Cambiamento climatico, la protesta dei cittadini globali. Migliaia in piazza da Londra, a Sydney, a Berlino e Bruxelles

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di Roberta Aiello e Marco Nurra

Giovani, anziani, famiglie con bambini: domenica una marea eterogenea di circa 65mila persone ha manifestato per le strade di Bruxelles contro il cambiamento climatico, per chiedere ai dirigenti europei una politica ambientale ambiziosa e forte, capace di rispettare gli accordi presi a salvaguardia del pianeta.

Inizialmente erano attesi in 20.000 a Bruxelles, ma alla fine si è rivelata la più grande manifestazione sul clima mai tenutasi in Belgio. Erano circa 65mila, secondo i dati della Polizia belga, le persone che si sono riversate per le strade della città europea in concomitanza con la Cop24, la 24esima Conferenza mondiale sul clima che inizia questa settimana a Katowice, Polonia. La conferenza, alla quale parteciperanno i rappresentanti di circa 200 paesi, avrà come obiettivo approvare regole per l’applicazione dell’accordo sul clima di Parigi, ratificato nel 2015.

Il corteo pacifico ha attraversato il quartiere dove hanno sede le principali istituzioni dell'Unione Europea, mostrando cartelli dove si potevano leggere frasi come "Reclama il clima" o "Non esiste un pianeta di riserva".

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"Siamo qui con i nostri figli perché quando saranno adulti vorremmo che il pianeta possa dar loro ciò di cui avranno bisogno. Ma soprattutto siamo qui perché siano consapevoli che devono fare degli sforzi oggi, per preservare le nostre risorse, continuando a produrre il necessario, non l'eccesso", ha dichiarato una mamma a Ghadakpour Nima, il giornalista di Euronews che ha coperto la manifestazione.

Il primo ministro belga, Charles Michel, si è detto entusiasta del "formidabile successo" della manifestazione e si è impegnato a difendere l'accordo di Parigi nei negoziati della Cop24.

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L'onda di attivismo dei cittadini "globali" contro il cambiamento climatico parte da lontano. La manifestazione belga non è un caso isolato. Venerdì in Australia migliaia di studenti dai 5 ai 18 anni di più di 200 istituti hanno protestato nelle principali città australiane contro le politiche inadeguate del governo sul clima. Due settimane fa a Londra migliaia di manifestanti hanno occupato i ponti sul Tamigi per costringere il governo ad intervenire con misure credibili ed efficaci.

E sabato scorso, in Germania, circa 36.000 persone - secondo gli organizzatori - hanno manifestato a Berlino e a Colonia per chiedere al governo di adottare misure più incisive nella lotta al cambiamento climatico, ponendo fine alla dipendenza del paese dal carbone per il suo fabbisogno energetico, sostituendola con le energie rinnovabili, come quella solare e l'eolica.

La Germania, infatti, con le sue centrali a carbone, è un paese chiave nella lotta per porre fine all'uso del combustibile fossile.

«Il punto è che la Germania deve eliminare gradualmente la produzione di energia dal carbone entro il 2030», ha dichiarato Jennifer Morgan di Greenpeace International all'agenzia di stampa Agence France-Presse.

A Berlino, racconta Deutsche Welle, le proteste si sono concentrate prevalentemente sulla richiesta di cambiamento delle politiche del governo mentre a Colonia i manifestanti hanno evidenziato la difficile situazione della foresta di Hambach. L'antica foresta, che si trova al confine della Germania con Belgio e Francia, è stata negli ultimi anni teatro di battaglie tra i manifestanti anti-carbone e il gigante tedesco dell'energia RWE, che vorrebbe utilizzare l'area per ampliare una miniera.

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Quando RWE ha annunciato il suo piano di abbattere ciò che resta dell'antica foresta per far posto a una miniera di carbone, una serie di proteste si sono susseguite a partire dal 2012 per salvare gli ultimi 200 ettari del sito millenario.

Lo scorso settembre gli attivisti che hanno occupato per circa sei anni gli alberi della foresta si sono imbattuti in una delle più grandi operazioni di polizia nella storia della Germania. Lo sgombero è durato intere settimane, accompagnato da proteste di massa a sostegno degli attivisti.

Negli anni lo slogan dei manifestanti "Hambi bleibt" (Hambi resta) si è diffuso ben oltre i confini della Germania e le vicende della foresta sono diventate qualcosa di più della protezione di un pezzo di terra, acquistando rilevanza internazionale.

Lo scorso 6 ottobre una protesta pacifica di circa 50.000 persone ha avuto luogo nella foresta per chiedere la conservazione dei boschi e lo stop dell'uso della lignite.

Michael Müller, presidente di NaturFreunde Deutschland, uno dei gruppi ambientalisti che si batte per la salvaguardia di Hambach, ha dichiarato all'agenzia di stampa DPA che la dimostrazione di ottobre andava ben oltre la protezione degli alberi.

«La questione è se possiamo prevenire o meno l'autodistruzione ecologica dell'umanità. Non chiediamo soltanto che non sia più utilizzato il carbone, ma anche il petrolio e il gas», ha detto Müller, aggiungendo che la gente non dovrebbe trovarsi da qui a qualche decennio a dover dire che "sapevamo che erano gli uomini a causare il cambiamento climatico ma non siamo intervenuti".

Immagine in anteprima via Nicolas Becquet

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