Soldi ai partiti. Il trucco c’è e si vede


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Aggiornamento 4 giugno 2013: Il sottosegretario all'editoria risponde alle critiche di Luca Ricolfi che su La Stampa ha pubblicato un commento al ddl dal titolo Soldi ai partiti e significato delle parole. Trovo la risposta incredibilmente ipocritica: 1) chiamate come volete questo ddl ma di certo non si tratta di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti 2)  in merito alla gradualità il sottosegretario scrive: 'Non potevamo fare in modo che, chiuso un rubinetto, l’altro restasse asciutto'. Asciutto? Con tutti i soldi incassati fino ad oggi con i rimborsi elettorali gonfiati?

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Diciamo subito che chi parla di abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti dice una cosa falsa. Il ddl di abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti non abolisce proprio niente. Vediamo perché.

Breve storia del finanziamento
Fino agli anni '70 il finanziamento pubblico ai partiti non esisteva.  Fu introdotto nel 1974. In pieno clima tangentopoli, il referendum abrogativo voluto dai radicali nel 1993 vede il 90,3% dei voti espressi a favore dell'abrogazione.

Cosa si inventano allora i partiti subito dopo? Il contributo per spese elettorali: fissato nel 1994 in 1600 lire per ogni abitante censito, per un totale di 90 miliardi di lire (47 milioni di euro). Nel 1999 il contributo viene triplicato e arriva a 4.000 lire e non viene più calcolato per abitante ma sugli elettori registrati nelle liste della Camera. Poi arriva l’euro e il Parlamento decide per un euro per ogni elettore che però non corrisponderà a un dimezzamento rispetto alle 4.000 lire perché quell’euro sarà riconosciuto per ciascuno dei cinque anni della legislatura. Quindi le 4.000 lire con l’arrivo dell’euro diventano 5 euro. E i rimborsi del 2001 da 194 milioni passano a oltre 476 milioni di euro.

In un decreto legge del 2006 viene inserito un comma che recita: “In caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è effettuato”. Traduzione: le Camere si sciolgono, ma ai rimborsi elettorali non succede niente. In pratica dal 2008, più rimborsi “doppi” per tutti, rappresentanti in Parlamento e no, fino a tutto il 2011.

La legge 96 del 2012 fissa dei limiti di spesa, dimezzando di fatto i contributi pubblici per il 2012 da 182 a 91 milioni e stabilendo delle riduzioni per gli anni successivi. (I rimborsi elettorali per questa legislatura, previsti per i prossimi cinque anni, ammontano a 159 milioni di euro, di cui 46 milioni spetterebbero al PD, 43 milioni al M5S (il Movimento ha annunciato più volte che non farà domanda per i rimborsi, rinunciano quindi ai 43 milioni di euro), 38 milioni al Pdl e 15 milioni alle liste Monti (Scelta Civica, Udc e Fli).

Cosa prevede il ddl del Consiglio dei Ministri
Premessa: il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei Ministri con la clausola 'approvato salvo intese'. Il che significa che ci sono ancora possibilità di modifica prima che il disegno venga portato il Parlamento. E comunque bisognerà poi vedere cosa succederà una volta che il provvedimento sarà sottoposto alla discussione parlamentare.

  1. 2x1000. I cittadini possono scegliere di destinare il 2x1000 nella loro dichiarazione di reddito. A partire dal 2014, ma i soldi ai partiti saranno erogati a partire dal 2017. È stato stabilito un tetto complessivo di 61 milioni di euro (anche se un comma dell'articolo 4 del ddl attribuisce al governo - sottolineo al governo -  la possibilità di innalzare il tetto). Il secondo comma dell'articolo 4 dice che: l'importo complessivo di chi non sceglie di destinare il 2x1000 (né al partito né allo Stato) sarà comunque distribuito ai partiti in proporzione ai dati complessivi. Esempio: se il 60% dei cittadini decide per il 2x1000 ai partiti, il 60% del cosiddetto 'inoptato' andrà comunque ai partiti :D. Quindi i partiti ricevono soldi che i cittadini non hanno mai espressamente destinato. Insomma invece di abolire o riformare l'anomalia 8x1000  alle fedi religiose (perché come giustamente fa notare Curzio Maltese su La Repubblica, di anomalia si tratta, considerando anche che nessuno paese europeo «prevede un sistema fiscale dove le donazioni 'volontarie' vengono prelevate dalle tasche dei contribuenti senza un esplicito assenso») ci ritroviamo con l'aggiunta del 2x1000, e sono sempre entrate a cui lo Stato rinuncia.
    Piccola nota storica: ci provarono già nel 1997 con il 4x1000 non funzionò. «All'inizio fu corrisposto ai partiti un anticipo di 160 miliardi di lire - spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera - con l'impegno a conguagliare la cifra, in più o in meno, quando il ministro delle Finanze avesse fatto i calcoli dei denari effettivamente destinati dai contribuenti alla politica. Peccato che il conto non sia mai stato reso noto. Elementare la ragione: i partiti avrebbero dovuto restituire tanti denari che avevano già speso». E così ci si dedicò con ancora maggior impegno a 'gonfiare' i rimborsi elettorali.
  2. sgravi fiscali. Qui a quanto pare non è stato stabilito un tetto. Quindi per fare un esempio il cittadino Berlusconi può destinare al suo partito la cifra che gli pare (spero di sbagliarmi). In ogni caso è prevista uno sconto fiscale del 52% fino a 5mila euro e del 26% fino a 20mila euro. Come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere della Sera: chi aiuta un partito riceve un trattamento economico 12 volte più favorevole rispetto a chi sostiene un'opera benefica (tipo un ente di ricerca per la lotta a una malattia rara). Esempio: se dono 20mila in beneficenza posso detrarre 542 euro. Se invece faccio una donazione di 20mila euro a un partito posso detrarre 6.500 euro :D. Anche qui in ogni caso sono entrate a cui lo Stato rinuncia.
  3. affitti, spazi tv e esenzioni varie. Sono previsti: sedi di partito gratis o con canoni agevolati. Spazi per spot sulla Rai gratuiti (in concomitanza compilazione 730 dei cittadini per destinazione 2x1000), esenzioni su bollette telefoniche, energetiche... Chi paga?
Fino al 2016, in ogni caso, i rimborsi elettorali rimangono anche se ridotti gradualmente del 60% primo anno, 50% il secondo anno, 40% al terzo.

A tutto ciò bisogna aggiungere i contributi ai gruppi parlamentari e ai consigli regionali (stima approssimativa 100 milioni di euro), aboliti nel '93 e mantenuti secondo la simpatica formula 'per autonoma iniziativa del Parlamento'. Questi che fine fanno? Faranno una fine?
Dimenticavo c'è anche la quota dei contribuiti ai giornali di partito, che va comunque considerata, visto che non rientra nei rimborsi.

A questo punto almeno - considerando che a quanto si è capito anche il Porcellum non si tocca - risparmiateci le prese in giro. Il finanziamento ai partiti non è stato abolito, con buona pace della faccia del Presidente Letta. Per quanto mi riguarda la penso come Massimo Mantellini:

In poche semplici parole qualsiasi cosa questi signori vengano oggi a raccontarmi al riguardo vale semplicemente zero.

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