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Tutte le tasse del Presidente: identikit di uno scoop giornalistico

28 Settembre 2020 7 min lettura

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Tutte le tasse del Presidente: identikit di uno scoop giornalistico

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“È una delle più importanti storie degli ultimi 5 anni, non solo di quest’anno”. Così Brian Stelter della CNN ha commentato lo scoop pubblicato lunedì 28 settembre dal New York Times sulle dichiarazione dei redditi del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, delle società di proprietà della Trump Organization risalenti agli anni '90, così come quelle personali del 2016 e 2017. Documenti che per anni Trump ha cercato di tenere segreti e che si è rifiutato di rendere pubblici, interrompendo una lunga tradizione che dagli anni ‘70 vede i presidenti americani pubblicare le loro dichiarazioni dei redditi.


C’è chi ha definito quei documenti il santo Graal del giornalismo politico americano degli ultimi tempi, o la balena bianca di pubblici ministeri, oppositori, giornalisti in cerca di prove di illeciti. Il NYT è riuscito ad ottenerli mettendo a segno uno scoop di rilevanza storica.

I documenti delle tasse di Trump smascherano l’ipocrisia e le bugie di un presidente che per anni ha venduto ai cittadini americani e al mondo l’immagine di un multi-miliardario che si è fatto da solo, di un uomo d’affari di grande successo. La storia che emerge dallo scoop, scrive il Guardian, è quella di un debitore seriale, di un imprenditore mediocre e dedito sistematicamente all’elusione fiscale.

Questa la prima pagina di lunedì del NYT: un titolo di 6 colonne, su due righe a tutta pagina.

A firmare l’inchiesta: Russ Buettner, Susanne Craig e Mike McIntire. Altre firme del NYT hanno contribuito al lavoro investigativo: David Kirkpatrick, Kitty Bennett e Jesse Drucker.

I giornalisti che hanno esaminato i documenti coprono le finanze e le tasse del presidente da quasi quattro anni. Il loro lavoro su questo e altri progetti è stato guidato da Paul Fishleder, caporedattore investigativo, e Matthew Purdy, vicedirettore che sovrintende alle indagini e ai progetti speciali del Times.

I giornalisti hanno analizzato decenni di documenti fiscali personali e societari del presidente Trump e le sue attività negli Stati Uniti e all'estero: dai tempi in cui era investitore immobiliare a New York fino alla conquista della Casa Bianca.

Il giornale chiarisce subito che i documenti ottenuti non sono il risultato di una indagine finanziaria indipendente, ma comprendono informazioni che Trump stesso ha fornito all’Internal Revenue Service, l'agenzia delle Entrate americana . È in corso infatti da 10 anni una indagine dell’IRS sulla legittimità di un rimborso fiscale di 72,9 milioni di euro, che Trump ha chiesto e ottenuto dopo aver dichiarato enormi perdite. Se dovesse perdere questa battaglia fiscale dovrà restituire circa 100 milioni di dollari.

Già nel 2018 il NYT aveva pubblicato inchieste sugli affari fiscali della famiglia Trump, un lungo lavoro investigativo di 18 mesi, che gli era valso il premio Pulitzer 2019.

Il lavoro portentoso di questo scoop è stato così strutturato: l’inchiesta vera e propria in tutti i dettagli, una timeline interattiva sulla storia finanziaria e la carriera di Trump così come raccontati dai documenti che vanno dal 2000 al 2018  (dalla fortuna con il realty show The Apprentice, alle perdite dovute ad altri affari e investimenti fino ai guai con l’IRS e i debiti in scadenza per cui ha garantito personalmente), 18 rivelazioni chiave emerse dal lavoro investigativo, l’editoriale del direttore, Dean Baquet, che spiega i motivi per cui hanno deciso di pubblicare l’inchiesta.

Tra i fatti principali emersi dal lavoro investigativo del Times:

1) Trump non ha pagato tasse federali sul reddito negli 11 dei 18 anni esaminati dal giornale. Nel 2017, dopo essere diventato presidente, ha pagato solo 750 dollari.

2) Ha ridotto i suoi pagamenti fiscali grazie a operazioni che il Times definisce decisamente discutibili, incluso il rimborso fiscale di 72,9 milioni di dollari, come già detto oggetto di verifica da parte dell’IRS.

3) Molte delle sue attività più in vista, compresi i campi da golf, riportano di aver perso ingenti somme di denaro, perdite che lo hanno aiutato a pagare meno tasse.

4) La pressione finanziaria su Trump sta aumentando, visto che stanno per scadere prestiti per centinaia di milioni di dollari per cui ha garantito personalmente.

5) Anche quando ha dichiarato ingenti perdite Trump ha continuato ad avere uno stile di vita sontuoso detraendo dalla tasse anche spese personali tra residenze, aerei e parrucchiere (per 70mila dollari) per le sue apparizioni in TV.

6) La figlia Ivanka Trump, mentre lavorava come dipendente della Trump Organization, avrebbe ricevuto diverse parcelle per consulenze, che sono state poi detratte dalle tasse.

7) Come presidente, ha ricevuto più denaro da fonti straniere e gruppi di interessi statunitensi di quanto noto in precedenza. I documenti non rivelano collegamenti con la Russia.

Una ottima sintesi in italiano dei dettagli emersi dall'inchiesta è stata pubblicata dal Corriere della Sera a firma di Andrea Marinelli.

Il direttore del NYT, Dean Baquet, ha spiegato ai lettori le ragioni della pubblicazione, annunciando ulteriori rivelazioni nei prossimi giorni. Già oggi, martedì 29 settembre, il Times ha pubblicato un secondo articolo che si concentra sui documenti fiscali che dimostrano che il programma The Apprentice ha salvato Trump dalla rovina finanziaria.

Baquet spiega inoltre che non pubblicheranno i documenti stessi che hanno analizzato per non mettere a rischio le fonti, che hanno assunto rischi personali enormi per contribuire a informare i cittadini.

“Pubblichiamo questa inchiesta perché crediamo che i cittadini debbano conoscere il più possibile i loro rappresentanti, i loro leader, le loro esperienze, priorità e anche le loro finanze. Ogni presidente dalla metà degli anni '70 ha reso pubbliche le sue informazioni fiscali. Questa tradizione garantisce che una persona che ricopre un ruolo pubblico con il potere di scuotere i mercati e incidere sulle decisioni politiche-istituzionali non cerchi di trarre vantaggio finanziario dalle sue azioni. Trump, uno dei presidenti più ricchi nella storia americana, ha interrotto questa tradizione”.

Il direttore ricorda come Trump abbia fatto di tutto per nascondere queste informazioni, dichiarando anche il falso quando ha detto di non poterle rendere pubbliche perché sottoposto a revisione dall’IRS.

Più recentemente, ha ricordato poi Baquet, Trump e il Dipartimento di Giustizia hanno combattuto contro le citazioni in giudizio da parte di investigatori del Congresso e dello Stato di New York che erano alla ricerca delle sue tasse e di altri documenti finanziari. I documenti rivelano una differenza significativa fra ciò che Trump ha dichiarato pubblicamente e ciò che ha rivelato alle autorità fiscali federali per molti anni. Ma cosa più importante è che questi documenti mostrano che le aziende di Trump sembrano aver beneficiato della sua posizione e che le sue partecipazioni di vasta portata hanno creato potenziali conflitti tra i suoi interessi finanziari e gli interessi diplomatici della nazione. E questo i cittadini hanno il diritto di saperlo.

Ci sono prestiti per più di 300 milioni di dollari da restituire nei prossimi 4 anni, obbligazioni di cui Trump è personalmente responsabile: a chi deve esattamente questi soldi the Commander in Chief? Si chiede il giornalista Jim Sciutto.

“Alcuni solleveranno domande sulla pubblicazione dei dati fiscali personali del presidente - conclude Baquet - Ma la Corte Suprema ha più volte stabilito che il Primo Emendamento consente alla stampa di pubblicare informazioni rilevanti che sono state legalmente ottenute dai giornalisti anche quando chi è al potere lotta per tenerle nascoste. Qui viene applicato questo principio potente del Primo Emendamento”.

Viene dunque sottolineato che le informazioni sono state ottenute legalmente. Trump ha falsamente affermato il contrario e ha liquidato lo scoop come “fake news”. La giornalista della CNN Ana Cabrera ha fatto notare come Trump potrebbe risolvere la questione, se davvero si tratta di “fake news”, rendendo pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi.

È impossibile sapere se questo scoop influenzerà la corsa alla rielezione di Trump, diversi Stati stanno già votando e molti elettori avranno già deciso per chi votare. Oliver Darcy della CNN, in un messaggio  inviato al suo collega Brian Stelter, ha scritto: "I sostenitori di Trump sono rinchiusi nella bolla di Fox News che gestirà queste rivelazioni con i guanti. Quello che gli viene fatto credere è che il NYT è un braccio della macchina del partito democratico". Ma non sono queste valutazioni che devono interessare e guidare i giornalisti quando pubblicano lavori investigativi sugli uomini al potere.

Questa storia è particolarmente importante perché riempie alcuni "vuoti" del ritratto di Trump, anche se continuano ad esserci domande che non hanno ancora una risposta. Gli elettori, i giornalisti, gli storici - afferma Brian Stelter - dovrebbero avere il ritratto più completo possibile sia di Trump che di Biden. Il NYT ha svolto in questo senso un vero e proprio servizio pubblico.

"Ho lavorato al New York Times molti anni fa", ha detto inoltre Stelter parlando di questa inchiesta in diretta sulla CNN. "Una storia di questa portata non viene pubblicata se non dopo settimane e mesi di lavoro di inchiesta e redazionale e - ecco la parte importante - di controlli legali".

Come ha scritto Michael Luo, ex giornalista del NYT ora al New Yorker, nessun’altra organizzazione giornalistica avrebbe potuto fare un lavoro simile, investendo tanto tempo e risorse. Forse solo il Washington Post o ProPublica. Ecco perché bisogna sostenere il giornalismo investigativo quale baluardo della democrazia.

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