La carta stampata e la crisi di fiducia


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Il 16 dicembre Demos ha pubblicato i i dati della consueta indagine "Osservatorio sul capitale sociale"
Il tema della rilevazione è il rapporto tra gli italiani e i mezzi di informazione.

A partire dai dati di quest'anno, può essere utile fare alcune considerazioni sia sul presente sia sul futuro prossimo del giornalismo in Italia.

1. Quasi un italiano su tre (il 32%) non legge i quotidiani, non lo fa neanche una volta al mese, e solo un italiano su quattro (25.4%) li legge tutti i giorni. La variopinta galassia di Internet pesa di più anche in termini quantitativi: se la quota di italiani che non accede alla Rete (34.1%) è simile a quella che non legge i giornali, la quota di utenti che va su Internet tutti i giorni (46.9%) è quasi doppia rispetto a quella dei lettori dei quotidiani. Nel frattempo, giusto per non dimenticarsene, quattro italiani su cinque si informano tutti i giorni attraverso la televisione.

2. Per il 39.3% degli italiani, Internet (qualsiasi cosa voglia dire) è il luogo dove si trova l'informazione più "libera" (qualsiasi cosa voglia dire). I giornali quotidiani, e quindi, almeno in parte, i giornalisti di carta stampata in Italia, godono di un livello di fiducia del 13.8%. Praticamente un terzo di Internet. Nel frattempo la tanto bistrattata televisione, quella della RAI lottizzata e di Mediaset berlusconizzata, riesce ad apparire più affidabile della carta stampata. Non è che la crisi dei giornali è una crisi contemporaneamente di modello e di fiducia (e si parla tanto del primo problema, troppo poco del secondo?)

3. Tutti i telegiornali delle tv generaliste hanno livelli di fiducia più bassi rispetto al 2007. Solo i "nuovi" telegiornali hanno un trend positivo (SkyTg24, RaiNews24, e La7, che però perde nell'ultimo anno). Come sopra: si parla tanto del rinnovo della classe dirigente in politica, ed è sacrosanto. Ma ripensandoci: quanti "nuovi giornalisti" si sono affermati in televisione e sui giornali nazionali (e unicamente grazie alle loro forze) negli ultimi dieci, quindici, venti anni?

4. Nessun programma di approfondimento politico o di inchiesta gode di un livello di fiducia superiore al 50%. Neanche Report, che in compenso raggiunge Ballarò come programma più "affidabile" (49.2%).

5. Allo stesso tempo, programmi definiti "pop-talk" come Striscia la Notizia e Le Iene superano il 50% di fiducia (e dunque superano Report e Ballarò). È interessante notare come "Che tempo che fa" viaggia tutto sommato sugli stessi livelli dei due format Mediaset, così come è interessante notare come la sfida televisiva del martedì sera abbia già visto Le Iene affermarsi più di una volta su Ballarò. In breve: non è percepita alcuna differenza qualitativa (almeno in termini di fiducia) tra il giornalismo d'inchiesta e l'infotainment. Questo vuol dire che programmi come Striscia, o Le Iene, definiscono l'opinione pubblica in modo potente, assolutamente non trascurabile. Ma questo (forse) si sapeva già.

6. La quota di italiani che si collega a Internet via smartphone e tablet è cresciuta di venti punti percentuali in dodici mesi, passando al 57.4%. Chi vuole informare, convincere, comunicare attraverso la Rete deve rapidamente abbandonare l'idea di Internet come un "luogo" frequentato prevalentemente dal lunedì al venerdì, magari in orario d'ufficio. La dimensione always on, sempre connessi, non è più una prerogativa di smanettoni o di nativi digitali, è una condizione sempre più fisiologica perché l'accesso alla Rete è sempre più semplice. Lavorare e produrre contenuti di qualità è una condizione richiesta sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro.

In sintesi:

- Informare in modo credibile vuol dire, sempre più, curare la propria reputazione digitale;

- Curare la propria reputazione digitale vuol dire accettare il confronto sistematico con gli utenti/lettori e rinunciare all'idea, oramai tramontata, del grande giornalista che scrive sulla carta stampata, senza sentire il bisogno di fare altro. La professione giornalistica è sempre più la quota di lavoro che inizia un secondo dopo la pubblicazione di un articolo;

- Il "sono tutti uguali" sembra un elemento di riflessione che gli italiani adottano anche per i giornalisti. E sembra che gli italiani desiderino una nuova classe giornalistica, e non solo una nuova classe politica;

- La televisione resta largamente centrale nelle abitudini informative degli italiani, pur essendo in costante crisi di fiducia. L'opposizione Internet versus TV sembra non essere un modo efficace di spiegare la realtà: l'indiscutibile avanzata dei nuovi media e dei social media hanno condizionato solo relativamente l'accesso al mezzo televisivo, ammaccando decisamente di più un altro mezzo tradizionale, il quotidiano.

 

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