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Chi ha avvelenato l’ex spia russa nel Regno Unito? Cosa sappiamo

13 Aprile 2018 11 min lettura

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Chi ha avvelenato l’ex spia russa nel Regno Unito? Cosa sappiamo

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Aggiornamento 13 settembre 2018: Secondo le indagini della polizia britannica ad avvelenare Sergei Skripal, un ex colonnello dei servizi segreti, e sua figlia Yulia, sarebbero stati due uomini con passaporti russi che rispondono ai nomi (probabilmente falsi, ritengono gli investigatori) di "Alexander Petrov" e "Ruslan Boshirov". I due sospetti sono arrivati nel Regno Unito in aereo alcuni giorni prima dell'attentato ai due Skripal. Il primo ministro, Theresa May, alla Camera dei Comuni, ha detto che i due uomini sono stati identificati come agenti dell'intelligence militare russa (GRU) e che l'attacco è stato chiaramente autorizzato da Mosca.

https://www.youtube.com/watch?v=XrtwFuP8ac4&feature=youtu.be&a=

Petrov e Boshirov sono accusati di cospirazione per uccidere Sergei Skripal, di tentato omicidio di Sergei Skripal, Yulia Skripal e Nick Bailey e di uso e possesso di novichok contrari alla legge sulle armi chimiche. Per entrambi i sospetti è stato anche emesso un mandato di cattura europeo.

Il presidente russo Vladimir Putin, durante un forum economico a Vladivostok, in Russia, riferendosi alla notizia dei due sospetti, ha affermato: «Sappiamo chi sono; li abbiamo trovati. Spero che si facciano avanti da soli, sarà meglio per tutti». Putin ha anche specificato che i due non sono militari, ma civili e che dietro questa storia non ci sarebbe niente di criminale o di speciale.

Il giorno successivo, i sospetti appaiono in video durante un'intervista alla tv russa RT. I due, identificatisi con i nomi di "Alexander Petrov" e "Ruslan Boshirov", si sono dichiarati innocenti. Hanno affermato di non aver commesso nessun crimine e di non aver trasportato veleni, ma di aver visitato come turisti la città di Salisbury. Durante l'intervista durata circa 25 minuti, i due hanno anche negato di essere agenti dell'intelligence russa, come invece sostenuto dalla polizia britannica. Il Guardian sottolinea che entrambi non hanno comunque fornito informazioni sulla loro vita e non hanno mostrato i documenti che confermano la loro identità.

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Yulia Skripal, arriva nel pomeriggio di sabato 3 marzo, con un volo dalla Russia, all'aeroporto Heathrow di Londra. Yulia, 33 anni, è la figlia di Sergei Skripal, un ex colonnello dei servizi segreti russi di 66 anni che vive nel Regno Unito, condannato nel 2006 nel proprio paese a 13 anni di carcere perché accusato di passare informazioni, sotto compenso, all'MI6, il servizio segreto di intelligence del Regno Unito, sull'identità degli agenti segreti in Europa, scrive la BBC. Nel 2010 Skripal e altri tre detenuti russi per spionaggio ottengono la grazia dall'allora presidente russo Dmitry Medvedev e mandati in occidente, in cambio del ritorno a Mosca di 10 uomini accusati di essere spie russe negli Stati Uniti. Una volta libero, l'ex colonnello si trasferisce a Salisbury, in Inghilterra. Lì, continua l'emittente britannica, conduce una vita tranquilla e, in base a quanto si è appreso, mantiene contatti con uomini dei servizi segreti britannici, lavora nel ramo della sicurezza informatica e compie frequenti viaggi di lavoro.

Il giorno successivo, la mattina del 4 marzo, la macchina dell'ex colonnello, una BMW rossa, è vista recarsi verso il centro di Salisbury. Intorno alle 13:40, padre e figlia arrivano al parcheggio del centro commerciale della città. In base a quanto ricostruito dalla polizia, i due vanno prima al pub Th Mill e poi, alle 14:20, al ristorante Zizzi, dove rimangono fino alle 15:35.

Circa tre quarti d'ora dopo, verso le 16:15, arriva la prima chiamata ai servizi di emergenza. Una volta sul posto, gli agenti trovano su una panchina fuori dal ristorante Zizzi, Sergei Skripal e sua figlia "in condizione estremamente serie", dopo "una sospetta esposizione a una sostanza sconosciuta". Non sono però gli unici a finire in ospedale. Nick Bailey, tra i primi agenti di polizia ad arrivare sul posto, viene ricoverato perché anch'egli contaminato (verrà poi dimesso il 22 marzo). In totale, sono state 48 le persone che hanno consultato i medici, si legge in un comunicato dell'ospedale di Salisbury.

via BBC

Per circa un mese, Sergei Skripal e sua figlia Yulia sono rimasti in ospedale "in condizioni critiche" in terapia intensiva. Lo scorso 29 marzo, poi, è stato comunicato dai medici che Yulia non era più in condizioni critiche e che era in miglioramento (come anche da lei stesso confermato in una dichiarazione).  Il 10 aprile la donna è stata dimessa e portata in un luogo sicuro, scrive la BBC.  Anche l'ex colonnello non è più in condizione critiche, ma è ancora ricoverato in ospedale. In una dichiarazione di Yulia pubblicata dalla polizia – sulla cui veridicità la Russia ha presentato dubbi – si legge che "il padre è ancora gravemente malato", che l'ambasciata russa nel Regno Unito le ha offerto "gentilmente" assistenza, ma che "al momento"  non desidera avvalersi dei loro servizi.

Le indagini nel Regno Unito e le accuse di Londra a Mosca

Le forze di polizia avviano così un'indagine "a ritmo serrato" per capire le cause di quanto è accaduto a Sergei Skripal e a sua figlia Yulia e se c'è stata o meno un'attività criminale.

Il 6 marzo, l'antiterrorismo assume il comando dell'indagine – che vede al lavoro centinaia di agenti – a causa delle circostanze insolite del caso e della propria esperienza specialistica, si legge in un comunicato ufficiale. I campioni prelevati dalle vittime, analizzati dagli esperti del Laboratorio di scienza e tecnologia della difesa di Porton Down, mostrano la presenza di un agente nervino, cioè una sostanza altamente tossica. Per questo motivo si indaga per tentato omicidio.

Circa una settimana dopo, il primo ministro Theresa May, dichiara alla Camera dei Comuni che molto probabilmente la responsabilità di quanto successo all'ex colonnello e a sua figlia è della Russia che «considera alcuni disertori come legittimi obiettivi di un assassinio». La premier aggiunge che quanto accaduto non è stato solo un crimine contro Skripal, ma anche «un atto indiscriminato e sconsiderato contro il Regno Unito».

May specifica che in base agli sviluppi dell'indagine in corso risulta che l'ex colonnello e Yulia «sono stati avvelenati con un agente nervino di livello militare di un tipo sviluppato dalla Russia» e che fa parte «di un gruppo di agenti nervini noto come "Novichok"». La premier inglese afferma anche che «in base all’identificazione dell’agente chimico effettuata dagli esperti di caratura mondiale del laboratorio di Porton Down, ci risulta che la Russia ha prodotto in passato tale agente e sarebbe ancora in grado di farlo». In base a queste informazioni, May conclude che ci sono solo due spiegazione plausibili: «O è stato un attacco diretto dello Stato russo verso il nostro paese, o la Russia ha perso il controllo dell’agente nervino potenzialmente in grado di provocare danni catastrofici e ha consentito che finisse nelle mani di qualcun altro».

Inoltre, viene chiesto all’ambasciatore russo a Londra, da parte del ministro degli Esteri, Boris Johnson, di spiegare a quale di queste due possibilità ci si trovi davanti e di fornire «immediatamente informazioni complete» sul programma Novichok all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Se dalla Russia sarebbero arrivate risposte non credibili, Londra avrebbe concluso che quanto successo all'ex colonnello sarebbe equivalso «a un uso illegale della forza da parte dello Stato russo nei confronti del Regno Unito», prendendo determinate misure come reazione.

La reazione della Russia e le espulsioni dei diplomatici

All'ultimatum del governo britannico, l'ambasciata Russia nel Regno Unito e il ministro degli Affari Esteri russo, Sergej Lavrov, ribattono a stretto giro che non ci sono prove sul coinvolgimento di Mosca nell'avvelenamento di Skripal e sua figlia Yulia, che le dichiarazioni del premier May sono provocazioni, che Mosca non è coinvolta in quanto avvenuto il 4 marzo a Salisbury e che la Russia non risponderà all'ultimatum di Londra fino a quando non riceverà "campioni della sostanza chimica cui gli investigatori del Regno Unito si riferiscono". Mosca chiede anche di avviare un'indagine congiunta e avverte che in caso di reazioni britanniche ci saranno conseguenti azioni da parte della Russia.

Queste tipo di risposte della Russia alle richieste del governo britannico portano la May a ritenere che "non vi sono altre conclusioni se non che lo Stato russo è colpevole per il tentato omicidio di Mr Skripal e sua figlia". Per questo motivo, tra le varie misure adottate, vengono espulsi 23 "diplomatici russi identificati come ufficiali dell'intelligence non dichiarati". Una decisione che la Russia definisce "inaccettabile e indegna", che aggrava le relazioni tra i due paesi e a cui risponde, pochi giorni dopo, con altrettanti azioni, tra cui l'espulsione di 23 diplomatici britannici dal proprio territorio.

Gli altri paesi, europei e non, prendono posizione riguardo la scontro in atto tra Londra e Mosca. Giappone, Polonia, Australia, Francia, Canada, Lussemburgo, Stati Uniti, Germania e Italia esprimono solidarietà nei confronti del Regno Unito. Anche il Consiglio dell'Unione europea, con un comunicato, dichiara di concordare "con la valutazione del governo del Regno Unito secondo cui è altamente probabile che la Federazione russa sia responsabile e che non vi sia alcuna spiegazione alternativa plausibile. Siamo solidali senza riserve con il Regno Unito di fronte a questa grave sfida alla nostra sicurezza". Inoltre, più di 20 paesi espellono oltre 100 funzionari russi in solidarietà con il Regno Unito e la Nato ordina a 10 russi di uscire dalla sua missione in Belgio.

Espulsione dei diplomatici russi, via The Guardian

Lo stesso numero di diplomatici occidentali viene poi espulso dalla Russia pochi giorni dopo, come reazione.

Nel pieno di questo scontro diplomatico e politico, lo scorso 19 marzo giungono nel Regno Unito gli esperti indipendenti dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) per iniziare le indagini sulla sostanza utilizzato il 4 marzo scorso a Salisbury contro l'ex colonnello russo. Il 12 aprile, l'Opac pubblica i risultati (qui la sintesi del rapporto) della sua indagine indipendente – in cui nel lavoro tecnico svolto non è stato coinvolto nessuno Stato – che confermano quelli "del Regno Unito relativi all'identità della sostanza chimica tossica utilizzata a Salisbury".

Diversi giorni prima, il Consiglio esecutivo dell'Opac, aveva respinto all'Aja la richiesta di un'indagine congiunta proposta dalla Russia. Alexander Yakovenko, l'ambasciatore russo nel Regno Unito, durante una conferenza stampa, aveva poi dichiarato che la Russia non avrebbe accettato i risultati delle indagini dell'Opac. La Russia, aveva specificato Yakovenko, li avrebbe riconosciuti solo se ci fosse stata trasparenza nelle conclusioni dei test effettuati. In risposta, il Regno Unito aveva affermato che questo rifiuto "suggerisce che la Russia è contraria all'indipendenza e all'imparzialità" dell'Opac e che è nervosa per via dei risultati che potrebbero arrivare.

Il 7 aprile, scrive AFP, l’ambasciatore russo a Londra ha chiesto di poter incontrare il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson "per discutere di tutte le questioni bilaterali e dell’inchiesta sull’incidente di Salisbury". Il Ministero degli Esteri britannico ha risposto di aver ricevuto la richiesta e di "rispondere a tempo debito".

Come proseguono le indagini e cosa ha detto il laboratorio a Porton Down

L'indagine in corso, definita dalla stessa unità antiterrorismo "una delle più grandi e complesse", richiederà "moltissimi mesi". In base agli ultimi aggiornamenti forniti dalle forze dell'ordine, gli investigatori ritengono che Skripals sia entrato per la prima volta in contatto con l'agente nervino nella propria casa (in particolare alte concentrazione della sostanza sono state riscontrate nella zona della porta d'ingresso).

Lo scorso 4 aprile, Sky News pubblica un'intervista a Gary Aitkenhead, direttore del laboratorio militare britannico di Porton Down. Aitkenhead dichiara che con i loro test sono stati in grado di identificare che la sostanza usata il 4 marzo era un agente nervino di livello militare noto come "Novichock". Il direttore specifica anche: «Non abbiamo identificato la fonte precisa, ma abbiamo fornito le informazioni scientifiche al governo che ha poi utilizzato un certo numero di altre fonti per arrivare alle conclusioni» che conosciamo. Aitkenhead spiega infatti che non era compito del laboratorio stabilire dove l'agente nervino in questione fosse stato prodotto e aggiunge per crearlo sono stati usati «metodi estremamente sofisticati, probabilmente qualcosa solo nelle capacità di un attore di stato».

Le dichiarazioni del direttore del laboratorio militare britannico di Porton Down hanno scatenato un dibattito, anche interno al Regno Unito, in cui il ministero degli Esteri britannico è stato accusato di essersi contraddetto sull'avvelenamento dell'ex spia e le responsabilità russe.

L'ambasciata russa a Londra su Twitter ha messo in evidenza la contraddizione di un tweet del ministero degli Esteri britannico del 22 marzo in cui si affermava che le analisi degli esperti di Porton Down avevano chiarito che l'agente nervino era stato prodotto in Russia e le ultime dichiarazioni del laboratorio.

Il giornalista Liam O'Hare aveva notato che il tweet del 22 marzo del ministero degli Esteri era stato cancellato. Il Ministro degli Esteri ha successivamente ammesso di aver cancellato il tweet del 22 marzo, spiegando di averlo fatto perché non erano state riportate correttamente le parole pronunciate dall'ambasciatore britannico in Russia, Laurie Bristow (qui il video della sua dichiarazione).

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In un articolo di fact-checking, Channel4 ha analizzato altre dichiarazioni del Ministero degli Esteri britannico, in particolare del ministro Boris Johnson, per capire se c'erano state contraddizioni con quanto riferito dal laboratorio militare di Porton Down a Sky News. Ad esempio Johnson, in un'intervista rilasciata a una tv tedesca, Deutsche Welle, sembra suggerire che gli scienziati del laboratorio militare del Regno Unito erano fermamente convinti che il Novichok fosse di fabbricazione russa, scrive Channel4. Una fonte anonima del ministero degli Esteri britannico, citata da Sky News, ha poi dichiarato che Johnson in quell'occasione si era espresso male.

Channel4 mostra così che diverse dichiarazioni del ministero degli Esteri britannico possano risultare in contraddizione con quanto dichiarato da Aitkenhead sulla provenienza dell'agente nervino e che per questo motivo "nella migliore delle ipotesi ciò significa che i suoi commenti erano approssimativi e maldestri. Nel peggiore dei casi, sbagliati e fuorvianti". Questo, però, conclude il sito, non modifica il fatto che "le dichiarazioni di Porton Down non cambiano nel complesso la versione del governo guidato da Theresa May: "Dopotutto, sapevamo fin dall'inizio che la chimica era solo una parte della storia".

Foto in anteprima via AP: Andrew Matthews

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