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Human Rights Watch accusa Israele e Hamas di crimini di guerra

29 Luglio 2021 7 min lettura

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Human Rights Watch accusa Israele e Hamas di crimini di guerra

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Con un rapporto pubblicato questa settimana Human Rights Watch (HRW) ha accusato Israele e il gruppo militante palestinese Hamas di aver commesso crimini di guerra durante il conflitto avvenuto nello scorso mese di maggio.

Secondo quanto denunciato dalla ONG forze militari israeliane e gruppi armati palestinesi hanno compiuto attacchi nella Striscia di Gaza e in Israele che avrebbero violato il diritto internazionale umanitario (le leggi di guerra) e che costituirebbero crimini di guerra.

In base al diritto umanitario internazionale le parti in conflitto possono colpire solo obiettivi militari, adottando tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili, anche fornendo avvertimenti sugli attacchi. Sono perciò vietati gli attacchi deliberati a civili e a strutture civili. Le leggi di guerra vietano anche gli attacchi indiscriminati che non distinguono tra civili e obiettivi militari o non mirano a un obiettivo militare. Non sono inoltre consentiti gli attacchi in cui il danno previsto ai civili e agli obiettivi civili è sproporzionato rispetto al vantaggio militare. Chi commette gravi violazioni delle leggi di guerra con intenti criminali, cioè deliberatamente o incautamente, è responsabile di crimini di guerra.

Negli undici giorni di conflitto – dal 10 al 21 maggio – almeno 254 palestinesi e 13 israeliani avrebbero perso la vita.

Le violenze sono scoppiate a seguito della risposta delle forze israeliane nei confronti dei palestinesi che protestavano contro lo sgombero di alcune famiglie residenti a Gerusalemme Est.

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I tribunali israeliani, infatti, hanno concesso a gruppi di coloni ebrei di promuovere azioni giudiziarie per rivendicare la proprietà delle terre di quell'area. Diversamente la legge israeliana vieta ai palestinesi di poter reclamare le proprietà confiscate nel 1948.

Per questo motivo dimostranti palestinesi hanno organizzato manifestazioni a Gerusalemme Est alle quali le forze di sicurezza israeliane hanno risposto sparando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili d'acciaio rivestiti di gomma, ferendo centinaia di persone.

Per replicare allo spropositato uso della forza di Israele dal 10 maggio gruppi armati palestinesi a Gaza hanno lanciato razzi verso centri abitati. L'esercito israeliano, a sua volta, ha attaccato la Striscia di Gaza con missili, razzi e artiglieria. Il 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco tra le parti in conflitto.

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Degli oltre 4.360 attacchi missilistici “indiscriminati” compiuti da Hamas contro i civili Human Rights Watch si occuperà in un rapporto di prossima pubblicazione.

«Le forze israeliane hanno effettuato a maggio attacchi a Gaza che hanno devastato intere famiglie senza che ci fosse alcun evidente obiettivo militare nei paraggi», ha dichiarato Gerry Simpson, direttore associato di crisi e conflitti di Human Rights Watch. «La costante riluttanza delle autorità israeliane a indagare seriamente sui presunti crimini di guerra insieme agli attacchi missilistici delle forze palestinesi contro i centri abitati israeliani sottolineano l'importanza dell'inchiesta portata avanti dalla Corte penale internazionale (ICC)».

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Il 12 maggio, nel corso del conflitto, l'Ufficio del procuratore dell'ICC ha comunicato di stare monitorando quanto stava accadendo a Gaza. Per HRW nelle indagini su quanto accaduto l'ICC dovrebbe includere sia gli attacchi israeliani che hanno provocato vittime civili che quelli di Hamas che hanno colpito i centri abitati in Israele.

Anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) ha dichiarato di aver aperto un'inchiesta sulle violazioni avvenute durante il conflitto.

In base ai dati forniti dalle Nazioni Unite gli attacchi dell'esercito israeliano avrebbero provocato la morte di 260 palestinesi, di cui almeno 129 civili e 66 minori. Da parte sua il ministero della Sanità di Gaza ha affermato che le forze israeliane hanno ferito 1.948 palestinesi, di cui 610 minori. Le autorità israeliane, invece, hanno dichiarato che attacchi con razzi e mortai da parte di gruppi armati palestinesi hanno causato il decesso di 12 civili – di cui due bambini – di un soldato e il ferimento di “diverse centinaia” di persone.

Alcuni palestinesi, invece,  sono morti a causa di razzi lanciati da gruppi armati palestinesi che hanno fallito l'obiettivo colpendo Gaza.

Dalla fine di maggio Human Rights Watch ha intervistato trenta palestinesi che hanno assistito agli attacchi israeliani. Si tratta di parenti di civili uccisi o di residenti nelle aree colpite. L'ONG ha anche visitato i luoghi dove sono avvenuti quattro episodi, ha analizzato resti di munizioni, immagini satellitari, filmati e fotografie scattate subito dopo le incursioni.

In particolare l'indagine svolta da HRW si è concentrata su tre attacchi compiuti da aerei israeliani che hanno ucciso 62 civili e ferito varie decine di persone.

Il 10 maggio, poco dopo le 18, nei pressi della città di Beit Hanoun, un missile guidato da Israele ha colpito le abitazioni dei quattro fratelli al-Masri, uccidendo 8 civili, di cui 6 minori. Il più piccolo aveva 14 mesi.

Uno dei figli sopravvissuti ha così descritto l'attacco: «Ero con i miei fratelli a impacchettare l'orzo nei sacchi. Improvvisamente mi sono accorto di qualcosa che proveniva dall'alto verso di noi. Poi è sceso gradualmente puntando nella nostra direzione. È esploso a circa un metro da terra. Qualcosa mi ha colpito all'occhio, all'addome e alle gambe. Sono letteralmente saltato in aria e poi sbattuto a terra. Non ho perso conoscenza. Ho visto che mio fratello Ahmed, mia sorella Rahaf e mio nipote Yazan erano morti. I loro corpi sono stati fatti a pezzi. È stato terribile».

Human Rights Watch non ha trovato alcuna prova di un obiettivo militare sul luogo dell'attacco o nelle vicinanze.

Il 15 maggio, all'1.40 di notte, un raid aereo ha distrutto un edificio di tre piani nel campo profughi di al-Shati, uccidendo 10 civili, di cui 2 donne e 8 minori (la più grande di 14 anni) appartenenti a due nuclei familiari imparentati tra loro.

L'edificio era di proprietà di Alaa Abu Hattab. L'uomo ha raccontato a Human Rights Watch che da 30 anni occupava il primo e il secondo piano dell'edificio con la famiglia, mentre aveva dato in affitto i tre negozi al piano terra.

«Sono uscito di casa a piedi verso l'1.30 per andare in alcuni negozi che erano aperti fino a tardi in occasione della vigilia dell'Eid [la festa che conclude il periodo del Ramadan] per comprare giocattoli e dolci per i bambini», ha spiegato. «Non ci è stato dato alcun preavviso che sarebbe successo qualcosa. Non abbiamo ricevuto telefonate e non c'è stato alcun attacco di droni che a volte fanno per avvertire le persone che punteranno a un edificio. Almeno così i bambini si sarebbero spaventati e sarebbero fuggiti in tempo».

Dopo 15 minuti che si era allontanato da casa Abu Hattab ha sentito “un'esplosione molto forte che ha scosso l'intera zona”.

«Ho corso verso il fumo e mi sono accorto che si trattava di casa mia. C'erano macerie dappertutto. Sembrava che tutto mi girasse intorno. Ero sotto shock e sono svenuto. Quando ho ripreso conoscenza, ho visto i soccorritori cercare i corpi sotto le macerie e recuperarne alcune parti. L'attacco li aveva dilaniati. Altre parti devono essere rimaste sotto le macerie perché non sono state trovate. Non c'erano militanti dentro o vicino casa mia e non c'erano razzi o lanciarazzi. Non so ancora perché abbiano bombardato la mia casa e ucciso mia moglie e i miei figli, mia sorella e i suoi figli. Che peccato hanno commesso?».

Successivamente l'esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira un edificio nel campo di al-Shati la notte del 15 maggio perché “un certo numero di alti funzionari dell'organizzazione terroristica di Hamas [si trovava] in un appartamento utilizzato come infrastruttura terroristica” e che l'attacco aveva ucciso 10 persone. Le forze israeliane hanno poi aggiunto che l'attacco a un bunker aveva fatto crollare un edificio.

Human Rights Watch non ha trovato prove della presenza di gruppi armati palestinesi nell'edificio al momento dell'attacco né dell'esistenza di un bunker.

Il 16 maggio, poco prima dell'1 di notte, una serie di attacchi aerei israeliani (dai 18 ai 34) della durata di quattro minuti ha colpito al-Wahda Street a Gaza City, provocando il crollo di tre edifici, uccidendo 44 civili (18 minori, 14 donne e 12 uomini).

L'esercito israeliano ha dichiarato che gli obiettivi dell'operazione erano alcuni tunnel e un centro di comando sotterraneo utilizzato da gruppi armati, ma non ha fornito dettagli a sostegno di quanto affermato salvo poi riferire il 2 giugno al New York Times che l'obiettivo dell'attacco ad al-Wahda street era un centro di comando sotterraneo. I militari non hanno fornito ulteriori spiegazioni. Hanno però ammesso di non conoscerne le dimensioni o la posizione esatta.

Nessuno dei testimoni intervistati da Human Rights Watch ha affermato di aver ricevuto o sentito alcun avvertimento delle autorità israeliane affinché gli edifici fossero evacuati, né l'esercito ha chiarito il motivo per cui non ci sia stato un avviso.

Human Rights Watch ha anche ottenuto informazioni su un quarto attacco che ha ucciso due civili e che potrebbe aver avuto come obiettivo un combattente di Hamas.

Dopo l'invio di una lettera di Human Rights Watch il 4 giugno che riassumeva quanto venuto alla luce e che chiedeva informazioni specifiche, alla quale sono state fornite risposte solo in parte, il portavoce delle forze di difesa israeliane ha precisato che erano stati colpiti esclusivamente obiettivi militari  – dopo una valutazione secondo cui il potenziale danno collaterale derivante dall'attacco non era eccessivo rispetto al vantaggio militare –, che erano stati compiuti sforzi concertati per ridurre il danno arrecato a individui non coinvolti e che era stato dato, prima di molti attacchi, quando possibile, un preavviso ai civili situati all'interno di obiettivi militari.

L'esercito ha inoltre puntualizzato che è attualmente in corso un'indagine su una serie di raid avvenuti durante i combattimenti di maggio per determinare se in qualche maniera siano state violate regole e commessi abusi.

Immagine in anteprima via Momen Faiz

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