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Cosa sappiamo del caso Savoini e della trattativa per i fondi russi alla Lega

17 Luglio 2019 38 min lettura

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Cosa sappiamo del caso Savoini e della trattativa per i fondi russi alla Lega

37 min lettura

Aggiornamento 15 ottobre 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con l'articolo di Paolo Biondani sull'Espresso sulla lettera di referenze firmata da un manager di ENI nel 2017 e utilizzata come garanzia con la controparte russa da Savoini e Meranda.
Aggiornamento 3 ottobre 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con le motivazioni del Tribunale del Riesame che hanno portato a  ritenere legittimo il sequestro del cellulare e dei documenti di Gianluca Savoini nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano.
Aggiornamento 2 ottobre 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con la notizia della foto della bozza dell'accordo al Metropol trovata dagli inquirenti nei cellulari dei tre indagati italiani per corruzione internazionale.
Aggiornamento 10 settembre 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con la decisione del Tribunale del Riesame che ha ritenuto legittimo il sequestro del cellulare e dei documenti di Gianluca Savoini nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano.
Aggiornamento 3 settembre 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con la rivelazione di Buzzfeed, Bellingcat e il sito russo Insider sull'identità di due dei tre uomini russi che avrebbero partecipato all'incontro all'Hotel Metropol con Savoini, Meranda e Vannucci.
Aggiornamento 8 agosto 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con la nuova inchiesta di Buzzfeed, Bellingcat e il sito russo Insider sui viaggi di Savoini in Russia. Con lui Claudio D'Amico, membro dello staff ministeriale di Salvini e consigliere strategico per gli affari internazionali.
Aggiornamento 2 agosto 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con l'ipotesi investigativa, in base all'ascolto dell'audio in possesso della Procura di Milano, che possano esserci stati altri incontri tra italiani e russi prima di quello all'hotel Metropol a Mosca del 18 ottobre.
Aggiornamento 25 luglio 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con l'informativa al Senato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della Procura che ha in mano smartphone e computer degli indagati.
Aggiornamento 22 luglio 2019: Abbiamo aggiornato l'articolo con i documenti pubblicati nel nuovo articolo dei giornalisti dell'Espresso Tizian e Vergine.

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«Parlo di vita reale. Lascio che le indagini facciano il loro corso, con la massima tranquillità. Io vado in Aula a parlare di cosa succede realmente, non di supposizioni e fantasia. C'è un'indagine? Viva l'indagine! Facciano in fretta». Così Matteo Salvini aveva respinto alcuni giorni fa l'ipotesi di riferire in Parlamento sulla vicenda della trattativa per la cessione di tre milioni di tonnellate di diesel da parte di una compagnia russa a un'azienda italiana che, se andata in porto, avrebbe potuto finanziare la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee dello scorso maggio. Una compravendita che secondo BuzzFeed News avrebbe portato nelle casse del partito guidato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini 65 milioni di euro, secondo i giornalisti dell'Espresso Giovanni Tizian e Stefano Vergine – che per primi avevano parlato della trattativa nel loro libro, uscito lo scorso febbraio, “Il libro nero della Lega” (Laterza Editore) – 3 milioni di euro.

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Inoltre, l'ufficio stampa del ministero dell'Interno aveva smentito ogni collaborazione tra Gianluca Savoini (figura cardine della trattativa) e il Viminale e Palazzo Chigi. Savoini è sempre stato presente alle visite di Salvini in Russia ed era a Mosca il 16 luglio 2018 nella sala delle riunioni del Ministero dell'Interno della Federazione Russa dove la delegazione ufficiale italiana guidata da Matteo Salvini aveva incontrato i rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale, Yuri Averyanov e Alexandr Venediktov, e il ministro dell'Interno Vladimir Kolokoltsev. Savoini siede, con tanto di microfono e segnaposto, tra i rappresentanti della delegazione italiana e aveva partecipato anche alla cena governativa per Putin organizzata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, lo scorso 4 luglio, come da lui stesso twittato.

Alla fine, però, dopo le sollecitazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, del Presidente della Camera, Roberto Fico, Salvini ha dichiarato che non si sottrarrà a eventuali chiarimenti in Parlamento durante il question time. Nel corso di una conferenza stampa in Prefettura a Genova, il vicepremier leghista, infatti, ha risposto a chi chiedeva se avrebbe mai riferito sul tema: «Quello che mi chiedono, rispondo. Partendo dal presupposto che mi sembra siano dieci giorni che qualcuno parla del nulla, ognuno occupa il suo tempo come vuole. Certo che vado in Parlamento. È il mio lavoro. Ci vado bisettimanalmente e per il question time durante il quale rispondo su tutto lo scibile umano, sempre». Soluzione ritenuta insufficiente dal Partito Democratico che nei giorni scorsi aveva chiesto che il governo fosse chiamato a riferire immediatamente alle Camere sulla vicenda. «Salvini non pensi di cavarsela in due minuti al question time», ha commentato il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio. Come si legge sul sito della Camera, c'è differenza tra interrogazioni ordinarie, interrogazioni a risposta immediata (sul modello del question time britannico) e interpellanze. Le interrogazioni ordinarie "possono comportare la risposta orale in Assemblea o in Commissione, con facoltà di replica da parte del presentatore, o la risposta scritta del Governo, che viene comunque pubblicata negli atti parlamentari". Nelle interrogazioni a risposta immediata, "le domande e le risposte si intrecciano con un ritmo più rapido e una maggiore immediatezza rispetto a quelli ordinari".

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Conte aveva dichiarato di avere fiducia nel ministro dell'Interno ma di avere il dovere della trasparenza e di averla resa nella massima forma con una nota ufficiale in cui comunicava di non conoscere personalmente Savoini e che alla cena del 4 luglio erano stati invitati "tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili, che si era tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina". Dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, precisa la Presidenza del Consiglio, l'invito di Savoini "è stato sollecitato dal sig. Claudio D'Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini, il quale, tramite l'Ufficio di vicepresidenza, ha giustificato l'invito in virtù del ruolo dell'invitato di Presidente dell'Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del premier di inoltrarla agli organizzatori del Forum". L'invito di Savoini è stata, dunque, "una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum".

In un post su Facebook, Di Maio scriveva che "quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste" e proponeva l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui finanziamenti ai partiti per "garantire la tracciabilità dei soldi che un partito incassa durante una campagna elettorale".

Conte era tornato ieri sulla vicenda sottolineando la necessità dell'«assoluta trasparenza nei confronti dei cittadini italiani, assoluta fedeltà agli interessi nazionali» e che «tutte le occasioni e tutte le sedi, in primis il Parlamento, sono le sedi giuste per onorare queste linee guida», dopo che Salvini aveva nuovamente ribadito la sua intenzione di non riferire in Parlamento sulla vicenda: «Non intendo più parlare di soldi che non ho visto, né ho chiesto. Se ci fosse qualcosa da chiarire sarei il primo a farlo, ma non commento le non-notizie. Mi occupo di vita reale e noi non abbiamo preso un rublo».

Nel frattempo, Gianluca Savoini, interrogato dai Pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro nell'ambito dell'inchiesta – condotta dal Procuratore aggiunto Fabio De Pasquale della Procura di Milano – per corruzione internazionale sulla presunta compravendita di petrolio che avrebbe dovuto far arrivare fondi russi alla Lega, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ma da dove parte l'inchiesta della Procura di Milano? E cosa sappiamo finora sull'intera vicenda?

L'inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine

I primi a parlare di una trattativa per finanziare la Lega attraverso una compravendita di gasolio tra una compagnia russa e un'azienda italiana sono i giornalisti dell'Espresso Giovanni Tizian e Stefano Vergine nel "Libro nero della Lega", pubblicato dalla casa editrice Laterza lo scorso febbraio. I due giornalisti raccontano di essere stati testimoni di un incontro avvenuto il 18 ottobre 2018 all’Hotel Metropol di Mosca, il giorno successivo a un convegno organizzato da Confindustria Russia al Lotte Hotel (sempre a Mosca), al quale ha partecipato Matteo Salvini, ministro dell’Interno e segretario della Lega. L’incontro all’Hotel Metropol avrebbe visto tra i suoi protagonisti tre uomini russi, Giovanni Savoini, ex portavoce del vicepremier e uomo di collegamento nei rapporti con la Russia, e altre due persone all'epoca non meglio identificate [ndr, successivamente hanno ammesso di aver partecipato all'incontro Gianluca Meranda, consigliere generale di una banca anglo-tedesca, e Francesco Vannucci]. Al centro dell’incontro, una trattativa per finanziare la Lega attraverso una compravendita di gasolio, già portata avanti a distanza tra Savoini e una società, la Avangard Oil & Gas, poi uscita di scena. I soldi sarebbero serviti per finanziare la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee dello scorso maggio.

La trattativa avrebbe riguardato la cessione di tre milioni di tonnellate di gasolio da parte della compagnia di Stato russa Rosneft all’azienda di Stato italiana, Eni. Il gasolio sarebbe stato venduto in 6 mesi o in un anno con uno sconto minimo del 4% sul prezzo Platts, il principale riferimento del settore, che – dice uno degli interlocutori italiani intervenuti nella discussione – sarebbe stato sufficiente per “sostenere una campagna”. Le parti si accordano con la promessa che tutto lo sconto ottenuto superiore al 4% sarebbe stato restituito ai russi. A pagare non sarebbe stata direttamente Eni: i soldi sarebbero passati attraverso una banca europea, i russi suggeriscono Banca Intesa Russia e gli italiani rispondono dicendo che nel consiglio d’amministrazione c’era un “loro uomo”, Andrea Mascetti.

Secondo le ricostruzioni di Tizian e Vergine, nelle casse della Lega sarebbero finiti in totale 3 milioni di euro. I due giornalisti specificavano anche di non essere in grado di sapere se l'affare era andato in porto. Tuttavia, spiegavano nel presentare i contenuti del libro in un'anticipazione sull'Espresso, si trattava in ogni caso di una questione di rilevanza pubblica, una "trama internazionale ambientata tra Roma, Milano e Mosca" con "obiettivi dichiarati: sostenere segretamente il partito di Salvini. La forza politica di destra che attualmente cresce di più in Europa. Capace, dicono i sondaggi, di fare da traino agli altri movimenti sovranisti del Vecchio Continente”. Nell'introdurre l'incontro, Savoini – scrivono nel libro Tizian e Vergine – spiegava infatti che «la nuova Europa deve essere vicina alla Russia. Non dobbiamo più dipendere dalle decisioni di illuminati a Bruxelles o in Usa. Vogliamo cambiare l'Europa insieme ai nostri alleati come Heinz-Christian Strache del Fpö [ndr, dimessosi a maggio sia dal governo sia dalla leadership del partito di destra dopo la pubblicazione di un video in cui promette favori a una presunta ereditiera russa vicina a Putin in Austria nell'assegnazione di appalti ad aziende russe in cambio di finanziamenti milionari al Partito della Libertà per la campagna elettorale allora in corso, che poi ha visto proprio la vittoria della destra e la nomina di Strache a vicecancelliere], Alternative für Deutschland in Germania, la signore Le Pen in Francia, Orbán in Ungheria, Sverigedemokraterna in Svezia».

Subito dopo l’uscita del libro, Tizian e Vergine hanno contattato il ministro dell’Interno Salvini per chiedere conto dell’incontro ma non hanno ricevuto risposta, mentre Savoini e Ilya Dzhus, il portavoce del vicepremier russo Dmitry Kozak, hanno smentito su Sputnik Italia l’esistenza di qualsiasi trattativa e colloquio in Russia.

I contenuti del libro vengono rilanciati da alcune testate estere, tra cui GuardianMediapart e Black Sea.  In Italia, invece, il libro non suscita grandi reazioni. Alcuni deputati del Partito Democratico presentano un’interrogazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro degli Esteri, Enzo Moavero, per chiedere che il ministro dell’Interno chiarisca su quanto rivelato dai due giornalisti dell’Espresso.

Nei giorni successivi, incalzato dal direttore dell’Espresso, Marco Damilano durante “Maratona Mentana”, la diretta televisiva su La7 per seguire l’esito delle elezioni regionali in Sardegna dello scorso febbraio, Matteo Salvini non negava di aver incontrato esponenti del governo russo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre in occasione del suo viaggio a Mosca per intervenire al convegno di Confindustria presso il Lotte Hotel: «Ho incontrato tanti esponenti del governo russo, non mi ricordo cosa ho fatto l’altroieri difficilmente mi ricordo cosa ho fatto il 17 ottobre, (...) ma se avessi incontrato il ministro che ha la delega all’energia in Russia come faccio in altri paesi lo riterrei assolutamente non solo legittimo ma doveroso». A Damilano che sottolineava come questo incontro non fosse previsto nell’agenda ufficiale che presentava dunque un buco di 12 ore, Salvini aveva risposto «se volete fare attacchi politici va bene, io adoro la libertà di stampa e le inchieste giornalistiche. Ma se andate a cercare soldi in Lussemburgo o alle Cayman andrete avanti per anni e non troverete niente».

In quelle 12 ore, scrive il 19 luglio Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, Salvini è andato a cena con Savoini il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi, il direttore di Confindustria Russia Luca Picasso, il consigliere strategico di Salvini Claudio D’Amico, che con Savoini condivide la gestione dell’associazione Lombardia-Russia, e tre uomini dello staff del ministro, il capo della segreteria, portavoce e uno degli addetti alla comunicazione. "Possibile che durante la cena non si parlò di quella riunione che doveva tenersi a breve?", si chiede la giornalista del Corriere. «Ci occupammo di altro», la risposta dello staff.

In un nuovo articolo sulla vicenda, pubblicato sull'Espresso il 21 luglio, Tizian e Vergine mostrano alcuni documenti che proverebbero che la trattativa è andata avanti almeno fino a febbraio 2019, pochi giorni prima dell'uscita del loro libro. I due giornalisti sono venuti in possesso di due lettere scritte su carta intestata della Euro-IB Ltd, la banca anglo-tedesca di cui Gianluca Meranda è consulente legale, che chiamano in causa due compagnie di Stato russe, Rosneft e Gazprom.

La prima lettera, datata 29 ottobre 2018 (a 11 giorni dall'incontro del Metropol, dunque), replica lo schema della trattativa impostata a Mosca. Euro-IB chiede infatti di acquistare 3 milioni di tonnellate di gasolio del tipo Ulsd e 3 milioni di tonnellate di cherosene da aviazione di tipo A1, 250 mila tonnellate al mese per 12 mesi, con uno sconto richiesto del 6,5% sul prezzo Platts. Nel documento si fa riferimento a un non meglio specificato "compratore finale" che, secondo quanto detto al Metropol, sarebbe dovuta essere l'Eni. La società di Stato italiano, però, non viene mai menzionata nel documento.

La lettera, ha spiegato all'Espresso Glauco Verdoia, specializzato in trading e finanza strutturata e primo firmatario del documento finito tra le mani di Tizian e Vergine, era una manifestazione di interesse «inviata esclusivamente all’avvocato Meranda, e non a Rosneft». La società di Stato russa, secondo Verdoia, «non ha mai dato seguito alla richiesta di quotazione né direttamente né tramite l’avvocato Meranda». Verdoia ha aggiunto di non aver mai conosciuto Savoini, di non essere a conoscenza del possibile finanziamento della Lega attraverso la compravendita di petrolio e che «nessuna fornitura è mai stata effettuata». La trattativa, in altre parole, non è andata in porto.

Eni ha ribadito nuovamente di essere estranea all'affare e di non aver mai «concluso alcuna transazione (commerciale o di qualsivoglia altra natura) con la banca Euro-IB Ltd: conseguentemente non ha mai effettuato o ricevuto alcun pagamento», anche se – aggiungono Tizian e Vergine – in passato era stato proprio il gruppo italiano, attraverso la controllata Eni Trading and Shipping, a dichiarare di aver avuto numerosi rapporti con Euro-IB.

Molto più recente è il secondo documento di cui i due giornalisti dell'Espresso sono venuti in possesso. L'8 febbraio 2019, sempre su carta intestata della banca Euro-IB, Gianluca Meranda invia una lettera a Savoini per ringraziarlo per avergli condiviso una nota interna di Gazprom, nella quale la società di Stato russa (che si occupa di energia) si rifiutava di collaborare con Euro-IB per la vendita di carburante perché la banca non aveva "indicato nella sua richiesta le sue strutture logistiche". Meranda rispondeva però a Savoini che si trattava di una questione "irrilevante" perché Euro-IB "comprava per vendere a Eni, la quale possiede l’intera infrastruttura logistica per l’acquisto". In risposta a Savoini, l'avvocato allegava un documento del 2017, una lettera di referenza commerciale firmata da Eni Trading and Shipping, una delle varie controllate del colosso italiano, in cui si leggeva: "Confermiamo che la Euro IB Ltd ha avuto a che fare con noi in diverse occasioni". Come è andata a finire la trattativa? Eni sapeva di quella richiesta di fornitura inviata dalla Euro IB a Gazprom? E sapeva che tutto era finalizzato a finanziare la Lega?, si chiedono Tizian e Vergine.

Successivamente l’Espresso è riuscito a entrare in possesso anche della lettera di referenza commerciale firmata da Eni Trading and Shipping inviata da Meranda a Savoini come prova che la banca anglo-tedesca, di cui l’avvocato era consulente, comprava per vendere a Eni. La lettera, datata 23 maggio 2017, è stata firmata da Alessandro Des Dorides, allora numero due del settore trading. Sarebbe questa la prova che “i mediatori italiani amici della Lega avevano davvero un rapporto diretto, documentato, con un manager importante di una società-chiave del gruppo Eni (...), al centro di un'altra indagine giudiziaria, sempre a Milano”, e che, dunque, “dietro la trattativa Lega-Russia c'è un uomo Eni”, come titola un articolo scritto da Paolo Biondani sull’Espresso

Nel pezzo Biondani ricostruisce lo schema di trattativa e spiega che nelle indagini giudiziarie che coinvolgono Des Dorides compaiono sempre lo stesso manager (Des Dorides, appunto), la stessa società dell’Eni (Eni Trading & Shipping), di cui il manager era diventato recentemente numero, prima di essere licenziato e denunciato proprio dall’Eni con l’accusa di frode contrattuale, e lo stesso schema del Russiagate per presunte tangenti Eni in altre mediazioni petrolifere (che, precisa Biondani, non hanno alcun legame con la trattativa Russia-Lega): “invece di comprare carburante direttamente dal venditore, lo si acquista attraverso un intermediario, che trattiene una percentuale di guadagno. Se la mediazione è reale, perché garantisce servizi di logistica e trasporti, è tutto lecito. Altrimenti è solo un trucco per arricchire la società intermediaria”.

Eni e Des Dorides hanno smentito ogni coinvolgimento nella trattativa tra Lega e Russia. In una lettera pubblicata sempre dall’Espresso, Eni ha ribadito di “essere estranea a qualsiasi operazione di finanziamento a partiti politici”, aggiungendo che “l’asserita operazione di fornitura, oggetto di indagine, non è mai avvenuta” e precisando “di essersi formalmente dichiarata parte offesa nell’ambito del procedimento in essere nei confronti di chiunque abbia associato Eni ad ipotesi di illecito, con particolare riferimento al finanziamento illecito dei partiti”. Secondo il gruppo petrolifero, inoltre, la lettera, risalente a maggio 2017, è una mera referenza generica, “che riflette una dichiarazione imputabile a chi l’ha sottoscritta, Alessandro Des Dorides, non trovando alcun reale riscontro nelle attività commerciali effettive di Eni Trading & Shipping (Ets)”. In altre parole si tratterebbe dell’iniziativa individuale di un singolo manager che, ha commentato Biondani in un secondo articolo sulla questione, “lo stesso gruppo Eni ha poi licenziato e denunciato per presunte «violazioni di norme e precedure interne» riferite ad altri affari petroliferi”.

Des Dorides, a sua volta, ha replicato a Eni, attraverso una dettagliata lettera di precisazioni dell’avvocato Oliviero Mazza. Il manager ha spiegato che la banca Euro IB era stata accreditata in Eni Trading & Shipping (Ets) “a seguito della presentazione fatta dal Ceo Franco Magnani”, fino al 2018 amministratore delegato della sede di Londra. Quindi la banca era stata davvero riconosciuta nel registro dei venditori autorizzati a trattare con l'Eni e “si propose come possibile fornitore di diesel”. Tuttavia, ha aggiunto l’avvocato di Des Dorides, “non c’è alcun collegamento tra questa lettera di presentazione e le presunte trattative svoltesi in Russia: (...) la lettera è stata emessa in tempi totalmente scollegati dai fatti svoltisi in Russia ed è indirizzata a chiunque ne abbia un interesse. La stessa lettera potrebbe essere stata impiegata decine di volte con controparti diverse”. Inoltre, “il volume di prodotto proposto nella presunta trattativa Russa, pari a 3 milioni di tonnellate di Gasolio sempre secondo notizie di stampa, sarebbe stato il triplo dell’intero movimentato annuale di Gasolio di Eni Trading & Shipping e avrebbe richiesto l’approvazione obbligatoria del CEO di Eni Trading & Shipping, Franco Magnani, se non addirittura del Board of Directors”. Secondo l’avvocato di Des Dorides, dunque, non sarebbe stata sufficiente una lettera di referenze per una trattativa del genere.

BuzzFeed pubblica l'audio dell'incontro a Mosca e conferma la trattativa per finanziare la campagna elettorale europea della Lega

La scorsa settimana, il sito americano BuzzFeed News ha reso pubblico l’audio dell'incontro (ad oggi non si sa chi l'abbia registrato) avvenuto all’Hotel Metropol di Mosca di cui avevano parlato Tizian e Vergine nel loro libro. I virgolettati citati sia nel libro che nell’articolo del sito americano (che riporta a parte la trascrizione di tutta la conversazione) sono, infatti, pressoché identici. Come i due giornalisti, anche BuzzFeed scrive di non essere in grado di dire se la trattativa sia andata o meno in porto. Quel che è certo è che la trattativa c'è stata, come testimonia l'audio, e che si stava cercando un escamotage per finanziare la campagna elettorale europea della Lega.

Tra l’articolo di Buzzfeed e il libro di Tizian e Vergine c’è una sola discrepanza e riguarda quanti soldi sarebbero finiti nelle casse della Lega se la trattativa fosse andata in porto. Per il sito americano, 65 milioni di dollari, per i due giornalisti dell’Espresso 3 milioni di euro. Durante la conversazione avvenuta a Mosca, uno degli interlocutori italiani parla dell’architettura della trattativa. Buzzfeed riporta il virgolettato così: “The planning made by our political guys was that given a 4% discount, 250,000 [metric tons] plus 250,000 per month per one year, they can sustain a campaign”. Nel libro di Tizian e Vergine, invece, si legge: “Il piano fatto dai nostri political guys è semplice. Dato lo sconto del 4%, sono 250mila al mese per un anno. Così loro possono sostenere la campagna”.

BuzzFeed parla, dunque, di 250mila tonnellate di gasolio, Tizian e Vergine non specificano di cosa si stia parlando, se di denaro o petrolio, e interpretano – come si legge nelle righe immediatamente successive al virgolettato riportato – i 250mila come i dollari che al mese sarebbero finiti nelle casse della Lega, “cioè 3 milioni di euro in tutto”. Buzzfeed ha fatto calcolare a degli esperti a quanto sarebbe ammontato il 4% di 3 milioni di tonnellate di gasolio in base al prezzo del greggio nel mese in cui è stata condotta la trattativa e il risultato è di 5,5 milioni al mese per un totale di 65 milioni di dollari in un anno.

Leggi anche >> La mail di Savoini a Buzzfeed del 2018 smentisce Salvini. Le tre domande a cui il ministro deve rispondere

Non era la prima volta che BuzzFeed si occupava degli incontri di Salvini in Russia e del ruolo della figura cardine della trattativa, Gianluca Savoini. Savoini era finito nel "mirino" della testata americana già a luglio 2018. Il sito statunitense chiedeva per quale motivo e in che ruolo il presidente dell'Associazione Lombardia-Russia avesse partecipato a incontri ufficiali tra ministri del governo italiano e quello russo.

In una foto del 16 luglio 2018, twittata dallo stesso Salvini, si vede al tavolo dei lavori Savoini.

In quell'occasione vennero discusse anche questioni concernenti la condivisione di informazioni e buone pratiche fra agenzie di sicurezza e di intelligence. E Savoini fu poi ringraziato pubblicamente per aver organizzato, durante quella visita, l'incontro con Salvini e l'agenzia di stampa russa Tass

Alberto Nardelli di BuzzFeed già allora chiese pubblicamente di sapere in base a quale ruolo e perché fosse presente.

In una email a Buzzfeed Savoini rispose che era lì in quanto parte della delegazione di Salvini "come membro dello staff del ministro", aggiungendo di far "parte della Lega dal 1991" e di aver "sempre fatto parte dello staff di Salvini ancor prima che il ministro degli Interni entrasse nel governo". Spiegava, inoltre, di aver contribuito a organizzare tutti i viaggi di Salvini a Mosca e di aver partecipato a precedenti incontri con il presidente Vladimir Putin nel 2014, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e altri alti funzionari russi. Savoini, tuttavia, si era rifiutato di specificare la natura precisa del suo ruolo nello staff del ministro, limitandosi a dire: "Non ho un ufficio al ministero, ma collaboro direttamente con Matteo Salvini sulla base delle sue richieste. Conoscendoci da sempre".

Buzzfeed riportava anche che due portavoce del ministro degli Interni italiano avevano aggiunto che Savoini non era nella lista interna della delegazione del Ministero per il viaggio di Mosca, ma che forse era un "collaboratore esterno" del ministro. Tuttavia, precisava ancora Buzzfeed, il Ministero non ha mai risposto alle ripetute richieste di chiarire l'esatta relazione tra il ministro dell'Interno e Savoini, in quale misura Savoini abbia partecipato alle riunioni a Mosca e se aveva la necessaria autorizzazione di sicurezza per partecipare a quella tipologia di riunioni.

Dunque la risposta via mail di Savoini a Buzzfeed di luglio 2018 smentisce di fatto la versione data oggi da Salvini ai giornalisti: "Non sapevo cosa ci facesse, chiedete a lui". Se anche fosse stato vero, sarebbe gravissimo che un ministro dell'Interno non sappia chi siede a tavoli ufficiali con altri governi così delicati.

Chi è Gianluca Savoini

Di simpatie "neonaziste", portavoce di Salvini quando è diventato segretario della Lega, Gianluca Savoini è da sempre un fedelissimo del leader leghista ed è stato sempre presente agli incontri avvenuti a Mosca, come si legge nel libro di Tizian e Vergine.

Nato ad Alassio, in Liguria, 56 anni fa, Savoini entra nella Lega nel 1991 e, come racconta lui stesso, conosce Salvini nel 1993 dopo un'intervista per il quotidiano di destra L'Indipendente per il quale lavorava all'epoca: «Lì è iniziata la nostra amicizia» – ha detto Savoini a Vanity Fair – approfondita dal 1997 in poi quando entrambi lavorano a La Padania.

Secondo quanto riportato dal giornalista Claudio Gatti nel suo libro "I demoni di Salvini" (Chiarelettere), due ex direttori e una ex caporedattrice de La Padania non hanno esitato a confermare le simpatie per l'estrema destra di Savoini. Anzi, come ha detto l'ex direttore Gigi Moncalvo: «La definizione esatta di Savoini è nazista», riporta Il Post.

Savoini – prosegue Gatti nel libro – si avvicina ai gruppi di estrema destra tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, in particolare il gruppo Orion, gravitante intorno al militante neofascista Maurizio Murelli (condannato a 18 anni per aver ucciso un agente di polizia) e di cui faceva parte il leghista Mario Borghezio che, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha definito Savoini "un soldato della Lega". In un altro articolo del 13 settembre 2018, Buzzfeed tracciava inoltre i contatti di Savoini con mercenari che combattevano al fianco di milizie filorusse e neonaziste in Ucraina. Il suo nome, scrive Repubblica, è stato tirato in ballo "nell'inchiesta della Procura di Genova sui mercenari italiani neonazisti avviati nel Donbass per affiancare le formazioni paramilitari filo russe".

Di Savoini si perdono poi le tracce fino al 2013 quando, non appena viene eletto segretario della Lega Nord, Salvini lo sceglie come suo portavoce. In quegli stessi anni, nel 2014, Savoini fonda, insieme a un altro gruppo di persone vicine alla Lega e alla Russia, come l’ex parlamentare Claudio d’Amico, l'associazione Lombardia-Russia. Presidente onorario dell'associazione è Alexey Komov, uno degli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, "il più importante meeting internazionale (che quest'anno si è tenuto a Verona) di gruppi e movimenti no-choice e anti-Lgbti, contro l'aborto e la libertà di scelta delle donne, contro le unioni omosessuali, per la promozione della famiglia etero-patriarcale come unica possibile". Tramite l’associazione, scrive ancora Il Post, Savoini negli ultimi anni ha organizzato incontri tra esponenti leghisti e imprenditori interessati a fare affari in Russia, "danneggiati dalle sanzioni economiche imposte alla Russia dall’Unione europea nel 2014 in seguito all’invasione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale".

Dal 2013 a oggi, commenta Carlo Bonini su Repubblica, non c'è stata una sola missione in Russia di Matteo Salvini, da deputato europeo e segretario della Lega e successivamente da ministro dell'Interno, in cui Savoini non sia apparso come membro ufficiale della delegazione, fino alla foto che lo ritrae durante la cena di gala offerta lo scorso 4 luglio dal premier Giuseppe Conte a Vladimir Putin a Roma, e per la cui presenza il Presidente del Consiglio italiano ha dovuto prendere le distanze con tanto di nota ufficiale.

In un articolo sul Fatto Quotidiano, Marco Pasciuti ha ricostruito 9 viaggi ufficiali a Mosca del leader leghista dal 2014 al 2018 ai quali ha sempre partecipato Savoini, definito dai media russi “il consigliere di Matteo”. In un'intervista del 2014 al sito International Affairs, prosegue Pasciuti, Salvini definiva lui e Claudio D'Amico "i miei rappresentanti ufficiali".

Le reazioni di Savoini e Salvini

L'audio diffuso da BuzzFeed inchioda Savoini che, quando era uscito il libro di Tizian e Vergine, aveva smentito di aver partecipato all'incontro e negato ogni coinvolgimento. Sentito da Repubblica, l'ex portavoce di Salvini ha parlato di «mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata», ha detto di non riconoscersi nella voce né nei discorsi registrati, di non conoscere le persone con le quali avrebbe interloquito al Metropol Hotel («Non li conosco, gente che avevo visto la sera prima alla conferenza pubblica») e di non essersi mai occupato né di saperlo fare di trattative come quella che descritta dai giornalisti dell'Espresso e da BuzzFeed. L'audio, secondo Savoini, sarebbe il frutto di una manipolazione: «Oggi come oggi non serve molto per manomettere un file, tagliare frasi, alterare la voce. È malafede, una porcheria, anche perché chi l'ha fatta non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c'è niente perché non c'è mai stata neanche l' intenzione di fare niente del genere».

La Lega ha cercato di prendere le distanze da Savoini. Non potendo negare una conoscenza ventennale, scrive Carlo Bonini, la portavoce di Salvini avrebbe fatto sapere al giornalista di Repubblica che «l'associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo. Né a quella del 16 luglio 2018, né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del ministro dell'Interno né, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sé». Questa versione, come abbiamo visto, è però smentita dall'email inviata proprio da Savoini a BuzzFeed un anno fa.

Subito dopo la pubblicazione dell'audio da parte di BuzzFeed, Salvini ha annunciato querela così come aveva fatto ai tempi della pubblicazione delle inchieste dell'Espresso. Querela che però, come ha affermato il direttore Marco Damilano, non è mai arrivata.

Nel frattempo anche il leader della Lega ha preso le distanze dal suo ex portavoce. Come dicevamo, alla domanda precisa durante la conferenza stampa del 12 luglio da parte dei giornalisti: "A che titolo partecipò Savoini all'incontro con il ministro dell'Interno russo il 16 luglio 2018?", il ministro dell'Interno ha risposto: "Ma che ne so, chiedetelo a lui". E anche a chi gli chiedeva per quale motivo Savoini fosse presente a Mosca il 17 e 18 ottobre nei giorni del convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel e dell'incontro al Metropol Hotel, Salvini ha risposto: "Savoini? Non l'ho inviato io, non so cosa facesse a Mosca".

Anche questa versione è messa in crisi da una foto pubblicata da L'Espresso alcuni giorni  fa che mostra il capo della segreteria del ministro, Andrea Paganella, parlare con Savoini al convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel, dove era intervenuto proprio Salvini. Il giorno prima, dunque, della trattativa svelata da L'Espresso lo scorso febbraio e confermata dall'audio di BuzzFeed.

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Scrivono i due giornalisti, Stefano Vergine e Giovanni Tizian autori dell'inchiesta:

"Nella foto che pubblichiamo, scattata da noi quel giorno all'interno del Lotte Hotel, nella sala dove si è svolta la conferenza stampa, si vedono tre persone a colloquio. Oltre a Savoini, ci sono due uomini dello staff del ministro. Uno è Andrea Paganella, capo della segreteria del Viminale, uno dei più stretti collaboratori di Salvini. L'altro, girato di spalle, è Claudio D'Amico, anche lui leghista, socio d'affari di Savoini nell'impresa russa Orion, nominato il 29 agosto 2018, quindi due mesi prima della foto, “consigliere strategico per le attività di rilievo internazionale” di Salvini. Savoini, che il giorno dopo ritroveremo all'Hotel Metropol a trattare il finanziamento multimilionario per la Lega, il 17 ottobre stava dunque parlando con due strettissimi collaboratori di Salvini".

Il nome di Claudio D'Amico ritorna, dunque, più volte. Sia nell'intervista a International Affairs, sia nella foto pubblicata dall'Espresso, sia – come abbiamo visto – nella nota del Presidente del Consiglio Conte. È una della figure chiave della vicenda che sta coinvolgendo uomini che sembrano vicini al ministro dell'Interno e all'ambiente leghista.

L'informativa del premier Conte al Senato

A sbugiardare il ministro dell'Interno Salvini e le sue versioni su Savoini è stato il 24 luglio lo stesso premier Giuseppe Conte nel corso della sua informativa al Senato.

1) Luglio 2018:
Savoini partecipa a Mosca con Salvini al tavolo con il ministro dell'Interno russo e rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale. Salvini aveva negato di sapere perché Savoini fosse a quel tavolo. Il Viminale aveva poi smentito che Savoini in quella occasione facesse parte della delegazione ufficiale del Ministero.

Invece Conte ha detto che, pur non rivestendo incarichi formali come esperto o consulente per membri del Governo, Savoini ha fatto parte della delegazione italiana che partecipò alla missione ufficiale a Mosca e che «la composizione della delegazione italiana fu notificata tramite la nostra Ambasciata a Mosca su indicazione del protocollo del ministero dell’Interno». Dunque, fu proprio il Ministero dell’Interno a indicare il nome di Savoini tra i partecipanti, come attesta – scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere – un'email inviata dal capo cerimoniale del ministero dell’Interno all’Ambasciata italiana a Mosca l'11 luglio 2018: «Agli incontri del signor Ministro con le autorità russe saranno presenti anche l’onorevole Claudio D’Amico e il dottor Gianluca Savoini».

2) Ottobre 2018:
Savoini era a Mosca all'Hotel Lotte per la conferenza di Salvini all'Assemblea Generale di Confindustria Russia, il giorno prima dell'incontro al Metropol dove terrà la trattativa per i fondi russi alla Lega. La missione fu organizzata direttamente dal Ministero dell’Interno. Anche qui Salvini aveva detto: non so cosa ci facesse lì.

3) Luglio 2019:
Per quanto riguarda la cena a Villa Madama offerta a Putin lo scorso 4 luglio, Conte ha confermato quanto già dichiarato in una nota diffusa nei giorni scorsi. Savoini era stato invitato alla cena di diritto come tutti i partecipanti al Forum di dialogo delle società civili coordinato dall’Ispi e dal Forum Italia-Russia tenutosi nel pomeriggio alla Farnesina. La partecipazione di Savoini al Forum era stata richiesta da D’Amico e accettata tenendo presente che non era nota ancora l’inchiesta da parte della Procura di Milano proprio su Savoini, ha precisato il Presidente del Consiglio.

Conte ha aggiunto che tutte le informazioni a sua disposizione sono state acquisite autonomamente dalla Presidenza del Consiglio e di non aver ricevuto nessuna risposta dal Ministero dell’Interno, confermando quanto scritto nei giorni scorsi da Corriere della Sera e Repubblica.

Chi ha pagato il viaggio di Savoini? Chi lo ha accreditato per prendere parte al convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel? Queste domande – scrivono Ciriaco e Bonini su Repubblica – “erano state inoltrate agli uffici di Salvini dal premier, attraverso il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa”, in vista delle comunicazioni che Conte avrebbe fatto poi in Senato. Ma non è arrivata nessuna risposta né dal Ministero dell’Interno né dallo staff di Salvini.

Anche il Corriere della Sera lo scorso 22 luglio ha effettuato una richiesta di accesso agli atti di Palazzo Chigi, chiedendo “di conoscere l'elenco dei viaggi in Russia effettuati nel 2018 e nel 2019 dal consigliere strategico di Salvini, Claudio D' Amico, per conto della presidenza del Consiglio; lo scopo delle missioni, ma anche l'eventuale presenza nelle delegazioni di Gianluca Savoini con i relativi costi oppure gli accrediti a lui concessi”. Ma, dopo reiterate richieste, il segretario generale ha risposto di «aver sollecitato la risposta ma di non aver ancora ricevuto riscontro dallo staff del vicepremier Salvini. Farò avere la risposta solo dopo aver ricevuto questo riscontro che mi sembra corretto attendere».

“Perché tanto mistero? – si chiedono Fiorenza Sarzanini e Giuseppe Guastella sul Corriere – Se, come è stato sempre sostenuto, Savoini era totalmente estraneo alla delegazione, come mai si è deciso di prendere ancora tempo e non confermare la versione fornita sino ad ora?”

Commentando alla trasmissione di RaiRadio1 "Radio Anch'io", il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che le parole del Presidente Conte «gli interessano meno di zero». In precedenza, in un post su Facebook Salvini aveva detto di non mollare di fronte alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno presentata dal Pd in Senato.

L'inchiesta della magistratura

L'11 luglio si apprende che la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di corruzione internazionale. L'indagine, affidata al Procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai Pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta del dipartimento "Reati economici transnazionali", era già stata avviata già 5 mesi fa, subito dopo la pubblicazione del libro di Tizian e Vergine. I Pm avrebbero già sentito alcune persone in Procura e sarebbero entrati in possesso dell'audio diffuso da BuzzFeed prima che il sito americano lo rendesse pubblico.

I pubblici ministeri – riporta Repubblica – "devono verificare se nella presunta compravendita di petrolio una parte del prezzo, oltre a quella che, stando alla registrazione audio pubblicata da BuzzFeed, doveva finire alla Lega, sia o meno arrivata a funzionari pubblici russi. Da qui l'ipotesi di corruzione internazionale".

Nell'ambito dell'inchiesta è indagato Gianluca Savoini che all'Adnkronos ha dichiarato: «Non ho mai preso soldi dalla Russia, non ho mai parlato a nome della Lega e di Salvini, non ho mai fatto cose illegali e non ho mai incontrato "emissari del Cremlino"». Nel frattempo, riporta Ansa, la lista delle persone da ascoltare sembra destinata ad allungarsi. A essere ascoltati dai Pm, scriveva Luca De Vito su Repubblica, potrebbero essere non solo i partecipanti all'incontro al Metropol Hotel "ma anche le persone che girano intorno a questa storia e che tessono i legami con la Russia". Il procuratore capo Francesco Greco ha precisato che non c'è alcuna necessità da parte della Procura milanese di sentire il vicepremier Matteo Salvini e ha aggiunto che si tratta di un'inchiesta lunga e laboriosa.

La Procura ha intanto sequestrato i cellulari e i computer degli indagati sul caso. Dalle chat e dai contatti telefonici in mano agli inquirenti emergerebbe, secondo Repubblica, che Matteo Salvini ha avuto contatti quotidiani con Savoini in questo primo anno di governo.

Secondo alcune indiscrezioni, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere, ci sarebbe la prova che al tavolo della trattativa Savoini agisse come "uomo della Lega" proprio perché era stato delegato a trattare l’affare: "Un ruolo che del resto sembra essere accreditato anche dal fatto che la sera precedente era uno dei partecipanti alla cena organizzata al ristorante nella capitale russa Rusky, proprio con Salvini e con i vertici di Confindustria Russia". Dettaglio confermato anche da Repubblica e Fatto Quotidiano. Inoltre, in base all'ascolto da parte degli inquirenti e investigatori della registrazione agli atti dell'indagine, per i Pm di Milano che indagano sulla vicenda l'incontro del 18 ottobre al Metropol di Mosca potrebbe non essere stato il primo sulla trattativa. In due passaggi dell'audio – consegnato a febbraio da uno dei due cronisti dell'Espresso dopo atto formale della Procura, passaggio che prelude a una perquisizione – si farebbe riferimento a due incontri precedenti, scrive Davide Milosa sul Fatto Quotidiano: "Nel primo uno dei russi dice: «I discorsi di ieri affrontano entrambi i tipi di carburante». Il riferimento è al 17 ottobre". In un secondo passaggio, "Gianluca Meranda dice: «Potremmo trovare un prodotto diverso o forse possiamo mettere come stavamo dicendo a Roma». Evidentemente prima del 18 ottobre". L'ipotesi investigativa, commenta Milosa, è che la trattativa possa essere nata proprio a Roma.

I magistrati si sono presi qualche giorno per studiare i contenuti delle chat e recuperare tutte le informazioni contenute negli smartphone: sms, whatsapp, foto, video e audio eventualmente cancellati. Intanto, aggiungono Tonacci e Bonini su Repubblica, il 25 luglio l'avvocato di Savoini, Lara Pellegrini, ha depositato in Procura una richiesta di riesame del sequestro del cellulare e dei documenti rinvenuti durante la perquisizione. Una mossa che – spiegano i due giornalisti – "evidentemente, visto il momento dell'anno (di qui a pochi giorni comincerà per il Tribunale il periodo feriale) non ha certo lo scopo di rientrare in possesso dello smartphone, ma di costringere i magistrati della pubblica accusa a depositare atti coperti dal segreto istruttorio". Il 26 luglio anche i legali di Meranda e Vannucci hanno chiesto la revoca dei sequestri dei cellulari e dei computer.

Il 10 settembre, il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta presentata dall'avvocato Lara Pellegrini ritenendo legittimo il sequestro del cellulare e dei documenti di Savoini. Secondo quanto si legge nelle motivazioni, uscite quasi un mese dopo, l’audio registrato al Metropol di Mosca “non è il frutto di un’intercettazione illegittima”, “non è di provenienza anonima e ha una fonte, che il giornalista che ha consegnato la registrazione alla Procura ha esercitato il diritto di non rivelare”. Inoltre, proseguono i giudici milanesi, dagli atti emergerebbe una condotta riconducibile al reato di corruzione internazionale. Da quanto si legge nelle motivazioni, riporta il Corriere della Sera, nella registrazione al Metropol emerge che "«verosimilmente» i tre indagati stavano «contrattando» con Andrey Yuryevich Kharchenko e Ilya Andreevich Yakunin, entrambi legati agli ambienti del premier Putin, e con un terzo russo, sulla cui identità la procura mantiene il riserbo, «l’acquisto da parte di Eni spa» (che ha sempre smentito, ndr.), dei prodotti petroliferi «prevedendo che una percentuale del prezzo pagato», quel 4%, «sarebbe stata retrocessa per finanziare la campagna elettorale del partito politico Lega». Tra il 2 e il 6% sarebbe invece dovuto andato ai funzionari russi. Nell'audio ci sono, dunque, "lo schema delle parti coinvolte nella trattativa considerata illecita, la possibilità di reiterare l'accordo nel tempo, l'importo da retrocedere dopo il pagamento della fornitura petrolifera, la necessità di agire rapidamente per l'avvicinarsi delle elezioni europee, l'utilità dell'accordo per entrambe le parti, la ripartizione dei compiti, la necessità di essere prudenti per non destare sospetti sul presunto ritorno illecito del denaro". Una intenzione che emerge "in maniera ancora più nitida dalle parti della conversazione intrattenuta in inglese".

Intanto, diversi media in Italia hanno pubblicato la notizia che una foto della bozza dell’accordo della trattativa al Metropol è stata trovata dalla Procura di Milano dall’analisi dei cellulari sequestrati ai tre italiani indagati per corruzione internazionale.

Secondo gli inquirenti, scrive il Fatto Quotidiano, “il documento è in sostanza un foglio sul quale sono appuntate le percentuali del cosiddetto ‘discount’ rispetto al valore complessivo (1,5 miliardi dollari) della compravendita di gasolio. Così da un lato vi si legge il 4% che nei piani doveva finire alla Lega e dall'altro un valore che oscilla tra il 4 e il 6% da destinare ai pubblici ufficiali russi e ai loro intermediari d' affari”. Si tratta di un documento ritenuto di “grande interesse investigativo”, perché “la sua redazione corrisponde esattamente a quanto avvenuto al Metropol, per quanto è documentato in diversi passaggi dell’audio della conversazione al Metropol, pubblicata da Buzzfeed News lo scorso luglio”, spiega inoltre Repubblica.

Chi indaga ha anche trovato sul cellulare di Savoini delle chat all’interno di due servizi di messaggistica criptati per smartphone: Signal e Wickr. Come riporta La Stampa una settimana fa per accedere al primo servizio – Signal – c’è stato “un incontro alla presenza di un consulente della difesa di Savoini. E ora quei messaggi, a quanto sembra non così rilevanti, sono sulla scrivania dei magistrati”. Resta invece ancora ignoto il contenuto delle chat su Wickr perché ad oggi è risultato impossibile accedervi per i consulenti degli inquirenti. I pubblici ministeri hanno chiesto le password a Savoini, ma quest’ultimo al momento non le avrebbe ancora fornite.

Gli altri protagonisti della trattativa

Oltre a Gianluca Savoini, scrivono Matteo Pucciarelli, Giuliano Foschini e Tommaso Ciriaco su Repubblica, sono almeno 4 le figure chiave di tutta la vicenda che probabilmente saranno ascoltati dai Pm in questi giorni.

Il primo è Gianluca Meranda, avvocato d'affari. Il 12 luglio ha inviato una lettera a Repubblica in cui racconta di essere uno dei partecipanti all'incontro del Metropol Hotel in qualità di “General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa”. Cofondatore dello studio legale internazionale Sqlaw, la banca di Meranda lavora per Eni dal 2015.

Nella lettera Meranda dice che Matteo Salvini non era a conoscenza dell'incontro al Metropol, che si è trattato solo di una questione di affari e che la trattativa non è andata in porto. Ci sono evidenze – aggiunge Ciriaco nella sua ricostruzione – che "documentano come [Meranda] fosse in rapporto diretto con il mondo leghista e che conosceva le relazioni di quel mondo con l’universo della Russia di Putin". Savoini, Salvini e l'avvocato avevano partecipato il 7 giugno del 2018, quattro mesi prima dell’incontro a Mosca, a una festa ufficiale a Villa Abamelek, residenza dell’ambasciatore russo a Roma, in occasione del giorno dell’indipendenza russa.

Una figura importante sulla quale si sarebbe appoggiato Gianluca Savoini per creare la sua rete di contatti commerciali in Russia è Ernesto Ferlenghi, 51 anni, uomo dell’Eni (senior advisor) in Russia, scrive Giuliano Foschini su Repubblica. Presidente di Confindustria Russia, co-presidente del forum dialogo delle società civili italo-russo, Ferlenghi avrebbe a sua volta usato Savoini per costruire la sua figura di uomo forte della Lega in Russia e diventare il riferimento finanziario italiano a Mosca. Secondo quanto risulta a Repubblica, sarebbe stato proprio Ferlenghi (insieme a D'Amico) a intervenire con la Presidenza del Consiglio per accreditare Savoini alla cena di gala organizzata dal premier Giuseppe Conte in occasione della visita di Vladimir Putin a Roma, a Villa Madama il 4 luglio scorso. All'incontro al Metropol Hotel avrebbe dovuto partecipare anche l'altro co-fondatore di Confindustria Russia, Fabrizio Candoni, come da lui stesso dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera. «Ero stato invitato anch’io all’hotel Metropol. Ma la prima regola che impari a Mosca è che non si partecipa alle cene con persone che non si conoscono e che non si mescolano mai business e politica. A Salvini, che era stato invitato anche lui, ho sconsigliato di andare», racconta Candoni che ha aggiunto di frequentare la Russia da oltre 20 anni.

Poi c'è il 54enne Claudio D’Amico, tirato in ballo direttamente dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella nota ufficiale di Palazzo Chigi. Assessore alla Sicurezza del Comune di Sesto San Giovanni, ex parlamentare della Lega e “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale” nello staff di Matteo Salvini, D’Amico – spiega Matteo Pucciarelli – "è un personaggio assai conosciuto lungo la tratta Milano-Mosca e non solo perché ha sposato una donna russa. Da delegato all’Osce e allo stesso tempo responsabile del dipartimento Esteri della Lega Nord, negli anni ha coltivato intensi rapporti politici e commerciali con la Russia. Lui e Savoini hanno formato una coppia inseparabile, fondamentale nel gemellare Lega e Russia Unita, il partito di Putin". Insieme a Savoini in Russia hanno fondato una società di consulenza, chiamata Orion come il gruppo guidato dal neofascista degli anni ‘70 Maurizio Murelli, del quale – come detto – ha fatto parte proprio Savoini.

Infine, c'è la terza persona che avrebbe partecipato all'incontro con i russi a Mosca il 18 ottobre, indicata come "nonno Francesco", appellativo dato non per l'età – spiega Repubblica – ma per l'autorevolezza. Nel corso della conversazione Francesco, introdotto da Savoini come un personaggio fondamentale, con una conoscenza limitata dell’inglese, interviene in poche occasioni per sottolineare i tempi della trattativa, legata alle elezioni europee di fine maggio e alla necessità che i fondi siano disponibili per finanziare la campagna. Questo, prosegue il quotidiano romano, "porterebbe a identificare Francesco come una sorta di tesoriere ombra del partito, interessato solo alla conclusione della trattativa e non ai metodi con cui effettuare la transazione".

Il 16 luglio, un uomo che dice di chiamarsi Francesco Vannucci, 62 anni, toscano di Suvereto, ex impiegato di banca e fino al 2005 vice coordinatore provinciale della Margherita, ha inviato un messaggio via whatsapp all’Ansa dichiarando di essere lui il "nonno Francesco" di cui si parla nei colloqui al Metropol. «Ho partecipato all’incontro all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda», avrebbe dichiarato Vannucci che ha aggiunto che «lo scopo dell’incontro era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale». L'identità di Francesco Vannucci e l'autenticità del messaggio sono state confermate all'Ansa dall'avvocato Gianluca Meranda.

In un primo momento, questa ricostruzione è stata smentita dal Tribunale di Milano e "non confermata" da fonti inquirenti e investigative, scrive Repubblica. Nei giorni successivi, però, anche Vannucci è finito tra gli indagati, anche lui – come Savoini – con l'ipotesi di reato di corruzione internazionale.

Le audizioni dei servizi segreti davanti al Copasir

Luciano Carta, direttore dell'Aise (l’Agenzia per la sicurezza esterna), e Mario Parente, capo dell’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna), saranno sentiti in questi giorni dal comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Parente e Carta dovranno spiegare "che tipo di attività sia stata effettuata dagli 007 per ricostruire quanto accaduto finora e così chiarire se l’attività del consigliere di Salvini a Palazzo Chigi Claudio D’Amico e dell’ex portavoce del leader leghista Gianluca Savoini possa aver messo a rischio la sicurezza nazionale".

Nell'ultimo anno i viaggi di D'Amico e Savoini, che fanno la spola tra Russia e Italia dal 2014, si sono intensificati. Lo scorso settembre, il ministro dell'Interno Salvini ha firmato un decreto per nominare D'Amico "consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" a Palazzo Chigi, retrodatando la decorrenza al 29 agosto 2018 e fissando il compenso in 65mila euro lordi annui, prosegue Sarzanini: "Da quel momento D’Amico si muove in nome di Salvini e sempre in tandem con Savoini. Ma non solo. Perché i due risultano in strettissimo contatto anche con Ernesto Ferlenghi, numero uno di Eni in Russia, rappresentante di Confindustria Russia e da poco nominato presidente del Forum che ha ospitato anche la visita del presidente Vladimir Putin in Italia". Un mese e mezzo dopo la nomina di D'Amico, avviene l'incontro al Metropol: cosa sapevano i servizi italiani? "I direttori delle due Agenzie di intelligence – si legge sul Corriere – dovranno chiarire in Parlamento se avessero notizie di questi viaggi" e se il loro reale interesse fosse curare gli affari dell’associazione Lombardia-Russia o "curare negoziati anche per conto dei propri referenti politici".

La nuova inchiesta di Buzzfeed News, Bellingcat e Insider

Una nuova inchiesta congiunta di Buzzfeed News, del sito di giornalismo investigativo Bellingcat e del sito russo Insider documenta che lo scorso anno Gianluca Savoini, ex portavoce del leader della Lega Matteo Salvini e uomo di collegamento nei rapporti con la Russia, si è recato più volte a Mosca. Una serie di viaggi che pongono nuove domande sui suoi legami con la Russia e sullo scopo delle sue visite.

In base a quanto documentato, Savoini è volato a Mosca in più occasioni prima e dopo l’incontro al Metropol Hotel del 18 ottobre 2018, durante il quale si è discusso di una trattativa per finanziare la Lega attraverso una compravendita di gasolio. Viaggi scoperti grazie a un registro dei voli disponibile online ma non indicizzato dai motori di ricerca, e solitamente usato solo dalle società private di sicurezza.

Buzzfeed News scrive che Matteo Salvini – che, pur essendo a Mosca in quel momento, non partecipò all'incontro al Metropol – non ha mai risposto alle domande sulla sua consapevolezza dell’incontro o dell’accordo proposto in quell’occasione e ha sempre detto di non sapere cosa stesse facendo Savoini a Mosca. Ma ora, in base a nuovi documenti raccolti dal team di giornalisti, è emerso che Claudio D'Amico, membro dello staff ministeriale di Salvini con il ruolo di consigliere strategico per gli Affari Internazionali, aveva un posto prenotato sullo stesso volo Aeroflot di andata di Savoini da Milano a Mosca il 16 ottobre e su quello di ritorno, la sera del 18 ottobre, dopo l'incontro al Metropol avvenuto la mattina.

Non si sa chi abbia pagato i voli di Savoini o se Salvini fosse a conoscenza di questi spostamenti. I giornalisti d’inchiesta specificano poi anche che i diversi viaggi di Savoini in Russia, effettuati negli ultimi cinque anni, non compaiono nel database russo per la registrazione degli stranieri, noto come "database dei migranti", gestito dal ministro degli Interni russo.

L’inchiesta specifica anche che non vi è garanzia che Savoini e D'Amico siano saliti a bordo di tutti i voli prenotati, ma i registri di prenotazione sono stati incrociati con la loro attività sui social media. Un’analisi che ha confermato la loro presenza in Russia, “spesso insieme, in molte di quelle date”.

BuzzFeed, Bellingcat e Insider hanno identificato due uomini russi presenti all'incontro all'Hotel Metropol

BuzzFeed News, Bellingcat e Insider sarebbero riusciti a individuare due delle tre voci russe che si sentono parlare nell’audio dell’incontro all’Hotel Metropol con Gianluca Savoini, l'avvocato d'affari Gianluca Meranda e il consulente finanziario Francesco Vannucci. Si tratterebbe di Andrey Yuryevich Kharchenko e Ilya Andreevich Yakunin, due uomini con legami profondi con figure di spicco della politica russa, in particolare con il politologo di estrema destra Aleksandr Dugin e con Vladimir Pligin, personaggio politico molto vicino al presidente Vladimir Putin, che ha avuto un ruolo importante nella stesura di una legge per certificare l’annessione della Crimea alla Russia nel 2014. Inoltre, come appreso dall'Ansa, la conferma della loro identificazione è arrivata anche da fonti vicine all'inchiesta milanese.

Né Dugin né Pligin hanno partecipato alla riunione Metropol del 18 ottobre ma entrambi sono citati nell'audio pubblicato da BuzzFeed. Una terza voce, non ancora identificata, dichiara però di aver bisogno della "luce verde" di Pligin prima di andare avanti con i negoziati. Savoini cita "Aleksandr" Dugin che tra l'altro alla vigilia dell'incontro era stato fotografato mentre incontrava Savoini e Vannucci proprio davanti al Metropol.

Raggiunto per telefono, Pligin ha dichiarato a Insider di non avere alcuna relazione con le persone identificate nell’audio. Jakunin e Dugin non hanno risposto alle molteplici richieste di commento né a domande dettagliate.

Bellingcat è riuscito a individuare la voce di Yakunin e Kharchenko comparando l’audio con altre registrazioni, analizzando l’intonazione, le cadenze e la frequenza dei suoni. Inoltre, BuzzFeed News, Bellingcat e Insider hanno anche analizzato i registri di viaggio e aziendali, le attività online e sui social media e le informazioni contenute in altri database, per ricostruire il profilo di Yakunin e Kharchenko e i loro collegamenti con Dugin e Pligin.

Mentre è stato difficile trovare elementi per ricostruire il profilo di Kharchenko, molte informazioni sono state raccolte su Yakunin che, in passato, oltre ad avere legami con Pligin, ha lavorato per aziende del settore energetico vicine allo Stato russo. Di Kharchenko si sa che è nato in Azerbaigian nel 1980, è diventato cittadino russo nel 1995 ed è stato supervisionato per la tesi di dottorato in Filosofia proprio da Dugin. 

Figlio di un ufficiale del KGB, prosegue l’articolo di BuzzFeed, Dugin ha legami di lunga data con il governo russo. Il suo profilo Facebook è pieno di immagini di ideologi di estrema destra e ospita anche foto di Salvini e Savoini. Nel novembre 2016 Dugin aveva intervistato Salvini sull'elezione di Donald Trump e sul futuro dell'Europa: "L'Ue, essendo una struttura innaturale, ha già iniziato a sgretolarsi", aveva dichiarato Salvini. "L'Unione europea è una prigione, l'opposto della democrazia".

Ancora più indietro nel tempo va collocata l’amicizia tra Dugin e Savoini. Il presidente dell’associazione Lombardia Russia, al centro dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Lega e Russia, aveva detto proprio a BuzzFeed di conoscere Dugin da più di 20 anni. Sulla pagina Facebook dell’associazione Lombardia-Russia ci sono tante foto dei due insieme.

Foto in anteprima: Claudio D'Amico con Matteo Salvini e Paolo Savoini (novembre 2016) – via Ansa

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