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Ungheria, la scomparsa dei media indipendenti e l’egemonizzazione culturale autoritaria

20 Luglio 2020 6 min lettura

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Ungheria, la scomparsa dei media indipendenti e l’egemonizzazione culturale autoritaria

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Il comitato di redazione e 70 giornalisti di Index si dimettono in seguito al licenziamento del direttore. Migliaia di persone in piazza a Budapest contro Orban e per la libertà di informazione

Aggiornamento 24 luglio 2020: Il comitato di redazione del giornale online ungherese, composto dagli editor Attila Tóth-Szenesi, Veronika Munk e János Haász, ha presentato le dimissioni in blocco venerdì mattina. La loro decisione è stata seguita da altri 70 giornalisti della redazione.

Questa scelta arriva come risposta al licenziamento del direttore di Index Szabolcs Dull, avvenuto mercoledì scorso. La redazione aveva qualificato come "inaccettabile" la decisione del presidente di licenziare il direttore.

In serata migliaia di persone sono scese in piazza in segno di solidarietà alla redazione di Index e hanno marciato per protestare contro gli attacchi del presidente Orban all'indipendenza dei media.

Licenziato il direttore del sito di notizie ungherese 'Index', uno dei pochi media indipendenti rimasti nel paese

Aggiornamento 23 luglio 2020: Szabolcs Dull, direttore del sito di informazione ungherese Index, è stato licenziato mercoledì mattina, circa un mese dopo aver dato l'allarme sulla pressione politica che grava sul suo giornale, uno dei pochi media indipendenti rimasti nel paese e che sta attraversando una crisi economica e amministrativa senza precedenti.

Nel pomeriggio, 90 giornalisti di Index hanno firmato una lettera aperta, pubblicata sul sito in ungherese e in inglese, a sostegno di Dull. "Questa decisione è inaccettabile per tutti noi", scrivono. "Il motivo del licenziamento di Dull è che aveva messo in chiaro che non avrebbe ceduto al ricatto".

Il 7 luglio, Vera Jourová, vicepresidente della Commissione europea responsabile di coordinare le politiche sui valori e la trasparenza, aveva rilasciato una dichiarazione sulla situazione del giornale online, dopo le dimissioni del suo CEO. "La pressione economica non dovrebbe trasformarsi in pressione politica", ha detto, sottolineando che i valori su cui si regge Index sono "essenziali per la democrazia".

Secondo la ONG Reporter senza frontiere, l'Ungheria si trova all'89esimo posto nel ranking mondiale sulla libertà di stampa, la sua situazione è la seconda peggiore in Europa dopo la Bulgaria.

I redattori del sito di notizie ungherese Index, uno dei più importanti del paese e una delle ultime voci critiche verso il governo di Viktor Orban rimaste, denunciano che la loro indipendenza è in "grave pericolo" a seguito di cambiamenti organizzativi voluti dal consiglio di amministrazione, secondo un articolo pubblicato su Coda.

"Index è sottoposto a una tale pressione esterna che potrebbe significare la fine della nostra redazione così come la conosciamo. Siamo preoccupati che, con la revisione organizzativa proposta, perderemo quei valori che hanno reso Index.hu il sito di notizie più grande e più letto in Ungheria ", ha scritto il suo direttore Szabolcs Dull in una dichiarazione firmata da quasi 90 dipendenti.

Il calo nei guadagni pubblicitari è la motivazione con cui il 21 giugno il consiglio di amministrazione di Index ha votato per escludere il direttore Szabolcs Dull dal consiglio ed esternalizzare la produzione giornalistica. Queste decisioni hanno creato scompiglio all'interno della redazione e le dimissioni, il 23 giugno, del CEO András Pusztay, contrario alla decisione presa dal consiglio di amministrazione. Appena una settimana dopo, il 30 giugno, anche il nuovo CEO della compagnia, Zsolt Zodi, ha presentato le proprie dimissioni. Il sito d'informazione ha quindi perso due CEO in un due settimane.

In un comunicato ufficiale, Zodi ha motivato così la decisione di dimettersi: "Dopo aver acquisito familiarità con la situazione finanziaria dell'azienda, sono giunto alla conclusione che realizzare i cambiamenti necessari in un'organizzazione così grande è un compito che va oltre le mie capacità".

La situazione in cui si trova Index, un sito nato nel 1999 che con gli anni è diventato un punto di riferimento per l'informazione ungherese, è integrata in un sistema che ha portato numerosi media, che un tempo erano indipendenti, a finire sotto il controllo del governo, secondo Dalma Dojcsak, avvocato dell'ONG Hungarian Civil Liberties Union. Diversi membri del consiglio di amministrazione di Index, infatti, hanno legami indiretti con il governo. E in un contesto politico-sociale come quello ungherese, è difficile immaginare che le loro decisioni siano prese in buona fede.

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In seguito a un cambio di proprietà nel 2018, Index aveva creato un "barometro dell'indipendenza" per i suoi lettori. Il 21 giugno il quadrante è passato da "indipendente" a "in pericolo".

Circa l'80% dei media del paese, secondo ricercatori indipendenti, è ormai sotto controllo dello Stato o proprietà degli alleati del governo. Alcuni dei magnati  vicini a Orban hanno acquistato media anche in altre parti d'Europa, scrive Coda.

E con il 62% degli ungheresi che dichiara di essere soddisfatto della gestione sanitaria del governo durante la pandemia, il partito di estrema destra Fidesz ritiene di poter mettere a tacere tutte le voci critiche che rimangono.

Secondo un report sulla situazione dei media in Ungheria del 2019, firmato dalle principali organizzazioni per la difesa del diritto all'informazione (International Press Institute, Article 19, Committee to Protect Journalists, European Centre for Press and Media Freedom, European Federation of Journalists, Free Press Unlimited e Reporter senza frontiere), negli ultimi 10 anni il governo di Orban ha sistematicamente smantellato l'indipendenza, la libertà e il pluralismo dei media, ha distorto il mercato e ha diviso la comunità giornalistica nel paese. E in questo modo ha ottenuto un livello di controllo dell'informazione senza precedenti in uno stato membro dell'UE.

Con la stragrande maggioranza dei media concentrati nelle mani del governo o dei suoi alleati, i giornalisti ungheresi intervistati durante la realizzazione del report descrivono un sistema coordinato di censura e controllo dei contenuti che non si vedeva dalla caduta del regime comunista.

La situazione si è inasprita a tal punto che la divisione tra media pro-governativi e indipendenti è stata sostituita da una separazione ideologica nella quale chiunque sia critico con il governo viene additato come "attivista politico", "odiatore dell'Ungheria", "non ungherese", "agente segreto straniero" o, peggio ancora, "traditore". E i "nemici del governo" pagano cara la propria indipendenza: questi media vengono sottoposti a forti pressioni politiche ed economiche, rivolte non solo verso i giornalisti ma anche verso gli inserzionisti, con l'obiettivo di isolare e portare al fallimento le poche redazioni libere rimaste. Nel frattempo lo Stato finanzia con soldi pubblici il blocco mediatico pro-governativo, alimentando in questo modo la macchina di propaganda autoritaria più grande d'Europa.

I giornalisti indipendenti sono screditati pubblicamente e discriminati sistematicamente da parte dello Stato quando si tratta di accesso alle informazioni. A loro viene negato l'accesso alle informazioni pubbliche, senza alcuna spiegazione, e vengono esclusi dagli eventi ufficiali. I funzionari pubblici si rifiutano di rilasciare interviste ai media indipendenti, per fedeltà al governo o per paura di rappresaglie.

Numerosi esperti sono convinti che la strategia del governo sia quella di consentire l'esistenza di pochi media indipendenti, quanto basta per rivendicare l'esistenza di una stampa libera, ma allo stesso tempo tutti gli sforzi sono concentrati nel potenziare la propaganda statale e isolare gran parte della popolazione dalle narrazioni critiche.

Ad aprile, la nuova legislazione d'emergenza per la gestione sanitaria della pandemia, aveva fatto temere ancora una volta per la libertà di stampa in Ungheria. La legge che dava pieni poteri al primo ministro e che gli permetteva di legiferare per decreto senza bisogno del parlamento durante tutta la durata dello stato d'emergenza nazionale, introduceva anche pene fino a 5 anni di carcere per chi diffondesse intenzionalmente "disinformazione che ostacoli la risposta del governo alla crisi sanitaria".

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Il cammino verso l'egemonizzazione culturale conservatrice e autoritaria che sta portando avanti il governo di Orban preoccupa l'Unione Europea. L'assenza di un'informazione libera, la difficoltà di avere un dibattito aperto, la paura e l'autocensura stanno diventando prassi nella società ungherese. E la perdita di una delle poche voci critiche con il governo rimaste nel paese sarebbe un duro colpo per la libertà d'espressione. L'ennesimo.

Immagine anteprima via HungarianSpectrum

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