In diretta dall’Egitto: Morsi vs la Giunta Militare

Diario di una rivoluzione: il racconto di Jasmine, mamma di due bambini, in piazza per la democrazia.


Jasmine Isam 
@valigiablu - riproduzione consigliata
Jasmine Isam è nata a Roma da padre egiziano e madre italiana. Dal 1997 vive al Cairo con il marito archeologo col quale gestisce un’AGENZIA DI VIAGGI. Mamma di due bambini sostiene la Rivoluzione alla quale partecipa in piazza e attraverso un suo BLOG che stiamo ospitando.
Morsi vs la Giunta Militare
Sono giorni di forti scossoni politici qui in Egitto.
Morsi, a sorpresa, ci ha regalato un colpo di scena degno di un vero rivoluzionario.
È di domenica la notizia della ricomposizione del parlamento sciolto lo scorso 14 giugno dalla Corte costituzionale.
Lo scioglimento era stata una decisione presa prima della sua elezione, quando ancora la massima personalità al potere era Tantawi.
Oggi invece le cose sono diverse.

Abbiamo già detto come lo SCAF stesse preparando una costituzione ad hoc e come stesse riprendendo in mano le redini decisionali del paese poco prima della presidenza di Morsi (ne parlammo QUI).

Beh, sembra che questa volta lo SCAF abbia trovato in Morsi una bella gatta da pelare. In tutta tranquillità il presidente non solo ha revocato la decisione della Corte ma ha anche assicurato che 60 giorni dopo la stesura della nuova costituzione, prevista per settembre, ci saranno nuove elezioni parlamentari e che quindi fino ad allora il parlamento sarà lo stesso che aveva scelto
il popolo.

Lunedì scorso la Corte costituzionale ha annullato la decisione di Morsi, ma lui continua a definirla lecita in quanto adesso è lui la più alta carica dello stato e quindi spetta a lui senza ombra di dubbio il potere decisionale.

I gruppi rivoluzionari si sono detti felici e soddisfatti della decisione di Morsi, l’unico poco convinto è El Baradei che non approva il comportamento “illegale” del neo presidente.

Da domenica sera sono cominciate le voci di corridoio che parlerebbero di complotto e di America dietro la decisione di Morsi. È vero che gli USA appoggiano la scelta del presidente, ma quale convenienza si potrebbe celare dietro il ”rientro in caserma” dello SCAF?
O forse la verità segreta è che, come dicono in molti, Morsi è presidente al solo scopo di portare l’Egitto ad una caduta economica e sociale che spinga i “portatori di democrazia” ad intervenire per regalarci quel sospirato senso
di libertà degno solo di un paese democratico?
Non so se queste supposizioni possano reggersi in piedi o meno.

A dire la verità, dopo lo stupore iniziale e dopo la normale diffidenza nei confronti della Fratellanza, sono proprio a favore della decisione di Morsi.
In definitiva ora lui è il presidente ed il parlamento è stato eletto dal popolo (in maniera credo più “onesta” di come sono andate le elezioni presidenziali).
Quindi, ora che abbiamo un presidente ed un parlamento a che ci serve ancora (ammesso sia mai servita se non a fare da guardia) la giunta militare?
In realtà a nulla: a noi non serve la presenza dello SCAF, è allo SCAF che conviene esserci.

Come si può parlare di democrazia o di transizione democratica se fino ad oggi Morsi non ha potuto fare una legge o prendere una decisione in maniera civile senza dover chiamare e farsi approvare dallo SCAF?

Nonostante gli accordi pre-presidenziali tra la Fratellanza e la giunta, Morsi si è avviato per la strada della rivoluzione, raccogliendo i consensi e i favori
di chi nella rivoluzione ci ha creduto e continua, sebbene molto a fatica, a
crederci.

Speriamo che il popolo non venga deluso di nuovo e speriamo che non si creino disordini o caos.
Ora l’Egitto ha bisogno di pace e Morsi ha bisogno di lavorare.

I primi 100 giorni, durante i quali Morsi aveva promesso cambiamenti visibili,
hanno cominciato il loro conto alla rovescia.




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