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Clima, la mobilitazione globale dei giovani e l’irrilevanza di chi li attacca

30 Settembre 2019 10 min lettura

Clima, la mobilitazione globale dei giovani e l’irrilevanza di chi li attacca

9 min lettura

Queste ultime settimane hanno visto una mobilitazione mondiale, come mai prima d’ora nella storia, per sensibilizzare sul problema del cambiamento climatico e sulle conseguenze del riscaldamento globale, e chiedere interventi strutturali per affrontare un’emergenza anch’essa senza precedenti. Per quanto suoni altisonante e spaventoso, siamo in una fase critica per la nostra specie: da troppi anni i climatologi sono Cassandre ora ignorate, ora screditate, ora messe al fianco di ciarlatani che ne offuscano gli allarmi. Questa sensibilizzazione di massa è un fenomeno recente: come ricordava su Twitter il giornalista Federico Nejrotti, autore del documentario Venezia 2100, nel 2017 chi era interessato a queste tematiche si sentiva stretto tra l’urgenza del problema e la sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica.

Tuttavia questa estesa agenda politica che passa per attivisti come Greta Thunberg, per il movimento Extinction Rebellion, per le manifestazioni #FridayForFutures e che nella settimana dal 20 al 27 settembre è culminata nel #ClimateStrike, cui hanno aderito da tutto il mondo, incontra delle forti resistenze da parte di chi, a vario titolo, vede come il fumo negli occhi l’apertura di uno spazio politico per le tematiche ambientaliste, proiettato in un orizzonte politico a breve termine. Così assistiamo a vere e proprie strategie per distogliere l’attenzione, o per denigrare e delegittimare chi porta avanti queste istanze.

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In un primo momento, in virtù della polarizzazione mediatica attorno alla figura di Greta Thunberg, abbiamo visto una serie di attacchi abbastanza ignobili contro di lei (basti pensare alla condizione Asperger bollata come “malattia” o “patologia”), con il consueto corollario di teorie del complotto che la vogliono manipolata da oscuri poteri. Addirittura nei media nostrani si è parlato di una fantomatica anti-Greta, Izabella Nilsson Jarvandi. Una bolla costruita e promossa dalla galassia dell’estrema destra, che si è diffusa da noi perché in fondo i media hanno più facilità a trattare questioni complesse attraverso i personaggi. Con la consueta superficialità si è pensato che fosse sensato ragionare entro un derby 16enne svedese ambientalista vs 16enne svedese sovranista, come se fossero due stelle che giocano nello stesso campionato. Non manca poi l’applicazione di una legge del web che potremmo così sintetizzare: se è una sciocchezza, Diego Fusaro la twitterà.

Questi attacchi sono arrivati, tanto in Italia quanto all’estero, soprattutto da destra e dal fronte dei negazionisti climatici. Non è un caso, e non solo perché l’ambientalismo è un tema che solitamente trova più consensi a sinistra. Riscaldamento globale ed emergenza climatica rompono lo schema di propaganda dei populismi nazionalisti, centrati attorno alla contrapposizione popolo vs élite. Questa rottura è tanto più effettiva quanto più dal fronte ambientalista sono chiamate in causa le élite (pensiamo all’eco dirompente dell’how dare you? di Greta Thunberg al summit delle Nazioni unite), a partire da chi governa, e tanto più è estesa la rete di mobilitazione: se milioni di giovani manifestano in tutto il mondo, è difficile farli passare tutti per viziati figli di buona famiglia.

Inoltre le tematiche ambientaliste sono per loro stessa natura fortemente ideologiche, e quindi rimettono al centro del dibattito pubblico la contrapposizione tra conservatori e progressisti, tra destra e sinistra tradizionali, costringono a posizionarsi rispetto a temi specifici, sgombrando il campo dalla retorica del “post-ideologico”. Sono inoltre tematiche fortemente intersezionali, perché riguardano strati eterogenei della società, ne interrogano i conflitti e quei rapporti di forze che producono una situazione oppressiva (in questo caso disastri ambientali). E sono infine tematiche con una visione internazionale, perché è impossibile approcciarsi al riscaldamento globale isolando gli Stati o i continenti. Ciò fa molto male ai nazionalisti, che tendono a rappresentare ciò che sta al di fuori dei confini solo in termini di nemici e pericoli – la finanza mondialista, l’invasione di migranti, e così via.

Proprio la vastità della mobilitazione che si è creata nel tempo sta rendendo gli attacchi a Greta Thunberg abbastanza pretestuosi e inefficaci, smascherandone la natura strumentale, se non addirittura l’ottusità. Inoltre, come ricordava su Vox David Roberts, l’attivista svedese ha sempre operato per mantenere l’attenzione sulla comunità scientifica. “Non date ascolto a me: ascoltate la scienza” è una delle frasi che ripete con più insistenza, cercando così di ricalibrare ogni volta quelle dinamiche della spettacolarizzazione che la portano sotto i riflettori, a discapito della sua stessa agenda politica. Su Twitter, in un thread molto interessante, rispetto agli hater Greta Thunberg ha scritto:

Onestamente non capisco perché gli adulti spendano il loro tempo prendendo in giro e aggredendo adolescenti e bambini che promuovono la scienza, quando potrebbero fare qualcosa di buono, invece. Immagino che debbano davvero sentirsi minacciati da noi. Ma non perdete tempo dando loro ulteriore attenzione. Il mondo si sta svegliando. Il cambiamento sta arrivando che a loro piaccia o no.

Ora a questi attacchi si sta affiancando una seconda direttrice, politicamente più trasversale, che vede di solito coinvolti uomini sopra i 40 intenti a vario titolo a fare la paternale ai giovani che manifestano, e quindi non più mirando – solo – a Greta Thunberg. Lo schema quindi è adulti competenti vs giovani irresponsabili. O giovani manipolati, ingenui, ignoranti. Un segno linguistico evidente di questo passaggio è da noi il termine denigratorio “gretini” usato per manifestanti e attivisti, ridotti a stupidi e giovani seguaci di Greta Thunberg, tutti uniti sotto lo stesso cielo d’ignoranza. Nella peggiore delle ipotesi, invece, siamo di fronte a una nuova Hitler o Stalin.

Ha ottenuto grande visibilità un monologo di Alan Jones, giornalista di Sky News Australia, che fingendo di citare una lettera ricevuta si lancia in una filippica contro i manifestanti, tutta all'insegna del rimprovero ai giovani viziati: «Siete degli stronzetti egoisti, male istruiti, moralisti, ispirati dagli adulti intorno a voi e che bramano la sensazione di avere una nobile causa mentre si concedono i lussi occidentali e una qualità della vita senza precedenti».

Tornando al nostro paese, nella settimana del #ClimateStrike è rimbalzato l’appello “Non c’è nessuna emergenza climatica”, promosso dall’ex professore di geofisica Guus Berkhout. Niente di nuovo sul fronte negazionista, ma è interessante come  Il Giornale, nel darne notizia, lo definisca sobriamente «un chiaro messaggio a Greta, ai gretini e ai cattivi maestri che cavalcano “l’emergenza” lucrando economicamente e culturalmente sulle giovani generazioni.»

Abbiamo poi dovuto leggere l’intervista a un Massimo Cacciari in modalità fustigatore d'incompetenti. Scandalizzato perché il ministro dell’Istruzione ha emesso una circolare in cui invitava i presidi a non conteggiare come assenza lo sciopero di venerdì, Cacciari se l’è presa con i giovani incompetenti, a partire dalla Thunberg:

Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta siamo fritti. Siamo all’ideologia dell’incompetenza [...]. Greta dovrebbe andarci a scuola. Forse si renderebbe conto che lei è svedese, i ragazzi che scioperano sono europei, ma in piazza non ci sono né indiani, né cinesi, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco.

Invece in piazza ci sono andati cinesi, indiani, brasiliani e non solo, ed è proprio questa spocchiosa e imprecisa valutazione del fenomeno a colpire. Inoltre già nell’aprile di quest’anno era uscito su Science un appello di alcuni scienziati che invitavano i colleghi da tutto il mondo e di ogni disciplina a sostenere le proteste dei giovani, appello che ha raccolto oltre 3mila adesioni da parte di colleghi.

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Senza contare che non si può valutare la portata politica dell’attivismo come se fosse un esame universitario da passare. Rosa Parks, nel rifiutare di cedere il posto a un passeggero bianco, non ha dovuto superare un esame di diritto perché si riconoscesse legittimità al suo gesto di protesta contro il segregazionismo. L’attivismo è una spinta sociale che mette in moto effetti a catena attraverso la mobilitazione, liberando energie politiche prima impensabili, perché sopite o represse.

Mentre durante la giornata di venerdì scorrendo gli hashtag dedicati alla mobilitazione si poteva cogliere un certo malessere contro questi giovani che, insomma, invece di andare a scuola a studiare vanno in piazza e magari sporcano pure. Oppure vogliono risolvere il problema dell’inquinamento, però intanto consumano energia con aria condizionata, cellulari, computer. Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, se su Twitter già martedì riteneva una «punizione peggiore» che a ricordarci del riscaldamento globale fosse Greta Thunberg, venerdì lanciava l’idea di uno sciopero di studenti la domenica, per inquinare di meno e risultare più «credibili»:

C’è stato poi il filone fanno tanto gli ecologisti poi però sporcano. Portato avanti, tra gli altri, da David Puente, che ha twittato la foto di un cestino con attorno della spazzatura accompagnandola con degli hashtag eloquenti:

Puente ha poi scritto un post sul suo blog dove dice che la foto gli è stata mandata da un collega, e racconta:

Scendo qualche ora dopo e lo spettacolo che mi ritrovo non era dei migliori: tanta, ma tanta spazzatura anche per terra e tutto in una piccola stradina di Milano. A brevissima distanza un gruppo di giovani che continuava a mangiare mentre nel frattempo passavano altri giovani con i cartelli di cartone e i segni verdi nel volto. Nessuno alzava un dito. Nessuno. [...] Quello era un piccolo bidone in una piccola strada di Milano, chissà quanti altri ce ne stanno nella stessa situazione.

Non si capisce se il giornalista abbia visto i manifestanti sporcare, anzi l’idea è che lo abbia dato per scontato. Poi colpisce che sia il giornalista che Puente ritengano quei giovani responsabili per le cartacce: si aspettano che i manifestanti facciano qualcosa, ma nessuno dei due si sente in dovere in prima persona di muovere un dito, persino di cazziare direttamente i giovani. Il primo pensa sia più ragionevole mandare una foto via WhatsApp, il secondo fare la paternale in pubblico.

Poco importa debunkare poi un'immagine sull’immondizia gettata dai manifestanti: quello che Puente sembra non capire è che entrambe le foto rafforzano lo stesso frame sui giovani ambientalisti ipocriti. E, fatto non secondario, mettono sullo stesso piano emergenza climatica e cestini della spazzatura troppo piccoli – o eventuali manifestanti cafoni. Cos’è quest’ansia di denunciare le contraddizioni, se si dà così importanza alla pulizia di strade e marciapiedi? In entrambi i casi è importante solo perché permette di mettere in luce una contraddizione dei manifestanti.

Sabato sera, invece, alla trasmissione Otto e mezzo (La7) si è pensato bene di invitare il negazionista climatico Franco Battaglia, presentato però come «esperto di materie ambientali» e uno che ritiene gli ambientalisti «i peggiori nemici sull’ambiente». Assieme a lui c’erano Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei e l’attivista Federica Gasbarro. Tra i tre ospiti, dunque, Battaglia è apparso da subito la voce ufficiale della scienza, nonostante la verità sia tutt’altra. Alla prima domanda, Battaglia ha bollato Greta Thunberg come «vittima di mercanti di bambini», allargando il discorso ai «ragazzini» che protestano senza sapere di cosa parlano, e così la puntata dopo nemmeno tre minuti era diventata l’ennesima cornice su Greta e i «gretini». Un po’ come fare una puntata la sera dopo il Giorno della memoria facendo parlare in apertura un negazionista dell’Olocausto che spara a zero contro Il diario di Anna Frank.

Ma, come detto, la contrapposizione tra scienziati e attivisti, tra competenti e incompetenti, è più che altro nell’occhio di chi la vede. Con buon pace di chi, come Massimiliano Parente, si unisce a Cacciari nell’invitare Greta a studiare: come se l’attivismo fosse una scusa per saltare la scuola, e come se a milioni di manifestanti servisse a qualcosa l’opinione di Parente.

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C’è una generazione di «sdraiati» che non è mai stata tale, insomma, e che attraverso l’ambientalismo sta dimostrando di non dipendere da chi li critica od osteggia apertamente. Portano avanti i loro temi, cortocircuitano negazionisti, offuscano le stelle mediatiche dell’estrema destra, scansano i paternalismi di chi sente di avere poco potere su di loro, si disinteressano dei troll. Charlie Warzel sul New York Times ha tracciato un parallelismo tra Fridays for Future e gli studenti di Parkland. Anche loro giovani, anche loro in grado di fronteggiare gli attacchi tesi a delegittimarli:

Forse l'aspetto più importante è la loro istintiva comprensione dei meccanismi di attenzione e del loro uso come arma e strumento. Capiscono come attirare l'attenzione: le loro proteste includono cartelli memabili per catturare interesse attraverso i social media. I loro eventi [..] sono cuciti su misura per ottenere copertura mediatica. Sanno anche come individuare gli avversari che cercano di distogliere l'attenzione, ignorandoli o rispedendoli al mittente.

Attaccare sul piano personale ha senso con un avversario adulto, con un curriculum e una storia personale che può essere sezionata in cerca di contraddizioni, o quel tanto di ombra che può essere additata per distrarre dalle luci. Ma quando hai di fronte dei ragazzini, la sproporzione di mezzi appare per quello che è: il gigante Golia che nutre una paura fottuta di Davide, e allora prova a bullizzarlo.

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Foto in anteprima via TGR Sicilia

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