Tap, i 5 Stelle sapevano delle “penali” e avevano promesso in caso di vittoria di denunciare l’accordo

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Non è vero, come ha detto più volte il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ci sono penali per un eventuale stop al gasdotto TAP. Se il governo decide di fermare l'opera non si dovranno pagare penali, semplicemente perché non c'è nessun contratto tra il consorzio TAP e lo Stato. Semmai si dovranno pagare risarcimenti perché viene revocata un'autorizzazione rilasciata e riconosciuta legittima e dunque si dovrà rispondere dei danni economici causati all'impresa, come spiegato dal Ministero dello Sviluppo Economico in un documento del settembre scorso. Questo era già evidente durante tutta la campagna elettorale e quando si diceva che con il M5S al governo si sarebbe fermato il gasdotto nel giro di poche settimane.

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Insomma il Movimento 5 Stelle, quando prometteva il blocco del TAP, aveva a disposizione tutte le informazioni: fermare il progetto avrebbe comportato risarcimenti e il Movimento avrebbe dovuto sapere che la cancellazione dell'opera avrebbe fatto scattare "cause o arbitrati internazionali in base alle convenzioni internazionali firmate dall'Italia che proteggono gli investimenti esteri effettuati da privati".

E che all'interno dei 5 Stelle fossero a conoscenza che, se fosse stata fermata la realizzazione del gasdotto, lo Stato sarebbe stato costretto a pagare ingenti risarcimenti, lo dimostra anche un intervento a Melendugno dello scorso 20 febbraio, dunque, in piena campagna elettorale, della ministra per il Sud, Barbara Lezzi, parlamentare pugliese che in questi anni più si è impegnata sulla questione. Lezzi spiegava [ndr, dal minuto 9.58 a 12:06] ai presenti che recedere da TAP era molto costoso e complicato. Tuttavia, l'attuale ministra per il Sud prometteva che una volta al governo i 5 Stelle avrebbero denunciato alle autorità internazionali l'accordo intergovernativo firmato a febbraio 2013 con Albania e Grecia e, grazie alla denuncia, avrebbero chiesto alle forze dell'ordine di fermare i lavori .

Sarà molto complicato e probabilmente molto costoso recedere dal trattato. Però vi prometto una cosa: appena il Movimento 5 Stelle sarà al governo denuncerà il trattato, perché così si fa. Avvierà un giro di arbitrati internazionali con tutti i paesi che sono coinvolti in questo trattato. Perché se noi riuscissimo a convincere tutti i paesi che sono coinvolti in questo trattato sarebbe molto più semplice altrimenti noi invece ci affideremo all'arbitrato internazionale.

Vedremo di cosa si parla e vedremo quanti costi ci sono. Ad oggi io so che quelli che hanno in un certo punto iniziato una serie di contratti per il gasdotto sono anche partecipate di Stato come Snam, come Enel. È inutile negarvi che c'è anche un problema di credibilità internazionale perché recedere un contratto da 40 miliardi che abbraccia diversi Stati non sarà una cosa semplice.

Però noi l'abbiamo detto e noi non abbiamo mai esitato a fare la nostra battaglia contro il gasdotto TAP. E una delle prime azioni che faremo, inizieremo a denunciare all'autorità internazionale questo trattato perché è così che si fa, si denuncia all'autorità internazionale.  Avvieremo tutta la diplomazia internazionale. (...) Una volta che si è fatta la denuncia potremo chiedere alle forze dell'ordine, anziché di bloccare i manifestanti, di bloccare gli operai.

Dov'è questa denuncia? Il Fatto Quotidiano scrive che in base a un loro accertamento non risulta che "queste iniziative siano state portate avanti nei quattro mesi che separano la nascita del governo dall’annuncio di Giuseppe Conte sull’impossibilità a bloccare Tap".

Inoltre, durante un'intervista rilasciata pochi giorni fa, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se i 5 Stelle fossero a conoscenza dell'esistenza di queste penali durante la campagna elettorale, Di Maio aveva risposto di no.

Ma, già cinque anni fa i 5 Stelle affermavano che con la ratifica dell'accordo intergovernativo (avvenuta a dicembre 2013) su TAP, ci sarebbero stati degli ingenti costi da pagare in caso di abbandono dell'opera e avevano parlato proprio di penali. "In un’assemblea pubblica a Melendugno, il 10 novembre 2013 – scrive il Fatto Quotidiano – l’allora parlamentare Barbara Lezzi metteva in guardia: «Se quell’accordo verrà ratificato, andremo a pagare una penale anche bella pesante e non potremo più tirarci indietro»".

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Foto in anteprima via Il Fatto Quotidiano

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