L’industria del copyright dice no al filtraggio dei contenuti voluto dalla UE

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Come un feuilleton d’annata, le vicende della Direttiva Copyright in discussione nel cosiddetto trilogo, non mancano di colpi di scena. Il testo della Direttiva era stato bocciato a luglio, ma poi approvato senza sostanziali modifiche a settembre. Da qui era partito il dialogo a tre tra Parlamento, Consiglio e Commissione, del quale la parlamentare Julia Reda ci ha fornito numerosi dettagli.

Il primo dicembre arriva ai deputati una lettera da parte della grandi associazioni dell’industria cinematografica e delle leghe sportive (disponibile dal sito della parlamentare Reda). Nella lettera si evidenzia che entrambe le versioni dell’articolo 13 non vanno bene. L’articolo è quello più contestato e che introduce l’obbligo di sistemi di filtraggio per le piattaforme online (tranne le microimprese), che dovrebbero scansionare tutto ciò che introducono gli utenti nei loro servizi per verificare se sui contenuti immessi insistono diritti a detta dell’industria del copyright.

Secondo la lettera in questione, le versioni attualmente in discussione comprometterebbero l’attuale giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, la norma rafforzerebbe ulteriormente il ruolo delle piattaforme online a danno diretto dei titolari dei diritti compromettendo completamente lo status quo in termini di regime di responsabilità dell’UE (it now strengthens even further the role of OCSSPs to the direct detriment of right holders and completely undermines the status quo in terms of the EU liability regime). Alcune delle opzioni proposte, continua la lettera, pregiudicano ingiustamente la legge attuale, creando un nuovo privilegio per alcune piattaforme che hanno adottato misure specifiche per evitare la possibilità di violare contenuti protetti dal copyright.

In sintesi la lettera non fa altro che riprendere una delle critiche che gli esperti della materia e le associazioni per i cittadini e per i diritti civili hanno evidenziato fin da subito. Le piattaforme più grandi, come Google, Facebook, ecc…, avendo già dei sistemi di filtraggio (che tra l’altro sono estremamente costosi), si ritroverebbero in una posizione di vantaggio commerciale rispetto alle piccole piattaforme nonché alle eventuali piattaforme nascenti. Il costo elevato dei sistemi di filtraggio, nonché il fatto che le piattaforme più grandi già hanno tali sistemi, finirebbe per scoraggiare qualsiasi iniziativa nel settore, così consolidando la posizione dominante di tali piattaforme. Anche noi di Valigia Blu lo abbiamo evidenziato più volte. Ad esempio qui: Filtri, link, contenuti degli utenti. Cosa cambia con la riforma del copyright:

Le stesse aggiunte di esenzioni appaiono più che altro un modo, improprio, per isolare nel campo le grandi piattaforme del web come per additare il “nemico” da combattere. In tal modo la direttiva tradisce un certo spirito di fondo da strumento per tutelare l’industria europea contro lo strapotere delle aziende del web.

Peccato che lo strumento sia, nella pratica, peggiorativo della situazione. Perché è evidente, a tutti coloro che non si fermano ai meri slogan, che assegnare alle piattaforme del web il ruolo di sceriffi della rete, delegandogli il potere di decidere cosa è lecito e cosa non lo è, sicuramente dà a tali piattaforme ancora più potere di quello che già hanno.

Purtroppo parte dell’industria del copyright ha sempre criticato le posizioni delle associazioni per i diritti civili, non entrando nel merito degli argomenti, ma semplicemente sostenendo che tali posizioni erano “plagiate” dalle grandi piattaforme. Chi osava criticare la direttiva copyright nella sua draconiana formulazione lo faceva solo perché plagiato (o peggio) da Google e Facebook. Adesso sono loro che ammettono che quella posizione, quella critica, erano fondate.

È evidente che ogni azienda in una posizione dominante o addirittura di semi monopolio in prima battuta preferisce non essere soggetto a regolamentazioni, ma come seconda preferenza preferisce una regolamentazione draconiana (come quella della norma in discussione) a condizione che possa permettersi i costi della regolamentazione, e che questi siano alti al punto che nessun altro possa sfidarla.

Leggi anche >> Tornano le proteste dei cittadini contro la direttiva copyright: in pericolo i nostri diritti

La verità è che l’uso di sistemi di filtraggio è fonte di continui abusi (qui un esempio, ma ve ne sono tantissimi) che, come al solito, colpiscono i piccoli artisti, i piccoli editori, cioè tutti coloro che non hanno sufficiente voce per farsi ascoltare dalle grandi aziende. Per cui alimentare il già grande potere delle piattaforme del web non è il modo giusto per tutelare gli artisti, grandi e piccoli, la soluzione proposta nella direttiva copyright è la direzione sbagliata. E adesso anche parte dell’industria del copyright se ne avvede, chiedendo che i loro settori (cinematografico e sportivo) siano esplicitamente rimossi dal campo di applicazione della norma (we would respectfully urge you to disapply the entire value gap provision to our respective sectors).

Un colpo di scena che non mancherà di creare problemi ai legislatori europei. Una norma che veniva dipinta come essenziale per tutelare i creatori e per salvare la cultura, adesso viene rigettata dai settori principali di riferimento. Una riforma del copyright serve, ma non questa riforma.

Leggi anche >> I danni che la direttiva sul copyright farà alle nostre libertà e cosa possiamo fare per contrastarla

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Sulla riforma copyright leggi anche:

I danni che la direttiva sul copyright farà alle nostre libertà e cosa possiamo fare per contrastarla (dove spieghiamo perché se una riforma del copyright è importante questa riforma è invece pericolosa per i diritti dei cittadini, evidenziando i pareri degli esperti e dei pionieri del world wide web contrari all’attuale testo).

Riforma Copyright: il dibattito che è mancato per responsabilità dei media

Tornano le proteste dei cittadini contro la direttiva copyright: in pericolo i nostri diritti (dove rispondiamo alle critiche dell’industria dell’editoria e del copyright contro la posizione dei cittadini che criticano l’attuale testo della direttiva).

La Commissione europea costretta a rivelare uno studio sulla pirateria tenuto nascosto

Firma la petizione su Change.org → Stop the censorship-machinery! Save the Internet!

Altro materiale sulla campagna SaveYourInternet

Quando si discute dell'impatto negativo della direttiva sulla libertà di manifestazione del pensiero ho notato che questo argomento non fa alcuna presa su molti cittadini, probabilmente perché non è compresa a pieno la sua importanza, per cui segnalo anche anche >> La libertà di espressione nell’era dei social network

Immagine in anteprima via Julia Reda

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