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Iran, migliaia di cittadini in piazza e la brutale repressione delle autorità. Amnesty: oltre 100 morti

20 Novembre 2019 3 min lettura

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Iran, migliaia di cittadini in piazza e la brutale repressione delle autorità. Amnesty: oltre 100 morti

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Da giorni in Iran sono in atto manifestazioni con decine di migliaia di cittadini in strada dopo l'aumento dei prezzi del carburante deciso dalle autorità. Una misura che si inserisce negli sforzi messi in atto per attenuare gli effetti delle sanzioni statunitensi sull'economia del paese e per poter distribuire, grazie all'incremento delle risorse, maggiori sussidi alle fasce più povere della popolazione, spiega Al Jazeera.

Le proteste sono esplose venerdì scorso in diverse città iraniane, con strade bloccate e in alcune zone con banche e negozi dati alle fiamme o danneggiati, riportano i media. Non è chiaro quante persone siano state arrestate, ferite o uccise durante le manifestazioni.

Secondo quanto riferito da Amnesty International martedì 19 novembre, la violenta reazione delle autorità iraniane nella repressione delle manifestazioni ha causato la morte di almeno 106 manifestanti in 21 città. Ma l'organizzazione teme che il bilancio delle vittime possa essere molto più alto. Philip Luther, Direttore Ricerca e Advocacy per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International ha affermato: "Le autorità devono immediatamente porre fine a questa brutale e mortale repressione e mostrare rispetto per la vita umana". La stessa richiesta è stata avanzata dalle Nazioni Unite, con l'invito di Rupert Colville, portavoce dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, alle autorità iraniane di sostenere il diritto dei manifestanti alla libertà di espressione e all'assemblea pacifica.

L'osservatorio indipendente NetBlocks ha rilevato inoltre come dall'inizio delle manifestazioni Internet sia stata bloccato di giorno in giorno, con il risultato di rendere l'Iran isolato. Alla CNN David Kaye, relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, ha dichiarato che questo che blackout rende "più difficile l'organizzazione delle persone e della protesta", come anche ottenere informazioni dal paese. Il ministro delle telecomunicazioni, Mohammad Javad Azari Jahromi, ha promesso lunedì 18 novembre che internet tornerà "presto" attivo.

Sebbene il motivo principale delle proteste sia l'aumento dei prezzi del carburante, Al Jazeera racconta di un diffuso malessere nella popolazione a causa delle difficoltà dell'economia iraniana, con posti di lavoro sempre più scarsi e un tasso di inflazione superiore al 40%. Lo scorso 15 ottobre, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha previsto una contrazione nel 2019 dell'economia iraniana del 9,5% a causa dell'impatto delle pesanti sanzioni economiche statunitensi su quasi tutti i settori dell'economia del paese, arrivate dopo la criticata decisione del presidente americano Donald Trump di uscire dall'accordo sul nucleare iraniano.

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Da parte dello Ayatollah Ali Khamenei, "guida suprema" dell'Iran, è arrivato il sostegno alla misura sul carburante presa dalle autorità iraniane. Khamenei ha inoltre etichettato i manifestanti che intraprendono azioni violente come "criminali" e accusato "nemici stranieri" di alimentare i disordini nel paese.

Foto in anteprima via AFP

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