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Regno Unito, migliaia di studenti in piazza per salvare il pianeta

15 Febbraio 2019 4 min lettura

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Regno Unito, migliaia di studenti in piazza per salvare il pianeta

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È toccato oggi agli studenti del Regno Unito svuotare le classi e scendere in piazza per unirsi al movimento internazionale di protesta per il cambiamento climatico, in costante ascesa in Europa e nel mondo.

Ispirati da Greta Thunberg, l'attivista 16enne svedese giunta alla 26esima settimana di protesta per il clima (con oggi 6 mesi) all'esterno del parlamento a Stoccolma, giovani attivisti di 40 città - tra cui Belfast, Birmingham, Cambridge, Liverpool, Londra, Manchester, Oxford - hanno abbandonato scuole, college e università nella mattinata di oggi per marciare e manifestare preoccupazione per l'assenza di provvedimenti seri a difesa dell'ambiente affiancandosi ai coetanei di Belgio, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e a quelli australiani che per primi, a novembre dello scorso anno, hanno aderito allo sciopero scolastico.

Anna Taylor, 17 anni, co-fondatrice del movimento degli studenti britannici per il clima e organizzatrice dello sciopero odierno, in un'intervista al New York Times ha dichiarato: «Sono sempre stata affascinata dai temi riguardanti l'ambiente e informata su questioni come il cambiamento climatico e vita sostenibile, ma vedere migliaia di ragazzi scioperare in tutto il mondo mi ha ispirato a fare qualcosa in prima persona».

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Per il Regno Unito si tratta della prima protesta per il clima coordinata a livello nazionale. Gli studenti chiedono al governo di dichiarare lo stato di emergenza, di informare l'opinione pubblica della minaccia incombente e di inserire il cambiamento climatico come priorità nell'agenda politica nazionale.

«Sull'argomento, a scuola, ci viene insegnato qualcosa ma non abbastanza, e la gravità della situazione non è presa in considerazione", ha proseguito Taylor.

L'iniziativa di oggi ha suscitato reazioni diverse negli istituti scolastici: alcuni dirigenti e professori hanno incoraggiato i propri studenti ad unirsi alle proteste, altri hanno minacciato di punirli.

A Christiane Amanpour che l'ha intervistata mercoledì scorso Taylor ha spiegato: «Non vogliamo scioperare per saltare la scuola. Lo facciamo perché è l'unico modo per farci ascoltare».

Bonnie Morely, giovane attivista di 16 anni che ha partecipato alle proteste con otto compagni di scuola, ha raccontato che il suo dirigente scolastico ha eliminato i manifesti affissi negli spazi previsti che pubblicizzavano l'evento.

«Ci stanno trattando come se facessimo qualcosa di veramente sbagliato. Il futuro del nostro pianeta sembra davvero cupo e tutti i politici sembrano essersi addormentati. Dobbiamo svegliarli. Migliaia di ragazzi nelle strade hanno fatto proprio questo».

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In una lettera indirizzata al dirigente scolastico di una scuola che non ha autorizzato gli studenti a partecipare all'iniziativa di oggi, il papà di un'alunna oltre a comunicare la partecipazione della figlia all'evento pone una serie di domande alla luce del fallimento delle azioni intraprese finora (appelli firmati, lettere ignorate) e a una serie di eventi che hanno caratterizzato gli ultimi anni che non lasciano presagire nulla di positivo per le prossime generazioni.

“L'educazione che stai impartendo ai nostri figli - chiede il papà - include un insegnamento adeguato sulle conseguenze negative del cambiamento climatico? Il piano di studi prevede l'insegnamento ai tuoi studenti di come fronteggiare gli scenari peggiori? Stai insegnando come vivere uno stile di vita a bassa emissione di carbonio? Stai cambiando il sistema scolastico per ridurre l'impatto ambientale della scuola? La scuola ha fermato gli investimenti in combustibili fossili? Se non stai informando i tuoi studenti sulla crisi climatica, gli stai almeno insegnando come adattarsi a vivere in un mondo in cui la temperatura sarà di 4-8 gradi superiore rispetto a quella attuale?”.

L'iniziativa di oggi ha ricevuto alcune critiche dai negazionisti del cambiamento climatico che sostengono - nel Regno Unito come altrove - che gli attivisti sono manipolati da politici e organizzazioni ambientaliste.

Lo scorso mercoledì 224 accademici, tra cui 100 professori, hanno espresso il proprio sostegno allo sciopero di oggi con una lettera aperta pubblicata dal Guardian dove si legge che "i fatti tragici e disperati" dovuti al cambiamento del clima - e la mancanza di un'azione significativa da parte dei politici - lasciano ai giovani poche possibilità se non quella di prendere in mano la situazione.

“Come molti di noi e altri colleghi accademici hanno già spiegato su questo giornale [lo scorso 26 ottobre 2018] le prove scientifiche del cambiamento climatico sono chiare. Ad esempio, l'ufficio meteorologico ha confermato che l'estate del 2018 è stata la più calda mai registrata in Gran Bretagna. L'ondata di caldo ha colpito le colture in tutta Europa, con raccolti di frumento e patate ridotti di un quarto, incidendo sui prezzi dei prodotti alimentari. Allo stesso modo, l'Australia sta vivendo eventi meteorologici più "caldi". Come i cittadini in tutto il mondo potranno sapere e testimoniare, molti sono gli esempi ugualmente inquietanti che possono essere fatti. Non possiamo crescere i nostri figli senza la natura”, si legge nella lettera.

«Le voci dei giovani sono troppo spesso lasciate fuori dalla discussione quando si parla di cambiamento climatico», ha dichiarato Jake Woodier, membro della Youth Climate Coalition del Regno Unito, un'organizzazione giovanile senza scopo di lucro che lavora per organizzare azioni positive sul cambiamento climatico.

«Il nostro attuale percorso è completamente incompatibile con un ambiente pulito e sicuro non solo per noi stessi, ma anche per le generazioni future".

Un secondo sciopero è previsto il 15 marzo e sarà incluso in un evento di portata mondiale che vedrà la partecipazione di tutti gli studenti che vorranno aderire.

Foto in anteprima via Jake Woodier

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