Analisi dati, tecniche investigative digitali, ricerche sul campo: come il blog Bellingcat ha smascherato gli agenti russi coinvolti in un tentato omicidio in UK

[Tempo di lettura stimato: 16 minuti]

Data-journalism, collaborazione open source, giornalismo vecchia scuola e molta intuizione: così il sito giornalistico Bellingcat, in associazione con il sito russo The Insider, ha identificato anche il secondo sospettato di aver avvelenato Sergej Skripal, ex colonnello dei servizi segreti russi, e sua figlia. L’uomo si è recato a Salisbury usando la falsa identità di "Alexander Petrov", ma in realtà si tratta di Alexander Mishkin, un medico che lavora per il GRU, un’agenzia di spionaggio militare russa.

Il mese scorso Bellingcat aveva già identificato il primo sospettato, il colonnello Anatoliy Chepiga, un veterano delle forze speciali al servizio del GRU, in un primo momento noto ai media con il nome "Ruslan Boshirov", la falsa identità di cui si era servito per entrare in Inghilterra.

Mishkin e Chepiga sono sospettati di aver avvelenato Skripal e sua figlia Yulia con un composto nervino sovietico chiamato novichok. Entrambi sono arrivati nel Regno Unito pochi giorni prima, sotto copertura.

Le recenti rivelazioni di Bellingcat smentiscono le dichiarazioni fatte da entrambi i sospettati durante un’intervista per la televisione di stato russa RT e contraddicono le affermazioni del presidente Vladimir Putin, che aveva assicurato che si trattasse di due civili, sconosciuti al governo.

E sembrano corroborare invece le accuse delle autorità britanniche secondo cui i due sarebbero complici nell’avvelenamento di Skripal e avrebbero agito agli ordini di un’autorità governativa russa di alto livello.

Cos’è Bellingcat e qual è il suo metodo giornalistico

Eliot Higgins, fondatore di Bellingcat (via Guardian)

La scoperta della vera identità dei due uomini sospettati di aver avvelenato l’ex spia russa nel Regno Unito è una notizia da prima pagina che ha fatto il giro del mondo, ripresa dai maggiori quotidiani internazionali, ma il nome del sito che ha fatto questo scoop non è noto al grande pubblico.

Bellingcat è un sito di giornalismo partecipativo fondato dal trentanovenne Eliot Higgins, composto da un team di dieci persone e un gruppo di volontari, che si descrive come “la casa delle investigazioni online”.

L’organizzazione fa partecipare la propria community in maniera attiva, coinvolgendola nelle indagini, mentre il team interno e i volontari lavorano sui dati a tre livelli: database pubblici e informazioni pubblicate online, database privati a pagamento, e database confidenziali o segreti rivelati in passato dai whistleblower. La collaborazione e lo spirito open source del progetto può facilitare inoltre che persone informate sui fatti siano disposte a fornire ulteriori elementi utili all’indagine.

“Noi abbiamo coperto la parte di ricerca online sulle fonti e sui dati, mentre il sito russo The Insider si è occupato del giornalismo sul campo”, spiega Higgins, che si dice un convinto sostenitore dell’unione tra il giornalismo collaborativo e quello tradizionale.

“Il caso Skripal è stato investigato da una coalizione di persone provenienti da background differenti che hanno lavorato assieme”, spiega in un'intervista al Guardian. “Essere riuscito a costruire questa community e farne parte è qualcosa di cui sono orgoglioso”.

Questo non è certo il primo scoop internazionale di Bellingcat. In passato il lavoro di squadra del sito è stato determinante per chiarire il coinvolgimento della Russia nel caso del volo MH17 di Malaysia Airlines, l’aereo abbattuto da un missile mentre sorvolava l’Ucraina. L’organizzazione ha realizzato anche diversi reportage su Siria, Yemen, Iraq e Messico.

L’approccio collaborativo trova riscontro anche nel suo nome. “Belling the cat” è la favola di un gruppo di topolini che giungono alla conclusione che il miglior modo per proteggersi dal gatto è legargli un campanello attorno al collo, però nessuno è disposto a offrirsi volontario per l’impresa. “Tutti ci chiamano i bellingcats. Ma noi siamo i topolini, non i gatti”, chiarisce Higgins. La favola ha dato origine alla frase idiomatica inglese “to bell the cat” usata appunto per riferirsi alla decisione o al tentativo di compiere un’impresa impossibile.

Il sito è nato anni fa grazie a un crowdfunding, ma oggi le entrate dell’organizzazione provengono per metà da finanziamenti esterni e per metà da workshop per  giornalisti, ONG e associazioni per i diritti umani, avvocati o persone provenienti dal mondo degli affari e dell’intelligence.

La Russia si è vista coinvolta in numerose indagini svolte da Bellingcat negli ultimi anni e per questo motivo il sito è stato accusato in diverse occasioni dal Cremlino e dai suoi seguaci di essere uno strumento nelle mani dei servizi segreti nemici.

“Quando la Russia ha iniziato ad attaccare il nostro lavoro, avevo già speso due anni a costruire una reputazione solida. L’unica cosa che sono riusciti a dimostrare da allora è che ogni volta che loro attaccano il nostro lavoro è perché abbiamo scoperto qualcosa di vero. Di fondo, quanto più rumore fanno, maggiore è la possibilità che la nostra rivelazione sia esatta”.

Eliot Higgins ha dichiarato alla CNN di aver deciso di indagare sull’avvelenamento degli Skrypal solo dopo che le autorità britanniche hanno reso pubbliche quelle che consideravano essere le false identità dei sospettati e hanno detto che si sarebbe potuto trattare di due agenti russi. Higgins ha pensato che avrebbe potuto approfittare dell’esperienza accumulata in precedenti indagini su come i servizi segreti russi creano false identità. È stato allora che il suo team di Bellingcat ha fatto squadra con il sito russo The Insider con l’obiettivo di smascherare i due presunti (e poi confermati tali) agenti russi.

Entrambi i sospettati, prima che venisse scoperta la loro identità, avevano rilasciato un’intervista alla televisione di Stato russa RT durante la quale avevano dichiarato di essere semplici cittadini russi in vacanza nel Regno Unito. Lo stesso Vladimir Putin aveva confermato questa versione.

Quando Bellingcat ha rivelato che si tratta in realtà di due agenti di alto rango dell’intelligence russa a cui, tra l’altro, il presidente Putin in persona aveva concesso pochi anni fa il prestigioso riconoscimento Hero of the Russian Federation, il governo russo ha negato il coinvolgimento dei due uomini nell’avvelenamento di Skripal.

Eliot Higgins non ha mai concluso i suoi studi universitari in giornalismo. Erano gli anni della transizione al digitale e, mentre tutto il mondo abbandonava l’analogico a beneficio di una tecnologia che offriva innumerevoli nuove possibilità, nel suo corso di “media technology” tutto veniva ancora registrato su nastri magnetici e il contenuto stesso dei corsi sembrava aggrapparsi al ricordo di un mondo che non esisteva più. “Tutte le cose che stavo imparando mi sembravano datate”.

Dopo aver abbandonato gli studi ha svolto una serie di lavori amministrativi e ha coltivato l’interesse per il blogging, usando l’alias Brown Moses. “È iniziato come un hobby. Principalmente perché nel 2011 mentre seguivo il conflitto in Libia attraverso la tv, notai che le cose che venivano condivise sui social media venivano semplicemente ignorate dai media perché non potevano essere verificate”.

Ma realmente non potevano essere verificate?

Chi è Anatoliy Chepiga, alias "Ruslan Boshirov"

via Bellingcat

Anatoliy Vladimirovich Chepiga, sposato, padre di un figlio, è nato il 5 aprile 1979 in un piccolo paesino russo di 300 abitanti chiamato Nikolaevka nella regione dell'Amur, vicino al confine con la Cina. A 18 anni è entrato nell’accademia militare d'élite Far-Eastern Military Command Academy a Blagoveschensk, a 40 km da casa sua. Si è diplomato con il massimo dei voti nel 2001. Subito dopo è stato assegnato al quattordicesimo battaglione dei corpi speciali Specnaz nella città di Khabarovsk, una delle forze speciali sotto il controllo dell’agenzia di intelligence militare GRU (abbreviazione di “Glavnoe razvedyvatel'noe upravlenie”, traducibile in italiano come “Direttorato principale per l'informazione”).

Il battaglione di cui faceva parte Chepiga è stato decisivo nella seconda guerra di Cecenia ed era presente nel confine ucraino a finale del 2014. Anche se non si conoscono le operazioni militari nelle quali è stato coinvolto, sappiamo che il colonnello Chepiga è stato inviato tre volte in Cecenia e ha ricevuto 20 medaglie militari in quel periodo.

Tra il 2003 e il 2010, ad Anatoliy Chepiga è stato assegnato l’alter ego di “Ruslan Boshirov” ed è stato trasferito a Mosca.

Nel dicembre del 2014 gli è stato concesso il più importante premio militare in Russia: Hero of the Russian Federation. È una gratificazione che viene consegnata personalmente dal presidente russo come riconoscimento dei servizi svolti per lo Stato e per il popolo russo. In alcuni casi il riconoscimento viene consegnato durante una cerimonia pubblica, ma in altri casi, specialmente se si tratta di atti d’eroismo coperti dal segreto di Stato, la cerimonia è privata. È questo il caso di Chepiga, per cui sul sito del Cremlino non si trova nessun riferimento, ma sul sito della sua accademia militare sì.

La tempistica del premio fa pensare che il Colonnello Chepiga all’epoca fosse in missione segreta in Ucraina, spiega Bellingcat. Nel 2015, infatti, non c’era nessuna operazione militare in Cecenia e la Russia non era ancora intervenuta nella guerra in Siria. L’unica regione nella quale stava conducendo operazioni militari segrete in quel periodo è l’Ucraina orientale.

L’indagine di Bellingcat che ha portato alla vera identità di “Boshirov”

Quando Bellingcat ha iniziato a indagare, come racconta sul suo sito, si conoscevano solamente le foto dei due sospettati e le loro false identità.

Il primo passo è stato provare tutte le ricerche inverse possibili sulla foto per sapere se quell’immagine fosse presente in qualche database. Si è poi cercato in tutti database telefonici a cui Bellingcat aveva accesso, una corrispondenza con il nome dei sospettati. In entrambi i casi non è stato trovato nulla.

Una volta scartate queste due possibilità, si è optato per un approccio deduttivo alla ricerca. Partendo dall'ipotesi che i due sospettati fossero agenti del GRU impegnati in operazioni top secret in Europa occidentale, e conoscendo approssimativamente la loro età, Bellingcat e The Insider hanno contattato diversi ex ufficiali russi per sapere quali accademie militari in Russia fossero specializzate in un addestramento simile. Una delle fonti interpellate ha indicato la Far Eastern Military Command Academy come una delle accademie di maggior prestigio per l’addestramento in lingue straniere e operazioni clandestine in territorio occidentale.

Poteva essere una buona pista. La squadra di Higgins ha quindi stimato tra il 2001 e il 2003 l’anno di laurea dei due presunti agenti e ha esaminato tutti gli annuari (molti dei quali incompleti) e le gallerie fotografiche corrispondenti a quelle classi. Pur non avendo trovato nessun riscontro univoco tra le foto dell’accademia e i sospettati, i blogger hanno comunque individuato alcune foto che sembravano ritrarre “Boshirov”. Una di queste era la foto di gruppo di sette militari in missione in Cecenia, presa da un articolo del 2018 sulla storia dell’accademia militare, con questa didascalia: “Sette ex reclute dell’accademia a cui è stato consegnato il riconoscimento Hero of Russia Award”. Non era presente nessun nome che li identificasse.

via Bellingcat

L’ipotesi che l’uomo più a destra nella foto potesse essere davvero “Boshirov” ha spinto Bellingcat a cercare online riferimenti all’accademia, alla Cecenia e al premio Hero of the Russian Federation. Questa ricerca li ha portati al nome del colonnello Anatoliy Chepiga sul sito di un’organizzazione militare di volontari. La stessa informazione è stata poi incrociata con il sito della Far Eastern Military Command Academy, dove oltre al nome era indicato Nikolaevka come luogo di nascita del colonnello.

Una ricerca approfondita su Google e sui principali motori di ricerca russi non ha permesso di trovare nessuna foto di Chepiga. Trattandosi di un ufficiale premiato con il più prestigioso riconoscimento militare del paese, l’assenza di foto è sembrata insolita agli occhi del team di Bellingcat.

Dopo i motori di ricerca pubblici, Bellingcat ha spulciato tutti i database russi ottenuti attraverso leak (documenti basati su fuga di notizie) degli ultimi 20 anni, disponibili via Torrent su internet. In questo modo è stato possibile stabilire che un tale Anatoliy Vladimirovich Chepiga nel 2003 si trovava a Khabarovsk e nel 2012 a Mosca.

Nel database del 2003 il nome di Anatoliy Vladimirovich Chepiga era collegato a un numero di telefono e a all’indirizzo “в/ч 20662“, abbreviazione russa che sta per “Unità militare 20662”. Nel sito del Ministero della difesa il numero 20662 corrisponde al quattordicesimo battaglione dei corpi speciali Specnaz di Khabarovsk controllato dal GRU.

Nel database del 2012 una persona chiamata Anatoliy Vladimirovich Chepiga e nata il 5 aprile 1979 era riportata come residente a Mosca. L’anno di nascita era lo stesso riportato sul passaporto falso di "Boshirov".

via Bellingcat

A questo punto dell’indagine, Bellingcat ha abbracciato l’ipotesi che “Ruslan Boshirov” fosse in realtà il colonnello Anatoliy Chepiga, nato il 5 aprile 1979, a cui una rivista attribuiva il riconoscimento Hero of the Russian Federation.

Bisognava dunque verificare che questa ipotesi fosse vera, ma per farlo era necessaria una fotografia. In base all’esperienza di Bellingcat relativa a precedenti investigazioni su agenti del GRU, l’assenza di fotografie pubbliche di un militare d'alto rango suggeriva che si trattasse effettivamente di un agente dei servizi segreti.

Per poter sbloccare l’indagine è stato determinante il contributo di due fonti separate, che avevano entrambe accesso allo stesso database anagrafico e che hanno consegnato a Bellingcat e a The Insider una copia della richiesta di passaporto di Anatoliy Vladimirovich Chepiga, nato il 5 aprile 1979. La foto del passaporto, risalente al 2003, mostrava un uomo giovane con una notevole somiglianza a “Boshirov”.

via Bellingcat

Incrociando il resto dei dati, il quadro era completo. La richiesta di passaporto datata 2003 riportava “Military Unit 20662, Khabarovsk” come residenza ufficiale di Chepiga, confermando che si trattava della persona identificata nel database del 2003 consultato da Bellingcat. Inoltre la città natale era Nikolaevka, così come riportato sul sito dell’accademia militare. La richiesta di passaporto ha permesso di conoscere anche lo stato civile (sposato) e il numero di identificazione militare del colonnello.

Sulla base di ulteriori verifiche, contrastando fonti diverse e indipendenti una dall’altra, Bellingcat ha concluso con certezza che la persona identificata dalle autorità britanniche come “Ruslan Boshirov” è in realtà il colonnello Anatoliy Vladimirovich Chepiga, un decorato veterano dell’intelligence russa a cui il presidente Putin in persona ha concesso il più prestigioso riconoscimento militare del paese nel 2014.

Chi è Alexander Mishkin, alias "Alexander Petrov"

via Bellingcat

Alexander Mishkin è nato il 13 luglio 1979 a Loyga, un paesino di poco più di mille abitanti nell’oblast' di Arcangelo, un regione situata nell'estremo nord della Russia europea.

Mishkin ha vissuto nel suo paese almeno fino al 1995. Successivamente, tra il 1995 e il 1999, si è trasferito a San Pietroburgo. Non esistono documenti che certifichino le ragioni di questo spostamento, ma diversi testimoni di Loyga intervistati da The Insider sostengono si fosse trasferito per arruolarsi in un’accademia militare.

Ciò che Bellingcat ha potuto accertare con sicurezza è che nel 2001 era già uno studente della St. Petersburg Military Medical Academy, chiamata comunemente Voyenmed. Lì ha studiato per diventare medico della Marina militare russa. Si è laureato tra il 2006 e il 2007 ottenendo il titolo di medico e il rango di primo tenente, che è quello concesso a tutti i dottori militari in Russia.

Non è chiaro quando sia stato reclutato dal GRU, se prima, durante o dopo i suoi studi, ma sappiamo con certezza che tra il 2007 e il 2010 è stato trasferito a Mosca e ha ricevuto un’identità di copertura, una carta d’identità e un passaporto sotto il nome di “Alexander Petrov”.

Contrariamente al caso di Anatoliy Chepiga, la copertura di Mishkin manteneva invariate la maggior parte delle caratteristiche biografiche reali: la stessa data di nascita, lo stesso nome (cambiando solamente il cognome) e lo stesso nome di entrambi i genitori. Sono stati cambiati il cognome, “Petrov”, e il luogo di nascita, "Kotlas".

Usando la sua identità di copertura, “Petrov” era registrato come residente a Mosca in un indirizzo realmente occupato da un’altra persona, all’oscuro di tutto. Il vero Mishkin viveva con sua moglie e due figli in un altro indirizzo di Mosca. Fino alla metà del 2014, l’indirizzo di residenza di Mishkin era “Khoroshevskoye Shosse 76B”, ossia la sede del GRU. Bellingcat ha potuto confermare che anche il colonnello Chepiga era registrato come residente in quell’indirizzo fino ad agosto del 2014. Il fatto che ufficialmente risedessero nello stesso indirizzo non vuol dire che entrambi vivessero fisicamente nel quartier generale del GRU, bensì che il loro vero indirizzo di residenza era mantenuto confidenziale dall’agenzia dei servizi segreti.

Tra il 2010 e il 2013 Mishkin si è recato in diverse occasioni in Ucraina, utilizzando la sua falsa identità.

Alla fine del 2014 il presidente Putin ha consegnato ad Alexander Mishkin il premio Hero of the Russian Federation nello stesso periodo in cui è stato concesso a Chepiga. Persone vicine alla famiglia di Mishkin hanno riferito che il premio gli sarebbe stato consegnato in seguito alle sue missioni in Crimea.

Nell’autunno del 2014, periodo in cui Mishkin e Chepiga hanno ricevuto il Hero of the Russian Federation Award, entrambi si sono trasferiti in appartamenti valutati tra i €350,000 e i €500,000. Il team di Bellingcat è convinto che si trattasse di una sorta di benefit non monetario che accompagnava il prestigioso riconoscimento.

L’attuale rango militare di Alexander Mishkin è sconosciuto, ma basandosi sul suo rango al momento della laurea e il tempo passato (15 anni) è possibile che fosse tenente colonnello o colonnello al momento dell’attentato a Skripal.

L’indagine di Bellingcat che ha portato alla vera identità di “Petrov

Nel caso di “Alexander Petrov”, l’indagine di Bellingcat è iniziata partendo dalla foto e dai dati contenuti nel passaporto considerato falso, dalle riprese della telecamera di sicurezza e dal video dell’intervista rilasciata a RT.

Così come nel caso del colonnello Chepiga, Bellingcat ha iniziato dalle ricerche inverse sulla foto, nella speranza di trovare una corrispondenza su Internet o in uno dei tanti database conosciuti. Anche in questo caso, però, è stato impossibile trovare tracce di “Petrov”. Niente neanche sui social media o negli archivi fotografici online.

Procedendo per esclusione, sono stati successivamente analizzati tutti gli album di foto e i video dei laureati della Far-Eastern Military School, l’accademia militare frequentata da Chepiga, e allo stesso modo è stato passato al setaccio tutto il materiale multimediale sul corpo speciale di cui faceva parte Chepiga. Nessuna di queste ricerche ha dato frutti.

Dopo questi primi tentativi, l’organizzazione giornalistica ha cambiato approccio investigativo. Sebbene nel caso di Chepiga tutti i dettagli personali fossero stati modificati per creare la sua identità di copertura, non è detto che sempre sia così. Bellingcat era a conoscenza di questo fatto grazie a indagini svolte in passato sugli agenti segreti russi: spesso i cambiamenti sui dati anagrafici sono minimi. Il team di ricerca ha deciso quindi di partire dall’ipotesi dei “cambiamenti minimi”, postulando che, nel caso di “Alexander Petrov”, il nome proprio potesse essere rimasto invariato rispetto alla sua identità reale.

Concentrandosi su San Pietroburgo (città citata nel file del passaporto di “Petrov” come residenza precedente), Bellingcat ha cercato in tutti i database a cui aveva accesso i seguenti dati: la data di nascita ("13 luglio 1979"), il nome proprio (“Alexander”) e il patronimico (“Yevgeniyevich”). Ogni persona in Russia è identificata infatti da nome, patronimico e cognome. Il patronimico si forma aggiungendo al nome del padre la desinenza "-vic" per gli uomini e "-vna" per le donne.

via Bellingcat

Questa ricerca ha portato a un singolo risultato esatto: Alexander Yevgeniyevich Mishkin, residente a San Pietroburgo, nella via Akademika Lebedeva 12, tra il 2003 e il 2006, nato il 13 luglio 1979. Era presente anche un numero di telefono (ormai fuori servizio). Lo stesso nome e lo stesso indirizzo sono stati incrociati usando un secondo database.

Bellingcat ha quindi usato il numero di telefono come nuovo criterio di ricerca e ha scoperto che almeno altri otto abitanti di San Pietroburgo avevano usato quel numero telefonico nei loro certificati di residenza tra il 2003 e il 2006. Questa informazione ha fatto pensare a un “appartamento comunitario”, un modello abitativo diffuso durante l’URSS che consiste in una sorta di residenza con diverse stanze private, spazi comuni di convivenza e un solo numero telefonico. Negli anni 2000 questo tipo di abitazione era molto comune tra gli studenti universitari. Infatti più della metà delle persone registrate con quel numero avevano all’epoca tra i 18 e i 24 anni, incluso Mishkin.

via Bellingcat

Usando l’indirizzo di Mishkin dell’epoca e controllando la posizione dell’appartamento su Google Maps si è potuto vedere che l’edificio è ubicato proprio di fronte alla St. Petersburg Military Medical Academy, meglio nota come Voyenmed o VMEDA.

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Usando database anagrafici open source di San Pietroburgo, Bellingcat ha identificato più di 30 persone che hanno vissuto nell’indirizzo “Akademika Lebedeva 12”, una seconda ricerca su queste persone sui social media ha rivelato che la maggior parte di esse aveva frequentato VMEDA come università. Delle otto persone che avevano utilizzato lo stesso numero di Mishkin, due sono state identificate sui social come ex studenti della stessa accademia.

A questo punto dell’indagine, Bellingcat ha ipotizzato che Alexander Yevgeniyevich Mishkin fosse uno studente dell’accademia di medicina militare nel 2002. Questa linea investigativa si basa sulla precedente ipotesi dei “cambiamenti minimi”, ossia che nel creare la propria identità di copertura “Petrov” avesse mantenuto invariati nome, patronimico e data di nascita reali.

Gli investigatori hanno quindi cercato di verificare la presenza di Alexander Yevgenyevich Mishkin a Mosca (luogo di residenza riportato nel passaporto falso). La ricerca ha avuto esito positivo ed è stato possibile associare al nome un numero di telefono di Mosca.

via Bellingcat

Questo numero di telefono è stato usato come termine di ricerca nei database di Mosca rivelati in passato grazie a dei leak ed è stata trovato un risultato positivo: una polizza automobilistica del 2013. L’assicurazione corrispondeva a una Volvo XC90, registrata a San Pietroburgo nel 2012 e venduta nel 2013 a un individuo residente nel distretto Khoroshevsky di Mosca.

via Bellingcat

Dato che il quartier generale del GRU si trova nello stesso distretto, all’indirizzo "Khoroshevskoye Shosse 76B", l’ipotesi che Alexander Mishkin di San Pietroburgo fosse effettivamente “Alexander Petrov” diventava più solida agli occhi del team di Bellingcat.

via Bellingcat

Ciò nonostante, a questo punto dell’indagine, non era possibile affermare con sicurezza che l’uomo residente a Mosca con quel nome e possessore di una Volvo XC90 assicurata nel 2013 fosse la stessa persona che aveva vissuto a San Pietroburgo vicino all’università militare nel 2002. Così come non si poteva determinare che quest’uomo facesse parte dei servizi segreti solo in base alla posizione generica della sua residenza. Ognuno di questi tasselli era un’informazione che doveva essere ancora confermato in maniera inequivocabile. Le prove, detto in altro modo, erano ancora insufficienti.

A dissipare dubbi è stato il successivo passo dell’indagine: i ricercatori sono entrati in possesso di un database di assicurazioni automobilistiche più recente, risalente al 2014, disponibile a pagamento su un sito russo. Una ricerca sul proprietario dell’automobile identificata attraverso l’assicurazione ha portato evidenze inequivocabili del legame tra Alexander Mishkin e il GRU. Infatti in quel database l’indirizzo del proprietario dell’auto, Alexander Mishkin, era lo stesso del quartier generale del GRU: "Khoroshevskoye Shosse 76B". Inoltre la data di nascita combaciava con quella dell’Alexander Mishkin residente vicino all’accademia militare di San Pietroburgo nel 2002.

via Bellingcat

A questo punto, Bellingcat e The Insider si convincono di aver scoperto l’identità di “Petrov”, dato che gli indizi di cui erano in possesso sembravano solidi ed erano supportati dalle precedenti esperienze di indagine dell’organizzazione sulle identità di copertura create dai servizi segreti russi.

Per verificare che Alexander Mishkin fosse stato effettivamente uno studente della St. Petersburg Military Medical Academy, VMEDA, o Voyenmed, gli investigatori hanno contattato attraverso i social media centinaia di ex studenti dell’accademia delle classi tra il 2001 e il 2007. Molti non hanno risposto, altri hanno detto di non conoscere Mishkin, ma una persona (dopo aver chiesto l'anonimato) ha confermato i sospetti di Bellingcat e identificato Mishkin come un ex alunno laureato in quell’accademia. La fonte ha inoltre affermato di aver riconosciuto Mishkin come “Alexander Petrov” nell’intervista televisiva trasmessa da RT. La stessa persona ha informato Bellingcat del fatto che molti ex alunni della stessa classe di Mishkin erano stati contattati dai servizi di sicurezza russi nelle settimane precedenti e ricevuto istruzioni di non divulgare l’identità di Mishkin a nessuno.

Dopo aver stabilito a fine settembre la vera identità di “Petrov”, Bellingcat e The Insider si sono concentrati sull’ultima prova di cui avevano bisogno: una foto di Alexander Mishkin.

Di fronte a quella che sembrava una missione impossibile, ecco che la componente aperta e collaborativa dell'indagine dà i suoi frutti: una nuova fonte, a cui è stato concesso il completo anonimato per questioni di sicurezza, ha consegnato a Bellingcat una copia scannerizzata del passaporto di Alexander Mishkin. L’organizzazione giornalistica non ha divulgato le circostanze nelle quali è entrata in possesso di questa informazione, ma ha assicurato di aver verificato l’affidabilità della fonte.

via Bellingcat

Bellingcat si è quindi rivolta a degli analisti forensi di lineamenti facciali per verificare l’identità dell’individuo ritratto nelle foto. Il Dott. Ugail, professore di “visual computing” della University of Bradford ed esperto in simulazione computerizzata di invecchiamento facciale, ha confermato inequivocabilmente che le fotografie analizzate appartengono alla stessa persona, con uno scarto di circa 15 anni.

via Bellingcat

Per verificare tutte le informazioni raccolte, il partner russo di Bellingcat, The Insider, ha mandato un giornalista a Loyga, il paese natale di Mishkin. Il reporter ha parlato con diversi abitanti del paese che hanno riconosciuto il loro compaesano Alexander nella foto di “Alexander Petrov” rilasciata dalla polizia britannica e nel video trasmesso da RT.

Inoltre, cinque diversi residenti hanno raccontato al giornalista di The Insider che Alexander Mishkin lavorava come “medico militare” e aveva ricevuto il premio Hero of the Russian Federation qualche anno prima.

Il giornalismo collaborativo che ha sbloccato l'indagine

I sorprendenti risultati dell’indagine di Bellingcat e The Insider non solo confermano i sospetti delle autorità britanniche sull’identità dei sospettati, ma restituiscono un quadro dei fatti molto più completo.

Il fatto che un medico militare facesse parte del team implica che l’obiettivo della missione fosse diverso da un’operazione di spionaggio classica (raccolta di informazioni). Alcuni esperti di spionaggio russo contattati da Bellingcat sono convinti che la presenza di un medico è un requisito essenziale in un’operazione di omicidio usando sostanze chimiche, per la buona riuscita della missione e per scongiurare la contaminazione degli agenti coinvolti.

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