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Pandemia e disinformazione: chi inquina il dibattito pubblico

27 Maggio 2020 13 min lettura

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Pandemia e disinformazione: chi inquina il dibattito pubblico

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In un articolo pubblicato sul sito della BBC, la giornalista Marianna Spring, specializzata in cultura digitale e disinformazione, ha individuato le sette tipologie di persone che possono essere fonte di disinformazione. Spesso siamo portati a pensare che il problema della disinformazione si riduca alla famigerate "notizie false" e a chi le crea. Questo ragionamento riduzionista può essere per certi versi confortante perché in qualche modo ci separa da quel mondo e ci fa credere di essere al riparo. Di essere migliori.

In realtà, chi più chi meno, viviamo tutti immersi nel caos informativo. Le informazioni ingannevoli e quelle false hanno sempre fatto parte delle nostre società (da molto prima che venisse inventato Internet). E le teorie della cospirazione hanno abbandonato da tempo "la nicchia" dei forum online e adesso ce le ritroviamo quotidianamente sui media mainstream, in Parlamento e nei discorsi allarmati di familiari e amici.

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E come se non bastasse, la difficile situazione che stiamo vivendo in questi mesi ci rende ancora più vulnerabili alla disinformazione: preoccupazione, ansia e paura sono da sempre emozioni su cui fanno leva la maggior parte delle bufale e delle teorie del complotto per propagarsi.

Ma quali sono le principali tipologie di disinformatori?

Il politico è il disinformatore a cui forse siamo maggiormente abituati e che spesso, proprio perché diamo come assodata la faziosità insita nel dibattito politico-mediatico, dimentichiamo di considerare come tale. Non voglio insinuare che tutti i politici facciano disinformazione, ma piuttosto ricordare il fatto che la propaganda è uno dei tanti volti della disinformazione. E che molte delle bufale e delle teorie del complotto che diventano popolari, in Italia come all'estero, devono la propria fama alla diffusione mediatica fatta da personaggi politici, che a volte le utilizzano cinicamente come strumento di propaganda.

Le accuse di Donald Trump all’Organizzazione Mondiale della Sanità sono un esempio lampante di disinformazione politica. In un'altra occasione Trump ha dichiarato di avere prove del fatto che il virus fosse fuoriuscito da un laboratorio cinese. Tali prove a oggi non solo non esistono ma sia l'intelligence internazionale che il dottor Anthony Fauci (che fa parte della task force americana contro il COVID-19) hanno respinto questa teoria dicendo che non esiste alcuna prova che possa avallarla, mentre ci sono basi scientifiche per affermare l'origine naturale del SARS-CoV-2. Ricordiamo anche le dichiarazioni del presidente americano sulla possibilità di iniettare disinfettante nei polmoni come terapia contro il virus (idea assurda scartata immediatamente dalla comunità scientifica), o la promozione dell'idrossiclorochina come cura miracolosa per il COVID-19 (un farmaco anti-malaria sulla cui efficacia non solo sono stati espressi dubbi, ma che, secondo uno studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet la scorsa settimana, potrebbe avere effetti letali su alcuni pazienti affetti dal nuovo coronavirus. Recentemente anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sospeso i test sul suo utilizzo). Ci fermiamo qui, perché per elencare tutte le menzogne diffuse da Trump negli ultimi mesi sarebbe necessario un articolo a parte. Non sorprende infatti che, secondo un sondaggio di Gallup e della Knight Foundation di due settimane fa, gli americani identifichino Trump come una delle principali fonti di disinformazione, mentre un report di Pew Research Center della settimana scorsa mostra che le persone che si informano attraverso le conferenze stampa della Casa Bianca sono più propense a pensare che la pandemia - che ha ucciso finora circa 100 mila persone negli Stati Uniti - non sia così grave come i media vogliono farci credere.

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Episodi simili in Italia ce ne sono tanti. Se guardiamo al passato, tutto il filone contro le ONG potrebbe servire da caso di studio per capire il funzionamento della disinformazione politica e la responsabilità che ricoprono i media nella diffusione della propaganda; così come il cospirazionismo attorno alla figura di George Soros e la cosiddetta “sostituzione etnica”, più volte utilizzata da Matteo Salvini e da altri politici di destra; o il fantomatico "caso Bibbiano".

Durante il lockdown possiamo citare nuovamente Salvini, per l'uso manipolatorio del servizio del 2015 del TG Leonardo con lo scopo di diffondere la bufala del virus creato in laboratorio a Wuhan. Oppure il caso della deputata Sara Cunial, che nel suo discorso alla Camera del 14 maggio ha criticato il governo per la gestione della pandemia e ha citato diverse teorie della cospirazione che tirano in ballo Bill Gates, l'OMS, le case farmaceutiche e altri cavalli di battaglia del movimento No-Vax.

Il caso delle celebrità è simile a quello dei politici per l'esposizione mediatica di cui godono e l'influenza che possono avere sulle convinzioni e sulle scelte di alcune persone. Secondo uno studio pubblicato ad aprile dal Reuters Institute for the Study of Journalism, le celebrità (attori, presentatori, cantanti, etc.) hanno un ruolo importantissimo nella diffusione delle bufale e delle teorie del complotto, anche per via dell'engagement che riescono a generare online.

A portare sui media italiani l'idrossiclorochina (il farmaco pubblicizzato da Trump di cui abbiamo parlato sopra) ci ha pensato Alessandro Meluzzi, psichiatra criminologo e opinionista di diverse trasmissioni Mediaset, che durante la trasmissione Stasera Italia ha detto: “Ricordatevi che c’è un farmaco, che costa sei euro a scatola, che è un salvavita formidabile. E questo è ormai accreditato, questo l’ho saputo dagli amici russi di criminologia due mesi fa, i francesi lo stanno utilizzando. Qui lo si utilizza poco, inseguendo altre vie, perché costa troppo poco. Perché è un farmaco fuori mercato. Ed è l’idrossiclorochina, lo sapete tutti”. Come abbiamo detto sopra (repetita iuvant), uno studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet mette in guardia sui possibili effetti letali dell'idrossiclorochina sui pazienti affetti da COVID-19 e l'OMS ha sospeso i test sul suo utilizzo.

Grazie alla stessa trasmissione abbiamo potuto conoscere la teoria di Barbara Palombelli: secondo la giornalista la malattia avrebbe colpito particolarmente il nord Italia per via dei "comportamenti di persone più ligie che vanno tutti a lavorare".

Paolo Liguori, direttore di TGcom24, ha ripetuto più volte in TV che il virus SARS-CoV-2 è nato da un "esperimento militare" in un laboratorio di Wuhan. In un servizio andato in onda a fine aprile, il giornalista italiano cita una fonte "segreta" ma "affidabile" e imprecisati siti Internet russi per fare sua una delle teorie del complotto più popolari sull'origine del virus.

Anche il presentatore televisivo Massimo Giletti ha offerto più volte il suo programma Non è l'Arena come palcoscenico per esporre informazioni ingannevoli e teorie del complotto. Durante la pandemia si è parlato in trasmissione di farmaci miracolosi (che in realtà non lo erano), abbiamo potuto ascoltare per l'ennesima volta le urla di Vittorio Sgarbi (che precedentemente aveva minimizzato il pericolo del virus, invitando i cittadini di Codogno a uscire liberamente per strada, e accusato i medici italiani di aver nascosto un farmaco miracoloso, che non lo era) e conoscere in esclusiva le rivelazioni scomode di Red Ronnie che accusa il governo italiano di aver nascosto il coronavirus ai cittadini.

L'attrice Eleonora Brigliadori ha affidato invece le sue parole a Facebook per denunciare che "c’è l’America dietro a tutto questo" e "questa non è diversa dalle altre influenze. Anzi è molto meno letale di quella che ogni anno l’umanità ha superato". Ha aggiunto anche che “la polmonite viene alle persone che hanno indebolito la loro sfera morale nel Respiro”. No, non sappiamo cosa significa.

Non dimentichiamo il campione di tennis Novak Djokovic, che ha dichiarato: “Sono contrario alla vaccinazione contro il coronavirus”.

Il complottista è il grande protagonista del momento storico che stiamo vivendo. Tutte le incertezze della scienza su SARS-CoV-2 e COVID-19, così come le nostre inquietudini, paure e difficoltà creano un terreno fertile per la mentalità cospirazionista. Abbiamo già parlato dell'argomento su Valigia Blu in un recente articolo sulla teoria del complotto che individua nel 5G la causa del coronavirus.

Ne abbiamo lette di tutti i tipi negli ultimi mesi: dal virus inventato in laboratorio dai cinesi, al diabolico piano di Bill Gates per uccidere milioni di persone e ridurre la popolazione mondiale. Dal vaccino che contiene il microchip per controllarci, alla malattia che "non esiste" ed è solo un pretesto dei governi per tenerci chiusi in casa. Le mascherine che causano il cancro, le statistiche truccate, etc. Qualsiasi vuoto informativo, qualsiasi dubbio, qualsiasi paura può trovare una risposta, se questa risposta prescinde dai fatti.

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Molte teorie della cospirazione ci fanno sorridere e solitamente una persona che non crede che la terra sia piatta, che i vaccini causino l'autismo o che esista un complotto mondiale per cospargerci di scie chimiche tende a pensare che la portata di queste credenze sia limitata. D'altronde, stiamo parlando di credenze antiscientifiche. Come si fa a credere a qualcosa che gli scienziati di tutto il mondo hanno smentito più volte?

Eppure il negazionismo climatico in Italia conta anche esponenti del mondo scientifico, giornalistico ed economico e a volte finisce anche in prima pagina sui giornali nazionali. E quante volte abbiamo visto i media italiani dare spazio a ricostruzioni fantasiose su Soros, sulle ONG, sui migranti? Le teorie della cospirazione godono di grandissima visibilità grazie a politici, personaggi famosi e giornalisti che danno loro spazio e credibilità.

Il non poter programmare il proprio futuro, la difficoltà di capire le cause della pandemia, il dolore della perdita, la paura, la rabbia, la tristezza... sono tutte emozioni che possono indurci al sospetto ("cosa ci stanno nascondendo?") e che accentuano il nostro bisogno istintivo di trovare un colpevole (la OMS, Bill Gates, la Cina, il 5G, etc.). Le risposte che può darci un complottista possono permetterci di canalizzare queste emozioni, di avere di nuovo una sensazione di controllo. Sono un surrogato dei miti e delle leggende a cui ha creduto l'umanità per secoli e con cui la scienza, con i suoi studi, i suoi esperimenti, i suoi tempi lunghi, non può competere.

Quando parliamo di "insider" ci riferiamo a una persona che ricopre un ruolo che sembrerebbe dargli una certa autorevolezza sull'argomento trattato. Nel caso della pandemia potrebbe trattarsi di un medico, un infermiere, un ricercatore universitario o, addirittura, un premio Nobel.

L'ultimo esempio non è casuale. Hanno fatto molto discutere, infatti, le affermazioni di Luc Montagnier (premio Nobel per la medicina 2008, per aver isolato per primo l'HIV nel 1983, insieme alla dottoressa Françoise Barré-Sinoussi e al dottor Robert Gallo). Cosa afferma Montagnier? Che il coronavirus sarebbe stato fabbricato in un laboratorio di Wuhan che stava studiando un vaccino contro l'AIDS a fine 2019 e rilasciato per errore. Lui insieme al collega Jean-Claude Perez avrebbero analizzato il genoma del nuovo coronavirus trovando sequenze di HIV, ma questo studio a oggi non risulta pubblicato. A sostegno della sua tesi cita una ricerca indiana caricata su una piattaforma "preprint" (in pre-stampa), ossia con risultati preliminari non ancora sottoposti a un procedimento di revisione indipendente, che è stata successivamente ritirata dagli stessi autori, in seguito alle critiche ricevute dalla comunità scientifica. In ogni caso, la teoria di Montagnier secondo cui la sequenza HIV sarebbe stata inserita nel genoma di SARS-Cov-2 è stata smentita da uno studio specifico pubblicato su Emerging Microbes & Infections.

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La mancanza di verifica e l’eccessiva rapidità mettono alla prova quello che il New York Times ha definito “il bisogno della scienza di limiti di velocità”. La pubblicazione di paper scientifici non verificati sui server di libero accesso è utile per condividere a livello mondiale le prime ricerche sul coronavirus, però questo processo ha anche conseguenze negative e può alimentare il caos informativo.

Negli ultimi mesi, infatti, molti ricercatori che si stanno dedicando alla ricerca sul SARS-CoV-2 hanno scelto di condividere i propri studi preliminari su piattaforme accademiche note come “preprint servers”, prima ancora che fossero sottoposti a un processo di verifica ("peer review") e pubblicati da una rivista scientifica. Questi server soddisfano l'esigenza di accelerare il processo di condivisione della conoscenza e permettono di aprire una discussione tra specialisti in tempo reale su scoperte preliminari, individuandone punti di forza e debolezze.

Il problema è che questa mole di materiale non verificato è andata a sommarsi a notizie infondate, dichiarazioni politiche faziose, falsità, teorie della cospirazione, rendendo sempre più complicato il lavoro dei giornalisti che devono raccontare la pandemia. E in particolare di quei giornalisti che magari precedentemente si erano occupati di tutt’altro e non conoscono il funzionamento del sistema di pubblicazione delle ricerche scientifiche.

Il truffatore è sempre dietro l'angolo e una pandemia mondiale può essere un'occasione ghiotta per chi si approfitta delle debolezze altrui. Durante il lockdown molte delle nostre attività lavorative, sociali o economiche (acquisti, pagamenti, gestione dei conti bancari, etc.) si sono trasferite online. Questa digitalizzazione accelerata e coatta della società ha significato l'accesso a Internet di molte persone con poca esperienza digitale.

La truffa più diffusa è il phishing, che consiste nell'ingannare la vittima per ottenere i suoi dati personali, bancari o password. Può avvenire tramite email, sms o link a pagine false che imitano l'apparenza di pagine reali che consideriamo affidabili, come quella della nostra banca o quella di un sito a cui siamo iscritti (Facebook o Twitter, per esempio).

È comune che per spingere una persona a fornire quei dati gli si faccia credere che sia successo qualcosa di grave e che deve accedere urgentemente al suo conto in banca, però la comunicazione fraudolenta indirizza la persona verso una falsa pagina di login che imita l'apparenza della sua banca online. In questo modo il truffatore ottiene la password del conto bancario. È vero che ormai tutte le banche hanno un doppio livello di protezione, come una password dinamica o un codice di conferma che arriva al cellulare dell'intestatario, però negli ultimi anni pure il phishing è evoluto e adesso queste truffe sono studiate per accompagnare la vittima durante l'intero processo di autenticazione per farsi dare tutti i dati necessari.

Il sito spagnolo di fact-checking Maldita.es ha raccolto 40 casi di phishing in Spagna durante il lockdown: falsi negozi, supermercati, banche, etc. La BBC cita alcuni casi in Regno Unito, tra cui una banca web che offriva un falso sussidio per il COVID-19, siti che promettono di rivelare "la cura" o che annunciano una rimborso fiscale da parte del governo. In Italia, recentemente, l'INPS ha segnalato un tentativo di phishing tramite un'email che offriva un falso rimborso. Sul sito della Polizia di Stato troviamo altri esempi.

Attenzione ai familiari. E anche agli amici. Molti di noi hanno scoperto durante gli ultimi mesi di essere circondati da persone care che credono (o che hanno creduto fino a che non li abbiamo convinti del contrario): che il nuovo coronavirus sia in realtà un'influenza e che i media stiano esagerando; che in estate scomparirà come l'influenza; che il virus sia stato creato in laboratorio dai cinesi; che in realtà sia un pretesto del governo per poterci rinchiudere in casa; che in Giappone lo curano da tempo con un medicinale miracoloso ma nessuno ce lo dice; che dietro a tutto questo c'è Bill Gates; che il 5G fa impazzire il nostro sistema immunitario; che il vaccino (che ancora non esiste) è pericoloso; che il lockdown non serve a niente, etc.

Tra catene sarcastiche che in realtà propagano con ironia convinzioni false, link ad articoli di fonti inaffidabili, audio di presunti medici/farmacisti/infermieri che denunciano un complotto, ricostruzioni ingannevoli che attorno a un elemento vero costruiscono una menzogna infarcita di propaganda e altri contenuti di questo tipo, i gruppi di WhatsApp possono diventare un fonte di stress invece che una scappatoia sociale in un momento difficile.

Se nessuno dei tuoi familiari e dei tuoi amici ha mai diffuso una bufala o una teoria del complotto sul coronavirus sei molto fortunato. Però fai attenzione, potresti essere tu il "familiare" che diffonde disinformazione.

E per ultimo ecco il trollone. A volte il motore della disinformazione può essere semplicemente la voglia di farsi una risata a spese del credulone di turno. Ed ecco che nascono e si diffondono, sotto forma di catene virali, liste, fotomontaggi o audio di WhatsApp, informazioni talmente assurde che molti di noi non le classificherebbero neanche come disinformazione. Eppure anche quando l'assurdità di tali contenuti è palese per il 90% delle persone, ci sarà sempre quel 10% che ci crederà e li diffonderà a sua volta come se si trattasse di una notizia.

La BBC fa l'esempio di un audio di WhatsApp durante il lockdown nel quale si comunicava che il governo inglese aveva deciso di cucinare una lasagna gigantesca a Wembley per dare da mangiare ai londinesi. Per quanto assurda possa sembrare l'idea, molte persone ci hanno creduto. L'autore, un londinese di 29 anni, aveva creato l'audio come parodia delle tante notizie false che giravano nei gruppi WhatsApp di cui faceva parte e, suo malgrado, ha dato vita a una delle bufale più diffuse a marzo.

Per fare un esempio italiano possiamo citare Gian Marco Saolini, che ha rivendicato in passato la sua missione "goliardica", che è quella di sbeffeggiare coloro che abboccano alle bufale. Nei suoi video solitamente si presenta come un "insider" disposto a "svelare la verità" su un determinato argomento. Si è spacciato per un marinaio dell'Aquarius licenziato dalla ONG, un agente dell'Interpol che svela la verità sull'arresto di Cesare Battisti, un uomo della scorta di Saviano, il medico di Nadia Toffa, etc. Secondo Saolini, le persone non sono pronte per questa "nuova satira". Possiamo considerarlo a tutti gli effetti un inquinatore dell'ecosistema informativo.

Grafiche di Marco Tonus

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