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Salvini: «Tutto bene quel che finisce bene». Ma il caso della docente di Palermo è poi finito in tribunale

20 Luglio 2019 6 min lettura

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Salvini: «Tutto bene quel che finisce bene». Ma il caso della docente di Palermo è poi finito in tribunale

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«Da un lato, c'è tanta amarezza perché ci si era fidati della parola data dai ministri che è rimasta lettera morta. Dall’altro, un sentimento di orgoglio che deriva dalla consapevolezza che gran parte dell’opinione pubblica è dalla parte di mia madre». Era fine maggio quando, al termine di un incontro con i dirigenti del ministero dell'Istruzione e della Ricerca, gli avvocati della professoressa Rosa Maria Dell'Aria annunciavano di aver individuato una soluzione che dichiarava illegittima la sanzione imposta alla docente e faceva venir meno gli effetti giuridici. A questa soluzione si era arrivati dopo un incontro pochi giorni prima con il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti.

Ma, a un mese e mezzo di distanza, non è successo niente. E, come dice a MeridioNews, Alessandro Luna, avvocato e figlio di Rosa Maria Dell'Aria, le promesse dei ministri si sono per ora rivelate "lettera morta".

«In realtà il provvedimento non è mai stato revocato», spiega la professoressa in un'intervista a Radio Radicale. «I quindici giorni di sospensione ci sono stati e ci sono gli effetti giuridici ed economici del provvedimento stesso».

Rosa Maria Dell’Aria, professoressa di italiano dell’Istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, è stata sospesa lo scorso 11 maggio per due settimane (con dimezzamento dello stipendio) dall’ufficio scolastico provinciale per non aver "vigilato" sul lavoro di alcuni suoi studenti che, per la giornata della Memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano le leggi razziali del 1938 alle misure contenute nel “Decreto sicurezza e immigrazione” del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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Nell'intervista a Radio Radicale, la professoressa mette in discussione quanto le è stato contestato e difende l'autonomia e il metodo di ricerca dei suoi alunni. Prima di elaborare il video finale, gli studenti avevano consultato diverse fonti: «il libro di Lia Levi “Questa sera è già domani”, la testimonianza della senatrice Liliana Segre raccolte nel libro "Il mare nero dell'indifferenza", a cura di Giuseppe Civati, e in "La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah", a cura di Enrico Mentana, la puntata della trasmissione "Passato e Presente" condotta da Paolo Mieli su Rai 3 intitolata "Ebrei in fuga dal nazismo" in cui lo storico Carlo Greppi aveva parlato della vicenda del Transatlantico St. Louis, partito nel 1939 dalla Germania, che inutilmente cercò un porto sicuro [ndr, tra Cuba e gli Stati Uniti] dove far sbarcare i 963 esuli ebrei a bordo e fu costretto a tornare in Europa [ndr, 288 passeggeri furono accolti dal Regno Unito, 224 dalla Francia, 214 dal Belgio e 181 dai Paesi Bassi. Dopo l'invasione tedesca del Belgio e della Francia del 10 maggio 1940, i passeggeri ebrei che, in un primo momento sembravano essere stati tratti in salvo, furono esposti nuovamente ai rischi delle persecuzioni naziste]».

Nel libro-intervista di Civati, la senatrice Segre – prosegue la professoressa Dell'Aria – «dice che l'Olocausto è un evento talmente eccezionale che non si può paragonare con nessun altro evento storico. I ragazzi erano consapevoli che non era possibile un paragone tra le due vicende [ndr, gli ebrei, durante le deportazioni naziste, e i migranti che naufragano in mare, oggi] ma hanno fatto una riflessione sui diritti».

L’ispezione e la decisione di una sanzione sono arrivate dopo che a fine gennaio un attivista di destra del Nord Italia (e collaboratore di Primato Nazionale, sito online legato al partito neofascista CasaPound) su Twitter aveva scritto, taggando il ministro dell’Istruzione Bussetti, che a Palermo una professoressa aveva obbligato dei 14enni “a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti” e la sottosegretaria leghista ai Beni culturali Lucia Borgonzoni aveva ripreso questa denuncia – basata però su una ricostruzione falsa – commentando su Facebook di aver «avvisato chi di dovere». Nella scuola era arrivata anche la Digos per verificare l'accaduto parlando, con preside e professori.

«È accaduto che durante la proiezione di questo video che era per uso interno della scuola qualcuno, non sappiamo chi, ha scattato una foto a due slide e le ha diffuse fuori contesto», spiega Dell'Aria. «Tra l'altro il video ormai è pubblico, è su YouTube, quindi tutti possono vederlo».

All'inizio, «il mio sentimento è stato di stupore. Voglio sottolineare che in classe ci sono state anche opinioni diverse e non sono stati messi a tacere gli altri ragazzi, si è discusso, si è dibattuto a lungo. Poi quando io ho proposto loro di fare un lavoro per il Giorno della Memoria, questo gruppo ha scelto di farlo ma se l'avesse scelto l'altro gruppo io non l'avrei vietato. Quello che mi è stato imputato è "una culpa in vigilando", ma su cosa avrei dovuto vigilare? Su un'opinione? Noi dobbiamo vigilare intanto sulla sicurezza dei ragazzi, sulla loro incolumità. Naturalmente dobbiamo vigilare affinché siano rispettosi nei confronti delle istituzioni e di ogni persona. Però visto che nel video non c'è nulla di offensivo ma semplicemente una riflessione sui fatti di ieri e di oggi, ho lasciato che loro potessero proiettarlo».

La sospensione ha creato molte polemiche ed è stata criticata dal mondo della scuola e non solo. Gli studenti hanno difeso la professoressa, spiegando di non essere stati obbligati a fare nulla.

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Il 23 maggio Salvini e il ministro dell’Istruzione Bussetti hanno incontrato la professoressa sospesa. «Tutto bene quel che finisce bene», aveva dichiarato al termine dell’incontro il ministro dell’Interno, aggiungendo che il provvedimento punitivo sarebbe stato rivisto e che la professoressa sarebbe tornata subito in classe e con lo stipendio. Rosa Maria Dell'Aria aveva commentato le parole di Salvini dicendo che le premeva che non passasse un messaggio sbagliato e cioè che «si è trattato di un atto di clemenza o grazia nei miei confronti. Se è stato riconosciuto ai più alti livelli che sono esente da colpe, la mia unica richiesta è che ufficialmente sia dichiarata la mia estraneità e che la sanzione inflittami è ingiusta».

Tuttavia, la sanzione non era stata sospesa. Come da lei stessa annunciato in compagnia del ministro Bussetti, la docente avrebbe dovuto comunque scontare tutti e 15 i giorni di sospensione decisi dal Provveditorato e sarebbe tornata a scuola il 27 maggio come previsto. Il ministro dell'Istruzione aveva aggiunto di non aver alcun potere sulle decisioni prese dal provveditore e che si stava lavorando a una soluzione che conciliasse le posizioni.

E, infatti, Rosa Maria dall’Aria è tornata in classe solo il 27 maggio, accolta dai suoi studenti con un mazzo di quindici rose, una per ogni giorno di sospensione. Pochi giorni dopo, il 30 maggio, c'è stato l'incontro al Ministero dell'Istruzione e della Ricerca che sembrava aver messo la parole fine. Ma così ancora non è stato.

La vicenda è ormai passata in tribunale, scrive MeridioNews. Il 12 giugno i legali della professoressa hanno depositato un ricorso contro la sanzione dopo il fallimento del procedimento di conciliazione a cui lavorava il Ministero dell'Istruzione, con la richiesta di 10mila euro di risarcimento e della dichiarazione di illegittimità della sospensione. La prima udienza è stata fissata per il 4 marzo 2020.

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Nel frattempo, quasi 400 docenti, di cui 127 universitari, hanno firmato una lettera indirizzata a Bussetti per chiedere chiarimenti sul procedimento disciplinare "che non è stato mai revocato, promosso sulla base di un post sui social network". I 400 firmatari sottolineano "l'inesistente trasparenza attorno al provvedimento adottato": "Da quale violazione scaturisce, con quali modalità e da chi è stato attivato?" E ancora: "In che misura è stato garantito un confronto interno con l’insegnante e il direttore scolastico e rispettato i principi di proporzionalità e di cautela? Quale pericolo avrebbe giustificato l’intervento della Digos in un edificio scolastico?”.

Inoltre, i 400 docenti sottolineano come la cosiddetta “culpa in vigilando” riguardi la sorveglianza sull’incolumità fisica degli alunni e non la didattica: “Ma anche se comprendesse aspetti didattici, questo genere di controllo non appare possibile nel caso specifico di un elaborato autonomo degli studenti e non sarebbe congruo col ruolo (di ricerca della verità, ndr) di un’insegnante”.

«Queste iniziative – commenta il figlio e avvocato della professoressa, Alessandro Luna – fanno sicuramente piacere, a riprova che l’operato di mia madre è stato riconosciuto come premiante per la funzione di insegnante. Dispiace, semmai, che gli organi istituzionali si siano chiusi a riccio sulle loro posizioni ritenendole legittime sebbene, a mo’ di propaganda, era stata annunciata l’intenzione del ministero di fare un passo indietro e che anche grazie a quel comunicato parte dell’opinione pubblica ritiene erroneamente che il tutto si sia già risolto». In realtà, prosegue Luna «non è stato risolto nulla anche se è passato il messaggio opposto. Ora staremo a vedere che cosa dirà il giudice e stavolta non ci saranno messaggi per indirizzare l’opinione pubblica».

Foto in anteprima via Il Tempo

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