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Francia, Serbia, Ungheria: il viaggio del presidente cinese Xi che cerca di dividere l’Europa

11 Maggio 2024 6 min lettura

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Francia, Serbia, Ungheria: il viaggio del presidente cinese Xi che cerca di dividere l’Europa

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A distanza di cinque anni, il presidente cinese Xi Jinping torna in Europa e fa visita ai paesi di Francia, Serbia e Ungheria. Una triangolazione che potrebbe apparire curiosa, quantomeno interroga sui motivi che hanno spinto Xi a scegliere proprio questi interlocutori in un viaggio e un momento così importante per la diplomazia cinese.

La prima tappa è quella francese dove si sono tenuti i colloqui con il presidente, Emmanuel Macron, e la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen. La visita cade in occasione del 60° anniversario delle relazioni Cina-Francia, una ricorrenza su cui il presidente Xi si è soffermato a lungo nella lettera pubblicata dal quotidiano nazionale francese Le Figaro, e che è stata al centro delle pompose celebrazioni che si sono tenute a Les Invalides nella prima giornata di visita.

Al centro dei colloqui due temi: lo squilibrio commerciale e le guerre, in particolare quella di aggressione russa in Ucraina. 

La diplomazia del cognac: l'incontro con Macron e Von der Leyen

Nell’aprile dello scorso anno, il presidente cinese aveva accolto l’omologo francese per una cerimonia del tè a Guangzhou, città in cui il padre, Xi Zhongxun, ricoprì il ruolo di governatore del Guangdong. Per ricambiare dell’ospitalità, Macron ha invitato Xi a Tourmalet, nei Pirenei al confine con la Spagna, località dove da piccolo trascorreva insieme alla nonna le vacanze estive.

Dopo aver assistito a un ballo tradizionale sotto la neve, i due, insieme alle mogli Brigitte Macron e Peng Liyuan, sono entrati nel rifugio per il pranzo dove il presidente francese si è ancora una volta appellato ai gesti simbolici della diplomazia: Macron, infatti, ha regalato a Xi due bottiglie di cognac, un dono che non si limita solo alla raffinata qualità del prodotto. 

In risposta all’inchiesta dell’Unione Europea sulla presunta concorrenza sleale che starebbe conducendo Pechino nella vendita di auto elettriche sul mercato europeo, il governo cinese ha aperto un’indagine sul dumping commerciale dei distillati del vino di provenienza europea in Cina (leggi cognac e produttori francesi). L’incontro sembra aver sventato il pericolo di un aumento delle tariffe nelle esportazioni di liquore francese - almeno fino a che l’indagine non sarà conclusa. Il principale quotidiano economico francese Les Echos ha definito l’accordo una “vera vittoria”. 

L’altra vittoria ottenuta da Macron è quella di aver trovato il favore di Pechino nel chiedere una “tregua olimpica”, ovvero un cessate il fuoco durante il periodo dei Giochi olimpici nelle aree in conflitto. Al tavolo dei colloqui nel trilaterale con Von der Leyen si è parlato, infatti, del ruolo della Cina nella guerra in Ucraina e a Gaza. 

Macron e Von der Leyen hanno chiesto a Xi di utilizzare “tutte le leve” in suo possesso per far terminare il conflitto in Ucraina. Dal canto suo, Xi Jinping ha ribadito che la Cina non è all’origine della crisi, che non vende armi alla Russia e che sta tenendo sotto “stretto controllo” le esportazioni di beni dual-use, ovvero strumenti con scopo sia civile che militare. 

Xi ha chiesto poi di non riporre le attenzioni sui rapporti tra Cina e Russia: “Rifiutiamo la strumentalizzazione della crisi in Ucraina per diffamare un paese terzo e incitare una nuova guerra fredda”, ha dichiarato durante la conferenza stampa. Una formula, quella della “nuova guerra fredda”, che il partito comunista cinese utilizza solitamente per sottolineare le manovre di Washington non gradite da Pechino. 

“Il sostegno alla proposta del presidente francese di una tregua durante i Giochi olimpici è coerente con il sostegno della Cina per il cessate il fuoco” - ha commentato l’analista Marc Julienne del think tank IFRI a Politico - “senza [però] agire in nessun modo verso quella direzione”. 

L’invito di Macron alla Commissaria Von der Leyen ha dato un respiro europeo ai colloqui con Xi Jinping, ma ha permesso allo stesso tempo al presidente francese di interpretare il ruolo del “poliziotto buono” e di lasciare quello del “poliziotto cattivo” a Von der Leyen, la quale ha detto di voler difendere il mercato europeo dalla massiccia “sovrapproduzione” di beni industriali e dall’“inondazione” di vetture elettriche cinesi. 

L’elefante nella stanza rimane l’assenza di Olaf Scholz. Seppure, secondo indiscrezioni di stampa, pare che Macron abbia cenato lo scorso 2 maggio con il Cancelliere tedesco in un incontro riservato durante il quale i due si sarebbero confrontati anche sulla posizione congiunta da tenere con Pechino. Un segnale che sembrerebbe ammorbidire i rapporti tra Macron e Scholz che negli ultimi mesi non erano stati sempre del tutto concilianti. 

Con la visita di Xi Jinping a Parigi - e anche alla luce delle recenti dichiarazioni sull’invio di truppe in Ucraina - prosegue la corsa di Macron nel presentarsi come kingmaker dell’ “autonomia strategica” europea. 

“Francia, Serbia e Ungheria sono probabilmente i paesi più a favore della Cina in Europa”, faceva notare il direttore dello Stimson Center Yun Sun su Foreign Policy eppure, nonostante lo sfarzo riservato a Xi Jinping, Macron ha ottenuto ben pochi impegni concreti sui due grandi temi in agenda: commercio e guerra in Ucraina. 

Serbia e Ungheria: le porta di accesso della Cina in Europa 

Sono però le tappe successive - Serbia e Ungheria - a essere rivelatrici della natura del viaggio di Xi Jinping in Europa. La prima in un paese che non fa parte dell’Unione Europea e della Nato, e con una stretta relazione con la Russia. La seconda nel paese illiberale guidato da Viktor Orbán in prima linea nel fare ostruzionismo a Bruxelles rispetto ai finanziamenti e agli aiuti da inviare all’Ucraina. 

La visita a Belgrado arriva, inoltre, in occasione del 25esimo anniversario del bombardamento della Nato dell’ambasciata cinese in Serbia, dove nel 1999, durante la guerra in Kosovo, morirono tre giornalisti cinesi. 

“Non dovremmo mai dimenticare [questo evento]” - ha scritto Xi Jinping nella lettera inviata al media serbo Politika - “il popolo cinese ha a cuore la pace, ma non permetteremo mai che una storia così tragica si ripeta. L’amicizia Cina-Serbia, forgiata con il sangue dei nostri compatrioti, rimarrà nella memoria condivisa dei popoli cinese e serbo e ci ispirerà per avanzare a grandi passi”. 

Un’amicizia “di ferro”, dunque, quella tra Cina e Serbia - come la definiscono i due presidenti. Per l’occasione, il presidente Aleksandar Vučić ha riempito la piazza antistante il palazzo presidenziale con una folla di persone in festa pronte ad accogliere il presidente Xi con tanto di bandiere cinesi sventolanti. 

Tappeto rosso anche in Ungheria, il primo paese in Europa ad aprire alla Nuova via della Seta e che, sempre per primo, acquistò durante la pandemia i vaccini prodotti in Cina. Sono più di quindici gli accordi di cooperazione siglati tra i due paesi, tra cui uno stabilimento di batterie per le auto elettriche di proprietà della BYD già in costruzione, e un secondo annunciato nella città di Pécs, nel sud-ovest del paese. 

Ha creato sconcerto il patto di cooperazione nucleare che potrebbe vedere Pechino accedere alla rete nucleare dell’Unione Europea, e il rafforzamento dei rapporti con Huawei Technologies, società finita spesso nel mirino delle autorità europee. “Negli ultimi anni abbiamo visto l’UE adottare crescenti sforzi nel tenere lontane alcune società straniere dalle infrastrutture sensibili. Con l’Ungheria queste sembrano rientrare dalla porta sul retro”, ha dichiarato al SCMP Tamas Matura, esperta di relazioni sino-ungheresi della Corvinus University di Budapest. 

Il portavoce del presidente Orbán ha definito, in un tweet, la visita del leader cinese come “una pietra miliare” dei rapporti tra i due paesi. L’Ungheria è ben disposta a fungere da porta di accesso della Cina in Europa in cambio di ingenti investimenti nel paese - la Cina d’altronde è già il primo partner commerciale di Budapest. 

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Una volta tornato a Pechino, Xi Jinping incontrerà il presidente russo Vladimir Putin appena insediatosi per un quinto mandato al Cremlino. A ben guardare, sembra che il tour di visite sia stata occasione per il presidente Xi di camminare lungo quelle linee di frattura politica che indeboliscono e frammentano il potere di Bruxelles. “Alla Cina piace affermare di volere un’Europa forte”, si legge in un editoriale su Le Monde, “nulla potrebbe essere più lontano dalla verità”. 

Tesi confermata anche al SCMP da Charles Parton, diplomatico di lungo corso in Cina, Taiwan e Hong Kong: “Divide et impera è una delle politiche preferite del Partito Comunista Cinese. Anche se a parole sostiene l’idea di un’Europa forte e unita, nella realtà un'Unione Europea allo sbando si adatta meglio ai suoi interessi, soprattutto per quanto riguarda il commercio e gli investimenti. E, nel primo ministro Viktor Orbán, Pechino ha trovato un partner dirompente”.

Immagine in anteprima: frame video Euronews via YouTube

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