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Proteste in Bielorussia: l’Unione Europea chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici e prepara le sanzioni

8 Settembre 2020 7 min lettura

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Proteste in Bielorussia: l’Unione Europea chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici e prepara le sanzioni

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Bielorussia, il Parlamento Europeo non riconosce Lukashenko come presidente e chiede nuove elezioni

Aggiornamento 17 settembre 2020: Con un voto a larga maggioranza, il Parlamento Europeo ha respinto i risultati delle elezioni presidenziali che si sono svolte in Bielorussia il 9 agosto, ha chiesto sanzioni contro il Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e ha condannato le violente repressioni delle manifestazioni che si sono svolte a Minsk e in oltre 20 città del paese. Secondo la risoluzione non vincolante adottata dal Parlamento europeo, che ha ottenuto 574 voti a favore, 37 contrari e 82 astensioni, le elezioni del 9 agosto si sono svolte “in flagrante violazione di tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale”.

Il Parlamento non riconoscerà più Lukashenko come Presidente della Bielorussia una volta che il suo mandato sarà scaduto, il prossimo 5 novembre. Contestualmente, la risoluzione chiede “nuove elezioni il prima possibile” condotte sotto “la supervisione internazionale” e “supporta i cittadini bielorussi che manifestano per la libertà e la democrazia” oltre a “condannare la repressione di Internet e dei media”.

Il voto arriva all’indomani delle dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha detto che l’Unione Europea cercherà di darsi nuovi poteri per imporre sanzioni di fronte alle violazioni dei diritti umani. «Lo dico forte e chiaro: l'Unione Europea sta con il popolo della Bielorussia», ha aggiunto von der Leyen. I bielorussi «devono essere liberi di decidere sul loro futuro da soli. Non sono pedine sulla scacchiera di qualcun altro». 

Il ministro degli Esteri bielorusso ha definito la risoluzione votata dal Parlamento Europeo aggressiva e non costruttiva. Mercoledì 16 settembre, in un discorso ad alti funzionari, Lukashenko ha dichiarato di non avere intenzione di dimettersi e ha promesso di prendere in considerazione l’ipotesi di una riforma costituzionale. Ma secondo i politici dell'opposizione non si tratta di una proposta credibile. Lukashenko, che al momento sembra godere ancora del sostegno di Putin, ha anche accusato gli Stati Uniti di essere dietro le proteste che stanno agitando il paese.

Nel frattempo, Maria Kolesnikova, arrestata al confine con l’Ucraina dieci giorni fa, è stata accusata di “azioni volte a minare la sicurezza nazionale”. L'accusa, annunciata dal comitato investigativo del paese, prevede una pena massima di cinque anni di carcere ed è l'ultima mossa del giro di vite contro i leader dell'opposizione.

 

Secondo la polizia di frontiera, Maria Kolesnikova sarebbe stata arrestata al confine con l'Ucraina

Aggiornamento 8 settembre 2020 Maria Kolesnikova sarebbe stata arrestata al confine con l'Ucraina, secondo quanto riferito dalla polizia di frontiera e rilanciato dai media di Stato bielorussi. «Non posso dire dove sia concretamente, ma è stata arrestata», ha detto alla Reuters Anton Bychkovsky, un rappresentante della polizia di frontiera bielorusso, senza fornire ulteriori dettagli.

Le dinamiche dell'accaduto non sono ancora chiare. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Belta, un auto con a bordo Kolesnikova, l'addetto stampa del Consiglio di coordinamento istituito dall'opposizione per garantire il trasferimento dei poteri, Anton Rodnenkov, e il segretario esecutivo, Ivan Kravtsov, ha tentato di attraversare il confine con l'Ucraina all'alba di martedì 8 settembre. Stando a quanto dichiarato da alcuni funzionari di frontiera a Belta, l'auto avrebbe accelerato dopo essere stata fermata da una guardia di frontiera. A quel punto, Kolesnikova sarebbe stata sbattuta fuori dall'automobile che poi ha proseguito verso l'Ucraina.

Secondo l'agenzia di stampa Interfax, Kolesnikova avrebbe strappato il suo passaporto per evitare un'espulsione forzata in Ucraina, come dichiarato in un post su Facebook dal vice ministro degli Interni ucraino, Anton Gerashchenko. “Maria Kolesnikova è riuscita a non essere deportata dalla Bielorussia. [...] Questa donna coraggiosa è riuscita a evitare di essere spostata attraverso il confine. È rimasta nel territorio della Bielorussia. Alexander Lukashenko è personalmente responsabile della sua vita e della sua sicurezza", ha detto Gerashchenko.

Allo stato attuale, spiega Nick Connolly di DW, è difficile verificare qualsiasi dichiarazione poiché "nessuno dell'opposizione è riuscito a comunicare con Maria Kolesnikova da quando è scomparsa". Tuttavia, prosegue il giornalista, gli sviluppi si adattano a un "quadro più ampio che vede il Governo offrire alle persone la possibilità di scegliere tra il restare nel paese ed essere incarcerati o essere costretti ad andare via".

L'Unione europea ha chiesto alle autorità bielorusse di rilasciare "tutti i detenuti arrestati per motivi politici prima e dopo" le contestate elezioni presidenziali, intanto sta pianificando sanzioni per i responsabili di "violenza, repressione e falsificazione dei risultati elettorali".

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Intanto, la figura chiave dell'opposizione, Maria Kolesnikova, – scrive la BBC – è scomparsa lunedì, alcuni testimoni dicono di averla vista trascinata in un minibus da uomini col volto coperto.

Kolesnikova è una delle tre donne che hanno unito le forze per sfidare alle elezioni di agosto l'attuale presidente Alexander Lukashenko, "l'ultimo dittatore d'Europa". Dall'annuncio dei risultati elettorali che hanno assegnato la vittoria al presidente uscente con l'80% dei voti, le proteste per presunti brogli elettorali non si sono mai fermate.

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Domenica scorsa più di 600 persone sono state arrestate, dopo il quarto fine settimana consecutivo di proteste antigovernative nella capitale Minsk e in altre città. Almeno quattro persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite nel tentativo delle autorità di reprimere il dissenso. Il ministro dell'interno ha confermato gli arresti.

Lukashenko, al potere dal 1994, ha accusato di interferenze i paesi occidentali e ha chiesto aiuto al Cremlino. Secondo alcune testimonianze, Maria Kolesnikova sarebbe stata rapita da uomini mascherati in una strada a Minsk.

Kolesnikova è membro del Consiglio di coordinamento istituito dall'opposizione per garantire il trasferimento dei poteri. Lunedì sera, riporta sempre la BBC,  un membro del consiglio, Maxim Znak, ha dichiarato: «Non sappiamo ancora dove sia Maria e cosa le stia succedendo».

Il consiglio ha dichiarato che anche il suo addetto stampa, Anton Rodnenkov, e il suo segretario esecutivo, Ivan Kravtsov, sono scomparsi. Il ministero degli Interni ha detto di non avere informazioni sui membri del consiglio detenuti.

Delle tre donne che avevano unito le forze per contrastare Lukashensko alle elezioni, solo Maria, Kolesnikova era rimasta in Bielorussia. Veronika Tsepkalo e la candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya avevano lasciato il paese subito dopo le elezioni.

Tikhanovskaya ha detto che le ultime detenzioni sono un tentativo di fermare il Consiglio di coordinamento. «Più cercano di spaventarci, più persone scenderanno in piazza», ha detto in una dichiarazione dalla Lituania.

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Le autorità governative hanno avviato un procedimento penale contro i leader dell'opposizione, affermando che "la creazione e l'attività del Consiglio di coordinamento mirano alla presa del potere statale e minano la sicurezza nazionale". Il consiglio accusa Lukashenko di "usare apertamente metodi di terrore".

L'Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha condannato fermamente quelli che ha definito "arresti e detenzioni arbitrari e inspiegabili per motivi politici".

"È chiaro che le autorità statali in Bielorussia continuano a intimidire o consentire l'intimidazione dei suoi cittadini in modo sempre più illegale e violano sia le loro leggi nazionali che gli obblighi internazionali".

Borrell ha chiesto il rilascio immediato degli esponenti dell'opposizione e delle 633 persone che sono state arrestate durante la protesta di domenica. "Ci aspettiamo che le autorità fermino la persecuzione politica e si impegnino in un dialogo nazionale inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti democratici e fondamentali del popolo bielorusso".

Anche Germania, Regno Unito e Italia sono intervenuti per avere chiarimenti sulle sorti di Maria Kolesnikova. Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, si è detto seriamente preoccupato per le sue condizioni e ha chiesto il suo rilascio, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha richiesto "il rilascio dei prigionieri politici in Bielorussia". Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha sottolineato l'esigenza di "andare al più presto a nuove elezioni rispettose dei più elevati standard internazionali".

In precedenza, l'Unione Europea aveva dichiarato di aver pianificato di imporre sanzioni economiche a 31 alti funzionari bielorussi, compreso il ministro degli Interni, entro metà settembre. Le sanzioni dovrebbero prevedere divieti di viaggio e il blocco dei beni.

Domenica, durante la manifestazione non autorizzata che ha visto la partecipazione di oltre 100mila cittadini, la polizia ha iniziato ad arrestare le persone mentre tornavano a casa. Diversi video mostrano uomini in borghese che picchiano manifestanti pacifici con i manganelli.

Nei giorni scorsi le forze di sicurezza hanno preso di mira studenti universitari al rientro dalle vacanze, trascinandone alcuni dalle strade e dagli edifici universitari su minivan anonimi, senza alcun segno di riconoscimento.

Maria Kolesnikova nella foto in anteprima via pendect.com. 

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