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Un leak rivela: l’UE sa che la detenzione di migranti è un business redditizio per il governo libico

21 Novembre 2019 4 min lettura

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Un leak rivela: l’UE sa che la detenzione di migranti è un business redditizio per il governo libico

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Un leak svela un report riservato dell'Unione europea in cui si ammette di non riuscire a monitorare la "guardia costiera libica" e che la detenzione dei migranti è un "business redditizio" per il governo libico, scrive Daniel Boffey sul Guardian.

Recentemente è stato rinnovato, con proposte di modifiche per un miglioramento, il criticato accordo tra UE, Italia e Libia che assicura risorse, addestramento e mezzi agli uomini della cosiddetta "guardia costiera libica" per intercettare e riportare indietro i migranti che partono dalle coste libiche verso quelle europee. Nelle 13 pagine del documento interno, consegnato lo scorso settembre ai vertici europei, si elogiano i "progressi compiuti" nel ridurre il numero degli sbarchi, ma vengono citate anche le diffuse violazioni dei diritti umani, le morti, le sparizioni inspiegabili e la corruzione in Libia.

Il giornalista sottolinea così che si è deciso di portare avanti il rapporto con i libici, nonostante, così come attestato dal documento trapelato, "le condizioni dei migranti in Libia sono notevolmente peggiorate di recente per i problemi di sicurezza legati al conflitto in atto (ndr tra il governo di Tripoli e il generale Khalifa Haftar, iniziato lo scorso aprile), per gli sviluppi nel business del contrabbando e della tratta e per il peggioramento della situazione nelle strutture di detenzione sovraffollate".

Boffey elenca quali sono i punti principali che emergono dal report: non si sa ufficialmente quanti campi di detenzione sono presenti in Libia, ma le stime, tra quelli ufficiali e non, parlano di un numero che va dalle 17 alle 35 strutture, con alcune gestite dalle milizie libiche. All'interno sarebbero detenuti più di 5.000 persone, con 3.700 in "aree di conflitto". Diversi di questi centri di detenzione "sono accusati di avere legami con la tratta di esseri umani" e al loro interno "sono stati rilevati gravi casi di corruzione". In questi campi esistono problemi di “sovraffollamento e le condizioni sono critiche. In particolare, riguardo ai servizi sanitari e alla fornitura di cibo e acqua". Nei campi "sono state ampiamente segnalate gravi violazioni dei diritti umani”.

Inoltre, il governo di Tripoli non è riuscito a migliorare la situazione in questi campi né a gestire le periodiche denunce di "sparizioni" di persone intercettate dagli uomini della guardia costiera libica. Nel documento si legge così che "la riluttanza del governo ad affrontare i problemi solleva la questione del proprio coinvolgimento". Infine, ai funzionari dell'Unione europea presenti sul posto non è consentito monitorare la composizione o le attività della guardia costiera libica per "problemi di sicurezza". Una questione, quest'ultima, denunciata anche da una recente inchiesta di Euronews in cui si mostra come nonostante i milioni di euro dati negli anni alla controversa "guardia costiera libica", non esista un meccanismo di monitoraggio.

Da diverso tempo rapporti delle Nazioni Unite, inchieste giornalistiche e giudiziarie raccontano di sequestri, torture e uccisioni in diversi campi di detenzione in Libia, del doppio ruolo giocato dalle milizie come membri della guardia costiera libica e come trafficanti di esseri umani e della responsabilità di funzionari statali, membri di gruppi armati, contrabbandieri e membri di bande criminali.

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Lo scorso settembre la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha arrestato tre persone, in precedenza attivi come presunti carcerieri nel campo di prigionia a Zawyia, con l'accusa, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di persone, alla violenza sessuale, alla tortura, all'omicidio e al sequestro di persona a scopo di estorsione. Il procuratore di Agrigento, che coordina l'inchiesta, Luigi Patronaggio, aveva dichiarato: «Questo lavoro investigativo è suscettibile di ulteriori importanti sviluppi e ha dato conferma delle inumane condizioni di vita all'interno dei cosiddetti capannoni di detenzione libici e la necessità di agire, anche a livello internazionale, per la tutela dei più elementari diritti umani e per la repressione di quei reati che, ogni giorno di più, si configurano come crimini contro l'umanità».

Foto in anteprima via Ansa

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