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Dalla Russia agli Stati Uniti dilaga il complottismo sui biolaboratori ucraini

13 Marzo 2022 8 min lettura

Dalla Russia agli Stati Uniti dilaga il complottismo sui biolaboratori ucraini

7 min lettura

A pochi giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, un cittadino irlandese che si trova a Kyiv decide di violare il coprifuoco per un motivo piuttosto bizzarro: provare ai commentatori del suo canale YouTube che si trova veramente nella capitale.

Non appena esce dall’albergo, racconta in un’intervista, vede “questo grosso tizio in borghese che mi punta addosso una Glock”. L’irlandese si mette in ginocchio e dice di essere un giornalista; l’uomo armato lo tiene sotto tiro e chiama un’altra persona per controllare il passaporto. Una volta finiti i controlli, viene caldamente invitato a lasciare il paese – cosa che fa all’inizio di marzo.

“Per un momento ho pensato che mi avrebbero ammazzato”, afferma. Sempre nella stessa intervista, l’irlandese dice di aver ringraziato i due per non averlo ucciso: “se devo essere sincero, sono stato davvero stupido. Ho fatto una cazzata”.

L’uomo in questione si chiama Graham Carey, ed era arrivato a Kyiv prima dell’aggressione militare con un volo Ryanair – quando lo spazio aereo era ancora aperto. È un camionista nonché uno degli antivaccinisti più famigerati d’Irlanda: nel corso del 2021 aveva preso di mira alcuni politici irlandesi, tra cui l’ex capo del governo Leo Varadkar, recandosi fuori dalle loro abitazioni insieme ad altri complottisti.

Con lo scoppio della guerra in Ucraina ha iniziato a diffondere svariate teorie del complotto, dicendo che il governo ucraino “sta bombardando la sua stessa popolazione” e che Putin “ha distrutto 11 ‘biolaboratori’ inaugurati dalla famiglia Biden nel 2014/2015”.

Il caso di Carey è indicativo di una tendenza più generalizzata all’interno del mondo complottista europeo e statunitense: la repentina e frenetica conversione dalla pandemia alla guerra, attraverso l’ibridazione di teorie pre-esistenti con la propaganda russa sulla “operazione speciale” in Ucraina.

Come ha detto alla rivista Mother Jones Imran Ahmed, direttore del Center for Countering Digital Hate (Ccdh), gli influencer antivaccinisti e scettici del Covid-19, i sostenitori di Donald Trump e i seguaci di QAnon “sono particolarmente suscettibili alla disinformazione filo-russa”.

Intorno al conflitto si sono sviluppati almeno tre filoni, che corrono in parallelo nonostante siano in aperta contraddizione l’uno con l’altro.

Il primo sostiene che la guerra, molto semplicemente, non esiste: le immagini della devastazione in Ucraina sarebbero false, e le persone ferite delle “controfigure” pagate dal governo ucraino o dall’occidente. Degli utenti su Twitter hanno addirittura sostenuto che i soldati russi e ucraini sarebbero d’accordo per combatterebbero contro una fantomatica “cricca” di pedofili satanisti.

E qui arriviamo al secondo filone, avanzato soprattutto da chi aderisce a QAnon: la guerra esiste, ma non è quello che sembra; al contrario, è una raffinata operazione orchestrata da Putin e dai “patrioti” americani per sconfiggere il Deep State (lo “Stato profondo” al centro della mistica qanonista).

In alcuni canali Telegram legati al movimento complottista, ad esempio, si tifa apertamente per l’invasione dicendo che “l’Ucraina è un paese corrotto da molti Democratici che ne approfittano per portare avanti il loro traffico di essere umani, droghe e armi”. L’influencer John Sabal (conosciuto online come “QAnon John”) ha scritto che il conflitto è “una NECESSARIA operazione di pulizia contro le attività e le risorse militari della Cabal [la ‘cricca’], NON un attacco a civili innocenti.”

Il terzo filone è quello evocato da Carey in uno dei suoi video, ed è anche quello ha avuto più successo: l’offensiva russa in Ucraina serve a sbarazzarsi una volta per tutte dei “biolaboratori” americani in Ucraina, dove si fabbricherebbero virus e armi batteriologiche.

La girandola della teoria dei “biolaboratori”, dalla Russia agli Stati Uniti

Non è la prima volta, ovviamente, che negli ultimi anni si tirano in ballo i “biolaboratori” americani in Ucraina o in altri paesi confinanti con la Russia.

Nel 2018 era circolata la voce che al Lugar Center for Publich Health Research di Tsiblisi, in Georgia, si stessero producendo armi chimiche. Le accuse, rilanciate anche dalla tv di stato russa Rossiya 24, erano state smentite – tra gli altri – da un gruppo di ricercatori che ha visitato il laboratorio non trovandoci nulla di strano.

Nel maggio del 2020 il quotidiano russo Izvestia aveva parlato di una rete di laboratori segreti in Ucraina finanziati dagli Stati Uniti, una storia poi rilanciata su vari canali Telegram e da Nikolai Patrushev, segretario del consiglio di sicurezza della Russia.

La versione più recente, secondo la ricostruzione fatta su Foreign Policy dal giornalista Justin Ling, è partita dall’account complottista @WarClandestine su Twitter. “È evidente che Putin sta colpendo le città e le località dove si trovano gli #USBiolabs,” ha twittato, “al 100% sta cercando quelle armi biologiche”.

Naturalmente, si tratta di una teoria che parte da una base reale (cioè l’effettiva esistenza di queste strutture) ma per il resto è priva di ogni fondamento. Come ha ripetutamente spiegato il governo americano, i laboratori in Ucraina inclusi nel Cooperative Threat Reduction Program sono “posseduti, gestiti e presidiati dai governi ospitanti per soddisfare le esigenze locali” e servono proprio a “ridurre la proliferazione di minacce biologiche [e] il rischio di una pandemia”.

A poche ore da quel primo tweet, comunque, il sito InfoWars pubblica un articolo sulla storia dei biolaboratori in Ucraina e ne aumenta la visibilità; poco dopo se ne occupa OpIndia (un altro sito di destra pieno di contenuti complottisti), che posta un pezzo sul tema e raccoglie più di 8mila tra like e condivisioni su Facebook.

Da lì in poi la storia si allarga a macchia d’olio: viene ripresa dalla galassia antivaccinista e qanonista, finisce su Reddit (in particolare sul subreddit “r/conspiracy”) e su 8chan, e inizia a essere rilanciata anche dai media russi e dai profili ufficiali delle istituzioni russe.

Il 27 febbraio, l’ambasciata russa in Bosnia ed Erzegovina sostiene che gli Stati Uniti stanno “riempiendo l’Ucraina con biolaboratori militari, dove molto probabilmente si studiano metodi per distruggere il popolo russo a livello genetico.” Poco dopo Sputnik, uno degli organi di propaganda del Cremlino, pubblica su Telegram dei “documenti segreti” che confermerebbero l’esistenza di questi laboratori. Il 3 marzo, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov afferma che gli Stati Uniti “hanno costruito due laboratori biomilitari a Kyiv e Odessa, dove si creano agenti patogeni”.

La teoria rimbalza anche in Cina, venendo presa per buona dal Global Times (un quotidiano del partito comunista cinese) e dal portavoce del ministro degli esteri Zhao Lijian, che nel 2021 aveva accusato gli Stati Uniti di aver creato il Sars-Cov-2 all’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’esercito di Fort Detrick.

E non è finita qui: dopo tutti questi giri, la storia dei “biolaboratori” ucraini ritorna in pompa magna negli Stati Uniti. Ne parlano infatti candidati al Congresso come Ron Watkins (il gestore di 8chan sospettato di aver materialmente scritto i drop di Q) e il conduttore di Fox News Tucker Carlson, che nella sua trasmissione afferma che le speculazioni “sono totalmente e completamente vere”.


Per il giornalista della CNN Donie O'Sullivan, dunque, ci troviamo di fronte a una raffinata “macchina disinformativa” che funziona più o meno così:

Il governo russo rilascia dichiarazioni suggestive, disseminando “indizi” che poi vengono ripresi dai media controllati dal Cremlino e da decine di siti non ufficiali (alcuni dei quali legati ai servizi segreti, almeno secondo gli Stati Uniti). La storia è ulteriormente amplificata dai social media, che ci ricamano sopra e la rendono ancora più incredibile e assurda – e quelle stesse assurdità finiscono di nuovo sui media russi, facendo ripartire il ciclo.

Nella vicenda dei “biolaboratori” ucrani, tuttavia, c’è un passaggio in più: la piena ed esplicita adozione della teoria del complotto da parte delle massime autorità russe.

La vecchia ossessione russa per le armi chimiche

L’8 marzo del 2022, la portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova ha rivelato che il “regime di Kyiv” ha nascosto “armi biologiche” create grazie ai finanziamenti del Dipartimento di stato americano.

Due giorni dopo è stato il turno di Igor Konashenkov, portavoce del ministero della difesa russo, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero intenzione di usare pipistrelli, insetti e uccelli migratori “per spargere agenti patogeni dall’Ucraina alla Russia”.

A rincarare la dose ci ha poi pensato il ministero della difesa, che in un comunicato ha rivelato l’esistenza del “Progetto UP-4” – ossia una “rete segreta di biolaboratori sparsa tra Kyiv, Odessa e Kharkiv”, all’interno della quale si progettano armi batteriologiche in grado di “colpire selettivamente” vari gruppi etnici, tra cui i russi.

L’11 marzo, la teoria dei “biolaboratori” è diventata la linea ufficiale della Russia di fronte al mondo intero. Durante una sessione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, il rappresentante russo Vasily Nebenzya ha ripetuto le fantasie sui “laboratori segreti”, avvertendo tutti i paesi europei del “pericolo biologico” che potrebbe arrivare dall’Ucraina – soprattutto da parte dei “gruppi nazionalisti radicali” in combutta con il ministero della difesa statunitense.

Per quanto affermazioni di questo genere siano palesemente infondate, è interessante notare che in Russia il complottismo e la disinformazione sulle armi biologiche ha una storia molto lunga.

Come ricorda Milton Leitenberg in un paper sulla The Nonproliferation Review, l’Unione Sovietica ha condotto più di dieci campagne di disinformazione sul tema dal 1949 al 1988. Nel 1985 il KGB aveva diffuso la falsa notizia che gli Stati Uniti e il Sudafrica avevano creato una “bomba etnica” in grado di uccidere solamente le persone nere.

Un’altra operazione, ribattezza “Denver”, sosteneva che il virus dell’HIV fosse stato sintetizzato a Fort Detrick per essere poi deliberatamente rilasciato in Africa, al fine di sterminare le popolazioni del continente. Secondo Leitenberg, è stata l’“operazione di propaganda più riuscita nell’ambito dell’intera Guerra Fredda”.

La differenza rispetto al periodo sovietico è che queste teorie non circolano più in maniera subdola e sotterranea, ma sono diffuse direttamente dalle istituzioni russe – e trovano una robusta sponda nei circuiti complottisti occidentali.

L’aspetto davvero preoccupante, infine, è che le falsità su biolaboratori ucraini e armi biologiche in Ucraina circolano in un contesto di guerra aperta. E a volte, chi propugna determinate teorie del complotto vorrebbe fare ciò che addebita ai presunti cospiratori.

*Articolo pubblicato anche sulla newsletter Complotti!, che si occupa dell'impatto delle teorie del complotto sulla politica, sulla società e sulla cultura. Per iscriverti alla newsletter Complotti! clicca qui.

Immagine anteprima: screenshot da Primo canale, tv di stato della federazione russa

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