Ecologia dell’informazione, bufale, etica della correzione

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L'ultima "bufala" montata da diversi media italiani in ordine di tempo è la storia della festa di Natale annullata in una scuola di Rozzano per non offendere i non-cristiani (con variante più specifica: per non offendere i musulmani). Va detto che più o meno ogni anno in questo periodo c'è una notizia simile con annesso "Salvini che porta il presepe" nella scuola di turno per difendere i nostri valori tradizionali (!). Ah se volete BBC in lingua spagnola ha provato a fare chiarezza sulla vicenda, a differenza di altre testate che ancora oggi commentano la sua versione distorta. La nostra ricostruzione la trovate qui.

Di solito quando c'è di mezzo la religione (o lo "scontro di civiltà") la dinamica più o meno è questa: notizia giornale locale > media nazionali la riprendono senza verificare > politici dichiarano a vario titolo > sui social ci si indigna pro o contro > media nazionali e locali rilanciano nuovamente il tutto (commenti, editoriali, trasmissioni tv, speciali...).

Il corto circuito – delirante – è sempre lo stesso. Quasi sempre queste notizie non sono esattamente come ci sono state raccontate: spesso si arriva a una versione finale ben diversa, la notizia viene "smontata", vengono ristabiliti i fatti e chi ha diffuso o cavalcato la notizia falsa o distorta fischietta, facendo finta di niente. Raramente media e politica intervengono per rettificare, correggere, diffondere la versione aderente alla realtà. È come se i fatti alla fine non siano così importanti: l'importante è l'"ammuina", generare traffico, rumore, stimolare l'audience. Insomma, per dirla con una frase a effetto: in TV ci finisce "Salvini col presepe" e non il "debunking".

Come ha notato Andrea Iannuzzi sulla vicenda di Rozzano: "il dibattito sul Natale è ormai indipendente dal fatto che la notizia sia vera oppure no, siamo al punto che la verità della notizia in questo assurdo scenario diventa ininfluente".

Vi ricordate la storia del bambino senegalese che aveva strappato il crocifisso alla bambina a scuola? Roba da breaking news: +++ a scuola i bimbi litigano +++, pensa te, con l'aggiunta scontro di civiltà tra ragazzini di 8 anni... Le cose anche allora non andarono secondo la versione iniziale, diffusa in ogni dove e commentata come non ci fosse un domani. Eppure dopo il rituale ciclo-delirio politico-mediatico sui fatti distorti non ricordo rettifiche, correzioni, scuse... (ma poi era davvero una "notizia"?).

Verifica e correzione degli errori sono alla base della credibilità di qualsiasi testata. Sono fra i principali strumenti ("tool") del giornalismo. Eppure su questi due fronti è diventata ormai una lotta quotidiana.
Tranquilli, non riguarda solo noi italiani. Il Guardian, per dire, è "cascato" proprio sul caso di Rozzano e sebbene io abbia segnalato loro l'errore su Twitter, nessuno ha replicato, nessuno ha rettificato, nessuno si è scusato.

I giorni di Parigi

Durante e dopo gli attentati di Parigi è stata una esplosione di bufale, notizie false, video e foto non verificate. Raramente corrette. Ancor meno raramente ci si è scusati con i lettori l'errore. Su Valigia Blu ne identificammo subito cinque – tra quelle più diffuse soprattutto dai media italiani – e con l'aiuto di un utente su Facebook ne aggiungemmo una sesta:
1) Torre Eiffel spenta per lutto dopo gli attentati.
2) La foto di uno dei kamikaze in bagno.
3) L'addetto alla sicurezza musulmano che ha impedito a uno degli attentatori di entrare allo stadio.
4) I terroristi comunicano tra loro con la Playstation 4 (notizia non vera ripetuta più volte da giornali e politici. E questo nonostante le stesse indagini abbiano rivelato che le comunicazioni sono avvenute in chiaro via sms e su Facebook).
5) Una Seat nera, guidata da uno dei terroristi, ricercata in Italia.
6) «Tutte le persone uccise devono essere vendicate». La frase che Hollande non ha mai detto.

A queste vanno aggiunte:

7) Le bombe francesi sulla Siria con la scritta "From Paris with love"
8) La foto "falsa" di Diesel, il pastore belga ucciso nel raid di Saint Denis.
9) La prima donna kamikaze che in realtà non si è affatto suicidata.
10) Le foto nella vasca della donna terrorista (che kamikaze però non era) che in realtà erano di una ragazza marocchina intervistata da AJ+ (il video su Facebook ha quasi 5milioni di visualizzazioni), che avendo diffuso la notizia sbagliata si è impegnata a ristabilire la verità e a scusarsi con gli utenti.
(Nota la differenza: molti media italiani che avevano pubblicato la "bufala" hanno rilanciato la notizia corretta senza fare minimo accenno alla precedente pubblicazione risultata poi falsa).

A proposito di come AJ+ ha trattato il suo errore così ha commentato Anthony De Rosa il loro tweet-lancio della video-intervista:

Piccola nota LOLLOSINA su alcuni media italiani (non l'ho notato solo io):

Però so' forti, io li adoro > 1) prima pubblicano le bufale su Parigi, terrorismo etc etc2) poi quando si scopre che...

Posted by Arianna Ciccone on Sabato 28 novembre 2015

L'abbattimento del caccia russo sul confine siriano

Una settimana fa, come sapete, la Turchia ha abbattuto un caccia russo sul confine siriano. Nei minuti immediatamente successivi molte testate hanno iniziato a far girare un video che mostrava la cattura del pilota russo. Il video però risaliva al 2013 come verificato da Storyful (grazie a Daniele Palumbo per la segnalazione).

L'agenzia AFP diffonde una foto dell'abbattimento dell'aereo. Quando si rende conto però che la foto non si riferisce a quell'episodio provvede a rimuovere la foto e avverte gli utenti, scusandosi e invitando a diffondere la correzione.

Diversi media italiani che avevano diffuso il video del 2013 lo hanno semplicemente rimosso. Senza segnalare l'errore.   Qui Elliot Higgins (fondatore di Brown Moses e Belling Cat, noto per il suo lavoro sulle armi usate in Siria e per l'uso di tool e tecniche open source di giornalismo investigativo) spiega il processo di verifica del vero video della morte del pilota russo.

Per una ecologia dell'informazione: tutti possiamo contribuire

 

The essence of journalism is a discipline of verification (Bill Kovach, Tom Rosenstiel - The Elements of Journalism)

  Ibahim Altay in un post sul processo di verifica scrive:  

Sii più trasparente possibile su metodi e gli argomenti. L'unico modo efficace per trasmettere alle persone ciò che sai, sta nel rivelare il più possibile fonti e metodi. Spiega quello che sai e come sei venuto a saperlo. Chi sono le fonti? Sono coerenti nei loro racconti? Quanto dirette sono le informazioni in loro possesso? Quali pregiudizi potrebbero avere? Esistono degli elementi contraddittori nei loro racconti? Cosa non sappiamo? Fidati solo del tuo racconto. L'originalità è importante. Invece di ripubblicare storie raccontate da altri siti di informazione, conduci la tua inchiesta. Mettiti in contatto con le fonti citate nella notizia e cerca di trovarne altre. Le storie che non trovano conferme non dovrebbero essere diffuse solo perché altri lo fanno. Se hai dubbi, lascia perdere.

In fondo, dice Altay, la disciplina della verifica è ciò che distingue il giornalismo dall'intrattenimento, dalla propaganda, dalla fiction o dall'arte:  

Alla fine, la disciplina della verifica è ciò che separa il giornalismo dall'intrattenimento, dalla propaganda, dalla fiction, dall'arte. L'intrattenimento – come l'"infotainment" – si concentra su ciò che più diverte. La propaganda seleziona i fatti o li inventa al servizio del reale obiettivo – la persuasione e la manipolazione. La fiction inventa scenari per suscitare un'impressione più personale rispetto alla verità. Solo il giornalismo si concentra innanzitutto sul sapere ciò che è realmente accaduto.

Eppure sembra che il processo di verifica, sicuramente più complesso nell'era social, sia sempre meno praticato. Il declino della capacità di ricerca, la mancanza di professionalità sono indicati da Michael Haller, direttore del Research Department della Hamburg Media School, fra i motivi principali della crisi di credibilità dei media. Durante i fatti di Parigi, come Valigia Blu, abbiamo provato a dare il nostro contributo pubblicando diversi post sulla necessità del debunking (in tempo reale) dei media mainstream, su disinformazione sui social e credibilità dei media (Alastair Reid passa in rassegna alcune esperienze dei media francesi da cui tutti possiamo imparare) e una guida per la verifica di video e foto sui social (indirizzate non solo ai media e ai giornalisti ma agli utenti in generale). Segnalo anche la guida alla verifica del contenuti digitali realizzata da giornalisti della BBC, di Storyful, ABC, Digital First Media e altri esperti. Alexios Mantzarlis, su Poynter, indica alcuni consigli per "smontare" notizie false (cita tra l'altro uno dei più bravi debunker italiani, Paolo Attivissimo). Sicuramente i media devono fare di più e meglio in merito al fact-checking, ma, sottolinea Mantzarlis e sono d'accordo, così dovrebbero fare anche gli utenti (anche se in maniera minore).

Yes, media outlets need to fact-check more – but to a lesser extent, so do media consumers.

Per una ecologia dell'informazione, se ci sta a cuore l'ambiente digitale in cui siamo costantemente immersi, ognuno di noi può e deve fare la sua parte. Ho già espresso più volte questo mio parere: tutti dovremmo sentire la responsabilità di quello che pubblichiamo, RT, condividiamo, commentiamo. A partire appunto dalla responsabilità del "like". Essere cauti, verificare il più possibile (anche la data degli articoli che condividiamo: si rischia di mettere in circolazione notizie vecchie come fossero attuali creando confusione e "disinformazione". È successo, per fare un esempio, sempre durante i fatti di Parigi con la notizia dei 147 studenti massacrati da militanti di Al Shabaab in un’università nel nordest del Kenya, notizia che risale però a sette mesi fa), correggere eventuali errori o contributi alla diffusione di notizie false o distorte. Per rispetto delle persone che "frequentiamo" online, per essere una "fonte" credibile e affidabile per gli altri. Dobbiamo pretendere da noi stessi le stesse pratiche che pretendiamo dai media e dai giornalisti. E chi ha di più in termini di conoscenze e competenze metta a disposizione di chi ha di meno. Così si fa nelle comunità. Uno dei post più popolari sulla pagina Facebook di Valigia Blu nella settimana dei fatti tragici di Parigi è stata una guida scritta da un "utente", Fabio Alemagna, su come verificare le foto.

FACCIAMOCI UN FAVORE: CONTRIBUIAMO A EVITARE LA DISINFORMAZIONE SUI SOCIALMoltissime persone in queste ore stanno...

Posted by Valigia Blu on Martedì 17 novembre 2015

Diverse realtà online mettono a disposizione le loro competenze, fra queste c'è First Draft Coalition che ha lanciato un sito proprio per aiutare i giornalisti nel processo di verifica dei contenuti social. Ecco cosa offrono:

…industry news, case studies, how-to guides, tools, training resources, interactives and multimedia features exploring the crossroads between journalism and the social web.

As well as keeping up to date with this new field of journalism, First Draft News will provide guides to help journalists better understand social newsgathering, verification techniques, ethics and the law, in-depth investigations, fakes and hoaxes, and other issues affecting the modern newsroom.

Concludo con un appello: abbiamo bisogno di un'etica condivisa della correzione. La correzione degli errori dovrebbe essere visibile ai lettori, dovrebbe esserci traccia delle modifiche e bisognerebbe ammettere l'errore, comunicarlo in modo chiaro e trasparente. La pratica più diffusa purtroppo o è la rimozione del contenuto o la modifica senza trasparenza. Non è corretto. Non è etico. È una mancanza di professionalità e di rispetto verso chi ci segue e si fida di noi.

In un bel post Mario Tedeschini Lalli parla del codice etico di un vecchio giornale. Era il 1991, il quotidiano l'Indipendente si era dato alcune norme, ne cito alcune:

  1. Correzioni. "L'Indipendente si sforza di essere il primo a rilevare gli errori contenuti nelle proprie pagine riconoscendoli il più rapidamente possibile, in modo visibile e senza infingimenti".
  2. Richieste di rettifica. "I lettori dell'Indipendente hanno il diritto di scrivere al giornale per esprimere la propria opinione su articoli pubblicati dal giornale o per rilevare errori o inesattezze in essi contenuti senza che questo debba dar luogo ad una replica dell'autore degli articoli in questione. Salvo casi eccezionali, pertanto, le lettere dei lettori vengono pubblicate senza risposte redazionali".
  3.  Verifica delle informazioni. "I fatti che non hanno potuto essere controllati con sufficiente cura o che non hanno trovato riscontro nei controlli effettuati non devono formare oggetto di notizia, nemmeno facendo ricorso all'uso di verbi al condizionale oppure a formule dubitative come “sembra che”. In questi casi si deve limitare a riferire i dati certi in base ai quali esistono persone, identificate ove possibile con nome e cognome, che pensano che si possano verificare determinati fatti. (...) L'attribuzione di una notizia ad una fonte esterna, obbligatoria quando essa non nasca dalla esperienza diretta dell'autore dell'articolo, non esime il giornale dal dovere del controllo sulla sua veridicità.".

Una bella lezione dal passato.

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