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Human Rights Watch accusa Israele di apartheid e persecuzione contro i palestinesi

7 Maggio 2021 8 min lettura

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Human Rights Watch accusa Israele di apartheid e persecuzione contro i palestinesi

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Israele sta commettendo crimini contro l'umanità mettendo in atto politiche di apartheid e persecuzione contro i palestinesi. È la denuncia lanciata da Human Rights Watch (HRW), l'organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, a conclusione di un rapporto di 213 pagine pubblicato il 27 aprile, intitolato “Una soglia varcata. Autorità israeliane e crimini di apartheid e persecuzione”, sulla situazione dei diritti umani in cui viene descritto dettagliatamente come il governo cerchi di mantenere l'egemonia sul popolo palestinese.

Nel documento HRW analizza il trattamento riservato da Israele ai palestinesi nella Cisgiordania occupata, nella Striscia di Gaza bloccata e nell'annessa Gerusalemme est, oltre che agli arabi israeliani – quei palestinesi che sono rimasti nella loro terra dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948 che godono di “uno status inferiore ai cittadini ebrei per legge” – sottolineando come una singola autorità – il governo israeliano – che amministra l'area tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo popolata da due gruppi di dimensioni più o meno uguali, privilegi sistematicamente gli ebrei israeliani reprimendo i palestinesi.

«Da anni voci autorevoli avvertivano che se il dominio israeliano sui palestinesi non fosse cambiato l'apartheid era nascosto dietro l'angolo», ha detto Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch. «Questo studio dettagliato mostra che le autorità israeliane hanno già voltato pagina e stanno commettendo crimini contro l'umanità di apartheid e persecuzione».

«Mentre gran parte del mondo considera l'occupazione di Israele, che va avanti ormai da mezzo secolo, una situazione temporanea che verrà presto curata con un “processo di pace” che dura da decenni, l'oppressione dei palestinesi ha raggiunto una soglia e una continuità tali da rientrare nelle definizioni dei crimini di apartheid e persecuzione», ha proseguito Roth.

«Quelli che lottano per la pace israelo-palestinese, sia che si tratti di una soluzione a uno o due Stati o di una confederazione, dovrebbero nel frattempo riconoscere la realtà per quello che è e mettere in campo gli strumenti necessari per la tutela dei diritti umani e per porvi fine», ha aggiunto.

Israele ha respinto il rapporto dell'organizzazione definendolo “propaganda”.

«Human Rights Watch è nota da tempo per la sua agenda anti-israeliana e da anni cerca attivamente di promuovere boicottaggi contro Israele», ha detto il ministero degli Esteri in una dichiarazione, come riportato da Al Jazeera.

«La decisione di non condividere con le autorità israeliane questo rapporto per una revisione o per accogliere commenti è una chiara indicazione che si tratta di un opuscolo di propaganda, che manca di ogni credibilità», ha commentato il ministero.

Nel luglio 2020 HRW aveva scritto al governo israeliano per chiedere di esprimere il proprio punto di vista su questi temi senza ricevere risposta.

Lo scorso gennaio anche B’Tselem, una ONG israeliana che si occupa di difendere i diritti umani, ha pubblicato uno studio che rivela come i cittadini ebrei godano di pieni diritti, al contrario dei palestinesi che vivono nelle quattro aree controllate da Israele.

«Uno dei punti chiave della nostra analisi riguarda il fatto che si tratta di un'area geopolitica governata da un'unica amministrazione», ha specificato il direttore di B’Tselem, Hagai El-Ad, evidenziando come non si tratti più di occupazione ma di apartheid tra un fiume e il mare.

L'analisi di B’Tselem afferma, infatti, che Israele cerca di far avanzare e cementare la sua supremazia in tutta la zona che va dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo.

Andando oltre al “processo di pace” bloccato negli ultimi decenni, HRW fa luce su una realtà ineludibile e discriminatoria che colpisce la vita di tutti coloro che vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo.

«Questa è la scoperta più forte che Human Rights Watch abbia mai fatto sull'atteggiamento delle autorità israeliane», ha detto a Today's WorldView Omar Shakir, direttore di HRW per Israele e Palestina e autore del rapporto, come riferito da Washington Post. «Per troppo tempo, la comunità internazionale non è riuscita a riconoscere la realtà per quella che è».

Per Mouin Rabbani, co-editore di Jadaliyya, un portale indipendente di ricerca, l'esistenza dell'apartheid è stata “abbondantemente dimostrata” per decenni dai palestinesi e dai loro sostenitori.

«Non è quindi Israele, ma piuttosto HRW ad aver varcato una soglia», ha detto Rabbani commentando il titolo del rapporto. «HRW è una ONG leader nel suo campo e il fatto di aver finalmente visto la realtà è, a mio avviso, uno sviluppo significativo».

L'importanza del rapporto, ha continuato Rabbani, sta nel fatto che HRW “denunci esplicitamente Israele come un regime di apartheid, chiedendo allo Stato di affrontare conseguenze reali e gravi per ciò che il documento definisce “crimine contro l'umanità”.

Introdotto originariamente per indicare la politica di segregazione razziale istituita nel 1948 dal governo di etnia bianca del Sudafrica, l'apartheid oggi è un termine legale riconosciuto universalmente, come sottolineato da HRW. Il divieto di discriminazioni istituzionali particolarmente gravi e di oppressione o di apartheid costituisce un principio fondamentale del diritto internazionale. La Convenzione internazionale sull'eliminazione e la repressione del crimine di apartheid (ICSPCA) del 1973 e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (ICC Statute/Rome Statute) del 2008 definiscono l'apartheid come un crimine contro l'umanità costituito da tre elementi principali: l'intento di mantenere il dominio di un gruppo razziale su un altro, un contesto di oppressione sistematica da parte di un gruppo dominante su un gruppo emarginato, aver commesso atti disumani.

Il riferimento a un gruppo razziale non è da intendersi solo relativamente al trattamento sulla base dei tratti genetici, ma tiene anche conto della discendenza e dell'origine nazionale o etnica, come definito nella Convenzione internazionale sull'eliminazione e la repressione di ogni forma di discriminazione razziale (ICEAFRD) del 1965.

La persecuzione, come indicata dallo Statuto di Roma e dal diritto internazionale consuetudinario, consiste nella grave privazione dei diritti fondamentali di un gruppo razziale, etnico o di altro tipo, con intenti discriminatori.

Basandosi su anni di documentazione raccolta sui diritti umani, casi studio e sull'analisi di documenti di pianificazione governativa, dichiarazioni di funzionari e altre fonti, Human Rights Watch ha messo a confronto le politiche e le pratiche attuate nei confronti dei palestinesi nei territori occupati e in Israele con quelle applicate agli ebrei israeliani che vivono nelle stesse aree.

Come spiegato da HRW in Israele e nei territori occupati, le autorità israeliane hanno cercato di ampliare la terra destinata alle comunità ebraiche e di concentrare la maggior parte dei palestinesi in affollati centri abitati. Le autorità hanno adottato politiche per mitigare quella che hanno apertamente descritto come una “minaccia demografica” da parte dei palestinesi. A Gerusalemme, per esempio, il piano del governo per la municipalità, che comprende sia la parte occidentale che quella occupata ad est della città, pone l'obiettivo di “mantenere una solida maggioranza ebraica” e specifica persino i rapporti demografici che spera di salvaguardare.

Per mantenere il controllo le autorità israeliane discriminano sistematicamente i palestinesi. La discriminazione istituzionale che i cittadini palestinesi di Israele subiscono include leggi che consentono a centinaia di piccole città ebraiche di escludere i palestinesi e budget che assegnano solo una piccola parte delle risorse alle scuole palestinesi rispetto a quelle destinate ai bambini ebrei israeliani. Nei territori occupati la gravità della repressione di un governo militare draconiano nei confronti dei palestinesi, contrapposta ai pieni diritti concessi agli ebrei israeliani che vivono nella stessa area, equivale all'oppressione sistematica prevista affinché si riconosca un regime di apartheid.

Nel rapporto HRW elenca una serie di abusi commessi contro la popolazione palestinese: ampie restrizioni di movimento nei territori occupati, confisca di oltre un terzo delle terre della Cisgiordania e il trasferimento forzato di migliaia di palestinesi fuori dalle loro case, demolizione di abitazioni e “negazioni quasi categoriche” dei permessi di costruzione, occupazione militare, rifiuto di richieste di residenza di centinaia di migliaia di palestinesi.

Molti degli abusi commessi, come la negazione dei permessi di costruzione e la demolizione di migliaia di case con il pretesto della mancanza di permessi, non hanno alcuna giustificazione in termini di sicurezza. Altri, come il blocco del registro anagrafico che Israele gestisce nei territori occupati che impedisce il ricongiungimento familiare per i palestinesi e di vivere in Cisgiordania ai residenti di Gaza, usano la sicurezza come scusa per tutelare gli obiettivi demografici.

Israele ha sempre respinto il termine “apartheid” con forza. Da tempo il paese si definisce l'unica “democrazia in Medio Oriente”, ma gli analisti sostengono che il rifiuto dell'etichetta “apartheid” è in linea con la tradizione israeliana di denunciare qualsiasi critica come “antisemita”.

«Nonostante i politici israeliani parlino apertamente di annessione, espansionismo e di mantenimento della presenza nei territori occupati, il governo prende ad esempio i cittadini palestinesi di Israele, che rappresentano solo una parte del totale dei palestinesi sotto il suo controllo, per dimostrare che non si tratta di un regime di apartheid , data la possibilità che gli viene data di votare e di essere rappresentati ai più alti livelli di governo», ha detto ad Al Jazeera Tareq Baconi, analista di Crisis Group, un'organizzazione indipendente impegnata a prevenire e risolvere i conflitti.

«È una foglia di fico attraverso la quale, però, non si riesce a negare che Israele continui a controllare la maggioranza del popolo palestinese senza rispettare i diritti», ha proseguito Baconi.

HRW ha chiesto alla Corte penale internazionale (ICC) di “indagare e perseguire le persone implicate” nell'apartheid e nella persecuzione e alle Nazioni Unite di creare una commissione che indaghi sulla discriminazione sistemica in Israele.

Nei primi giorni di marzo la ICC aveva già annunciato che avrebbe indagato sui crimini di guerra nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate da Israele che, da parte sua, ha avvertito che non collaborerà all'indagine.

A seguito di quanto denunciato, HRW ha chiesto alla comunità internazionale di riconsiderare le relazioni diplomatiche con lo Stato israeliano e di non basarsi più esclusivamente sul processo di pace. Ha domandato, inoltre, agli Stati di congelare i beni e applicare sanzioni ad alcuni funzionari israeliani e di subordinare le politiche di assistenza militare e la sicurezza allo smantellamento di quelle che costituiscono “apartheid”.

«I responsabili politici devono spostare la loro attenzione e invece di puntarla solo sul processo di pace, dirigerla per contrastare la linea di espansione del consolidamento territoriale israeliano e dell'espropriazione palestinese nella totalità del paese», ha aggiunto Rabbani.

«Gli sgomberi forzati dei palestinesi a Gerusalemme est sono un esempio di una politica statale sistemica da parte del governo israeliano a cui la comunità internazionale può imporre misure punitive, indipendentemente dal fatto che un processo di pace sia in corso o meno».

Foto anteprima via @178kakapo

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