Le foto dei figli su Facebook e le multe ai genitori. Facciamo chiarezza

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Facebook fa sempre notizia, e così l’ordinanza del tribunale di Roma che ha obbligato una madre a rimuovere le foto del proprio figlio dal social in blu, condannandola altresì a pagare una “sanzione” pecuniaria al figlio, colpisce la curiosità dell’opinione pubblica. Possibile mai che un genitore non possa mettere orgogliosamente le foto del figlio online per farle vedere a amici e parenti?

Andiamo per ordine. Con l’ordinanza del 23 dicembre 2017 (proc. 39913/2015, la trovate su Altalex), il tribunale di Roma, nella persona del giudice monocratico, si è pronunciato sul ricorso del tutore di un minore di 16 anni. L’ordinanza è parte di un procedimento più complesso, che riguarda un minore le cui vicende appaiono decisamente particolari (anche se non è dato conoscerle per ovvio motivi di privacy e tutela del minore stesso). In particolare si evince che, con la sentenza di separazione dei genitori, sarebbe stata disposta la sospensione della responsabilità genitoriale (di entrambi i genitori per condotte gravemente pregiudizievoli poste in essere verso il minore), per cui il giudice tutelare ha nominato un tutore del ragazzo.

Il procedimento nasce da una richiesta specifica del tutore per ottenere l'autorizzazione a iscrivere il minore in un istituto scolastico estero per continuare il percorso di studi e allontanarlo anche dai luoghi di origine. All’interno di tale complesso procedimento emerge un’altra necessità, derivante dalla circostanza che la madre del ragazzo avrebbe pubblicato online (su Facebook e Instagram) non solo foto, ma anche dati e informazioni personali del minore.

Come dicevo, non è dato conoscere i dettagli della vita del ragazzo, ovviamente, ma la pubblicazione delle sue vicende personali sarebbero tali da incidere sullo sviluppo del minore, quindi sicuramente lesive per lo stesso.

In questo procedimento il ragazzo viene sentito personalmente più volte ed è lui stesso che stigmatizza la pubblicazione di dati personali (non solo le foto, ma anche le informazioni sulle vicende accadutegli) da parte della madre. Il ragazzo, infatti, avrebbe affermato di essere “infastidito del fatto che passi per malato e che i suoi coetanei siano a conoscenza di quanto viene pubblicato sul web sul suo conto”. Aggiungendo, inoltre, a conferma della volontà di proseguire gli studi all’estero, “che speranza ho in Italia dove tutti conoscono la mia storia… cosa posso fare il bidello?”. E, con riferimento alla madre: “secondo lei una persona che dice di voler bene può scrivere queste cose”, riferendosi alle foto pubblicate online dalla madre insieme ai dettagli delle controversie giudiziarie.

Per questo già a maggio del 2017 il giudice aveva ordinato alla madre la rimozione di tali informazioni (non solo le foto). Col provvedimento di dicembre, il giudice ha ribadito l'ordine a carico della madre di cessare la pubblicazione di dettagli personali del minore e di rimuovere quelli già pubblicati (non solo le foto) e, poiché la stessa non aveva ottemperato quanto ordinato a maggio, ha applicato quella che tecnicamente si definisce “misura coercitiva indiretta” (art. 614 bis c.p.c.). Cioè se il soggetto a cui viene rivolto l’ordine non ottempera, sarà costretto a pagare una somma giornaliera al ricorrente (il figlio in questo caso) fino a quando non eseguirà quanto richiesto. Infine, il giudice ha autorizzato il tutore a chiedere, nell’interesse del minore, la rimozione dei dati del minore a terzi (quali motori di ricerca, ecc.)

Un aspetto fondamentale della vicenda è data dall’età del ragazzo (16 anni) che lo inserisce nei cosiddetti “grands enfants”, ai quali la legge attribuisce ampi margini di autodeterminazione, anche in considerazione che provvedimenti contrari alla volontà del minore potrebbero portarlo alla fuga.

In conclusione, la vicenda è decisamente piuttosto particolare: ai genitori era già stata sospesa la potestà parentale e il minore ha esercitato il diritto di opposizione alla diffusione di dati personali, che erano particolarmente lesivi della sua personalità, tramite il tutore e sentito personalmente quale soggetto di diritti essendo già sedicenne. E non c’è nessuna sanzione pecuniaria.

A questo punto pare ovvio che da questa vicenda non si può trarre alcuna regola generale né un divieto generalizzato di pubblicare foto dei proprio figli online. Vero è che la legge sul diritto d’autore prevede che il ritratto di una persona possa essere pubblicato solo in presenza del consenso oppure se vi è un interesse pubblico alla diffusione dell’immagine, e l’articolo 10 del codice civile stabilisce la possibilità di rivolgersi a un giudice per disporre la cessazione dell’abuso e ottenere un eventuale risarcimento del danno. Inoltre esiste la normativa in materia di protezione dei dati personali che tutela le immagini, essendo queste dei dati personali identificativi. E, in particolare, tale normativa prescrive una tutela rafforzata per i minori, che addirittura prevale sul fondamentale diritto di cronaca.

Ma, in linea di massima, la pubblicazione delle foto del proprio figlio non crea particolari problemi purché sia ritratto in situazioni tranquille e positive per il bambino, ad esempio in luoghi pubblici con i genitori. Ovviamente la pubblicazione di foto con il minore in atteggiamenti ridicoli oppure momenti intimi e privati potrebbe far sorgere dei problemi. Lo stesso minore, una volta raggiunta la maggiore età, potrebbe rivolgersi alle autorità, per violazione dei suoi diritti, contro gli stessi genitori.

Il problema, però, sorge principalmente nel momento in cui uno dei genitori non è d’accordo con tale pubblicazione. In questo caso la giurisprudenza si sta orientando nel disporre la rimozione della foto ritenendo che il consenso debba essere di entrambi i genitori (come asserito dal tribunale di Mantova nel novembre del 2017), tanto ché oggi tali accordi si trasfondono nelle clausole delle separazioni e dei divorzi per evitare problemi.

Immagine in anteprima di Gerd Altman via pixabay.com

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