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Bielorussia, continuano le proteste contro i brogli elettorali tra arresti e violenze della polizia. La leader dell’opposizione fugge in Lituania

13 Agosto 2020 21 min lettura

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Bielorussia, continuano le proteste contro i brogli elettorali tra arresti e violenze della polizia. La leader dell’opposizione fugge in Lituania

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L'Unione Europea non riconosce i risultati delle elezioni presidenziali in Bielorussia e si impegna ad imporre sanzioni contro chi si è reso responsabile delle violenze nei confronti dei cittadini durante le manifestazioni

Aggiornamento 21 agosto 2020: Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, al potere da 26 anni, cerca di mantenere il controllo dopo 10 giorni di proteste di piazza e scioperi innescati da elezioni fortemente contestate. L'opposizione è stata accusata di aver tentato di prendere il potere. È stato aperto un procedimento penale contro i leader di un consiglio di coordinamento, istituito questa settimana, che include politici dell'opposizione, rappresentanti delle fabbriche e anche la premio Nobel Svetlana Alexievich. Il 19 agosto il consiglio aveva tenuto la sua prima riunione in cui aveva chiesto nuove elezioni e negoziati con le autorità bielorusse: Lukashenko ha respinto queste richieste definendole un tentativo di colpo di Stato sostenuto dall'occidente. "La creazione e le attività del consiglio di coordinamento mirano a prendere il potere e a danneggiare la sicurezza nazionale", ha dichiarato il procuratore generale Alexander Konyuk.

Queste accuse arrivano all'indomani del vertice online dei leader dell'Unione europea sulla Bielorussia. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dichiarato che l'Ue non riconosce il risultato delle elezioni: "Non sono state né libere e né giuste". Merkel ha poi aggiunto che i leader dell'Ue condannano "la violenza brutale contro i manifestanti così come l'incarcerazione e l'uso della violenza contro migliaia di bielorussi". Migliaia di cittadini sono stati arrestati durante gli scontri con la polizia. Almeno tre persone hanno perso la vita.

"Il popolo bielorusso vuole il cambiamento e lo vuole ora", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa dopo l'incontro. "Il popolo bielorusso è sceso in piazza pacificamente e le autorità hanno risposto con violenza e questo non può essere accettato".

"Siamo colpiti dal coraggio del popolo bielorusso. Per dieci giorni esatti da quando si sono svolte le elezioni presidenziali, il popolo bielorusso è sceso in piazza in numero senza precedenti", ha aggiunto. "Vogliono la democrazia e nuove elezioni presidenziali poiché queste elezioni non sono state né eque né libere".

Von der Leyen ha detto inoltre che l'Ue "sanzionerà i responsabili di violenza, repressione e falsificazione dei risultati delle elezioni" e che l'Ue darà 53 milioni di euro, inizialmente destinati al Governo bielorusso, direttamente alla società civile, alle vittime della repressione sui manifestanti e per le misure che il paese adotterà per combattere la pandemia.
Sia Merkel che von der Leyen hanno sottolineato la necessità di aprire un dialogo tra le autorità e l'opposizione in Bielorussia.

"Appoggiamo pienamente il diritto del popolo bielorusso di determinare il proprio destino e l'Ue imporrà a breve sanzioni a un numero considerevole di persone responsabili di violenza, repressione e frode elettorale", ha detto il capo del Consiglio dell'UE Charles Michel.

La cancelliera tedesca Merkel ha detto che i leader dell'Ue chiedono al governo di Lukashenko "di cessare ogni violenza" e di rilasciare incondizionatamente tutti i prigionieri politici.

Nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin ha offerto a Lukashenko una non ben specificata "assistenza per la sicurezza". Mercoledì la Russia ha definito la pressione esterna dei paesi dell'Ue "inaccettabile". "Riteniamo che i bielorussi risolveranno i propri problemi col dialogo, e in base alla legge e senza alcuna ingerenza straniera", ha detto ai giornalisti a Mosca il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato le potenze straniere di utilizzare i disordini per interferire in Bielorussia, secondo le agenzie di stampa TASS e Interfax della Russia. Ha detto anche che non c'è bisogno di mediazioni esterne nello Stato ex sovietico, aggiungendo che le dichiarazioni dei paesi dell'UE sono guidate da interessi geopolitici.
Francia e Germania hanno fatto appello a Mosca, uno stretto alleato della Bielorussia, perché spinga per il dialogo e per risolvere pacificamente la crisi. Nel frattempo, il Cremlino ha affermato di non vedere la necessità che la Russia aiuti la Bielorussia militarmente o in altro modo.

Lukashenko ha anche annunciato martedì che le forze bielorusse sono state dispiegate ai confini occidentali del paese in risposta alle critiche del suo governo con i vicini membri della NATO della Bielorussia lì - Polonia, Lituania e Lettonia.

Scioperi in tutto il paese per chiedere la fine delle violenze della polizia e il riconoscimento della vittoria di Svetlana Tikhanovskaya

Aggiornamento 14 agosto 2020: Proseguono le proteste in Bielorussia, le più grandi da quando nel 1994 Alexander Lukashenko è diventato presidente per la prima volta. I manifestanti continuano a chiedere in quasi 30 città che la figura principale dell'opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, sia riconosciuta come la vincitrice delle elezioni presidenziali del 9 agosto.

Circa 7mila persone sono state arrestate e non c'è bisogno di protestare per essere arrestato, racconta la corrispondente della BBC Tatsiana Melnichuk. Il figlio di un suo amico, docente universitario, è stato arrestato a caso prima delle elezioni e ha trascorso tre giorni in cella. E questo sembra essere il caso anche di Alexander Viktor, 25enne, arrestato a Gomel, nel sud-est della Bielorussia, e morto dopo essere stato arrestato la notte del 9 agosto mentre, secondo quanto dichiarato da sua madre, stava andando a trovare la sua ragazza.

Il giovane aveva problemi di salute al cuore ed è stato trattenuto da solo in un furgone della polizia per ore senza far nulla nonostante le sue condizioni stessero peggiorando. «Ha urlato, ha chiesto loro aiuto… e la polizia invece lo ha portato in un ospedale psichiatrico», ha raccontato sempre sua madre al sito di notizie bielorusso RFE/RL, aggiungendo che gli agenti si sono rifiutati di darle informazioni su quanto accaduto: «L'ho cercato per tutti questi giorni. Oggi mi hanno scritto che Sasha è all'obitorio».

Quello di Alexander Viktor è il secondo decesso, dopo l’uomo rimasto ucciso il 10 agosto, secondo la polizia perché gli era esploso un ordigno in mano, secondo i sostenitori dell’opposizione per mano delle forze dell’ordine. Un video sembrerebbe mostrare gli agenti aprire il fuoco mentre il giovane cade a terra per strada.

Il ministero dell'Interno ha dichiarato che le misure adottate sono “adeguate” e “le forze dell’ordine hanno usato le armi per difendersi”: più di 100 poliziotti sarebbero rimasti feriti, 28 sono finiti in ospedale.

Ma, rispetto al passato, il livello di brutalità è scioccante e mai visto prima, scrive Melnichuk. La polizia ha iniziato a entrare anche nei cortili condominiali, prendendo chiunque trovi sotto mano, inclusi gli adolescenti che non stavano nemmeno protestando. E questo ha fatto arrabbiare ulteriormente le persone che hanno gridato dai balconi, urlando agli agenti di andarsene. Le forze dell’ordine hanno risposto sparando proiettili di gomma sui balconi.

Molte persone detenute nelle stazioni di polizia, in carcere o in prigioni improvvisate, hanno raccontato al Guardian di aver subito maltrattamenti e abusi sistematici. Fino a 55 donne stipate in una cella destinata a due persone e uomini picchiati o torturati. In tanti sono stati arrestati mentre si aggiravano per le strade delle città alla ricerca dei loro figli. Come Kristina, una consulente aziendale di Minsk, arrestata insieme a suo marito, mentre cercava suo figlio, a sua volta stato arrestato da guardie armate con fucili automatici. Portata nel centro di detenzione in Okrestina Street, a Minsk, Kristina ha detto di essere stata costretta a spogliarsi nuda davanti a una telecamera con altre dieci donne e di essere stata successivamente condotta in una stanza dove dieci uomini, anche loro nudi, sono stati costretti a inginocchiarsi sul pavimento mentre venivano picchiati. Un altro uomo, un costruttore 31enne di Minsk, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto di essere stato portato in quello stesso centro di detenzione e dopo due giorni senza cibo è stato condannato in un processo improvvisato a 11 giorni di detenzione. Rilasciato poche ore dopo, prima di andar via è stato picchiato: «Nel cortile la polizia antisommossa con la faccia coperta ci ha detto di sdraiarci sul pavimento e poi hanno iniziato a picchiarci. Mi stavano colpendo con manganelli su tutto il corpo. Poi mi hanno colpito a pugni. Infine ci hanno detto di alzarci in piedi per vedere se potevamo alzarci. Non sapevo davvero cosa stesse succedendo. Uno dei poliziotti ha detto: "Spero che non abbiate più bisogno di alcuna rivoluzione"».

Una volta rilasciate, diverse persone hanno condiviso foto che mostrano i loro corpi gonfi e contusi, con ferite alla schiena e ai glutei. Amnesty International ha detto che i detenuti hanno raccontato di essere stati spogliati, picchiati e minacciati di stupro. Secondo quanto dichiarato alla televisione di Stato dalla portavoce del Senato Natalya Kochanova, è stata ordinata un'indagine sulla detenzione di massa dei manifestanti. Centinaia di loro sono stati rilasciati dopo la pressione diplomatica esercitata da diversi paesi europei, tra cui la Germania, alla vigilia dell'incontro dei ministri degli Esteri dei paesi dell'Unione europea che dovranno decidere se imporre sanzioni o meno alla Bielorussia.

È stata lanciata una campagna crowdfunding per sostenere le spese di feriti e detenuti. Finora sono stati raccolti più di 800mila euro.

Intanto, le forme di protesta stanno cambiando: operai, docenti universitari stanno scioperando sui loro luoghi di lavoro per chiedere la fine delle violenze e il riconoscimento di Tikhanovskaya come vincitrice delle elezioni. Sono stati segnalati scioperi presso le acciaierie bielorusse, l'impianto elettrotecnico di Minsk, lo stabilimento di trattori di Minsk, lo stabilimento automobilistico di Minsk, I.T. aziende del Belarus Hi-Tech Park, della società farmaceutica Belmedpreparaty, del produttore di componenti automobilistici Belkard, delle fabbriche nella città di Grodno e altre ancora.

Venerdì 14 agosto circa 10mila manifestanti hanno accerchiato il palazzo del governo a Minsk.

Quattordici militari hanno abbassato gli scudi solidarizzando così con la protesta e sono stati abbracciati da alcune manifestanti, visibilmente emozionate.

In un nuovo video è tornata a farsi sentire la principale oppositrice di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya, costretta a rifugiarsi in Lituania. Nel filmato, Tikhanovskaya ha ringraziato i lavoratori che stanno scioperando in tante città, tutti i suoi sostenitori e chi ha condotto la campagna elettorale con lei, chiesto di fermare le violenze e ai sindaci di organizzare manifestazioni pacifiche il 15 e 16 agosto.

«Abbiamo copie dei verbali di commissioni elettorali che hanno conteggiato i voti onestamente, dove il mio sostegno era tra il 60 e il 70%. A Novaya Borovaya del 90%. I bielorussi non vogliono più vivere con le vecchie autorità. La maggior parte del paese non crede che hanno vinto loro. (...) Abbiamo sempre detto che dobbiamo difendere le nostre elezioni usando solo mezzi legali e non violenti, ma le autorità hanno trasformato le proteste pacifiche dei cittadini in un bagno di sangue. La situazione è critica. È con grande dolore che ho guardato cosa è successo nel nostro paese negli ultimi giorni. Per me e, sono sicura, per ognuno di noi che sostiene il cambiamento, la cosa più preziosa è la vita umana. Dobbiamo fermare la violenza nelle strade delle città bielorusse. Invito le autorità a porre fine a tutto ciò e ad accettare un dialogo. Chiedo ai sindaci di tutte le città di organizzare assemblee di massa pacifiche in ogni città il 15 e 16 agosto». Tikhanovskaya si è detta pronta ad avviare dei negoziati per la formazione di un governo di transizione.

In tutta risposta, la commissione elettorale ha annunciato i risultati finali, confermando l'esito degli exit poll, mentre in un discorso all’apertura di un meeting del settore costruzioni, Lukashenko ha detto che i suoi oppositori stanno cercando di “fomentare le associazioni dei lavoratori” e ha messo in guardia gli operai dal partecipare agli scioperi perché “le interruzioni industriali aiuteranno gli altri paesi in competizione industriale con la Bielorussia”. Tutti segnali che il presidente uscente non è aperto ad alcuna forma di dialogo, ha commentato su Twitter la giornalista Hanna Ljubakova.

Nel frattempo, Artyom Proskalovich, alto funzionario del dipartimento di giustizia, si è dimesso dal suo incarico. È la prima defezione all’interno dell'amministrazione presidenziale.

La situazione è aperta a ogni scenario, spiega Ljubakova. “È difficile dire se le proteste cesseranno. Lukashenko ha sottovalutato il livello di mobilitazione. Ora, si sta accumulando troppa rabbia: il risultato delle elezioni, l'estrema brutalità della polizia. Sarà difficile ignorare altri scioperi. D'altro lato le persone non vogliono un’ulteriore escalation”.

Sabato sono previsti i funerali delle due persone morte in questi giorni, mentre per domenica 16 agosto è stata organizzata la “Marcia Nazionale per la libertà”.

Intanto i ministri degli Esteri dell'Unione Europea concordano sulla necessità di imporre sanzioni al regime di Lukashenko dopo la denuncia di abusi, torture e violenze da parte dei bielorussi durante la repressione delle proteste. Una fonte diplomatica ha affermato che i 27 ministri degli esteri dell'UE hanno convenuto che le persone responsabili dei brogli elettorali e delle conseguenti violenze contro i manifestanti debbano affrontare il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nei paesi UE. I ministri hanno avuto una riunione di emergenza via video venerdì 14 agosto per discutere delle elezioni, dopo che alcuni paesi hanno chiesto una riunione in seguito alla repressione violenta e l'arresto dei manifestanti. "Sono necessarie sanzioni contro coloro che hanno violato i valori democratici o abusato dei diritti umani in Bielorussia", ha twittato venerdì il capo dell'esecutivo dell'UE, Ursula von der Leyen. "Sono fiducioso che la discussione odierna dei ministri degli Esteri dell'UE dimostrerà il nostro forte sostegno per i diritti delle persone in Bielorussia alle libertà fondamentali e alla democrazia". Così il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. "La brutalità e la detenzione di manifestanti e giornalisti pacifici in Bielorussia non sono accettabili nell'Europa del 21° secolo. Per questo dobbiamo fare pressione su chi è al potere lì".

Le dimostrazioni dei cittadini bielorussi che protestano contro i brogli elettorali represse con una violenza mai vista dalla polizia, migliaia di persone arrestate, le due principali leader della compagine che sfidava il premier uscente Alexander Lukashenko fuggite in Lituania probabilmente sotto coercizione, Internet bloccato per tre giorni, l’ipotesi di sanzioni da parte dell’Unione europea, più di 300 amministratori di società tecnologiche che minacciano di andare via dal paese se non saranno indette nuove elezioni. In Bielorussia cresce la tensione dopo la discussa vittoria di Lukashenko alle elezioni presidenziali di domenica 9 agosto.

Leggi anche >> La Bielorussia alla vigilia delle elezioni tra candidati, attivisti e giornalisti arrestati e migliaia di cittadini in piazza a sostegno dell’opposizione

Il 10 agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato vincitore il presidente uscente Alexander Lukashenko con l’80% dei voti, davanti alla candidata dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya (che avrebbe raggiunto il 9,9%) e agli altri tre candidati (meno del 2%), con un’affluenza dell’84% degli aventi diritto.

Già, domenica sera, dopo la diffusione degli exit poll che davano una vittoria schiacciante a Lukashenko, migliaia di bielorussi erano scesi nelle strade di oltre 20 città per protestare contro il risultato di elezioni ritenute truccate. La polizia è intervenuta usando proiettili di gomma, granate, gas lacrimogeni e idranti per reprimere le proteste. Testimoni hanno detto di aver visto un veicolo delle forze dell’ordine andare su un gruppo di manifestanti, alcuni dei quali sono stati trasportati in ospedale dalle ambulanze.

via BBC

«Le strade e le piazze sono piene di persone molto arrabbiate e che ritengono che le elezioni siano una grande frode», aveva dichiarato il giornalista di Al Jazeera Step Vaessen, in un servizio da Minsk. «È certamente la più grande protesta che abbia mai visto in Bielorussia da quando Lukashenko è salito al potere», aveva aggiunto David Marples, professore all'Università di Alberta ed esperto di Bielorussia.

Nella tarda serata di domenica, Tikhanovskaya – che aveva detto di non fidarsi dei dati diffusi dagli exit poll e di essere convinta di avere la maggioranza dalla propria parte – aveva lanciato un appello alla polizia antisommossa per chiedere di cessare gli attacchi contro i manifestanti: «Vorrei ricordare loro che fanno parte del popolo. Per favore, fermate la violenza».

Le proteste e la dura repressione delle forze dell’ordine sono, invece, continuate nei giorni successivi. Le autorità bielorusse affermano di aver arrestato più di 6mila persone, mentre fioccano filmati e resoconti di pestaggi e detenzione violenta dei manifestanti da parte della polizia. 

Un uomo è morto nella capitale Minsk durante le manifestazioni del 10 agosto: secondo le forze dell’ordine, a causa di un ordigno esploso in mano, secondo i sostenitori dell’opposizione, per mano della polizia. 

La rabbia dei manifestanti si è intensificata il giorno successivo, l’11 agosto, quando la polizia ha usato granate e proiettili di gomma per cercare di disperdere la folla mentre un gruppo di persone che voleva deporre dei fiori nel luogo dove era avvenuta l’uccisione è stato attaccato dalle forze dell’ordine.

Alcune persone – racconta Abdujalil Abdurasulov alla BBC – sono cadute mentre cercavano di fuggire, ma sono state rapidamente aiutate da altri che correvano dietro. La polizia li ha inseguiti nei cortili dei condomini dove molti hanno cercato di nascondersi. Una volta raggiunti i manifestanti in fuga, gli ufficiali li hanno circondati e picchiati violentemente con i manganelli. I residenti che guardavano dalle loro finestre hanno imprecato contro gli agenti, gridando loro di andarsene. Qualcuno ha persino lanciato una scala di legno contro la polizia antisommossa che picchiava un uomo sotto la loro finestra.

Decine di giornalisti russi sono stati arrestati, mentre tre operatori della BBC hanno detto di essere stati attaccati da alcuni agenti in divisa nera senza distintivi. Due funzionari hanno picchiato il cameraman e hanno cercato di distruggere le attrezzature, senza però arrestare nessuno.

Due osservatori elettorali del gruppo Open Russia, sono stati arrestati durante le proteste a Minsk e sono ora sospettati di rivolta criminale, riferisce l'agenzia di stampa statale bielorussa BelTA. Secondo quanto riferito dal gruppo russo per i diritti umani Human Rights Postcards, Rogov sarebbe stato rilasciato la sera dell'11 agosto e sarebbe già tornato in Russia, mentre Vazhenkov sarebbe ancora sotto custodia in Bielorussia.

Il Belarus Free Theatre, un gruppo teatrale clandestino critico nei confronti del governo, ha riferito che due dei suoi membri sono stati arrestati e incarcerati rispettivamente per 10 e 13 giorni in celle molto piccole. 

Ogni mattina famiglie disperate si riuniscono davanti a un centro di detenzione alla periferia di Minsk per chiedere informazioni alla polizia sui propri parenti scomparsi durante le proteste. Il gruppo per i diritti umani Viasna ha riferito di detenzioni di massa nelle città di Grodno, Brest e Vitebsk.

La TV di Stato ha mostrato le immagini di alcuni giovani arrestati, visibilmente terrorizzati, che promettono davanti alle telecamere di non partecipare mai più alle proteste contro Lukashenko.


Centinaia di donne vestite di bianco e con in mano dei fiori hanno formato una catena umana per protestare contro la brutalità della polizia e gli arresti di massa. Azioni simili si sono verificate in tutta la capitale e in altre città come Grodno, Baranovichi, Zhlobin, Slutsk, Dzerzhinsk, Soligorsk, Pinsk, Maryina Gorka, Stolbtsy, Fanipol, Ivatsevichi, Osipovichi.

Alle donne si sono uniti oltre 200 medici, avvicinati anche dal ministro della Salute della Bielorussia, Vladimir Karanik, che poi ha definito la manifestazione "un evento chiaramente orchestrato". La nuova tattica di protesta, riporta Meduza.io, prevede l'occupazione di più punti delle città da parte di piccoli gruppi. Anche gli autisti hanno guidato molto lentamente, causando piccoli ingorghi ma non la chiusura delle strade di Minsk. La polizia ha disperso i manifestanti con granate assordanti.

Intanto, il servizio Internet sembra essere tornato regolare dopo tre giorni di blackout: “Un raro esempio in Europa di un governo che ha volontariamente messo offline l'intero paese per soffocare il dissenso”, commenta il Guardian. Diversi presentatori televisivi bielorussi hanno annunciato le loro dimissioni a causa delle violenze contro i manifestanti.

Gli Stati Uniti si sono detti “profondamente preoccupati” per la violenza, mentre l’Unione europea ha dichiarato di stare valutando l’ipotesi di imporre sanzioni per sospetti brogli elettorali e violenta repressione dei manifestanti. 

In un comunicato ufficiale l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell, ha definito le elezioni presidenziali in Bielorussia “né libere né eque” e ha condannato la violenza “sproporzionata” delle autorità bielorusse in risposta alle manifestazioni di protesta subito dopo la proclamazione dei risultati. 

Le autorità bielorusse “hanno dispiegato una violenza sproporzionata e inaccettabile. Migliaia di persone sono state arrestate e la repressione della libertà di riunione, dei media e di espressione si è intensificata”, ha affermato l’Alto rappresentante Ue. “Ci sono rapporti credibili di osservatori nazionali che mostrano che le elezioni non sono state conformi agli standard internazionali”. Le elezioni presidenziali non hanno visto la presenza di osservatori indipendenti poiché l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) non era stata invitata.

Non è ancora chiara quale sarà la natura dei provvedimenti. Qualsiasi sanzione deve ottenere il sostegno di tutti i 27 Stati membri e permangono dubbi sul sostegno del leader ungherese, Viktor Orbán. «Tutto è sul tavolo. Ogni decisione verrà presa dopo la discussione tra gli Stati membri», ha affermato Peter Stano, portavoce per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Commissione europea. Stando a quanto dichiarato dal ministro degli Esteri svedese, i ministri degli Esteri dell'UE dovrebbero incontrarsi il 14 agosto.

Il presidente lituano Gintanas Nauseda ha affermato che Lituania, Polonia e Lettonia sono pronte a mediare tra il governo bielorusso e l'opposizione, a condizione che le autorità bielorusse interrompano la violenza contro i manifestanti, rilascino le persone detenute e formino un consiglio nazionale con membri della società civile. «Se la nostra iniziativa non andrà a buon fine, resteranno in campo le altre misure, e cioè le sanzioni, a livello europeo o nazionale», ha detto Nauseda.

Su Twitter l’ex presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si è congratulato con la determinazione e il coraggio dei cittadini bielorussi e ha chiesto a Lukashenko di pubblicare i risultati effettivi del voto, fermare le violenze, ritirare le forze speciali e rilasciare immediatamente le persone che manifestavano pacificamente e sono state arrestate. “Le immagini provenienti da Minsk contraddicono la narrazione ufficiale della rielezione del presidente uscente. Vediamo un presidente respinto che ha dichiarato guerra al proprio popolo, un presidente che ha sistematicamente infranto la legge e l'ordine del proprio paese”.


Lukashenko ha risposto dicendo che non permetterà che la Bielorussia venga "fatta a pezzi" e ha liquidato i manifestanti come pedine di potenze straniere. Il ministero degli Esteri bielorusso ha parlato di prove "inconfutabili" di "interferenze dall'estero".

Intanto, la principale sfidante di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya ha comunicato di essersi rifugiata in Lituania per il bene dei suoi figli dopo che il suo team aveva dichiarato di aver perso le sue tracce e di essere preoccupato per la sua sicurezza personale. 

In un video su YouTube, Tikhanovskaya ha detto di essere convinta che l'intera campagna elettorale le avesse dato così tanta forza da poter gestire qualsiasi situazione. «Ma, probabilmente, sono ancora la donna debole che ero all’inizio», ha aggiunto. «Ho preso una decisione molto difficile per me, in modo assolutamente indipendente. I bambini sono la cosa più importante che abbiamo nella vita. So che molti di voi mi capiranno, molti altri mi condanneranno e alcuni addirittura mi odieranno. Che Dio non vi faccia mai trovare di fronte alla scelta che ho dovuto prendere io».

All’indomani della comunicazione dei risultati da parte della Commissione Elettorale Centrale, Tikhanovskaya aveva detto di considerarsi «la vincitrice di queste elezioni», aggiungendo che «le autorità dovrebbero pensare a come consegnarci pacificamente il potere». 

Non è la prima volta che la Lituania, paese membro dell’Ue e della NATO, concede rifugio a figure dell’opposizione bielorussa e russa. La notizia del trasferimento in Lituania era stata preannunciata dal ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.


Successivamente Linkevicius ha spiegato in una conferenza stampa che le è stato concesso un visto di un anno e un posto dove poter stare in Lituania. Secondo quanto dichiarato da una collaboratrice di Tikhanovskaya, il trasferimento in Lituania sarebbe parte di un accordo che prevedeva anche la scarcerazione della responsabile della campagna elettorale, Maria Moroz, arrestata alla vigilia delle elezioni. Il ministro degli Esteri lituano ha confermato che le due donne hanno lasciato insieme la Bielorussia.

I media statali hanno poi diffuso un secondo video in cui Tikhanovskaya, a testa bassa, esorta i suoi sostenitori a “obbedire alla legge” e a stare lontani dalle proteste di piazza. Secondo gli alleati della sfidante di Lukashenko, il filmato sarebbe stato girato sotto pressione.

Maria Kolesnikova - una delle tre donne che insieme a Veronika Tsepkalo e a Svetlana Tikhanovskaya ha condotto la campagna elettorale contro Lukashenko – ha dichiarato di aver visto l'ultima volta Tikhanovskaya mentre entrava nell'ufficio del commissario elettorale centrale a Minsk, scortata da tre uomini (apparentemente agenti di polizia) che trasportavano apparecchiature video, per presentare una denuncia formale contro i risultati delle elezioni: «Poi non l'ho più vista né so che fine abbia fatto quella denuncia. Ho visto solo, come tutti gli altri, il suo videomessaggio». 

Kolesnikova ha aggiunto che ora tutti gli sforzi devono andare in un’unica direzione: «Aiutare coloro che hanno sofferto a causa delle elezioni», e cioè «i lavoratori dei seggi elettorali che hanno rischiato la propria incolumità per segnalare i tentativi di pressione per falsificare i risultati delle votazioni a favore di Lukashenko, le diverse migliaia di persone che la polizia ha arrestato durante le proteste da domenica, le centinaia di persone che sono in ospedale ora dopo gli scontri con la polizia».

Secondo il giornalista e analista bielorusso Franak Viačorka, la decisione di Tikhanovskaya di rifugiarsi in Lituania, lascia tutto il movimento contro Lukashenko senza il suo simbolo e senza leader. 

«La storia si ripete», ha commentato il giornalista a DW TV. «Vedo il ripetersi degli eventi del 2010, durante le elezioni presidenziali quando i principali candidati alla presidenza sono stati avvicinati dal KGB e costretti a prendere la “difficile decisione”». Il KGB bielorusso è uno dei servizi segreti più duri al mondo, ha proseguito Viačorka. «Conosce tutti i metodi sovietici, come manipolare le persone, come costringere chiunque a fare ciò che vuole. E Svetlana Tikhanovskaya non era preparata a tutto questo questo». In questo modo, il KGB avrebbe ottenuto il suo obiettivo: dividere il fronte anti-Lukashenko e frammentare e indebolire la protesta.

Anche Tatsiana Melnichuk, corrispondente da Minsk della BBC, vede delle analogie con quanto accaduto dieci anni fa: “Dopo le elezioni del 2010, la TV di stato ha trasmesso ‘confessioni’ di attivisti dell'opposizione detenuti che sembravano simili a quelle che abbiamo visto martedì [ndr, 11 agosto]”. Nessuno dubita delle buone intenzioni o della sincerità di Tikhanovskaya, prosegue Melnichuk, “molte persone con cui ho parlato a Minsk sono convinte che non avesse altra scelta che fuggire per proteggere i suoi figli, poiché suo marito è in prigione, ma altri credono che avrebbe dovuto rendersi conto di cosa stava sfidando e quanto potesse essere pericoloso”.

Ieri 12 agosto, tante donne sono scese per strada, ancora una volta vestite di bianco, per manifestare spontaneamente. In Bielorussia la rivoluzione è donna, ha twittato Viačorka. Sono le donne a scendere in piazza, sono state tre donne a guidare l’opposizione a Lukashenko, è donna la presidente che il paese ha votato.

Immagine via Franak Viačorka

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