Parigi, pubblicare la foto del massacro è un’atrocità


[Tempo di lettura stimato: 3 minuti]

Sembra difficile da credere, ma purtroppo ad oggi non avevamo ancora visto il peggio. Nelle 48 ore a ridosso degli attentati di Parigi su Internet – all'interno dei social network così come sui siti delle grandi testate online – sono circolate decine di false informazioni (e fortunatamente anche svariati articoli di debunking), fotografie di dubbio gusto e svariate teorie complottiste ai limiti dell'assurdo.

Quello a cui non eravamo preparati, e a cui un essere umano non dovrebbe mai essere preparato a dire il vero, è la diffusione di una fotografia nella serata di domenica. Una fotografia terrificante uno scatto della sala del Bataclan dopo il blitz della polizia, un'immagine talmente forte e cruda da superare di gran lunga ogni cosa avessimo visto prima, compresa la foto di Aylan sulla spiaggia di Bodrum e compreso il video dell'uccisione in diretta dei due giornalisti della WDBJ7 in Virginia.

Se per questi due casi avevamo discusso quanto fosse opportuna la pubblicazione e quale fosse il valore aggiunto di tale materiale multimediale, per la fotografia di ieri è per me fuori discussione: pubblicarla è un errore, una violenza gratuita per chi la vede – spesso controvoglia, a causa delle condivisioni social, un secondo torto per le vittime di questa strage.

Capiamoci bene: nulla può superare l'atrocità dell'uccisione di decine di ragazzi che si stavano divertendo durante un concerto. Proprio per questo motivo, la pubblicazione di quella immagine – peraltro anche di scarso valore fotografico, l'inquadratura fa pensare a uno scatto rubato, fatto di corsa, magari con uno smartphone – non è una notizia, non è una manifestazione del pensiero: è – a sua volta – una atrocità.

Ho visto quell'immagine per la prima volta ieri sera, condivisa su Facebook dall'account privato di giornalista di una testata locale. Ho segnalato immediatamente il contenuto e scritto un post in cui chiedevo ai miei contatti di fare altrettanto e di evitare ogni ulteriore condivisione:

Non ho detto né postato nulla fino ad oggi, vorrei continuare a farlo.Sta girando su Facebook una foto che va oltre...

Posted by Tommaso Tani on Sunday, November 15, 2015

Se da un lato ho scatenato la curiosità di qualcuno – un effetto collaterale in fin dei conti prevedibile, visti i tempi – dall'altro, vari contatti mi hanno indicato di aver provato in qualche modo a fermare la diffusione. Allo stesso modo, addirittura la Polizia francese dal suo account Twitter ufficiale, ha chiesto, in segno di rispetto per le vittime e dei familiare, di non diffondere fotografie delle scene del crimine, con evidente riferimento al Bataclan:

Anche Le Monde si è occupato dello scatto della sala concerti, cercando di ricostruire le fonti di provenienza e addirittura ricercando un ipotetico detentore del copyright e quindi dello sfruttamento economico di quella immagine. In ogni caso su alcuni social network quali Twitter e Instagram, il meccanismo di segnalazione e blocco del contenuto è efficace e porta alla rimozione della gran parte delle condivisioni. Così non è invece per Google che ha indicizzato la foto e la mostra nei primi 50 risultati di ricerca già solamente scrivendo il nome del locale.

Quello per cui invece noi utenti e lettori non possiamo fare nulla, è quanto accade in edicola la mattina del lunedì: alcuni quotidiani nazionali hanno pensato fosse opportuno diffondere la fotografia del Bataclan sull'edizione cartacea del proprio giornale, chi pixelando i corpi delle vittime e chi no, chi in prima pagina e chi all'interno.

Davanti all'orrore di questi giorni, ci rimane, purtroppo, uno solo potere: quello di scegliere. Scegliere il rispetto, scegliere di fare un passo indietro, o, più semplicemente, scegliere di riflettere per un momento può essere la nostra arma più efficace.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Segnala un errore

LINEE GUIDA AI COMMENTI