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Ungheria, cittadini in piazza per opporsi al controllo politico delle università voluto da Orbán

20 Settembre 2020 4 min lettura

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Ungheria, cittadini in piazza per opporsi al controllo politico delle università voluto da Orbán

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La stretta del governo ungherese attorno all'istruzione accademica non si ferma. L'Università del teatro e delle arti cinematografiche di Budapest (SZFE) è l’ultimo fronte della resistenza contro l'egemonia culturale a cui aspira il partito di estrema destra di Victor Orbán, Fidesz, che governa il paese dal 2010.

Gli studenti e il personale del SZFE stanno occupando l’istituto per protestare contro il tentativo del governo di sottomettere tutte le istituzioni indipendenti, tra cui anche quelle culturali, spiega il Guardian.

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La SZFE aveva previsto di diventare un'istituzione privata entro gennaio 2021, una decisione che era vista con ottimismo all'interno dell'accademia, come una via verso una maggiore indipendenza. In teoria questo processo avrebbe permesso all'università di consolidarsi come istituzione autonoma e mantenere il controllo grazie a un'adeguata rappresentanza nel consiglio di amministrazione.

Tuttavia, la situazione è cambiata improvvisamente quando l'accademia, a luglio, ha chiesto un'estensione di un anno per completare il processo di privatizzazione. Come risposta, il governo ha anticipato la privatizzazione a settembre, senza nessuna consultazione, e ha imposto un consiglio di amministrazione nominato dal partito.

Galleria fotografica di Gabriella Csoszó / FreeDoc

Il corpo studentesco della SZFE ha quindi organizzato un'occupazione a sostegno del senato accademico e del personale del centro. Il senato dell'università si è dimesso e il personale sta valutando uno sciopero.

Gli studenti hanno formato una catena umana per le strade di Budapest che si estende dall'università al parlamento, dando vita a una manifestazione di carattere festivo e artistico che ha coinvolto persone di tutte le età. "La catena umana ha ricevuto ampio sostegno popolare. È un momento importante", scrive George Szirtes, poeta e traduttore ungherese, autore dell'articolo pubblicato sul Guardian. Anche perché coincide, spiega Szirtes, con l'ennesimo tentativo di chiudere l'unica stazione radio indipendente ungherese, Klubrádió.

La campagna del governo contro il settore culturale risale al 2006, quando il partito di Orbán, all'indomani della vittoria nelle elezioni locali, dichiarò apertamente di essere stufo del “vecchio ordine liberale”. Da quel momento, i direttori e i consigli di amministrazione dei teatri provinciali sono stati sostituiti da persone nominate direttamente dal partito.

E quando nel 2010 Orbán assunse l’incarico di presidente, lo stesso modus operandi è stato esteso a tutte le istituzioni pubbliche, sia mediante il controllo diretto le nomine degli organi di controllo, sia utilizzando i finanziamenti pubblici come strumento di ricatto, per favorire le organizzazioni vicine al partito e punire quelle non allineate.

Fino a qualche anno fa, le università erano entità indipendenti finanziate dallo Stato ed era impensabile che questo potesse cambiare, racconta Szirtes. Fidesz ha però dato il via alla privatizzazione delle università e (dato che il meccanismo si era dimostrato efficace per il controllo politico di altri settori) ha strategicamente imposto agli istituti un consiglio di amministrazione nominato dal governo, con l’obiettivo di sottomettere al proprio controllo ideologico qualsiasi aspetto dell’istruzione superiore del paese.

Gli ultimi esempi della stretta del governo ungherese attorno all'istruzione accademica sono l'acquisizione della prestigiosa Accademia delle scienze ungherese (MTA), la privatizzazione dell'Università Corvinus e la fuoriuscita forzata dal paese della Central European University (CEU). Per interferire nell'istruzione il governo si muove su più fronti: prendendo il controllo delle istituzioni indipendenti e privatizzando alcune delle università più importanti del paese.

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Dopo 10 anni, questo meccanismo di controllo si è rafforzato ed è stato decisivo per costruire le fondamenta del modello autoritario di Orbán. L’autocensura per paura di ritorsioni o di perdere il lavoro è ormai all’ordine del giorno e le prospettive di cambiamento sono poche: il governo controlla in maniera diretta e indiretta la maggior parte dei media di informazione, la finanza, la salute, la ricerca e l’istruzione. E il suo progetto per silenziare qualsiasi opposizione e formare una generazione di cittadini conservatori e nazionalisti è in continua espansione.

(Foto via Gabriella Csoszó / FreeDoc)

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