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Dal Covid alla Russia, con amore

3 Aprile 2022 8 min lettura

Dal Covid alla Russia, con amore

7 min lettura

Booba, nome d’arte di Élie Yaffa, è un rapper francese con un seguito enorme: cinque milioni di follower su Twitter, cinque su Facebook e quasi uno su Instagram. È un artista decisamente controverso, avvezzo alla polemica, che ama il dissing e ha un debole – soprattutto in questi ultimi due anni – per le teorie del complotto.

Dall’inizio della pandemia in poi, ricorda il ricercatore Tristan Mendès France sulla radio France Inter, Booba ha postato a più riprese contenuti complottisti sul coronavirus. Nell’aprile del 2020, ad esempio, ha rilanciato un video in cui il militante antivaccinista Tal Schaller definiva i vaccini “un genocidio planetario”; nel gennaio del 2021 ha retwittato il post di un canale Telegram in cui si sosteneva che i vaccini causano il morbo della mucca pazza.

L’invasione russa dell’Ucraina ha determinato un repentino cambiamento degli interessi del rapper: le teorie sulla COVID-19 sono state totalmente rimpiazzate dai complotti e dalla propaganda filorussa sul conflitto. Booba ha infatti condiviso un video intitolato “Putin il salvatore”, ha postato una foto delle milizie cecene del capo ceceno Ramzan Kadyrov e diffuso altre teorie infondate.

L’esempio del rapper francese è sicuramente uno dei più visibili, ma non è affatto isolato. Al contrario: le comunità complottiste e antivacciniste attive nei paesi occidentali hanno accantonato il COVID per buttarsi a pesce sulla guerra in Ucraina, interpretando l’evento con la loro griglia di lettura – una griglia che quasi sempre si intreccia con la disinformazione russa.

Le tesi sono parecchie: in Ucraina non c’è nessuna guerra, dal momento che i feriti e le vittime sono degli attori pagati dai “regimi occidentali” per allestire la messinscena; la vera guerra è quella condotta dai “nazisti ucraini” e del “burattino degli Usa” Volodymyr Zelensky (anch’egli nazista, nonostante sia ebreo) contro la popolazione russofona del Donbass; gli ucraini stanno progettando armi chimiche nei biolaboratori finanziati dagli Usa; e così via.

A sinistra, una foto falsa (girata nei canali complottisti) in cui Zelenskyy tiene una maglia con una svastica; a destra l’originale.

Per certi versi, si tratta di un’evoluzione prevedibile. L’attenzione del mondo intero è concentrata sull’Ucraina, e come ha detto a Politico la giornalista Pauline Talagrand “la sfera complottista è un guscio vuoto che si riempie attingendo dall’attualità.”

Inoltre, le grandi crisi e gli sconvolgimenti storici comportano sempre una fioritura di teorie cospirazioniste. È stato così per la pandemia; lo è anche per l’invasione.

La novità è che sta avvenendo tutto in contemporanea, e dunque assistiamo a un vorticoso rimescolamento tra filoni e narrazioni diverse tra loro. Del resto, una delle caratteristiche principali del pensiero complottista è quella di autosostentarsi attraverso la creazione di collegamenti e rimandi interni: non si crede mai in una sola teoria del complotto, ma si crede per l’appunto in tante teorie del complotto.

Se c’è un complotto sul COVID, allora deve per forza esistere un complotto analogo sulla guerra in Ucraina. E se ci sono questi due complotti, allora deve essercene un terzo – e un quarto, un quinto, un sesto – che li unisce.

L’internazionale complottista sull’invasione dell’Ucraina

L’osservatorio privilegiato per tracciare questo mutamento è senza dubbio l’ecosistema digitale complottista spalmato su gruppi Facebook, canali Telegram e social network alternativi – già ampiamente rodato nel corso delle varie ondate e proteste pandemiche.

Uno dei più affollati e seguiti è quello spagnolo. Il sito Maldita ha analizzato vari canali noti per diffondere notizie e teorie false sulla COVID-19, notando una certa ricorsività nei contenuti dedicati alla guerra in Ucraina.

Il canale “La Quinta Columna” (240mila follower) ha pubblicato un video in cui si vede un giornalista televisivo di fronte a una piazza piena di persone apparentemente morte e avvolte in sacchi neri; a un certo punto, un uomo si muove e cerca di riavvolgersi nel sacco. La clip è presentata come la prova della “messinscena” ucraina, ma ovviamente non si riferisce alla guerra in corso: è una protesta di Fridays for Future tenutasi a Vienna il 4 febbraio 2022.

Il medesimo video è rilanciato da “Noticias Rafapal”, un influencer complottista che ha accumulato un nutrito seguito (più di 140mila follower) durante la pandemia. Rafapal ha dato grande visibilità a un altro filmato fuorviante e decontestualizzato, sempre per dimostrare che non c’è alcuna guerra in Ucraina: in esso si vede un gruppo di persone che corre dopo che un regista grida “azione!” – e sì, si tratta effettivamente delle riprese di un film, lo sci-fi britannico Invasion Planet Earth.

Uno screenshot del video della protesta di FFF a Vienna.

In Germania – paese d’origine di Querdenken, il più grosso movimento anti-restrizioni in Europa – si sono invece sviluppati cinque grossi filoni intorno alla guerra in Ucraina, stando a quanto ha rilevato l’ong antirazzista Amadeu Antonio Foundation. Vale la pena elencarli brevemente:

1) L’invasione fa parte di un piano di dominazione ordito dai “globalisti” (parola in codice per ebrei), che dopo aver sfruttato la pandemia usano la guerra per innescare il “Grande Reset”;

2) La guerra è una distrazione mediatica che impedisce di portare a galla la verità sulla pandemia, ossia che non c’è stata alcuna pandemia ma un “colpo di stato” per instaurare la “dittatura sanitaria”;

3) L’esaltazione del battaglione Azov e di altre milizie di estrema destra (sia ucraine che russe) da parte dei neonazisti, convinti che in Ucraina si stia combattendo una “guerra di liberazione nazionalsocialista”;

4) L’utilizzo strumentale dei profughi ucraini per portare avanti discorsi razzisti nei confronti di richiedenti asilo e migranti neri.

5) La completa e acritica adesione alla propaganda russa, che per il resto non è nemmeno percepita come tale visto che i membri di Querdenken ritengono altamente affidabili gli organi di stampa finanziati dal Cremlino (su tutti Sputnik e Russia Today).

Ovviamente, questo meccanismo investe tutta l’Europa: un video falso che circola su “La Quinta Columna” prima o poi finisce in canali analoghi in altri paesi; una teoria che appare in un gruppo di Querdenken prima o poi compare in gruppi francesi, svizzeri, cechi o italiani.

Giusto per fare un esempio, ecco un post pubblicato sul Telegram Dentro la notizia (120mila follower) a proposito dell’invasione dell’Ucraina:

Tutti gli accoliti della cupola satanica al completo stanno con Zelensky e contro Putin! George Soros e Klaus Schwab dicono: dobbiamo stare con l'Ucraina, poiché loro rappresentano noi! Il messaggio subliminale: un inno al nazismo! Il governo Draghi ancora una volta schierato con le élite e contro il popolo!

Quello complottista, dopotutto, è un ecosistema che attinge cioè dalle stesse fonti e promuove gli stessi contenuti transnazionali, declinandoli di volta in volta a livello locale. In questo senso, ha spiegato Graham Brookie del Digital Forensic Research Lab, “l’amplificazione della propaganda pro-Cremlino sulla guerra non ha realmente a che fare con la Russia, quanto piuttosto con l’ostilità di questi gruppi verso i loro governi”.

Il Putin in noi

Questo assunto vale a maggior ragione analizzando il comportamento dei seguaci del movimento di QAnon negli Stati Uniti. Come scrive Jim Vorel su Paste Magazine, “non solo hanno preso le parti della Russia e di Putin, ma hanno trovato un modo di collegare il conflitto con ogni altra teoria del complotto promossa da QAnon”.

Nei circoli evangelici del culto, ad esempio, si è fatta strada l’idea che Putin sia una specie di “crociato” per i diritti dei cristiani in lotta contro i “satanisti sionisti” di Kyiv, colpevoli di “sterminare” la popolazione russofona cristiana (poco importa che la maggioranza sia ortodossa).

Oltre alla distruzione dei famigerati “biolaboratori”, poi, la Russia avrebbe un obiettivo ancora più nobile: l’eradicazione del traffico di minori – una delle principali ossessioni di QAnon, nonostante la teoria sia nata e abbia preso quota in imageboard piene di materiale pedopornografico.

Per questo motivo, insomma, l’intero conflitto dimostrerebbe che Donald Trump è ancora il presidente e agisce insieme a Vladimir Putin per far fuori l’usurpatore Joe Biden (che secondo i seguaci di QAnon non è nemmeno una persona reale) e l’odiato Deep State (lo “stato profondo” in mano ai pedofili satanisti).

In altre parole, anche l’invasione è uno dei tanti tasselli che dovrebbe scatenare la “Tempesta” (The Storm) e portare al “Grande Risveglio” – l’età dell’oro che Q ha promesso ai credenti fin dal suo primo post nel 2017.

Un post su Telegram sulla guerra in Ucraina di Ron Watkins, il gestore di 8chan e 8kun ritenuto l’autore dei post di Q.

Quello che non va dimenticato, sottolinea Vorel, è che questa glorificazione qanonista di Putin e della brutale aggressione dell’Ucraina è la manifestazione di una pulsione autoritaria e guerrafondaia nemmeno troppo latente.

E qui arriviamo al punto: i gruppi complottisti, antivaccinisti e di estrema destra – sia negli Stati Uniti che in Europa – non sono diventati “putiniani” da un giorno all’altro; lo erano già prima, e non sono stati convinti né dalla propaganda russa né tanto meno dai rubli del Cremlino.

Certo, è rassicurante pensare che sia un’influenza esterna a corrompere un corpo sociale altrimenti sano; ed è proprio ciò che vuol far credere il Cremlino. La realtà è che quelle idee radicali sono autoctone, e circolano senza bisogno di chissà quali spinte.

In Italia, ad esempio, il culto di Vladimir Putin era ben radicato già prima della pandemia e della guerra. E negli Stati Uniti, i “patrioti” di QAnon hanno sempre esaltato dittatori e autocrati stranieri: il loro sogno, infatti, è quello di schiacciare il dissenso interno e spazzare via la democrazia – come hanno provato a fare il 6 gennaio del 2021.

*Articolo pubblicato anche sulla newsletter Complotti!, che si occupa dell'impatto delle teorie del complotto sulla politica, sulla società e sulla cultura. Per iscriverti alla newsletter Complotti! clicca qui.

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