L’Onu non ha detto che formaggi e prosciutti italiani sono “come il fumo” e vanno tassati

[Tempo di lettura stimato: 4 minuti]

Onu, agroalimentare italiano sotto accusa: «Olio e Grana come il fumo»

Quello che avete appena letto è il titolo di un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 17 luglio. Il pezzo si apre poi con una denuncia:

Il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che «nuocciono gravemente alla salute».

Il quotidiano economico non è però il solo a riportare questa "notizia". Anche Il Giornale titola:

"Il parmigiano come il fumo". L'assurda crociata dell'Oms che penalizza il made in Italy

Anche secondo Il Corriere della Sera, che cita il Sole 24 Ore, il parmigiano sarebbe «nel mirino» dell'Onu.

Di fronte a questi titoli, il lettore non può che trarre una conclusione: l'Onu, attraverso l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha deciso davvero di dichiarare guerra ad alcuni prodotti italiani. Non solo. Da qualche parte, in qualche circostanza, l'Onu avrebbe detto che questi prodotti sono «come il fumo». La similitudine «come il fumo», che Il Sole 24 ore attribuisce all'Onu nel virgolettato riportato nel titolo, è infatti ambigua. Sembra quasi che l'Onu abbia detto che il parmigiano è dannoso tanto quanto il fumo. TGcom24 infatti titola proprio così:

"Il Parmigiano fa male come le sigarette"

La "notizia" che, secondo l'Onu, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e altri prodotti italiani andrebbero tassati ed etichettati con immagini raccapriccianti e che addirittura, secondo la stessa Onu, il formaggio farebbe male come le sigarette, ha ovviamente generato scalpore, proteste, polemiche.

Matteo Salvini è intervenuto subito sulla vicenda, affidando il proprio sdegno a un tweet:

Cosa (non) ha detto l'Oms

È bene chiarirlo subito: l'Onu e l'Oms non hanno mai detto né scritto che il Parmigiano, il Grana, il Prosciutto di Parma, l'olio, la pizza, o qualsiasi altro prodotto italiano, siano dannosi come il fumo, come affermato da Salvini e da alcuni media. Non ha neanche sostenuto che questi prodotti debbano essere etichettati come lo sono i pacchetti di sigarette, cioè con immagini raccapriccianti. In verità non hanno proprio parlato di formaggi e prosciutti italiani, né di olio né di pizza. Può sembrare esagerato affermare che si tratta di una completa invenzione. Eppure, di fatto, è così.

Il Sole 24 Ore attribuisce all'Oms dichiarazioni, prese di posizione, intenzioni, senza citare e riportare un solo riferimento, una fonte, un link. Nulla. Ma allora da dove prende spunto l'articolo che ha generato la polemica?

Quello che in realtà è successo è che l'Oms, lo scorso giugno, ha pubblicato un rapporto intitolato Time to deliver: report of the WHO Independent High-Level Commission on Noncommunicable Disesaes. Il documento, frutto del lavoro di una commissione istituita nell'ottobre del 2017, affronta il tema delle "malattie non comunicabili" e delle politiche da adottare per il contrasto a queste patologie.

Le "malattie non comunicabili" (NCDs) sono quelle malattie che hanno in comune il fatto di non essere trasmissibili da persona a persona. In questa categoria vengono comprese numerose patologie, come ad esempio quelle cardiovascolari, tumori, malattie croniche respiratorie, il diabete. Secondo i dati dell'Oms, le NCDs sono responsabili della morte, ogni anno, di 41 milioni di persone nel mondo. Il 71% di tutte le morti. Molte di queste malattie sono causate da una combinazione di fattori: genetici, ambientali, comportamentali (come gli stili di vita, anche alimentari). Uno degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è la riduzione di un terzo delle morti premature causate dalle NCDs, attraverso il trattamento e la prevenzione.

Come spiega il portale Epicentro dell'Istituto Superiore di Sanità, il rapporto Time to deliver dell'Oms elenca sei raccomandazioni, rivolte ai governi e ai decisori politici con l'obiettivo di contrastare le NCDs. Per esempio, la raccomandazione numero 4 ("collaborate and regulate") invita i governi a « collaborare, stabilire accordi e regole con i privati e la società civile» (come sintetizza il portale Epicentro).

Al punto "E" di questa raccomandazione si legge che dovrebbe essere considerata l'introduzione di incentivi e disincentivi fiscali per incoraggiare stili di vita salutari, scoraggiando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo dei prodotti non salutari. È un'affermazione abbastanza generica. In ogni caso, anche in questo punto, non si parla né di formaggi né di prosciutti italiani, né si "prende di mira" qualsiasi altro prodotto "Made in Italy".

È vero che in un'altra pagina del documento si parla di "front-of-pack labelling", cioè della etichettatura dei prodotti alimentari (in quel punto viene suggerita allo scopo di scoraggiare il consumo di sale). In alcuni paesi, come il Regno Unito, sono state introdotte etichettature cosiddette "semaforo". Le etichette nutrizionali, che tutti vediamo sui prodotti, indicano il valore energetico e la quantità di carboidrati, proteine, grassi, sali minerali, vitamine contenuti in un alimento.

Le "etichette semaforo" sono chiamate così perché aggiungono un colore alle informazioni nutrizionali. Verde, giallo o rosso, a seconda che la quantità dei nutrienti che è opportuno limitare (come gli zuccheri e il sale) sia bassa, media o alta. In Francia è stato adottato il Nutri-Score, un sistema di etichettatura che utilizza cinque colori, ognuno associato alla lettera A, B, C, D o E. A ogni prodotto vengono assegnati un colore e una lettera, in base a un punteggio che considera la quantità dei diversi nutrienti contenuta in quel prodotto. In Italia di recente si è aperto un dibattito sull'opportunità di introdurre etichettature nutrizionali di questo tipo e sulla loro utilità per i consumatori.

In ogni caso, l'affermazione sull'etichettatura che si legge nel rapporto dell'Oms è generica e senza riferimento ad alcun prodotto specifico, italiano o non italiano.

La "marcia indietro" dell'Oms (che non c'è stata)

Per riassumere: l'Oms non ha mai dichiarato guerra ai prodotti italiani. Se ne è accorto perfino il Consorzio del Parmigiano Reggiano. Che ha fatto una cosa molto semplice, ha letto il rapporto dell'Oms:

Abbiamo letto con attenzione il documento "Time to deliver" e risulta evidente - commenta Riccardo Deserti, direttore Consorzio Parmigiano Reggiano - che l'Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane

È il quotidiano Il Messaggero a riportare la dichiarazione del direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Lo fa però in un articolo intitolato così:

Onu, marcia indietro sul parmigiano «dannoso come il fumo»: non ci sarà il bollino nero

In sostanza: dopo aver attribuito all'Onu dichiarazioni e intenzioni mai espresse (come appiccicare bollini neri sulle forme di parmigiano reggiano), viene ora attribuita alla stessa organizzazione una "marcia indietro". Che però non è altro che una smentita di quanto era stato scritto dal Sole 24 Ore. Lo stesso Messaggero riporta infatti la dichiarazione di Francesco Branca, direttore del Dipartimento della Nutrizione per la salute e lo sviluppo dell'Oms:

L'Oms non «criminalizza specifici alimenti», ma fornisce indicazioni e raccomandazioni per una dieta sana, ha precisato Francesco Branca, direttore del dipartimento di nutrizione dell'Oms per la salute e lo sviluppo, evidenziando che le notizie di «bollini neri dell'Oms su tale o tale alimento non sono corrette».

Con la presunta "marcia indietro" dell'Oms si chiude il ciclo di una pseudo-notizia, che per 24 ore ha generato confusione, polemiche e propaganda politica.

Foto in anteprima via Pixabay

Iscriviti alla nostra Newsletter

  Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding.
Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore

LINEE GUIDA AI COMMENTI