In diretta dall’Egitto: si va al ballottaggio

Diario di una rivoluzione: il racconto di Jasmine, mamma di due bambini, in piazza per la democrazia.


Jasmine Isam 
@valigiablu - riproduzione consigliata 
Jasmine Isam è nata a Roma da padre egiziano e madre italiana. Dal 1997 vive al Cairo con il marito archeologo col quale gestisce un’AGENZIA DI VIAGGI. Mamma di due bambini sostiene la Rivoluzione alla quale partecipa in piazza e attraverso un suo BLOG che stiamo ospitando.   
Si va al ballottaggio

È ufficiale.
I candidati tra
cui gli egiziani dovranno scegliere il loro presidente sono il Dr.
Morsy del gruppo dei Fratelli (non) Musulmani e Ahmed Shafik, la
brutta copia di Moubarak. (Mohamed Morsy: 5,764,952 – Ahmed Shafik:
5,505,327)
Regime religioso vs regime (di nuovo) militare per di
più guidato da un appartenente al vecchio regime.
Un bivio
tremendo, una decisione difficilissima quella che il Popolo egiziano
dovrà prendere il prossimo 16 e 17 giugno.
Mentre vi parlo
le più grandi piazze della Rivoluzione si sono riempite, il
Cairo, Alessandria d’Egitto e il Suez.
Chi sperava che a vincere
fosse “uno della Rivoluzione”, non ci sta e di nuovo torna
a manifestare.
Mi auguro che ancora una volta il Popolo egiziano
dia una grande prova di civiltà e che queste manifestazioni
non si trasformino in nuovi spargimenti di sangue.

Credo che comunque vadano le cose,
chiunque vinca le elezioni, chiunque vada al potere, l’Egitto un
passo avanti lo abbia fatto.

Gli egiziani di ogni livello sociale
ora parlano e discutono di politica, i candidati alla presidenza
hanno parlato alla televisione per la prima volta nella storia ed
ancora per la prima volta nella storia nessuno sapeva chi sarebbe
stato a vincere.

Forse sono ingenua o esageratamente positiva, ma
sono convinta che qualcosa di buona sia stato fatto e se ci troviamo
a questo punto, se la gente ha il potere di scendere in piazza a
contestare dei voti, lo dobbiamo solamente alla Rivoluzione.

Si è
parlato di imbrogli, di schede elettorali buttate nei campi, di carte
di identità fornite alla polizia per votare Shafik, ma niente
è risultato ufficiale.

Non so se andrò a votare,
ancora non ho deciso.
Ma tutti gli egiziani con cui ho parlato,
tranne pochi casi, dicono che voteranno Morsy.
Alla mia richiesta
di spiegazioni, mi hanno detto:
“Le sue mani non sono sporche
del sangue dei Martiri come le mani di Shafik.”  




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