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Il sistema Bibbiano non esiste. A dirlo la commissione tecnica di medici, universitari e neuropsichiatri

8 Novembre 2019 4 min lettura

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Il sistema Bibbiano non esiste. A dirlo la commissione tecnica di medici, universitari e neuropsichiatri

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All’indomani del “caso Bibbiano”, l’inchiesta della procura di Reggio Emilia della scorsa estate riguardante casi di affidi familiari ad opera dei servizi sociali della Val d’Enza, un’unione di sette comuni della provincia, la giunta regionale dell’Emilia Romagna ha istituito una commissione tecnica composta da otto esperti tra professori universitari e medici, con il compito di valutare “l'intero sistema di tutela dei minori”, individuare “eventuali falle e distorsioni” e avanzare “proposte che rafforzino i meccanismi a protezione dei più piccoli”.

Lo scopo non era quello di indagare sui casi oggetto dell’inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Reggio Emilia – cosa che sta facendo la magistratura - ma verificare l’esistenza di quello che per mesi diverse parti politiche – in particolare la destra e il Movimento 5 Stelle – hanno chiamato “il sistema Bibbiano”: un intreccio criminale tra politica e servizi sociali esteso a tutta la regione.

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Il 6 novembre la commissione ha presentato i risultati del suo lavoro in Regione, affermando che “l’organismo è sano”: la legislazione regionale, si legge nel comunicato, è “coerente con quella nazionale” e si colloca “tra i sistemi più attenti in materia di diritto di famiglia e dei minorenni”. I fatti della Val d’Enza, “se confermati, sarebbero dunque gravissimi ma estranei e incompatibili con l’impianto normativo vigente; conseguenza di prassi non solo distorte, ma opposte rispetto a quanto previsto e raccomandato anche a livello regionale”.

«Non ci è stato chiesto uno zoom su Reggio Emilia e i Comuni della Val d’Enza per evitare il rischio di avere sovrapposizioni confuse con l’inchiesta giudiziaria e con gli altri piani», aveva spiegato ad agosto il coordinatore della commissione, il neuropsichiatra infantile Giuliano Limonta, aggiungendo che «gli eventi che hanno reso necessario un intervento degli inquirenti sono da ritenere un indicatore rilevante di disfunzioni e criticità del sistema regionale. Questa è la tesi da verificare e gli snodi in particolare sono due, su cui si è fermata anche la magistratura: le procedure di allontanamento dei minori e l’utilizzo della risorsa affido».

Per fare questo la commissione si è concentrata sulla “verifica della normativa nazionale e regionale di riferimento”, sulla “valutazione dei dati” e sull’esame di “procedure, organizzazione e competenze dei servizi sociali e sanitari”, ascoltando quasi 150 persone tra operatori della rete regionale del sistema di tutela dei minori e specialisti. Oltre alla valutazione del sistema, il gruppo di esperti ha anche formulato alcune proposte per migliorarlo.

La presentazione della relazione ha scatenato le proteste dei partiti di opposizione, specialmente a livello locale. Alcuni titoli di giornali vicini alla destra hanno poi fatto confusione tra la commissione tecnica e quella regionale d’inchiesta, composta da esponenti politici di maggioranza e opposizione e presieduta dal centrosinistra.

Lo stesso ha fatto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, scrivendo su Facebook che “per il presidente Pd della Commissione sui minori voluta dalla Regione Emilia-Romagna dopo lo scandalo Bibbiano la vergogna di bambini strappati dai loro genitori per essere affidati al circuito caro alla sinistra sono semplici ‘raffreddori’ in un sistema ‘sano’. Non potevamo aspettarci molto da una Commissione farsa guidata da Pd, M5S e Sinistra Italiana e nata solo per minimizzare i gravissimi fatti accaduti”.

Per il presidente Pd della Commissione sui minori voluta dalla Regione Emilia-Romagna dopo lo scandalo Bibbiano la...

Pubblicato da Giorgia Meloni su Martedì 5 novembre 2019

Le due commissioni sono però due organismi distinti, che operano su piani diversi e hanno una diversa composizione: in quella tecnica siedono esperti indipendenti, in quella d’inchiesta consiglieri regionali.

Non è dunque “il Pd” a dire che il “sistema Bibbiano” a livello regionale non sussiste ma un gruppo di lavoro formato da medici, universitari e neuropsichiatri. Questa valutazione, ovviamente, non ha niente a che vedere con i casi specifici su cui si sta concentrando l’inchiesta giudiziaria e che saranno accertati dalla magistratura.

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L’esistenza di un “sistema Bibbiano” era stata sgonfiata un mese fa anche dai risultati di un’indagine interna del Tribunale per i minorenni di Bologna (lo stesso che si è occupato anche dei casi dell’inchiesta “Angeli e Demoni”) condotta sui documenti relativi alle richieste di affidamento fatte dai servizi sociali della Val d’Enza. Secondo i giudici, su 100 richieste di affidamento presentate dai servizi sociali della Val d’Enza il tribunale ne aveva accolte solo 15, smentendo quindi l’ipotesi di una connivenza dei giudici.

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In un vertice convocato lo scorso 13 settembre – a cui avevano partecipato anche assistenti sociali - il presidente del Tribunale dei Minori di Bologna Giuseppe Spadaro aveva affermato che il sistema, nel suo complesso, aveva dimostrato di essere sano: «Se vi sono state mele marce che hanno tentato di frodarci processualmente devono essere giudicate dalla magistratura e punite in maniera severa. L'assistente sociale è di fatto come la polizia giudiziaria per un pm, dunque chi ha sbagliato dovrà essere punito».

Immagine in anteprima via Avvenire

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