In diretta dall’Egitto: i tre giuramenti di Morsy

Diario di una rivoluzione: il racconto di Jasmine, mamma di due bambini, in piazza per la democrazia.


Jasmine Isam 
@valigiablu - riproduzione consigliata
Jasmine Isam è nata a Roma da padre egiziano e madre italiana. Dal 1997 vive al Cairo con il marito archeologo col quale gestisce un’AGENZIA DI VIAGGI. Mamma di due bambini sostiene la Rivoluzione alla quale partecipa in piazza e attraverso un suo BLOG che stiamo ospitando.
I tre giuramenti di Morsy
Piazza Tahrir, la Corte costituzionale e l’Università del Cairo. Sono stati questi i tre luoghi in cui, per tre volte, il Dr. Morsy ha prestato giuramento ed è divenuto ufficialmente il nuovo Rais egiziano.

Venerdì scorso, accolto da una folla oceanica in tardo pomeriggio, Morsy si è presentato in piazza Tahrir. Dopo un lungo discorso, dopo aver mostrato allargando la giacca l’assenza del giubbotto antiproiettile e dopo aver dichiarato che il Popolo è l’unico a detenere il potere, ha giurato di servire
l’Egitto.


Preceduto invece da polemiche è stato il giuramento che si è tenuto presso la Corte Costituzionale, come prevede la legislazione egiziana. Sembrava infatti che, pochi giorni prima, il o i portavoce presidenziali avessero annunciato una
riabilitazione del parlamento e il giuramento in esso. Purtroppo il presidente non ha ancora un portavoce ufficiale, quindi gli annunci fatti erano del tutto ufficiosi ma non sono stati neanche smentiti. In molti hanno interpretato il giuramento alla Corte costituzionale come un’ammissione di accordi segreti con lo SCAF dimenticandosi che, come prevede la legislazione egiziana, se Morsy non avesse giurato presso la Corte il suo giuramento non sarebbe stato ufficiale.

In quanto ad accordi bisogna essere sicuri che ci sono stati. Il signor Tantawi sarà infatti a capo della difesa e si mormora che se la giunta armata non avesse
affiancato Morsy, forse lui avrebbe creato un governo non equo per il
Popolo. O forse, ed è più credibile, si mormora così per cercare di coprire lo SCAF, come sempre. 
Intanto la Costituzione entrerà in vigore a settembre e fino ad allora Morsy godrà di mezzo potere; l’altra metà, la più potente, sarà appunto dello SCAF. Quest’ultimo, che ufficialmente avrebbe dovuto passare il potere al presidente proprio ieri, rimarrà praticamente al potere a tempo,
credo, indeterminato. Certo non vedremo più girare carri armati e la
‘facciata’ resterà pulita.

Il terzo giuramento invece, all’Università del Cairo, è stato pronunciato di fronte ai parlamentari, di fronte a El Baradei, di fronte ai gruppi rivoluzionari.

Ricapitolando Morsy con i tre giuramenti ha reso tutti felici: il Popolo che si è sentito protagonista attivo, lo SCAF e la legge che sono stati rispettati e i
parlamentari che hanno avuto la loro parte.

Dallo scorso 24 giugno, comunque, il nuovo Rais ha fatto parlare di sé e delle sue iniziative. Martedì 26 ha ricevuto al palazzo presidenziale i suoi primi ospiti, le famiglie dei martiri, che da allora hanno accesso libero, in qualunque momento, alla casa del presidente. Sempre la scorsa settimana Morsy si è
recato improvvisamente e senza preavviso nel quartiere che ospita
l’università di Ain Shams, uno dei quartieri più trafficati, per
controllare e per valutare personalmente il problema del traffico.

Ha dato ordine di non affiggere la sua foto in tutti gli uffici e le scuole, come invece aveva fatto Moubarak (tra l’altro a pagamento, ne parlammo QUI). Questa decisione è stata molto positiva e ha ridimensionato la figura del presidente ad essere umano, non come ai tempi del vecchio Hosni.

E cosa che ho veramente apprezzato, ha dato l’ordine di diminuire allo stretto necessario le auto che lo seguono nei vari spostamenti limitando così al massimo il problema delle strade bloccate ogni qualvolta i rechi da qualche parte (ne parlammo QUI).

Interessantissima l’idea di alcuni attivisti che hanno creato un sito web www.morsimeter.com dove vengono monitorati i successi e i raggiungimenti dei 64 obbiettivi da lui promessi durante la campagna elettorale.


Continua subdola in rete la campagna anti regime islamico rivolta a Morsi, ancora scambiato per un salafita. Molti i disegni che rappresenterebbero in chiave ironica un nuovo Egitto pieno di barbe e veli, senza libertà e con la
schiavitù.

Credo che l’errore stia tutto nel nome: se si fossero chiamati, ad esempio, gruppo dei Fratelli Egiziani anziché dei Fratelli (non) Musulmani, in molti avrebbero visto le cose diversamente.
Proprio a questo riguardo Aisha Shwartz, un’attivista americana convertitasi all’Islam, ha proposto dalla sua pagina facebook, di boicottare qualsiasi commento o articolo in cui a Morsi venga affiancata la parola ‘islamista’.
Riguardo a proibizioni e veli vari, vi riporto un video QUI in cui Morsi stesso dice che ‘nessuno può imporre nulla a nessuno’.

Il nuovo presidente ha davanti a sé un lavoro enorme. Ha dichiarato che le prime cose di cui si occuperà saranno l’immondizia e il traffico. Mi auguro davvero che le strade vengano ripulite e che cose come quelle da me viste in via Ahmed Zaki (ne parlammo QUI) spariscano definitivamente da questo paese.

Il 1 luglio il museo egizio era in festa. Ragazzi del gruppo dei Fratelli (non) Musulmani si sono presentati ai turisti con papiri in regalo, bevande e souvenir, il tutto condito da uno spettacolo orientale di tannura (danza dei
dervishi rotanti) proprio all’interno del museo.

Morsi ha promesso un aumento del turismo mai visto prima in Egitto.

Ne sarei davvero molto ma molto felice.

Come sempre, staremo a vedere.





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