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Invasione Ucraina e il racconto in tempo reale: guardare attraverso la “nebbia di guerra”

6 Marzo 2022 7 min lettura

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Invasione Ucraina e il racconto in tempo reale: guardare attraverso la “nebbia di guerra”

6 min lettura

di Nicola Bruno

Immagini satellitari, live-streaming, telecamere a circuito chiuso, mappe, infografiche, video da Telegram e TikTok. L’invasione della Russia in Ucraina viene già presentata come il conflitto più documentato di sempre

Rispetto ad altri grandi eventi di attualità che abbiamo seguito in tempo reale sui social media - come la Primavera Araba, la guerra in Siria, l’ascesa dell’Isis - questa volta abbiamo a disposizione molte più “fonti ibride”, per riprendere un’efficace espressione di Marina Lalovic a Radio 3 Mondo Rassegna Internazionale. E cioè fonti che spesso non sono professionali, ma un misto di testimonianze dirette, influencer, esperti/e, esponenti militari di cui è difficile valutarne l’indipendenza.  

La novità non sta tanto nei nuovi canali utilizzati da queste fonti ibride. A essere cambiato è il più ampio orizzonte visivo attraverso cui il conflitto viene raccontato (e manipolato) sui nostri feed social. Dove vediamo passare contenuti visivi decisamente più sofisticati come:

Insomma, nuovi modi di raccontare la guerra in tempo reale che stanno producendo una fitta “nebbia di guerra” sui social. Un contesto in cui proliferano forme di disinformazione e manipolazione che richiedono nuove competenze di analisi e verifica.

Crono-bufale e media ri-contestualizzati

Come spiega The Media Manipulation Casebook dello Shorenstein Center dell’Università di Harvard, uno dei modi più efficaci per fare disinformazione è senza dubbio quello dei “media ricontestualizzati”, spesso chiamati anche “crono-bufale”. E cioè: prendi un video o un’immagine che si riferisce a un altro contesto e ripubblicalo con riferimento all’Ucraina per ottenere un veloce effetto virale. 

È il caso dell’immagine “Palestinian girl”, risalente al 2012 e tornata a circolare nei giorni scorsi su Twitter con la didascalia “Ragazza ucraina che affronta un soldato russo”. E così via con le immagini del presidente Zelensky in tenuta militare, il video virale su TikTok dei paracadutisti russi o quelle dei videogiochi ripresentati come immagini dal fronte

Palestinian Girl, rielaborazione Shorenstein Center

La diffusione di crono-bufale non sempre è consapevole. Come nel clamoroso caso della “pioggia di missili” mandata in onda dal TG2 che proveniva invece dal videogioco War Thunder. Tra l’altro, nello stesso servizio al TG2 è riuscita l’impresa di mettere insieme ben due false testimonianze: come ha rilevato il giornalista Simone Fontana, i MIC-35 che sorvolavano l’Ucraina “in formazioni compatte come in una parata militare” erano invece le prove tecniche di una vera parata militare andata in scena a Mosca nel 2020.

Il riuso fuori contesto di immagini video-ludiche non è così isolato, tanto che nei giorni scorsi la casa produttrice del noto simulatore Digital Combat Simulator ha rilasciato una nota per invitare a non usare le immagini del gioco in riferimento alla guerra in Ucraina - cosa tra l’altro inavvertitamente fatta anche dal Ministero della Difesa ucraino.

💡 Come verificare una crono-bufala

Per evitare di incappare in media ri-contestualizzati, è sempre utile fare una ricerca inversa per immagini su Google Immagini, Google Lens, Tineye, Yandex (quest’ultimo è un motore di ricerca russo molto efficace nell’attuale contesto). 

Nel caso di un video, si può utilizzare uno strumento specifico come InVid Verification plugin che permette di estrapolare alcuni frame da un video e vedere in quali altri contenuti si trova. 

Esistono poi tecniche di analisi più sofisticate per vedere meglio nella nebbia della social-guerra. Come quelle utilizzate dagli esperti OSINT (Open Source Intelligence) di Bellingcat o altre redazioni, che vanno alla ricerca dei più piccoli dettagli nelle immagini per scovare eventuali incongruenze. È bastato, ad esempio, osservare con attenzione l’orario indicato sugli orologi dei militari russi per scoprire che il Cremlino stava mentendo sulla tempistica in cui si tenevano i loro vertici. 

Altri alleati utili sono poi i metadati Exif che accompagnano i file delle immagini. Proprio analizzando queste informazioni contenute in molte foto e video, la community di Bellingcat è riuscita a identificare diversi casi di foto ri-contestualizzate che circolavano su Telegram (tutti i fact-check sono disponibili in questo database pubblico).

A un livello più professionale, poi, si può usare la georeferenziazione attraverso immagini satellitari per essere sicuri che un video diffuso su Telegram sia stato effettivamente girato nella località a cui fa riferimento. Una tecnica molto utilizzata dagli esperti OSINT, come quelli del Centre for Information Integrity, che hanno creato la Russia-Ukraine Monitor con centinaia di video geo-referenziati e validati.

Occhio alle dis-infografiche

Le infografiche sono spesso utilizzate per semplificare e rendere più comprensibili fenomeni complessi. Proprio per la loro efficacia possono essere utilizzate anche per mentire o manipolare chi guarda. In questi casi si parla di dis-infografiche, e cioè infografiche che fanno disinformazione. Come nel caso di questa infografica apparentemente neutra, ma che in realtà contribuisce a diffondere la propaganda filo-Cremlino.

Come spiega l’esperto Idrees Ahmad, questa dis-infografica è manipolatoria non solo a livello informativo (molti riferimenti sono volutamente scorretti, come quello sulla Siria ), ma anche a un livello più profondo, facendo passare una narrativa “benaltrista”: "Guarda quanti altri Stati in questo momento stanno bombardando nel mondo, perché prendersela solo con la Russia?". Non è un caso che l’infografica sia stata prodotta da Redfish, media company della galassia Russia Today finanziata direttamente dal Cremlino. 

💡 Occhio ai significati più profondi dei contenuti visivi che incontriamo online

Spesso non ci sono solo fattori informativi (è vero/falso), ma anche emotivi (sta toccando dei nervi caldi in me?). Come avverte Ahmad, “la propaganda segue dinamiche di domanda e offerta. Molte persone si fanno ingannare perché questi contenuti toccano i pulsanti giusti. Ti fanno sentire nel giusto, anche se aiutano un colpevole a coprire i propri crimini”.

Il potere delle mappe

Molte testate giornalistiche e fonti “ibride” sui social stanno facendo largo uso di mappe per raccontare meglio i territori contesi e l’avanzata delle forze in campo. Anche in questo caso, la potenza visiva ed esplicativa del formato è stata sfruttata per diffondere disinformazione. Come nel caso della mappa sulle basi NATO che ha fatto il giro di TikTok e Twitter e che è stata sconfessata dalla stessa NATO

Ma anche le mappe più accurate corrono il rischio di “disinformare” se chi le produce non comprende a pieno questo linguaggio visivo. Come spiega l’esperto di Digital Humanities Mateusz Fafinski, le mappe che in questi giorni rappresentano l’avanzata della Russia in Ucraina rischiano di far passare una narrativa filo-Putin, visto che molte delle aree visualizzate come sotto il controllo russo, sono in larga parte contese.

💡”Ogni mappa è una proiezione del potere”, spiega Fafinski.

Non si tratta cioè di una rappresentazione oggettiva. Teniamolo sempre a mente quando ci imbattiamo in una delle tante mappe che circolano online in questi giorni.

Guardare attraverso la “nebbia di guerra”

Il moltiplicarsi di fonti ibride sui nostri feed richiede nuove competenze di analisi visiva. Non è solo questione di verifica delle fonti o del loro contenuto, ma anche di comprendere il linguaggio delle infografiche, delle mappe o delle immagini satellitari. Perché è proprio sfruttando le potenzialità di questi linguaggi che la disinformazione e la propaganda stanno compiendo un ulteriore salto di livello nel conflitto ucraino.

Come in molti hanno sottolineato, in questi giorni sui social media c’è fin troppa “nebbia di guerra”, espressione ripresa dai videogiochi di strategia, per indicare quel “velo oscuro che nasconde al giocatore i movimenti avversari e le porzioni della mappa di gioco che sfuggono al campo visivo delle sue unità” (Wikipedia). Come in Age of Empires o Warcraft, anche sui feed dei nostri social media in questi giorni abbiamo la sensazione di una visione limitata e parziale. Sembra un paradosso nel bel mezzo dell’evento più documentato di sempre, eppure è una condizione rispetto alla quale dobbiamo imparare a evolverci, acquisendo nuove competenze per vedere meglio attraverso la fitta nebbia dei social media. È un tema di media literacy che ci riguarda tutti da vicino.

Immagine in anteprima: Un pilota ucraino che colpisce sei obiettivi russi? Il video circolato su TikTok e Twitter è in realtà ripreso dal simulatore di guerra Digital Combat Simulator – Rielaborazione foto: Shorenstein Center

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