Formaggi e prosciutti come il fumo. La falsa notizia del Sole 24 Ore che ammette l’errore senza rettificare e senza scusarsi

[Tempo di lettura stimato: 4 minuti]

Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo dove risponde alle critiche ricevute per il pezzo intitolato Onu, agroalimentare italiano sotto accusa: «Olio e Grana come il fumo». 

Il quotidiano, che cita Valigia Blu, si difende dalle accuse di aver pubblicato una fake news. E ribadisce che i documenti dell'OMS, e le posizioni espresse da alcuni suoi responsabili, confermerebbero quanto scritto nel primo articolo riguardo alla possibilità che alcuni prodotti italiani possano essere danneggiati dalle indicazioni espresse dall'organizzazione internazionale.

Questa volta, Il Sole "allega" all'articolo una serie di link, foto di documenti, tweet, per dimostrare che l'OMS è favorevole a sistemi di etichettature e a disincentivi fiscali per scoraggiare il consumo di alcuni cibi. Il giornale rimanda, per esempio, a questo documento della Pan American Health Organization (PAHO), l'agenzia regionale dell'OMS per il continente americano. Il quotidiano scrive:

Tra le principali richieste agli stati membri, il PAHO include l'uso di etichette fronte pacco con «warning» simili a quelli utilizzati per le sigarette e l'applicazione di tasse su alimenti o bevande considerati non salutari

Ma il documento non cita prodotti italiani. E, di nuovo, non parla di etichette «simili a quelle utilizzate per le sigarette». Ricordiamo che Il Sole aveva scritto che i prodotti italiani «rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni». Perciò il giornale economico sembra voler insistere nel ripetere la similitudine come le sigarette facendo riferimento a documenti che non menzionano le sigarette. E che non parlano di prodotti italiani.

Ma è vero dunque che non si parla di prodotti italiani? Per rispondere proprio a questa osservazione, Il Sole pubblica la foto di due prodotti italiani, venduti in Cile, provvisti di bollino nero con scritto "ricchi di sodio". Il ragionamento del Sole è: in Cile si vendono formaggi italiani con bollini neri, l'OMS è favorevole a forme di etichettatura di avvertimento, quindi l'OMS è favorevole ai bollini neri sui formaggi italiani. Non c'è forse qualcosa di un po' azzardato e frettoloso in questa conclusione?

Ma per rafforzarla, Il Sole rimanda anche a un documento pubblicato sul sito della PAHO. Si tratta di una tabella che riporta gli obiettivi di riduzione del contenuto di sodio di diversi cibi. Scrive il quotidiano:

nell’elenco dei prodotti «target» si cita la categoria dei formaggi duri e formaggi grattugiati mentre prodotti tipici italiani come mozzarella e provolone sono espressamente citati.

Ecco la pistola fumante, la prova che l'OMS prende di mira i formaggi italiani. Ma, come si può vedere, quella tabella elenca i cibi di mezzo mondo. Anche categorie generiche, come "pane artigianale" e "prodotti da forno", la carne, i salami. Perché Il Sole non sostiene che l'OMS vuole muovere guerra contro il pane e i salami italiani? In quella tabella sono citati il brie e il camembert (due formaggi francesi), il cheddar, la feta greca e moltissimi altri. Sono citati perfino i dolci, gli snack, le patatine, i popcorn. Non è un mistero, innumerevoli cibi di tutto il mondo sono ricchi di sodio. O di grassi. O di altri nutrienti che da anni le istituzioni sanitarie affermano che dovremmo ridurre nella dieta. La notizia è dunque che l'OMS sostiene che dobbiamo mangiare meno sodio. Non è proprio una notizia.

Lo stesso Ministero della Salute italiano, riferendosi alle indicazioni dell'OMS sul consumo giornaliero di sale, ha intrapreso alcune azioni per la sua riduzione. Come riferisce il Ministero:

Nell’ambito dell’obiettivo di promuovere prodotti sani per scelte sane il Programma Guadagnare salute ha favorito la riduzione del consumo di sale anche attraverso accordi volontari con l’industria alimentare e con le principali associazioni nazionali dei panificatori artigianali per riformulare una ampia gamma di prodotti disponibili sul mercato, a partire dal pane, prima fonte di sale nell’alimentazione degli italiani, ma anche gnocchi confezionati, primi piatti pronti surgelati, zuppe e passati di verdura surgelati.

Vogliamo sostenere che questo sia la prova che l'intera industria alimentare italiana rischia di estinguersi?

E in ogni caso, non si parlava di tasse ed "etichette raccapriccianti" o "come il fumo"? Sembra che ogni cosa che si può ricondurre, direttamente o (molto) indirettamente, all'OMS, sia buona per sostenere la tesi che i cibi italiani sono nel mirino.

«...è ovvio che l’Onu non cita espressamente nei suoi documenti i prodotti italiani nè dice che sono come il fumo», scrive Il Sole.

Ecco. Il problema è che i lettori avevano invece capito proprio questo, leggendo il primo articolo del Sole 24 Ore. 

Perché ciò di cui stiamo discutendo ora non sono le etichette sui formaggi e le politiche dell'OMS a riguardo. Stiamo discutendo di giornalismo.

Il Sole 24 Ore ha attribuito all'OMS una affermazione («Olio e Grana come il fumo») mai scritta in alcun documento. Lo ammette lo stesso giornale, senza però riconoscere l'errore. Quel virgolettato, una volta finito nell'ecosistema informativo e nel ciclo delle notizie, è facilmente (e prevedibilmente) diventato grana dannoso come il fumo. È diventato propaganda politica (si veda l'uscita di Matteo Salvini), si è trasformato in sdegno e scandalo.

Come abbiamo scritto nel post precedente: una pseudo-notizia, che per 24 ore ha generato confusione, polemiche e propaganda politica. È stata forzata la mano, dando un taglio sensazionalistico a una notizia. Il sensazionalismo è la bestia nera del giornalismo.

Se Il Sole avesse voluto offrire al pubblico un approfondimento sulla questione corredato di link, documenti, riferimenti, immagini, allo scopo di sollevare domande anche sensate e legittime sul problema delle etichettature, e sull'impatto che questo potrebbe avere sul mercato alimentare, avrebbe potuto farlo subito. Avrebbe potuto pubblicare un articolo con il necessario contesto di fatti, dati e riferimenti che permettessero ai lettori di farsi una propria opinione. Evitando di pubblicare un pezzo che, al contrario, di quei riferimenti era privo.

Oggi, sarebbe bastato un semplice cari lettori scusate abbiamo sbagliato.

Leggi anche >> L’Onu non ha detto che formaggi e prosciutti italiani sono “come il fumo” e vanno tassati

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