Post cambiamento climatico

Sicilia, Sardegna e Calabria: la tempesta perfetta dell’indifferenza e della crisi climatica

26 Gennaio 2026 3 min lettura

author:

Sicilia, Sardegna e Calabria: la tempesta perfetta dell’indifferenza e della crisi climatica

Iscriviti alla nostra Newsletter

3 min lettura

di Ferdinando Cotugno*

Un miliardo di euro in danni tra effetti diretti e indiretti, tra infrastrutture crollate e mancato reddito per il blocco delle attività produttive. Questa è la prima stima, ancora inevitabilmente sommaria, dei costi del passaggio della tempesta Harry in Sicilia. La cifra è la somma tra i conti della Protezione civile e quelli della regione, a cui bisogna sommare quelli che arriveranno dalle altre due aree interessate (Calabria e Sardegna).

Per avere un termine di paragone, le tre alluvioni del 2023 in Romagna causarono circa 10 miliardi di euro in danni. Insomma, la tempesta Harry è stata una mazzata, climatica e umana. «È stata sicuramente la tempesta peggiore del Ventunesimo secolo per l’Italia meridionale», spiega Giulio Betti, climatologo del Cnr.

Sui tempi di ritorno (la probabilità del verificarsi di un evento di questa gravità in quel contesto), e sul legame di causalità con il riscaldamento globale, «serviranno degli studi di attribuzione basati sui modelli e sulle serie storiche, ma è anche impossibile non collegare quello che abbiamo osservato al contesto della crisi climatica, di un'atmosfera più calda, e quindi più carica di vapore acqueo, e di un mare surriscaldato da anni in modo anomalo».

La “tregua” del 2025

Per le tre regioni è il momento di smaltire lo shock e iniziare la ricostruzione, per l’Italia è il momento di iniziare una nuova riflessione sulla vulnerabilità climatica, bruscamente interrotta da un anno.

Il 2025 per l’Italia era stato un anno di relativa tregua, dopo un triennio tragico che aveva visto in fila il crollo della Marmolada, le alluvioni da decine di morti nelle Marche, a Ischia, in Romagna e in Toscana e due annate di grave siccità, senza contare le ondate di calore nelle città.

È come se la crisi climatica avesse regalato un anno di tregua e preparazione al nostro paese, considerato uno degli hotspot più vulnerabili al mondo. Lo abbiamo invece usato per dimenticarci della crisi climatica, per cancellare la memoria dei danni e dei traumi recenti e per far slittare il tema in fondo alla lista delle priorità, tendenza incoraggiata dall’aggressivo negazionismo degli Stati Uniti e dall’arretramento del Green deal europeo.

È stata una tempesta perfetta dell’indifferenza, che è sembrata reggere anche durante la tempesta stessa, quando il resto d’Italia ha ignorato le immagini e l’angoscia che arrivavano dalla Sicilia, dalla Sardegna e dalla Calabria, che poche volte come in questa settimana si sono sentite lontane dal resto d’Italia.

Ritorno alla realtà

Poi è arrivata la realtà, troppo grande da ignorare: il 2025 è stata la fortunata eccezione di un paese climaticamente pericoloso. Harry non è stata solo di grande impatto, è stata anche un’anomalia statistica.

Le onde gigantesche che abbiamo osservato derivano, come spiega Betti, dalla sovrapposizione di onde da vento, le cosiddette onde vive, con le onde lunghe. Il fenomeno a cui hanno dato vita è lo storm surge, l’invasione dell’acqua di mare sulla terraferma causata da un ciclone, tipica di mari molto più aperti.

Il climatologo Filippo Thiery aggiunge due ulteriori elementi di anomalia di questo «ciclone afro-mediterraneo»: la persistenza, cioè le quarantotto ore di picco tra lunedì e martedì. E soprattutto l’estensione: tutta la Sardegna, la Calabria e la Sicilia orientali. Quanto è stata eccezionale? Spiega Thiery: «Siamo tra l’eccezionale e l’unico, con l’ulteriore anomalia che questo sarebbe un fenomeno autunnale e non invernale».

Harry è stato devastante dal punto di vista economico ma non ha fatto vittime: «La macchina dei divieti e delle ordinanze in stile lockdown ha evidentemente funzionato, ed è una buona notizia, perché la gente è rimasta barricata in casa e i pochi che hanno avuto comportamenti scriteriati per osservare le onde sono stati fortunati».

Iscriviti alla nostra Newsletter


Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.

La percezione del rischio sta aumentando, l’adattamento alla crisi invece è ancora fermo a un piano nazionale inapplicato da due anni e senza adeguati finanziamenti. Solo una settimana fa è stato istituito l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, che avrebbe dovuto essere operativo fin dal primo semestre del 2024.

*Articolo originale su Domani, pubblicato su Valigia Blu per gentile concessione del direttore Emiliano Fittipaldi 

Immagine in anteprima: frame video Rai via YouTube

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


CAPTCHA Image
Reload Image

Segnala un errore