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La mail di Savoini a Buzzfeed del 2018 smentisce Salvini. Le tre domande a cui il ministro deve rispondere

14 Luglio 2019 6 min lettura

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La mail di Savoini a Buzzfeed del 2018 smentisce Salvini. Le tre domande a cui il ministro deve rispondere

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Gianluca Savoini, al centro dello scoop de l'Espresso e Buzzfeed che lo vede protagonista della trattativa avvenuta al Metropol di Mosca per far arrivare nelle casse della Lega 65milioni di dollari, era nel "mirino" della testata americana già dal luglio 2018. La testata chiedeva per quale motivo e in che ruolo il presidente dell'Associazione Lombardia-Russia partecipasse a incontri ufficiali tra ministri del governo italiano e quello russo.

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In una foto del 16 luglio 2018, twittata dallo stesso Salvini, si vede al tavolo dei lavori Savoini.

In quell'occasione vennero discusse anche questioni concernenti la condivisione di informazioni e buone pratiche fra agenzie di sicurezza e di intelligence.

E Savoini fu poi ringraziato pubblicamente per aver organizzato, durante quella visita, l'incontro con Salvini e l'agenzia di stampa russa Tass

Alberto Nardelli di Buzzfeed già allora chiese pubblicamente di sapere in base a quale ruolo e perché fosse presente.

Savoini risponderà a Buzzfeed con una mail: era lì perché faceva parte della delegazione di Salvini "come membro dello staff del ministro". E aggiunge: "Faccio parte della Lega dal 1991, ho sempre fatto parte dello staff di Salvini ancor prima che il ministro degli interni entrasse nel governo". Spiega, inoltre, di aver contribuito a organizzare tutti i viaggi di Salvini a Mosca e di aver partecipato a precedenti incontri con il presidente Vladimir Putin nel 2014, nonché al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e ad altri alti funzionari russi. Savoini si rifiuta di approfondire la natura precisa del suo ruolo nello staff del ministro: "Non ho un ufficio al ministero, ma collaboro direttamente con Matteo Salvini sulla base delle sue richieste. Conoscendoci da sempre".

Buzzfeed riporta che due portavoce del ministro degli Interni italiano allora specificarono che Savoini non era nella lista interna della delegazione del ministero per il viaggio di Mosca, ma che forse era un "collaboratore esterno" del ministro. Tuttavia, precisa ancora Buzzfeed, il ministero non rispose alle ripetute richieste di chiarire l'esatta relazione tra il ministro dell'Interno e Savoini, in quale misura Savoini abbia partecipato alle riunioni a Mosca e se aveva la necessaria autorizzazione di sicurezza per partecipare a quella tipologia di riunioni.

In un altro articolo del 13 settembre 2018, Buzzfeed tracciò i contatti di Savoini con mercenari che combattevano al fianco di milizie filorusse e neonaziste in Ucraina.

La mail di risposta di Savoini a Buzzfeed del 2018 di fatto smentisce le dichiarazioni di questi giorni di Salvini. Sollecitata da La Repubblica, come racconta Carlo Bonini, la portavoce del vice premier avrebbe risposto così: «L'associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo. Né a quella del 16 luglio 2018, né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del ministro dell' Interno né, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sé». Buzzfeed ne parla qui e qui. E ancora alla domanda precisa durante la conferenza stampa del 12 luglio da parte dei giornalisti: "A che titolo partecipò Savoini all'incontro con il ministro dell'Interno russo", Salvini risponde: "Ma che ne so, chiedetelo a lui".

La versione di Salvini anche rispetto alla presenza di Savoini a Mosca il 17 ottobre, "Savoini? Non l'ho inviato io, non so cosa facesse a Mosca", è messa in crisi dalla foto del 17 ottobre scorso, pubblicata da L'Espresso tre giorni fa, che mostra il capo della segreteria del ministro, Andrea Paganella, parlare con Savoini al convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel, dove è intervenuto il vice premier. Il giorno prima, dunque, della trattativa del Metropol svelata da L'Espresso lo scorso febbraio (smentita a suo tempo da Savoini durante un'intervista al sito russo Sputnik) e confermata dall'audio di Buzzfeed.

Scrivono i due giornalisti, Stefano Vergine e Giovanni Tizian autori dell'inchiesta:

"Nella foto che pubblichiamo, scattata da noi quel giorno all'interno del Lotte Hotel, nella sala dove si è svolta la conferenza stampa, si vedono tre persone a colloquio. Oltre a Savoini, ci sono due uomini dello staff del ministro. Uno è Andrea Paganella, capo della segreteria del Viminale, uno dei più stretti collaboratori di Salvini. L'altro, girato di spalle, è Claudio D'Amico, anche lui leghista, socio d'affari di Savoini nell'impresa russa Orion, nominato il 29 agosto 2018, quindi due mesi prima della foto, “consigliere strategico per le attività di rilievo internazionale” di Salvini. Savoini, che il giorno dopo ritroveremo all'Hotel Metropol a trattare il finanziamento multimilionario per la Lega, il 17 ottobre stava dunque parlando con due strettissimi collaboratori di Salvini".

Ieri Marco Pasciuti, sul Fatto Quotidiano, ha ricostruito 9 viaggi ufficiali a Mosca del leader leghista dal 2014 al 2018. Ed era sempre presente Savoini. Salvini definisce lui  e Claudio D'Amico, in una intervista del 2014 al sito International Affairs, "I miei rappresentanti ufficiali".

Il nome di Claudio D'Amico ritorna proprio in queste ore. Salvini ha negato di sapere perché Savoini fosse presente alla cena con Putin organizzata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Oggi la nota di Palazzo Chigi:
"È stato Claudio D'Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del VicePresidente Salvini a far invitare Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin".

Dunque le risposte del ministro dell'Interno, al di là delle battutine che rivelano un certo imbarazzo nel gestire le rivelazioni di questi giorni, così come sono imbarazzanti i tentativi di allontanare la figura di Savoini e sminuire i suoi legami con Salvini e la Lega, non reggono. Il ministro dell'Interno davanti a questa storia opaca è obbligato a fare chiarezza, in modo serio e trasparente. "Se trovo un rublo fuori posto, mi arrabbio", non sono queste dichiarazioni e tono che si addicono a un ministro in un contesto così grave. Quella trattativa, fatta a suo nome e a nome del suo partito, anche se non è andata in porto (ad oggi nessuno sa come sia finita, anche se l'avvocato, Gianluca Meranda, che ha scritto a La Repubblica dicendo di aver preso parte all'incontro e che presto sarà sentito dai magistrati di Milano, dice che la trattativa non si è perfezionata) rivela un metodo, un modo di muoversi, di agire di uomini della Lega, stretti collaboratori del ministro dell'Interno.

Le tre domande, sollevate da Alberto Nardelli, a cui il ministro dell'Interno ha il dovere di rispondere senza svicolare, ma assumendosi anche la responsabilità di esserci circondato di personaggi alquanto discutibili, sono chiare ed esigono risposte altrettanto nette:

1) “Qual è il suo rapporto con Savoini? Perché un uomo che non ha alcun ruolo ufficiale nel governo va in viaggio ufficiale a Mosca con il ministro, siede agli incontri con i ministri russi e partecipa alla cena con il presidente Vladimir Putin. In quale ruolo fa tutto questo?”.

2) “Cosa sa Salvini dell’incontro al Metropol del 18 ottobre scorso? Era al corrente del negoziato e dell’accordo proposto per finanziare il suo partito e la campagna elettorale? Conosce gli altri italiani che erano all’incontro?”.

3) “Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre a Mosca dopo essere intervenuto alla conferenza al Lotte Hotel? Perché i funzionari russi che avrebbe incontrato quella sera sono gli stessi citati il giorno successivo durante l’incontro al Metropol Hotel?”.

Il vicepremier leghista, infatti, non ha mai chiarito dove sia stato e cosa abbia fatto durante le 12 ore intercorse tra la sera del 17 ottobre, quando vide il vicepremier del Cremlino Dmitry Kozak, e l’incontro del giorno successivo tra Savoini e i russi.

Secondo la ricostruzione de L'Espresso, Salvini, in quelle ore, avrebbe incontrato il vice primo ministro con delega alle questione petrolifere nello studio dell’avvocato Vladimir Pligin. Incontro mai smentito dal ministro dell’Interno italiano.

Di fronte a tutto questo, la strategia "E allora il PCI?" non funzionerà.

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Foto via Avvenire

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