono gravi indizi di colpevolezza riguardo al reato di frode processuale. Foti era accusato di aver manipolato una paziente minorenne, costringendola a ricordare un abuso mai subito, "sottoponendola, quale una sorta di 'cavia'" durante un corso di formazione per operatori ASL di Reggio Emilia. Lo psicoterapeuta ha spiegato in un'intervista di aver consegnato le registrazioni delle sedute, e sulla base di quelle la misura cautelare è stata revocata. Le motivazioni del Riesame verranno rese note dopo 45 giorni. Il 22 luglio la Gazzetta di Reggio ha pubblicato la notizia che già prima del 27 giugno, giorno in cui scattarono arresti e misure cautelari per 18 persone, quattro dei sette bambini coinvolti nell'inchiesta erano tornati a casa dalle proprie famiglie, dopo la decisione del Tribunale dei minori di Bologna.

La questione dei fondi pubblici

Nell’indagine rientra anche l’affidamento dei servizi di psicoterapia. È in questa parte dell’inchiesta che rientrano le accuse a carico del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Partito democratico, tra i destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari e ora sospeso dal suo incarico per ordine del prefetto. Nonostante in un primo momento si fosse diffusa la versione – rilanciata da diversi esponenti politici di altri partiti - del coinvolgimento di Carletti nella gestione degli affidi, il capo della procura di Reggio Emilia Mescolini ha precisato che il sindaco «risponde solo di abuso d’ufficio e falso. Gli viene contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori».

Carletti, che ha la delega alle politiche sociali, è indagato per concorso in abuso di ufficio con la responsabile del servizio sociale Anghinolfi e altri, tra cui anche gli esponenti della Hansel e Gretel. Secondo l’ordinanza, avrebbero “omesso di effettuare una procedura a evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro” e “intenzionalmente” avrebbero procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel,” i cui membri “esercitavano sistematicamente, a nessun titolo, l’attività di psicoterapia a titolo oneroso con minori asseritamente vittime di abusi sessuali o maltrattamenti, consentendo ai medesimi l’utilizzo gratuito dei locali della struttura pubblica ‘La Cura’ di Bibbiano messo a loro disposizione dall’Unione Comune della Val d’Enza”.

In questo modo gli psicoterapeuti di Hansel e Gretel si sarebbero aggiudicati “l’ingiusto profitto di 135 euro l’ora per ogni minore (a fronte del prezzo medio di mercato della medesima terapia di 60-70 euro l’ora), nonostante l’Asl di Reggio potesse farsi carico mediante i propri professionisti e gratuitamente di questo servizio pubblico”. Nell’ordinanza si legge anche come la referente del servizio di neuropsichiatria infantile della ASL di Montecchio Emilia avesse chiarito che “non era affatto necessario rivolgersi agli psicologi” di Hansel e Gretel, dal momento che “vi erano tuttavia altre figure professionali” a Reggio Emilia che sarebbero state “certamente in grado di gestire tali situazioni. Anghinolfi ha tuttavia fatto da subito riferimento al centro studi Hansel e Gretel di Torino”.

Il danno per la pubblica amministrazione – e cioè per l’Unione Comuni Val d’Enza e Asl Reggio Emilia, che compartecipava al 50% delle spese – è secondo il gip “ad oggi stimato in 200mila euro”.

Il sindaco Carletti è accusato nell’ordinanza di aver agito “in costante raccordo” con la responsabile del servizio sociale e “pienamente consapevole della totale illiceità del sistema sopra descritto e dell’assenza di qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica”. In questo modo ha disposto “lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della Onlus Hansel e Gretel all’interno dei locali della struttura pubblica della Cura”, e ha sostenuto “le attività e l’ampliamento delle attribuzioni a favore del centro studi anche attraverso pubblici convegni organizzati a Bibbiano di cui si rendeva egli stesso relatore e ai quali venivano invitati a partecipare (retribuiti), Foti e la Bolognini”.

La responsabile dell’ufficio di piano dell’Unione val d’Enza, invece, “garantiva l’esecuzione tecnica del pagamento del servizio di psicoterapia di Hansel e Gretel”, fungeva da tramite fra il servizio sociale e il sindaco, “promuoveva le attività private del centro studi nell’ambito dei noti convegni organizzati a Bibbiano”. L’istruttore direttivo amministrativo del servizio sociale integrato dei Comuni della Val d’Enza, infine, “si occupava della gestione illecita dei pagamenti dal punto di vista tecnico operativo, con particolare riguardo al doppio passaggio di denaro dall’Unione ai genitori affidatari e da questi ultimi ad Hansel e Gretel”.

Nonostante il coinvolgimento del sindaco, il procuratore Mescolini ha affermato di non credere che «ci sia stata una copertura» politica. «Sotto inchiesta non c’è il sistema dei servizi: sotto inchiesta ci sono delle persone», ha aggiunto invitando a non generalizzare e ha precisato che «ciò che è oggetto di quest'indagine sono fatti, non sono critiche di metodologie professionali, nonostante l'autorevolezza nel loro ambiente. L'alterazione dei disegni per esempio è stata provata attraverso due consulenze specialistiche».

Bisognerà attendere la chiusura dell’inchiesta e il processo per arrivare a delle conclusioni sulla questione degli affidi illeciti. Per quanto riguarda i presunti abusi, il giudice scrive nell’ordinanza che “l’effetto paradossale” dei comportamenti degli indagati, visto l’intento “di ricercare a tutti i costi la dimostrazione di abusi sessuali”, è “quello di rendere oggi del tutto o quasi impossibile, una volta scoperte le falsificazioni e le frodi, il raggiungimento di una assestata verità processuale” sui casi di abusi dei minori coinvolti.

Foto via Il Resto del Carlino

Aggiornamento 18 luglio 2019, ore 12:23: riguardo al dispositivo Neurotek, abbiamo specificato che il suo utilizzo è oggetto di dibattito.

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