Yemen, una guerra devastante e la speranza del cessate il fuoco dopo i colloqui in Svezia


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Dovrebbe partire domani il cessate il fuoco immediato nel porto di Hodeida, nel mar Rosso, annunciato la scorsa settimana al termine dei colloqui di pace per lo Yemen che si sono tenuti a Rimbo, in Svezia e che hanno visto per più di una settimana rappresentanti del governo yemenita e dei ribelli Houthi discutere a porte chiuse, alla presenza dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen Martin Griffiths, di come porre fine al conflitto in corso da quasi quattro anni.

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A dichiararlo, giovedì 6 dicembre, era stato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che aveva aggiunto che gli accordi conclusi dalle parti belligeranti includono, tra l'altro, il futuro dispiegamento di forze neutrali supervisionate dall'ONU e l'istituzione di corridoi umanitari.

«Gli accordi significano molto: possono essere un punto di partenza per la pace e per porre fine alla crisi umanitaria in Yemen», aveva detto Guterres ai giornalisti. «La guerra in Yemen è andata avanti per quattro anni, quattro devastanti anni di sofferenza per il popolo yemenita».

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Nella giornata di domenica, poi, entrambe le parti coinvolte e le Nazioni Unite hanno dichiarato che il cessate il fuoco diventerà operativo il 18 dicembre, dopo che gli scontri erano proseguiti nella periferia di Hodeida a partire dalla notte di venerdì scorso, secondo quanto riferito da residenti.

La conferma è arrivata sia da una fonte governativa yemenita, che ha dichiarato che il governo ha ricevuto una lettera di Martin Griffiths nella quale veniva comunicata ufficialmente la data del 18 dicembre, sia da Yahya Sarea, alto funzionario delle milizie Houthi, che ha confermato ai giornalisti a Sana'a che il cessate il fuoco dovrebbe iniziare martedì. «Speriamo che manterranno la parola, altrimenti saremo pronti a rispondere», ha aggiunto.

«Sebbene l'accordo di Hodeida sancisca il cessate il fuoco immediato, è normale che siano necessarie 48-72 ore per diventare operativo», ha dichiarato una fonte delle Nazioni Unite. «Ci aspettiamo che sia implementato a partire da martedì».

Secondo quanto stabilito dalle parti durante gli incontri in Svezia, entro i 21 giorni successivi alla conclusione dei colloqui, i ribelli Houthi - che detengono il controllo della zona dal 2014 - ritireranno le proprie truppe dall'intera area che racchiude il porto di Hodeida e il governatorato circostante, attraverso un processo che sarà supervisionato da un comitato presieduto dalle Nazioni Unite, grazie anche al contributo fornito dalla tecnologia delle potenze occidentali. Griffiths ha spiegato che il piano prevede che i ribelli abbandonino il porto nei prossimi giorni e l'intero governatorato in una fase successiva. La sorveglianza di Hodeida passerà nelle mani delle "forze di sicurezza locali in conformità con la legge yemenita".

Se implementati, gli accordi raggiunti rappresenterebbero un passo avanti importante per il processo di pace a causa della funzione strategica del porto di Hodeida - attraverso il quale transita la maggior parte degli aiuti umanitari che arriva nel paese – oggetto, proprio per questo motivo, di intensi combattimenti negli ultimi mesi. Oltre ad Hodeida, il cessate il fuoco includerà i porti di Salif e Ras Issa.

«È ovvio che l'ONU svolgerà un ruolo importante nel porto, probabilmente di gestione e monitoraggio», ha dichiarato Guterres che ha anche detto che ciò contribuirebbe a «facilitare il flusso umanitario di merci verso la popolazione civile e migliorerà le condizioni di vita per milioni di yemeniti».

Un accordo è stato raggiunto anche su uno scambio di prigionieri (che include 16.000 persone che dovrebbero essere rilasciate nei prossimi 30 giorni) e sull'allentamento dell'assedio della città di Taiz.

Gli accordi, siglati con una stretta di mano tra il ministro degli Esteri dello Yemen Khaled al-Yamani e il capo della delegazione degli Houthi Mohammad Abdul Salam seguita da un forte applauso e senza che siano state apposte firme, includono il rafforzamento della banca centrale del paese che dovrebbe consentire il pagamento degli stipendi a 1,2 milioni di lavoratori del settore pubblico che non vengono retribuiti da più di due anni.

«Per l'attuazione di questo accordo dipendiamo dalla comunità internazionale, dalla Croce Rossa e [dall'ufficio] dell'inviato speciale», ha dichiarato al-Yamani ad Al Jazeera. «Spetta agli Houthi dimostrare di rispettare la legge internazionale».

«Abbiamo fatto grandi concessioni per il popolo yemenita perché Hodeida è l'ultimo passaggio rimasto in grado di salvare il paese dall'incombente carestia» ha replicato Abdul Salam.

Tuttavia, le parti non hanno raggiunto un'intesa sulla riapertura dell'aeroporto di Sana'a e su misure economiche essenziali per sostenere la popolazione indigente yemenita.

Il prossimo ciclo di incontri è previsto alla fine di gennaio e dovrebbe riguardare negoziazioni relative al processo politico.

Giovedì scorso, inoltre, il senato degli Stati Uniti, con una votazione storica con 56 preferenze a favore e 41 contrarie (con 7 repubblicani che hanno votato a favore) ha chiesto di porre fine a qualsiasi sostegno militare americano all'Arabia Saudita in Yemen e di imporre al presidente Trump di ritirare entro 30 giorni tutte le truppe che si trovano in Yemen, con la sola eccezione dei soldati impegnati nella caccia ai terroristi di Al Qaeda.

Il senato ha così, di fatto, limitato i poteri di guerra del presidente e inviato un messaggio forte sul conflitto che, in Yemen, ha ucciso migliaia di civili e causato la carestia.

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Ciononostante la risoluzione ha scarse probabilità di passare alla Camera entro fine anno, ma potrebbe avere un esito diverso nel 2019 quando i democratici ne deterranno la maggioranza a partire dal prossimo 4 gennaio.

La risoluzione sponsorizzata dal senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e da quello democratico del Connecticut Chris Murphy ha invocato il War Powers Act, una legge del 1973 con cui il Congresso ha cercato, alla fine della guerra del Vietnam, di riaffermare il suo ruolo costituzionale nel decidere quando gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra.

Per la prima volta, secondo quanto dichiarato da Sanders, il Congresso ha invocato la legge per chiarire "che la responsabilità costituzionale della guerra è in capo al Congresso degli Stati Uniti, non alla Casa Bianca".

«Oggi diciamo al regime dispotico dell'Arabia Saudita che non saremo parte del suo avventurismo militare», ha commentato Sanders.

Qualche istante dopo, i senatori hanno approvato all'unanimità una risoluzione separata non vincolante con la quale si ritiene il principe ereditario Mohammed bin Salman direttamente responsabile della morte del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, assassinato nel consolato saudita a Istanbul lo scorso 2 ottobre.

Con l'esito delle due votazioni si è così inviato un messaggio chiaro al presidente Trump che oltre ad appoggiare le operazioni del'Arabia Saudita in Yemen ha rifiutato di condannare il principe bin Salman, nonostante l'esito delle indagini della CIA abbia confermato che dietro l'orribile omicidio di Khashoggi ci sia proprio l'erede al trono saudita.

Foto anteprima via Ansa

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