Berlino, in 250mila sfilano contro razzismo e odio: «L’umanità è sotto attacco, non lo permetteremo»

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#Unteilbar (Indivisibili) è stato l'hashtag della protesta "per una società libera e aperta" che ha visto ieri circa 250.000 persone scendere in piazza a manifestare per le strade di Berlino contro l'ascesa del populismo di estrema destra in Germania e in tutta Europa, alla vigilia delle elezioni in Baviera che si terranno oggi. Sindacati, ONG, partiti politici, gruppi per la difesa dei diritti degli omosessuali, scuole, teatri e tanti, tanti cittadini. Tutti con i propri striscioni ma uniti dietro un unico slogan per chiedere insieme "solidarietà non emarginazione" nei confronti di chi viene messo ai margini, soprattutto i migranti.

Un fiume di gente ha attraversato il cuore di Berlino da Alexanderplatz passando per la Porta di Brandeburgo fino alla Colonna della Vittoria, unita dal forte desiderio di partecipare a una manifestazione necessaria e indispensabile in un paese che ha visto ultimamente, e in maniera preoccupante, gente comune unirsi a proteste di estrema destra, persino neonaziste, e diversi politici conservatori sostenere e diffondere la retorica anti-immigrazione.

Sin da subito si era capito che la manifestazione avrebbe visto una grande partecipazione ma gli organizzatori (centinaia di gruppi che si battono per cause diverse e appartenenti a differenti partiti politici riuniti sotto un unico nome "The Coalition Berlin") non prevedevano che l'adesione sarebbe stata tanto alta, sebbene circa 10000 organizzazioni e singoli cittadini avessero sottoscritto il manifesto dell'iniziativa nel quale si legge: «Un drammatico cambiamento politico è in corso: razzismo e discriminazione stanno diventando socialmente accettabili. Ciò che fino a ieri era considerato impensabile e inesprimibile è diventato realtà: l'umanità, i diritti umani, la libertà religiosa e lo stato di diritto vengono attaccati apertamente, si tratta di un attacco a noi tutti. Non permetteremo che lo stato sociale venga contrapposto ad asilo e immigrazione. Ci opporremo se diritti e libertà fondamentali rischieranno di venire ulteriormente limitati. Ci si aspetta che consideriamo "normale" la morte di coloro che cercano rifugio in Europa. L'Europa è avvolta in un clima di contrapposizione ed esclusione nazionalisti. Ogni critica a queste condizioni disumane viene liquidata come non realistica».

Intervistata da Deutsche Welle, Rola Saleh, un'assistente sociale che aiuta i giovani rifugiati a Chemnitz (la città oggetto di violenze alla fine del mese di agosto con manifestazioni di gruppi di estrema destra che per giorni hanno scatenato una caccia allo straniero a seguito dell'omicidio di un cittadino tedesco durante una rissa per mano di un uomo siriano e un altro iracheno), che si trovava a Berlino per parlare a nome del gruppo "Jugendliche ohne Grenzen" (Giovani senza Confini), ha dichiarato: «Ci sono persone qui che vogliono dimostrare di non appoggiare quello che sta succedendo in Germania, anche da parte di politici affermati, tutto questo odio, tutto questo dibattito sull'immigrazione». Per Saleh, in Germania, i profughi e chi gli dà una mano vengono "criminalizzati". «Attualmente, in Sassonia, è in programma una nuova legge che permetterà alla polizia di spiare il nostro centro di consulenza dove diamo consigli legali ai rifugiati», ha proseguito Saleh. «Queste sono le cose che stanno accadendo adesso: detenzione ed espulsione, "anchor centers" (i centri progettati per ospitare i richiedenti asilo dal loro arrivo in Germania fino alla loro possibile espulsione), emarginazione dei rifugiati».

Julia Naji che alla manifestazione ha rappresentato i "Cycling Friends", un'iniziativa di Berlino che si occupa anche dell'organizzazione di corsi di ciclismo per i rifugiati, ha raccontato a Deutsche Welle la difficoltà di vivere in Germania, dove è nata, a causa della nazionalità siriana del padre, poiché i partiti di estrema destra, come Alternative for Germany (AfD), si pongono come obiettivo la sua emarginazione: «Sono tedesca, ma io stessa mi sentirei esclusa da qualsiasi politica e qualunque società che non si apra a tutti», ha dichiarato. Ma nonostante ci sia chi cerchi di farla sentire straniera nel proprio paese Naji resta ottimista: «Oggi le persone si incontreranno e dimostreranno che bisogna combattere contro il razzismo e l'omofobia a voce alta e con quante più persone possibile».

Foto anteprima via Andreas Krüger

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