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Istruirsi, agitarsi, organizzarsi: le proteste studentesche negli USA contro la violenza anti-LGBT+

27 Ottobre 2021 8 min lettura

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Istruirsi, agitarsi, organizzarsi: le proteste studentesche negli USA contro la violenza anti-LGBT+

7 min lettura

di Ethan Bonali

Da inizio settembre sono numerose le proteste studentesche – dalle scuole medie all’università – a denuncia delle politiche scolastiche contro insegnanti e studenti LGBT+ negli istituti di Iowa e Texas . I due stati nel 2021 hanno visto il maggior numero di proposte di legge e di leggi anti-LGBT+ presentate - rispettivamente 11 e 54.   

La prima dimostrazione ha avuto luogo il 7 settembre, a soli 6 giorni dalla ripresa delle lezioni, alla Winterset High School in Iowa. Qui il professore di letteratura del settimo anno (equivalente alla scuola media nel sistema educativo italiano) è stato messo in congedo a tempo indeterminato per aver mostrato una bandiera LGBT+ in una slide in cui si presentava alla classe, dicendo che quella bandiera lo rappresentava e, a seguito delle domande degli studenti e delle studentesse, facendo coming out come uomo bisessuale.

La dichiarazione ha causato la reazione dei genitori, mentre la rimozione dall’insegnamento ha portato studenti e studentesse a manifestare e alla creazione di una petizione che ha raccolto più di 4000 firme. Nella petizione si dichiara come il merito di tale coming out sia stato “nel comunicare che a scuola vi era un ambiente sicuro e privo di giudizio”, facendo inoltre presente che “è assolutamente ingiusto e decisamente disgustoso che dei funzionari di governo abbiano reso politica l’intera situazione”. Savannah Charlet, una studentessa di tredici anni, ha dichiarato che “l’azione della scuola dimostra quanto sia omofobica la città di Winterset e prova che una persona minorenne non può fare coming out senza subire una punizione”. L’Iowa State Education Association, il più grande sindacato dello Stato dell’Iowa, ha dichiarato che “dovrebbe essere permesso a un educatore di insegnare senza nascondere la propria identità”.

Il 22 settembre è invece la volta della MacArthur High School, in Texas. Centinaia di studenti hanno manifestato in risposta alla discriminazione mirata della scuola contro bambini e insegnanti LGBT+. Studenti e studentesse hanno marciato indossando adesivi arcobaleno a forma di cuore. Gli adesivi sono stati anche apposti nelle classi per affermare che ci si trovava in spazi sicuri e privi di giudizio, spazi che hanno smesso di essere tali all’inizio del nuovo anno, con l’insediamento del nuovo preside. Rachel Stonechiper, l’unica insegnante ad aver fatto coming out come lesbica, è stata scortata fuori dal campus scolastico in seguito a una mail – non l’unica da parte del corpo insegnante – nella quale chiedeva spiegazioni per la rimozione degli adesivi dalle classi.

La tensione all’interno dell’istituto è cresciuta quando l’amministrazione scolastica ha iniziato a interrogare gli studenti che frequentano la Gay Straight Alliance, un’associazione studentesca per la promozione di spazi scolastici sicuri per persone lgbt e persone eterosessuali e cisgender alleate.  La studentessa del secondo anno Alyssa Harbin ha parlato di un “interrogatorio lungo e prolungato” durato 45 minuti. A seguito della protesta il distretto scolastico ha dichiarato che “Per garantire che tutti gli studenti e le studentesse si sentano al sicuro, indipendentemente dal background o dall'identità, il distretto ha sviluppato linee guida per garantire che poster, striscioni e adesivi collocati nelle aule, nei corridoi o negli uffici rispondano a un protocollo e abbiano un punto di vista neutrale”. Alla domanda sulla sospensione dell’insegnante non c’è stata risposta. Una persona ha commentato ai microfoni della stampa locale che “gli insegnanti non devono usare la classe per trasmettere convinzioni personali su questioni politiche o settarie”.

Il 30 settembre gli studenti della Temple High School, ancora in Texas hanno protestato in supporto alla loro compagna, Kendall Tinoco, colpita dal divieto di usare gli spogliatoi delle ragazze, perché persona transgender. L’emittente locale 6 News ha fatto sapere che la direzione della scuola ha incontrato la studentessa e i suoi genitori per rivedere le linee guida per studenti e studentesse transgender. Jon Wallin, addetto alla comunicazione al pubblico dell’istituto scolastico, ha dichiarato che la Temple ISD ha seguito le direttive in vigore dal 2019 e in linea con il Texas Education Code 25.0021. Queste prevedono che le persone transgender siano identificate attraverso il loro nome legale, che seguano il dress code scolastico e che abbiano accesso a spogliatoi, bagni e strutture gender-neutral per tutelare tutti gli studenti.

Utilizzare degli ambienti segregati ha però un forte significato, poiché separa fisicamente la persona da alcuni spazi sociali. Inoltre è una pratica che afferma che l’identità di genere della persona non è reale o riconosciuta ma inserita in un limbo. In ultimo, l’utilizzo di tali spazi costringe a un coming out forzato la persona, non solo creando imbarazzo e violando il diritto alla privacy (la persona potrebbe non voler fare coming out), ma esponendola anche a rischio di aggressione. Gli studenti hanno capito che, agendo in maniera organizzata, possono avanzare richieste e ottenere spiegazioni, specialmente se si tratta del loro benessere e della loro sicurezza a scuola.

Istruirsi

Le contestazioni per il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT+ stanno  diventando sempre più frequenti, in risposta alla crescente legislazione contro di loro e ai discorsi di odio, quest’ultimi diffusi da partiti e organizzazioni di estrema destra e da femministe anti-trans. La scuola non è perciò un mondo a parte in questo scenario così critico. Il grande tema, nascosto dalla retorica della difesa dei minori e del “tenere lontano dalla scuola il personale e le ideologie”, sono i tabù della sessualità e della varianza di genere. 

Il richiamo alla “neutralità” invocato dai diversi dirigenti scolastici non è una risposta equidistante ed equa alla richiesta degli studenti poiché non tiene conto delle disuguaglianze sociali e delle oppressioni. Rendere un ambiente “neutro”, in questo caso, significa esclusivamente non parlare di alcune tematiche e lasciare che il silenzio confermi i modelli considerati come norma: l’eterosessualità e la cissessualità (percepirsi del genere assegnato alla nascita).

Quindi, forse, non ci troviamo di fronte a una uguaglianza diffusa ma a una censura che diventa connivente con gli atti di discriminazione, violenza e bullismo che trovano ragione proprio nel mancato dialogo sulle molteplici possibilità di orientamento sessuale e identità di genere. Questo silenzio favorisce però una riduzione del rendimento scolastico e un altissimo abbandono scolastico che colpisce le persone LGBT+. Su quest’ultimo punto sono numerosi gli studi consultabili, da Garofalo a Minton. 

Laddove manca un discorso su ciò che è parte dello sviluppo delle persone, specialmente in età scolastica, è un dovere dei genitori e degli insegnanti cercare e fornire le informazioni corrette. E dove questo non avviene, saranno le stesse persone minori a cercarle. E se così deve essere, meglio sapere dove e come cercarle. 

Prima di tutto è buona prassi evitare articoli e dossier di stampa generalista che non riportano le fonti delle affermazioni o dei fatti menzionati. In ogni caso, se riportate, è utile verificarle.  Per chi volesse informarsi, esistono diverse guide del WPATH in lingua italiana riguardanti le persone LGBT o dell’American Psychological Association, e tantissime altre fonti.  Per le persone minorenni gender variant è utile il sito dell’associazione Genderlens.

Numerosi studi scientifici riportano ormai con certezza che l’educazione sessuale e l’educazione alle differenze nelle scuole aumentano la qualità di vita di tutte le persone coinvolte, un esempio è il report dell’associazione Stonewall nel Regno Unito.

Leggi anche >> La sessuofobia delle destre e l’educazione sessuale di cui abbiamo bisogno

Nel nostro paese possiamo trovare la realtà di Educare alle Differenze, in particolare questo documento. Alla luce dei bisogni e rivendicazioni emersi dalle contestazioni studentesche statunitensi, chiediamoci infine se l’art.7 del DDL Zan non sia un passo verso una scuola in cui il benessere e la sicurezza delle persone siano al centro, e alla luce di quali motivazioni se ne chiede invece la cancellazione.

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Agitarsi

Nei “Quaderni dal carcere” Gramsci metteva in guardia da una scuola che ha come unico obiettivo la preparazione al lavoro, fintamente considerata “democratica” perché destinata a perpetuare le differenze sociali e invitava a disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico. Per Gramsci la cultura era cosa ben diversa. È “organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e doveri”.

Se le proteste nelle scuole americane sono geograficamente lontane da noi, culturalmente ci richiamano ai nostri modelli educativi, a interrogarne i problemi strutturali. È necessario richiedere che la scuola parli di ciò che siamo nella sua interezza, senza tabù. Sono necessarie le proteste studentesche per richiedere una educazione all’altezza di ciò che si sogna e desidera e non un modello calato attraverso il silenzio sulla molteplicità di possibilità di essere.

È necessario che i rappresentanti di istituto, i genitori e gli studenti richiedano di parlare della realtà per far sì che si formino persone consapevoli. È necessario che, se la legge e l’azione di governo tacciono, si possa dire che vi è una mancanza. È necessario dire e poter dire che la legge e l’azione di governo sono conniventi con la violenza se questi vietano l’accesso alla formazione, all’informazione e se volutamente la ignorano.

È necessario agitarsi, perché protestando si esercita fino in fondo la propria cittadinanza e ci si forma.

Organizzarsi

Sono diverse le buone pratiche per agire nell’immediato e rendere la scuola un posto che rispetti il diritto al benessere e all’accesso agli studi.

  • Il coming out degli insegnanti: ovviamente questa pratica non è obbligatoria per chi non se la sente, ma per molti studenti, sapere di avere una figura adulta alla quale riferirsi e che li accoglie senza giudizio è una cosa importante.
  • Adesivi o cartelli con messaggi positivi verso le persone LGBT, disabili, immigrate: sono dei messaggi permanenti a ricordare il rispetto e che la scuola è un posto sicuro e rispettoso della nostra persona.
  • Carriera alias: è una procedura di semplice applicazione, per cui nel registro elettronico viene inserito il nome scelto dalla persona trans al posto di quello anagrafico, evitando così il tormento di dover fare continui e forzati coming out e di subire molestie verbali e/o fisiche. È un accordo di riservatezza tra la scuola, lә studentә trans e la famiglia (nel caso di persona minorenne) e un atto di rispetto oltre che di tutela della privacy verso le istanze di studenti trans. Una buona pratica che assieme all’uso concordato di spazi sicuri (bagni, spogliatoi, etc.) concorre allo sviluppo psicofisico e al benessere della giovane persona trans, anche piccola, che vede riconosciuto il diritto alla propria autodeterminazione di genere.
  • Formazione di associazioni scolastiche di persone LGBT+: la presenza di associazioni GSA (Gay-Straight Alliance) ha portato a migliorare la qualità della sociale, dell’apprendimento e della salute nelle persone minori LGBT+.

Nel marzo 2019 Verona, sede del World Family Congress, fu letteralmente invasa da centinaia di migliaia di persone che manifestarono contro l’odio diffuso da quell’iniziativa. Fu chiaro che vi era una parte di società che reclamava il diritto ad avere parola, al proprio presente e a una società con un futuro migliore.

Erano persone che si erano informate, agitate e organizzate. 

Foto in anteprima "2017.02.22 ProtectTransKids Protest, Washington, DC USA 3822" di tedeytan sotto licenza CC BY-SA 2.0

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