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Portland: le proteste, la spinta autoritaria di Trump e il ‘muro’ delle mamme in difesa dei manifestanti

25 Luglio 2020 20 min lettura

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Portland: le proteste, la spinta autoritaria di Trump e il ‘muro’ delle mamme in difesa dei manifestanti

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Accordo per il ritiro dei paramilitari federali da Portland

Aggiornamento 30 luglio 2020: "I paramilitari lasceranno Portland a partire da stasera 29 luglio".

Con questo tweet, la governatrice dello Stato dell'Oregon Kate Brown ha annunciato il ritiro imminente degli agenti del Dipartimento della sicurezza interna (DHS) e la loro sostituzione con quelli della polizia dello Stato e della città nella difesa del tribunale federale al centro delle manifestazioni di protesta. La decisione, ha precisato Brown nel tweet, è stata concordata al termine di una discussione con il vicepresidente Mike Pence e altre autorità federali.

«Gli ufficiali federali hanno agito come una forza occupante, si sono rifiutati di rispondere del loro operato e hanno portato violenza e conflitti nella nostra comunità», ha detto la governatrice.

Il capo del DHS ha precisato che i suoi agenti rimarranno nei pressi del tribunale fino a quando non sarà appurato che il piano concordato funzioni, come confermato dal presidente Donald Trump. «Non ce ne andremo fino a quando non metteranno in sicurezza la loro città. Lo abbiamo detto al governatore, lo abbiamo detto al sindaco: proteggete la vostra città», ha sottolineato Trump.

Nel corso di un intervento radiofonico la governatrice Brown ha replicato dicendo che "il piano è molto, molto chiaro", che gli agenti inviati dal governo "andranno via dal centro di Portland a partire da giovedì" e che rimarranno solo gli sceriffi che hanno la responsabilità di proteggere gli edifici federali ma che non assumeranno il comando nelle operazioni di difesa del tribunale.

In un thread su Twitter, il giornalista del New York Times MIke Baker, presente sul posto, ha scritto che le proteste sono state sostanzialmente pacifiche, la polizia locale non è intervenuta e non c'è stato nessuna traccia della presenza degli agenti federali.

La rabbia per la presenza dei paramilitari ha incrementato notte dopo notte la partecipazione dei dimostranti che protestano anche per la gestione fallimentare da parte dell'amministrazione statunitense dell'epidemia di COVID-19 che ha ucciso a oggi più di 154.000 americani.

Intanto, il Muro delle Mamme ha continuato a protestare ogni sera a Portland, con centinaia di donne vestite di giallo. A loro si sono aggiunti il Muro dei Papà, in arancione, che con i soffiatori di fogliame prova a respingere i i gas lacrimogeni utilizzati dagli agenti federali per disperdere i manifestanti e quello dei veterani che hanno dichiarato di essersi uniti per proteggere la libertà di parola. «I veterani sono qui per sostenere in particolare i diritti dei manifestanti di protestare», ha dichiarato Duston Obermeyer, un veterano del corpo dei Marines.

Gruppi di Muri delle Mamme sono operativi in alcune città di altri Stati tra cui Alabama, California, Colorado, Illinois, Maryland, Missouri, New Mexico, North Carolina, Texas, Washington.

L'obiettivo del Muro delle Mamme è proteggere e amplificare le richieste dei manifestanti, affermano le organizzatrici che invitano i gruppi nascenti a unire le proprie forze a quelle dei membri locali di Black Lives Matter e delle associazioni che si battono per la giustizia razziale. I membri dei Muri delle Mamme sono invitati a collaborare con gli attivisti del luogo, a non parlare alle proteste a meno che non gli venga chiesto e a donare i fondi raccolti a organizzazioni guidate da afroamericani.

Dopo quasi sessanta giorni di proteste per la maggior parte pacifiche contro razzismo e brutalità della polizia iniziate all'indomani dell'omicidio di George Floyd, poco più di una settimana fa uomini in mimetica muniti di equipaggiamento militare hanno occupato le strade di Portland, la città più grande dell'Oregon, negli Stati Uniti, lanciando gas lacrimogeni, attaccando manifestanti e trascinando alcune persone in furgoni anonimi in un'azione che la governatrice dello Stato Kate Brown ha definito "un palese abuso di potere" e il sindaco Ted Wheeler “un attacco alla democrazia”.

Per denunciare i comportamenti illeciti condotti da agenti federali di cui non si conosceva l'appartenenza contraddistinti solo da una patch generica attaccata alla “divisa” con scritto “polizia” la procuratrice generale dell'Oregon, Ellen Rosenblum, ha intentato una causa per applicazione illegittima della legge contro diverse agenzie, tra cui il Dipartimento della sicurezza interna (DHS), le Autorità Doganali e di Protezione delle Frontiere (Customs and Border Protection - CBP), il Marshals Service (l'agenzia federale di polizia penitenziaria) e il Servizio di Protezione Federale (l'agenzia che fornisce controllo e sicurezza alle proprietà federali).

A sostegno della decisione assunta dal suo dipartimento Rosenblum ha presentato il caso di un manifestante 26enne, Donavan LaBella, che nel corso di una protesta pacifica, il 12 luglio scorso, mentre sollevava uno stereo portatile è stato colpito alla testa riportando, secondo quanto dichiarato dalla madre, fratture al viso e al cranio che richiedono un intervento chirurgico di ricostruzione.

L'episodio ha suscitato grande clamore in città e reazioni da parte dei politici di spicco dello Stato, come riportato da Vox.

 

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Blood on the floor too. This incident happened around 9:48pm on July 11th, 2020.

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Secondo quanto riferito dal New York Times - venuto in possesso della copia di un documento interno del DHS - tra gli uomini schierati a Portland ci sono forze appartenenti all'unità Border Patrol Tactical Unit (BORTAC) - un gruppo selezionato della CBP equivalente a una squadra speciale SWAT - che generalmente ha il compito di compiere indagini su organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di droga. Nella circolare si legge che gli agenti reclutati non sono stati specificamente addestrati per le operazioni antisommossa e le dimostrazioni di massa nonostante, qualche giorno prima, Alexei Woltornist, portavoce del DHS, abbia dichiarato che le missioni degli agenti federali fossero in linea con la loro formazione e che gli ufficiali avessero ricevuto un ulteriore training prima del dispiegamento in città.

Contestualmente alla denuncia presentata, la procuratrice Rosenblum ha inoltre chiesto un'ordinanza temporanea per impedire alle autorità federali di trattenere illegalmente i residenti dello Stato dell'Oregon dopo che Mark Pettibone, un giovane 29enne, è stato arrestato e prelevato, mentre rientrava a casa dopo una manifestazione intorno alle 2.00 del mattino di martedì 14 luglio, da quattro uomini in mimetica sbucati da un furgone.

«Uno degli agenti ha detto:" È tutto a posto, è tutto a posto", mi ha preso e mi ha spinto nel furgone», ha rivelato Pettibone al Times. «Un altro agente ha tirato giù il mio berretto in modo che non potessi vedere».

«Era come se fossi un ricercato senza motivo», ha dichiarato. «Come durante il fascismo».

Dopo aver girato per un po' per le strade del centro, gli uomini armati hanno portato Pettibone all'interno di un edificio, che solo dopo il giovane ha appreso essere il tribunale federale, dove è stato perquisito e fotografato prima di essere messo in una cella dove due ufficiali gli hanno letto i suoi diritti, omettendo il motivo dell'arresto. Pettibone ha chiesto allora di parlare con un avvocato, come ha dichiarato nel corso di un'intervista a OPB. Circa un'ora e mezza dopo è stato liberato senza che fosse registrato il suo arresto o fosse accusato di qualche reato.

Alle domande dei giornalisti gli agenti federali hanno risposto negando di aver arrestato Pettibone e non hanno fornito informazioni né su questo né su altri incidenti simili.

Il racconto di Pettibone, che trova conferma nelle testimonianze e nei video di altre persone, sembra mostrare che si tratti di una pratica nuova e fortemente irregolare, se non illegale, messa in atto dalle autorità federali.

Conner O’Shea, un dimostrante che si trovava con Pettibone nel momento in cui si è avvicinato il furgone, ha spiegato che gli agenti usciti dal mezzo hanno iniziato a correre verso di lui e gli altri manifestanti ma di essere riuscito a scappare e a nascondersi.

Episodi analoghi a quello in cui è stato coinvolto Pettibone sono accaduti nei giorni scorsi nelle strade di Portland e confermati da segnalazioni e video.

La gravità della situazione ha spinto il dipartimento di polizia di Portland a prendere le distanze dalle azioni federali. «A volte gli ufficiali federali possono entrare in azione in prossimità degli agenti di Portland. Anche noi potremmo intervenire nei loro pressi», ha detto il capo della polizia della città Chuck Lovell. «Gli ufficiali federali hanno i loro obiettivi e l'ufficio di polizia di Portland ha i suoi. Non guidiamo le azioni degli ufficiali federali come loro non dirigono le nostre».

I funzionari delle forze dell'ordine hanno anche affermato che è raro che i dipartimenti di polizia locali chiedano aiuto alle autorità federali - o che il governo federale dispieghi forze in una città senza consenso - per non esporre al rischio di escalation un ambiente già instabile.

«Le ultime persone che vuoi coinvolgere sono i funzionari federali», ha dichiarato Gil Kerlikowske, ex commissario per la protezione delle dogane e delle frontiere ed ex capo del Dipartimento di polizia di Seattle.

«Questa è roba da regimi fascisti, non fa parte della democrazia americana», ha detto a Vox il senatore democratico dell'Oregon Ron Wyden che durante un'audizione della Commissione Intelligence in senato ha dichiarato che la sua città natale "è stata invasa da forze di polizia federali militarizzate" la cui presenza potrebbe avere un impatto negativo sulle elezioni presidenziali del 2020.

«Le forze federali stanno picchiando, lanciando lacrimogeni e arrestando i miei concittadini», ha detto Wyden. «Se non si mette un limite, l'America potrebbe trovarsi di fronte alla legge marziale nel mezzo di un'elezione presidenziale».

La speaker della Camera Nancy Pelosi insieme al deputato dello Stato dell'Oregon Earl Blumenauer ha rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che il presidente sta infiammando le tensioni a Portland.

“Mentre la nostra nazione piange la perdita del nostro collega e amato leader dei diritti civili John Lewis, ci viene nuovamente ricordato l'immenso potere delle proteste pacifiche nella lotta contro l'ingiustizia razziale e la brutalità della polizia. Eppure, più volte, l'amministrazione Trump ha mostrato la sua mancanza di rispetto per la dignità e i diritti di tutti gli americani sanciti dal primo emendamento”.

“Il mese scorso, l'amministrazione ha lanciato lacrimogeni contro i partecipanti a una manifestazione pacifica a Washington, D.C.. In questi giorni alcuni video mostrano il rapimento di manifestanti in veicoli anonimi a Portland, con l'obiettivo di infiammare le tensioni per il proprio tornaconto. Mentre oggi è Portland l'obiettivo del Presidente, qualsiasi città potrebbe diventare il prossimo”.

“Viviamo in una democrazia, non in una repubblica delle banane. Non tollereremo l'uso di cittadini dell'Oregon, di Washington - o di qualsiasi altro Stato americano - come oggetti di scena dei giochi politici del presidente Trump. La Camera si impegna a muoversi rapidamente per frenare immediatamente questi abusi di potere”.

Separatamente, i leader della Commissione giustizia della Camera, della Commissione per la sicurezza nazionale e di quella per la sorveglianza e le riforme hanno chiesto agli ispettori generali del Dipartimento di giustizia e del Dipartimento della sicurezza interna di indagare sull'uso da parte dell'amministrazione degli agenti federali contro quelle che hanno descritto come proteste pacifiche.

In una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana il CBP, nel descrivere la dinamica di un caso ripreso in un video condiviso diffusamente online, ha illustrato che gli agenti che avevano arrestato un uomo vestito di nero, accusato di aver aggredito le autorità federali e danneggiato una proprietà, avevano scelto di sottoporlo all'interrogatorio in un luogo segreto per motivi di sicurezza. Nel documento si legge che gli agenti si erano identificati ma che i loro nomi non erano mostrati sulla divisa a causa dei "recenti episodi di violenza contro il personale delle forze dell'ordine".

Gli uomini impiegati a Portland fanno quindi parte di un "team di spiegamento rapido" messo insieme dal Dipartimento della sicurezza interna cinque giorni dopo che il presidente Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo per schierare truppe a protezione di statue, monumenti ed edifici federali.

L'unità, che include 2.000 agenti del CBP, dell'Agenzia di Immigrazione, dell'Amministrazione per la Sicurezza dei Trasporti e della Guardia Costiera inviati non solo a Portland ma anche a Seattle e a Washington D.C., sarebbe stata inviata a sostegno del Servizio di Protezione Federale.

Quanto sta accadendo a Portland, scrive Bill Moyers, giornalista e commentatore politico, mostra una città che sembra in assetto di guerra, ma “l'elenco delle azioni commesse in città dagli “anarchici violenti” compilato dal Dipartimento della sicurezza interna include graffiti, distruzione di recinzioni e fuochi d'artificio, tutte situazioni che la polizia locale ha ribadito di poter gestire. Il sindaco, i senatori e la governatrice dell'Oregon hanno chiesto la rimozione delle truppe federali, ma l'amministrazione si è rifiutata”.

Per Moyers quella di Trump è una strategia per distrarre l'opinione pubblica dal fallimento della gestione nazionale dell'emergenza per il COVID-19. L'attenzione viene spostata deliberatamente sugli “anarchici violenti” da cui bisogna essere protetti. Il tono della campagna elettorale del presidente sta cambiando e ha implicazioni spaventose per il paese, secondo Moyers. Con la nomina di un nuovo regista nei giorni scorsi - Bill Stepien che ha preso il posto di Brad Parscale a capo della campagna presidenziale nel 2016, sostituito dopo il fallimento del comizio a Tulsa - sembra chiaro che la richiesta di rielezione si fonderà sull'idea di una violenza diffusa nelle città americane che deve essere affrontata con la forza federale che può essere garantita esclusivamente da Trump.

Commentando quanto accaduto a Portland Trump ha twittato: “Stiamo cercando di aiutare Portland, non di farle del male. Le autorità locali hanno, da mesi, perso il controllo di anarchici e sobillatori. Non intervengono. Dobbiamo proteggere le proprietà federali e le nostre persone. Non si tratta di semplici manifestanti, sono un problema serio!”.

In un'intervista rilasciata al Washington Post, la governatrice dell'Oregon Brown ha rivelato che dopo vari contatti intercorsi con i funzionari dell'amministrazione Trump aveva ormai capito come “non fossero interessati alla soluzione del problema” e che il loro intervento non aveva “nulla a che vedere con la sicurezza pubblica”.

«Sapevamo che la situazione si stava normalizzando», ha detto Brown. «Sapevamo che la presenza degli agenti federali avrebbe infiammato le strade. Se fossero stati davvero interessati ad aiutarci, ci avrebbero consultato e poi avrebbero intrapreso azioni. Invece pronti, puntate, fuoco».

Brown ha anche spiegato di aver comunicato al segretario ad interim del Dipartimento della sicurezza interna Chad Wolf che la presenza degli agenti federali nelle strade di Portland stava aggravando la situazione.

«Gli ho detto che il governo federale avrebbe dovuto rimuovere gli agenti dalle strade perché era come aggiungere benzina sul fuoco». Stessa richiesta, rifiutata da Wolf, è stata avanzata anche dal sindaco della città. «Provocano lo scontro per portare agenti federali nelle strade. Puramente per scopi politici».

Per giustificare l'uso della forza federale Wolf ha dichiarato che Portland “era stata assediata per 47 giorni consecutivi da una folla violenta” e che "ogni notte, anarchici fuorilegge distruggevano e dissacravano proprietà" attaccando "i coraggiosi agenti di polizia che le proteggono".

Brown ha categoricamente respinto le accuse ritenendole eccessive. «È un'esagerazione e un atto deliberato per provocare», ha detto la governatrice. «La loro presenza qui peggiora la situazione e rappresenta un palese abuso di potere da parte del governo federale».

Dalle dichiarazioni rilasciate in un'intervista alla Fox dal capo dello staff della Casa Bianca, Mark Meadows, si è appreso che Trump starebbe lavorando insieme al procuratore generale William Barr e a Chad Wolf a un piano che assicuri - dopo Portland, Seattle e Washington D.C., - la sicurezza ad altre comunità, tra cui Chicago e Milwaukee.

Dopo l'annuncio quindici sindaci hanno firmato una lettera per chiedere al presidente di ritirare le forze dell'ordine federali da Portland e di abbandonare il piano per inviare agenti in altre città tutte amministrate da democratici.

La lettera, inviata a Barr e a Wolf, è stata sottoscritta dai sindaci di Atlanta, Boston, Chicago, Denver, Filadelfia, Kansas City (Missouri), Los Angeles, Oakland, Phoenix, Portland, Sacramento, San Jose, Seattle, Tucson e Washington D.C..

Nel documento i primi cittadini hanno evidenziato come l'intervento di Trump di inviare agenti federali senza l'approvazione delle autorità locali rappresenti un "abuso di potere".

"Queste sono tattiche che ci aspettiamo dai regimi autoritari, non dalla nostra democrazia", hanno scritto i sindaci sottolineando come la maggior parte delle proteste scaturite dall'omicidio di George Floyd a Minneapolis siano state pacifiche ponendosi come obiettivo il miglioramento delle comunità. E che laddove non è stato così comunque l'uso delle forze federali non è giustificato.

"L'implementazione unilaterale di queste forze di tipo paramilitare nelle nostre città è totalmente incompatibile con il nostro sistema di democrazia e i nostri valori fondamentali" - si legge nella lettera - “Inoltre, è preoccupante che il dispiegamento delle forze federali avvenga per scopi politici. Il presidente e la sua amministrazione attaccano continuamente le autorità locali e amplificano una retorica falsa e divisiva puramente per alimentare la campagna elettorale. Le loro parole e azioni hanno creato un ambiente di paura e sfiducia”.

In risposta alla richiesta dei quindici sindaci, in una conferenza stampa in cui ha comunicato l'aumento delle forze dell'ordine federali nelle comunità americane dove dilaga la violenza, dopo aver elencato una serie di episodi avvenuti a Chicago e accusato l'amministrazione della città di aver fallito, Trump ha annunciato che avrebbe "immediatamente incrementato la presenza delle forze dell'ordine federali” nella città, promettendo di inviare "centinaia" di agenti federali "per dare una mano a diminuire i crimini violenti".

Michelle Goldberg, sul New York Times, si chiede se l'obiettivo del presidente non sia l'occupazione delle città americane visto che l'amministrazione Trump ha annunciato che intende inviare agenti altrove, come confermato dal Chicago Tribune che ha riferito di piani che prevedono l'impiego di circa 150 agenti federali a Chicago.

“Non ho bisogno di inviti da parte dello Stato”, ha dichiarato a Fox Chad Wolf, aggiungendo: “Andremo avanti che piaccia o meno”, come riportato da Goldberg che si domanda se adesso che i manifestanti sono rapiti per strada senza mandato si possa parlare di fascismo.

“Nel corso della presidenza di Trump - prosegue Goldberg - si è aperto un dibattito sul fatto che l'autoritarismo del presidente sia mitigato dalla sua incompetenza. Quelli che pensano che parlare di fascismo sia esagerato citano diversi casi in cui alcune scelte sopra le righe dell'amministrazione sono state respinte. Ma troppo spesso la Casa Bianca ha perseverato, deformando la vita americana a un punto tale che quelli che un tempo sembravano gli scenari peggiori rappresentano oggi lo status quo.

Trump ha già deciso che i suoi alleati, come Michael Flynn e Roger Stone, sono al di sopra della legge. Quello che accadrà prossimamente ci dirà quanti di noi sono al di sotto”, conclude Goldberg.

Sul Guardian Trevor Timm, direttore esecutivo della Freedom of the Press Foundation, scrive che scene come quelle a cui si è assistito a Portland dovrebbero terrorizzare chiunque abbia a cuore la Costituzione degli Stati Uniti. Se furgoni anonimi pieni di agenti federali in mimetica e senza identificazione si fossero avvicinati ai manifestanti agli angoli delle strade, prendendoli e arrestandoli senza spiegazioni in Venezuela o in Iran, il governo degli Stati Uniti avrebbe certamente minacciato sanzioni internazionali. Dal momento che sta accadendo negli Stati Uniti, il segretario ad interim del Dipartimento della sicurezza interna non solo difende la decisione di Trump ma promette azioni future.

Gli episodi descritti richiamano alla memoria di Timm il programma CIA di rendition e detenzioni segrete messo in atto dall'amministrazione di George W. Bush a seguito degli attentati dell'11 settembre che prevedeva il rapimento da parte degli agenti dell'intelligence di sospetti terroristi (molti dei quali rivelatisi poi innocenti) finiti in furgoni anonimi in paesi stranieri.

Sempre sul Guardian, Hamilton Nolan, giornalista di In These Times mette in risalto come il Dipartimento della sicurezza interna sia diventato un servizio di sorveglianza paramilitare e domestica, controllato dalla Casa Bianca, che non rende conto a nessuno del proprio operato se non a Trump e ai suoi fedelissimi. Per Nolan era immaginabile ritenere che si sarebbe arrivati a questo punto nel momento della creazione dell'organo nato nei giorni successivi agli attacchi dell'11 settembre.

Non è quindi da attribuire a Trump (per Nolan uno stupido governato dall'impulso piuttosto che dalla strategia) la costruzione della temibile macchina dell'oppressione governativa che ora il tycoon sta rivolgendo contro i suoi avversari politici. Questa macchina, sistematicamente assemblata e curata amorevolmente da generazioni di presidenti, si è affinata sulla pelle dei nativi americani, dei afroamericani, degli immigrati e dei musulmani all'estero. L'America - nell'opinione di Nolan - ha sempre avuto bisogno di qualcuno da opprimere. Nel corso dei secoli i leader hanno calcolato che è più sicuro soggiogare e maltrattare una minoranza della popolazione piuttosto che rischiare l'insoddisfazione nella maggioranza. In tal modo, il governo è diventato molto abile nel creare nemici ed esercitare il potere contro di loro in clamorose dimostrazioni di forza.

Se si è d'accordo con la richiesta di controllo delle armi perché più ce ne sono in giro, più alta è la probabilità che prima o poi qualcuno verrà colpito, lo stesso si può dire per lo stato di sicurezza. Se lo costruisci, alla fine ne sarai colpito. Nascosta dietro la banalità della burocrazia federale, è stata tollerata la creazione di un terrificante insieme di poteri che ora è nelle mani di un uomo che ha aspettato tutta la vita per vendicarsi dei suoi nemici. Durante gli otto anni di presidenza - prosegue Nolan - Barack Obama non ha fatto nulla per smantellare questo apparato burocratico di poliziotti soldato che adesso è gestito dal peggior presidente degli Stati Uniti.

A opporsi difendendo fisicamente i diritti e l'incolumità dei dimostranti nelle strade di Portland il muro delle mamme che con catene umane si interpone tra agenti federali e manifestanti.

L'idea è di Bev Barnum, un'americana di orgini messicane, che mentre guardava video sui social che mostravano i cittadini prelevati dalle forze federali ha sentito il bisogno di fare qualcosa di diverso da una raccolta fondi.

«Pensavo di dover fare di più e ho chiesto al gruppo delle mamme lavoratrici di Portland di venire a protestare con me per proteggere i manifestanti con i nostri corpi», ha detto alla CNN.

Così, con altre settanta madri, si è recata nel centro di Portland dove sapeva che i manifestanti si sarebbero riuniti all'esterno del tribunale federale, e insieme hanno formato uno scudo umano, una sotto braccio all'altra, urlando “Le mamme sono qui! Federali state alla larga!”.

Durante la loro azione pacifica, è accaduto che le mamme siano rimaste coinvolte nel fuoco incrociato e nei lanci di lacrimogeni. Ma nonostante questo non si sono fatte intimorire né fermare perseguendo il loro obiettivo nei giorni successivi.

«Abbiamo protetto una recinzione nella speranza che i ragazzi non la abbattessero e che i federali rimanessero nel loro edificio», ha raccontato.

Per comunicare le mamme usano i social. Il gruppo su Facebook ha raggiunto ormai quasi 15.000 donne pronte a partecipare per formare muri.

«Ci fermeremo quando non ci saranno più manifestanti che avranno bisogno della nostra protezione», ha detto Barnum. «Ci ringraziano continuamente. Ma non lo stiamo facendo per ricevere ringraziamenti. Lo stiamo facendo per proteggere i diritti umani».

«Stiamo solo amplificando il messaggio dei manifestanti», ha aggiunto Rebecca, madre di cinque figli che si è unita al muro e che non ha voluto rivelare il cognome per paura di ritorsioni.

«I genitori hanno sempre partecipato alle proteste. Le madri afroamericane lo hanno sempre fatto cercando di ottenere giustizia per i loro figli. Mi sono preoccupata quando ho visto che la polizia lanciava lacrimogeni e granate contro i giovani», ha detto. «È come una zona di guerra».

Di “zona di guerra a Portland” ha parlato su Fox News anche Sean Hannity seguendo una strategia del caos che da ora in poi verrà utilizzata da Trump, come sostiene Anne Applebaum su The Atlantic.

Ora che è stata deliberatamente intensificata, la violenza fornirà immagini, filmati, videoclip e altro materiale per i sostenitori di Trump del mondo dei media e per le sue campagne pubblicitarie.

Tucker Carlson, presentatore televisivo, commentatore politico, autore e editorialista di Fox News ha parlato dei manifestanti come "mafiosi" che mantengono al potere i liberal democratici. La fase successiva coinvolgerà Joe Biden: i collaboratori del presidente hanno detto ai giornalisti che se Biden vincerà "consentirà ai fascisti di sinistra di distruggere l'America".

Manifestanti, mafiosi, caos, fascisti, sinistra, "Dems", Biden fanno tutti parte di una stessa narrazione. L'amministrazione Trump mostrerà all'opinione pubblica le foto delle sue truppe in uniforme che ripristinano l'ordine con il pugno di ferro, utilizzando un tipo di linguaggio che fa appello a quella parte della popolazione che vuole la sicurezza a discapito di tutto.

Gli studenti della dittatura moderna - scrive Applebaum - troveranno queste tattiche stancamente familiari riconoscendo al presidente russo Vladimir Putin di aver già fatto uso di autoritarismo performativo, insieme ad altri strumenti, per rimanere al potere. Nel 2014, durante una crisi politica in Ucraina, Putin ha creato un'articolata narrativa mediatica che equiparava i manifestanti della democrazia ucraina ai fascisti degli anni '40. La televisione di Stato russa ha mostrato più volte scene di violenza, scene che lo stesso Putin aveva contribuito a creare, incoraggiando prima l'ex presidente ucraino a sparare contro i manifestanti, invadendo il paese e inviando truppe in uniformi anonime - i tristemente noti "omini verdi" - in Crimea e nell'Ucraina orientale per "dominare" la situazione, stesso verbo utilizzato da Trump riferendosi a Portland.

Se verrà seguita quella scia c'è da aspettarsi il peggio. I media russi hanno fatto un ulteriore passo avanti aggiungendo alcuni elementi falsi alla loro narrazione inventando, ad esempio, una storia sulle forze ucraine che avrebbero crocifisso un bambino.

Applebaum si chiede se sarà questa la fase successiva del programma dell'amministrazione Trump.

I presupposti ci sono. Qualche giorno fa, sulla pagina Facebook ufficiale di Trump è stato pubblicato un annuncio attribuito a “Evangelicals For Trump” che mostra una scena di violenza urbana americana. Lo slogan recita “sicurezza pubblica contro caos e violenza” sotto un'immagine che contrappone due foto: da un lato Trump alle prese con alcuni esponenti di corpi militari, dall'altra manifestanti che colpiscono un agente di polizia. Ma la seconda immagine non è stata scattata a Portland, si riferisce all'Ucraina, durante la rivoluzione che cacciò il presidente e rovesciò il governo nel 2014. A confermarlo una patch sulla spalla della divisa di un ufficiale dove si vede una croce ortodossa.

Se le cause legali diventano un problema, se i tribunali si oppongono e se i sindaci trovano modi per impedire alle forze federali di sorvegliare le città americane, una soluzione alternativa per la campagna elettorale di Trump c'è: prendere in prestito le immagini direttamente dal Cremlino insieme alle istruzioni di gioco, conclude Applebaum.

foto in anteprima via The Wall of Moms

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