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Proteste in Bielorussia: l’Unione Europea chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici e prepara le sanzioni

8 Settembre 2020 13 min lettura

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Proteste in Bielorussia: l’Unione Europea chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici e prepara le sanzioni

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Bielorussia: Aleksandr Lukashenko e altri 14 alti funzionari bielorussi sanzionati dal Consiglio Europeo per le repressioni in corso

Aggiornamento 6 novembre 2020: Il Consiglio Europeo ha aggiunto altre 15 autorità bielorusse all'elenco delle persone sanzionate per le violenti repressioni e le intimidazioni nei confronti dei manifestanti pacifici, dei rappresentanti delle opposizioni e i giornalisti dopo le elezioni presidenziali di agosto 2020 in Bielorussia. Tra i 15 alti funzionari sanzionati, ci sono questa volta anche il più volte rieletto presidente Alexandr Lukashenko e suo figlio Viktor, consigliere per la sicurezza nazionale. Insieme alle altro 58 persone presenti nell'elenco, Lukashenko non potrà spostarsi dalla Bielorussia, non potrà usare i suoi beni e non potrà ricevere fondi dall'Unione Europea.

La decisione del Consiglio Europeo arriva dopo la comunicazione dello scorso 12 ottobre, in cui il Consiglio aveva condannato fermamente la violenza delle autorità bielorusse e dichiarato che l'Unione Europea era pronta ad adottare ulteriori misure restrittive se le istituzioni bielorusse non si fossero impegnate “in un dialogo nazionale inclusivo” e non avessero avviato “una transizione democratica pacifica”, con “elezioni libere ed eque”.

 

L'Unione europea ha chiesto alle autorità bielorusse di rilasciare "tutti i detenuti arrestati per motivi politici prima e dopo" le contestate elezioni presidenziali, intanto sta pianificando sanzioni per i responsabili di "violenza, repressione e falsificazione dei risultati elettorali".

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Intanto, la figura chiave dell'opposizione, Maria Kolesnikova, – scrive la BBC – è scomparsa lunedì, alcuni testimoni dicono di averla vista trascinata in un minibus da uomini col volto coperto.

Kolesnikova è una delle tre donne che hanno unito le forze per sfidare alle elezioni di agosto l'attuale presidente Alexander Lukashenko, "l'ultimo dittatore d'Europa". Dall'annuncio dei risultati elettorali che hanno assegnato la vittoria al presidente uscente con l'80% dei voti, le proteste per presunti brogli elettorali non si sono mai fermate.

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Domenica scorsa più di 600 persone sono state arrestate, dopo il quarto fine settimana consecutivo di proteste antigovernative nella capitale Minsk e in altre città. Almeno quattro persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite nel tentativo delle autorità di reprimere il dissenso. Il ministro dell'interno ha confermato gli arresti.

Lukashenko, al potere dal 1994, ha accusato di interferenze i paesi occidentali e ha chiesto aiuto al Cremlino. Secondo alcune testimonianze, Maria Kolesnikova sarebbe stata rapita da uomini mascherati in una strada a Minsk.

Kolesnikova è membro del Consiglio di coordinamento istituito dall'opposizione per garantire il trasferimento dei poteri. Lunedì sera, riporta sempre la BBC,  un membro del consiglio, Maxim Znak, ha dichiarato: «Non sappiamo ancora dove sia Maria e cosa le stia succedendo».

Il consiglio ha dichiarato che anche il suo addetto stampa, Anton Rodnenkov, e il suo segretario esecutivo, Ivan Kravtsov, sono scomparsi. Il ministero degli Interni ha detto di non avere informazioni sui membri del consiglio detenuti.

Delle tre donne che avevano unito le forze per contrastare Lukashensko alle elezioni, solo Maria, Kolesnikova era rimasta in Bielorussia. Veronika Tsepkalo e la candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya avevano lasciato il paese subito dopo le elezioni.

Tikhanovskaya ha detto che le ultime detenzioni sono un tentativo di fermare il Consiglio di coordinamento. «Più cercano di spaventarci, più persone scenderanno in piazza», ha detto in una dichiarazione dalla Lituania.

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Le autorità governative hanno avviato un procedimento penale contro i leader dell'opposizione, affermando che "la creazione e l'attività del Consiglio di coordinamento mirano alla presa del potere statale e minano la sicurezza nazionale". Il consiglio accusa Lukashenko di "usare apertamente metodi di terrore".

L'Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha condannato fermamente quelli che ha definito "arresti e detenzioni arbitrari e inspiegabili per motivi politici".

"È chiaro che le autorità statali in Bielorussia continuano a intimidire o consentire l'intimidazione dei suoi cittadini in modo sempre più illegale e violano sia le loro leggi nazionali che gli obblighi internazionali".

Borrell ha chiesto il rilascio immediato degli esponenti dell'opposizione e delle 633 persone che sono state arrestate durante la protesta di domenica. "Ci aspettiamo che le autorità fermino la persecuzione politica e si impegnino in un dialogo nazionale inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti democratici e fondamentali del popolo bielorusso".

Anche Germania, Regno Unito e Italia sono intervenuti per avere chiarimenti sulle sorti di Maria Kolesnikova. Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, si è detto seriamente preoccupato per le sue condizioni e ha chiesto il suo rilascio, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha richiesto "il rilascio dei prigionieri politici in Bielorussia". Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha sottolineato l'esigenza di "andare al più presto a nuove elezioni rispettose dei più elevati standard internazionali".

In precedenza, l'Unione Europea aveva dichiarato di aver pianificato di imporre sanzioni economiche a 31 alti funzionari bielorussi, compreso il ministro degli Interni, entro metà settembre. Le sanzioni dovrebbero prevedere divieti di viaggio e il blocco dei beni.

Domenica, durante la manifestazione non autorizzata che ha visto la partecipazione di oltre 100mila cittadini, la polizia ha iniziato ad arrestare le persone mentre tornavano a casa. Diversi video mostrano uomini in borghese che picchiano manifestanti pacifici con i manganelli.

Nei giorni scorsi le forze di sicurezza hanno preso di mira studenti universitari al rientro dalle vacanze, trascinandone alcuni dalle strade e dagli edifici universitari su minivan anonimi, senza alcun segno di riconoscimento.

Aggiornamenti:

Aggiornamento 8 settembre 2020 Maria Kolesnikova sarebbe stata arrestata al confine con l'Ucraina, secondo quanto riferito dalla polizia di frontiera e rilanciato dai media di Stato bielorussi. «Non posso dire dove sia concretamente, ma è stata arrestata», ha detto alla Reuters Anton Bychkovsky, un rappresentante della polizia di frontiera bielorusso, senza fornire ulteriori dettagli.

Le dinamiche dell'accaduto non sono ancora chiare. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Belta, un auto con a bordo Kolesnikova, l'addetto stampa del Consiglio di coordinamento istituito dall'opposizione per garantire il trasferimento dei poteri, Anton Rodnenkov, e il segretario esecutivo, Ivan Kravtsov, ha tentato di attraversare il confine con l'Ucraina all'alba di martedì 8 settembre. Stando a quanto dichiarato da alcuni funzionari di frontiera a Belta, l'auto avrebbe accelerato dopo essere stata fermata da una guardia di frontiera. A quel punto, Kolesnikova sarebbe stata sbattuta fuori dall'automobile che poi ha proseguito verso l'Ucraina.

Secondo l'agenzia di stampa Interfax, Kolesnikova avrebbe strappato il suo passaporto per evitare un'espulsione forzata in Ucraina, come dichiarato in un post su Facebook dal vice ministro degli Interni ucraino, Anton Gerashchenko. “Maria Kolesnikova è riuscita a non essere deportata dalla Bielorussia. [...] Questa donna coraggiosa è riuscita a evitare di essere spostata attraverso il confine. È rimasta nel territorio della Bielorussia. Alexander Lukashenko è personalmente responsabile della sua vita e della sua sicurezza", ha detto Gerashchenko.

Allo stato attuale, spiega Nick Connolly di DW, è difficile verificare qualsiasi dichiarazione poiché "nessuno dell'opposizione è riuscito a comunicare con Maria Kolesnikova da quando è scomparsa". Tuttavia, prosegue il giornalista, gli sviluppi si adattano a un "quadro più ampio che vede il Governo offrire alle persone la possibilità di scegliere tra il restare nel paese ed essere incarcerati o essere costretti ad andare via".

Aggiornamento 17 settembre 2020: Con un voto a larga maggioranza, il Parlamento Europeo ha respinto i risultati delle elezioni presidenziali che si sono svolte in Bielorussia il 9 agosto, ha chiesto sanzioni contro il Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e ha condannato le violente repressioni delle manifestazioni che si sono svolte a Minsk e in oltre 20 città del paese. Secondo la risoluzione non vincolante adottata dal Parlamento europeo, che ha ottenuto 574 voti a favore, 37 contrari e 82 astensioni, le elezioni del 9 agosto si sono svolte “in flagrante violazione di tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale”.

Il Parlamento non riconoscerà più Lukashenko come Presidente della Bielorussia una volta che il suo mandato sarà scaduto, il prossimo 5 novembre. Contestualmente, la risoluzione chiede “nuove elezioni il prima possibile” condotte sotto “la supervisione internazionale” e “supporta i cittadini bielorussi che manifestano per la libertà e la democrazia” oltre a “condannare la repressione di Internet e dei media”.

Il voto arriva all’indomani delle dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha detto che l’Unione Europea cercherà di darsi nuovi poteri per imporre sanzioni di fronte alle violazioni dei diritti umani. «Lo dico forte e chiaro: l'Unione Europea sta con il popolo della Bielorussia», ha aggiunto von der Leyen. I bielorussi «devono essere liberi di decidere sul loro futuro da soli. Non sono pedine sulla scacchiera di qualcun altro». 

Il ministro degli Esteri bielorusso ha definito la risoluzione votata dal Parlamento Europeo aggressiva e non costruttiva. Mercoledì 16 settembre, in un discorso ad alti funzionari, Lukashenko ha dichiarato di non avere intenzione di dimettersi e ha promesso di prendere in considerazione l’ipotesi di una riforma costituzionale. Ma secondo i politici dell'opposizione non si tratta di una proposta credibile. Lukashenko, che al momento sembra godere ancora del sostegno di Putin, ha anche accusato gli Stati Uniti di essere dietro le proteste che stanno agitando il paese.

Nel frattempo, Maria Kolesnikova, arrestata al confine con l’Ucraina dieci giorni fa, è stata accusata di “azioni volte a minare la sicurezza nazionale”. L'accusa, annunciata dal comitato investigativo del paese, prevede una pena massima di cinque anni di carcere ed è l'ultima mossa del giro di vite contro i leader dell'opposizione.

Aggiornamento 2 ottobre 2020: I paesi membri dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per imporre sanzioni a circa 40 alti funzionari bielorussi, accusati di aver falsificato i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso 9 agosto e di aver represso violentemente le manifestazioni pacifiche che contestavano l’esito del voto.

Tra questi, il ministro degli Interni, Yuri Karayev, il capo del Consiglio di Sicurezza, Valery Vakulchik, Lidia Yermoshima, a capo dell'osservatorio elettorale. Il provvedimento non riguarderà, al momento, il presidente Lukashenko che, ha detto Michel, potrebbe essere aggiunto successivamente alla lista delle persone sanzionate, qualora si rifiutasse di entrare in trattativa con le opposizioni. 

Con questo accordo, ha aggiunto il Presidente del Consiglio europeo, l’UE manda un segnale chiaro e dice a tutti che è un’istituzione credibile. 

In realtà, tutta la vicenda ha mostrato la costante difficoltà dell’Unione europea nel prendere una posizione decisa in ambito di politica estera, costretta a muoversi con cautela per non rompere delicati equilibri interni. Le decisioni di politica estera richiedono infatti il sostegno unanime degli Stati membri, una regola che costringe l’UE a continua negoziazioni tra le diverse posizioni.

Anche in questo caso, l’intesa è arrivata dopo giorni di stallo per il veto di Cipro che vincolava la sua autorizzazione alle sanzioni contro la Bielorussia a una posizione chiara e netta dell’UE contro le operazioni di perforazione ed esplorazione di idrocarburi da parte della Turchia al largo dell'isola.

Per tutta la notte tra l’1 e il 2 ottobre, i leader hanno discusso quale approccio adottare con la Turchia rispetto alle trivellazioni nel Mar Mediterraneo, al suo ruolo nei conflitti in Libia e Siria e nella gestione dei migranti che cercano di raggiungere l'Europa. Alla fine, gli Stati membri si sono espressi a sostegno di Cipro e della Grecia, "condannando fermamente le violazioni dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro” e preannunciando sanzioni alla Turchia nel caso in cui prosegua con le trivellazioni nelle acque del Mediterraneo orientale. Solo allora c’è stato il via libera  per le sanzioni, parso a tutti arrivare con enorme ritardo dopo che nei giorni scorsi anche il governo britannico e quello canadese avevano deciso di imporre restrizioni ai funzionari bielorussi. Il Regno Unito ha imposto il congelamento dei beni e il divieto di spostamento anche a Lukashenko.

«La situazione in Bielorussia si sta deteriorando. Abbiamo continue violazioni dei diritti umani, ci sono persone che continuano a essere arrestate e torturate. In una situazione del genere, penso che l'Unione europea debba fare molto di più. È “semplicemente inopportuno” che l’UE non sia riuscita a concordare delle sanzioni per un mese dopo che i suoi 27 leader avevano promesso misure restrittive contro i funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle proteste pacifiche», ha commentato il Presidente della Lituania, Gitanas Nausėda.

A settembre, quando l’Unione europea aveva chiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici e aveva annunciato che stava preparando delle sanzioni, l'Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, Josep Borrell, aveva condannato fermamente gli "arresti e detenzioni arbitrari e inspiegabili per motivi politici", che rappresentavano una violazione “sia delle loro leggi nazionali che degli obblighi internazionali".

«Le persone stanno davvero perdendo la pazienza. Non apprezzano questa sorta di ricatti politici», ha detto un alto diplomatico dell'UE.

All’inizio della settimana, il presidente francese Emmanuel Macron aveva sollecitato un intervento dell’UE dopo aver incontrato la candidata dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, durante una visita in Lituania. Tikhanovskaya sarà ospite della Cancelliera tedesca Angela Merkel il prossimo 6 ottobre a Berlino per parlare della “situazione in Bielorussia dopo le elezioni presidenziali”.

«Molto felice» per l’accordo si è detta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Finalmente i responsabili della repressione dei manifestanti e dei politici dell'opposizione non resteranno impuniti», anche se è improbabile che queste sanzioni possano modificare la strategia politica del Presidente Lukashenko, ha commentato Olga Oliker, direttrice della sezione Europa e Asia centrale dell'ONG International Crisis Group. 

Nonostante le pressioni esterne e le minacce di sanzioni, il 23 settembre Lukashenko ha deciso di insediarsi giurando per il suo sesto mandato consecutivo in una cerimonia tenuta in gran segreto a Minsk, suscitando la reazione di Borell, degli Stati Uniti e diversi paesi europei che hanno affermato di rifiutarsi di riconoscere il Presidente bielorusso come leader legittimo del paese.

In risposta alle sanzioni dell'UE, la Bielorussia ha minacciato di interrompere le relazioni diplomatiche con l'Unione europea. Il Ministero degli Esteri bielorusso ha dichiarato di aver compilato un elenco di persone a cui è vietato l’ingresso in Bielorussia e di essere pronto a introdurre delle “contro sanzioni”.

La Russia è intervenuta a difesa della Bielorussia. «In generale siamo molto, molto negativi sulla politica delle sanzioni... questa è più una manifestazione di debolezza che di forza», ha riferito ai giornalisti il ​​portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitry Peskov. Nei giorni scorsi, Putin aveva detto che la Bielorussia si trovava in una «situazione difficile», costretta ad affrontare «pressioni esterne senza precedenti», e aveva manifestato il proprio sostegno a Lukashenko, concedendogli un prestito di oltre 1,3 miliardi di euro e promettendogli assistenza in caso di peggioramento della crisi politica.

Intanto, le manifestazioni continuano. Il 27 settembre, circa 100.000 persone hanno marciato per le strade di Minsk per chiedere la destituzione di Lukashenko. Si è trattato del 50esimo giorno consecutivo di proteste. Più di cinquanta persone sono state arrestate domenica. La polizia ha ammesso di aver usato gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere quelli che sono stati definiti manifestanti "disobbedienti", ma le riprese dei media locali hanno mostrato alcuni agenti spruzzare delle sostanze irritanti direttamente sul viso delle persone. 

Diplomatici dei paesi UE, del Regno Unito, della Svizzera, del Giappone e degli Stati Uniti a Minsk si sono espressi contro la repressione violenta dei manifestanti in Bielorussia. 

Aggiornamento 12 ottobre 2020: “Il Consiglio Europeo ribadisce le misure restrittive imposte a 40 alti funzionari responsabili della natura fraudolenta delle elezioni presidenziali del 9 agosto scorso in Bielorussia e afferma la disponibilità dell’Unione Europea ad adottare ulteriori misure restrittive nei confronti di altri funzionari di alto livello, tra cui Aleksandr Lukashenko, se la situazione non migliorerà”.

Con queste parole, il Consiglio Europeo si è pronunciato sulle sanzioni annunciate dall’Unione Europea nei confronti di 40 funzionari bielorussi lo scorso 2 ottobre e ha specificato che ci saranno ulteriori sanzioni, anche nei confronti del presidente uscente Lukashenko, “se le autorità bielorusse non rilasceranno le persone detenute arbitrariamente (inclusi i prigionieri politici) dopo le manifestazioni pacifiche contro i brogli elettorali, e non rispetteranno i principi della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, ponendo fine alle repressioni e agli abusi e procedendo a nuove elezioni libere sotto l'osservazione dell'OCSE, e garantendo il rispetto dei diritti umani”.

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Nel sottolineare che “le elezioni presidenziali del 9 agosto non sono state né libere né eque e che Aleksandr Lukashenko non ha legittimità democratica”, il Consiglio ha aggiunto che l’UE ridurrà la cooperazione bilaterale con le autorità bielorusse e destinerà invece risorse finanziarie alle vittime di violenza, alle organizzazione della società civile e ai media indipendenti.

Se, invece, le istituzioni bielorusse si impegneranno “in un dialogo nazionale inclusivo” e avvieranno “una transizione democratica pacifica”, con “elezioni libere ed eque”, l’UE sarà pronta a sostenere, anche finanziariamente, con un piano economico globale, la Bielorussa.

Maria Kolesnikova nella foto in anteprima via pendect.com. 

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