Tsipras ha vinto: e adesso?


[Tempo di lettura stimato: 7 minuti]

In partnership con i giornali locali del gruppo Espresso

Il giorno dopo le storiche elezioni che hanno visto vincere Syriza, per le strade di Atene tutto procede regolarmente: i negozi sono aperti, i locali continuano a servire caffè e le persone vanno al lavoro – in Grecia, insomma, i cosacchi non marciano compatti sul Parlamento ellenico.

Dal momento che Syriza, pur prendendo il 36.3% dei voti, non ha raggiunto la maggioranza assoluta in Parlamento fermandosi a 149 seggi (ne servivano 151), stamattina Alexis Tsipras ha formato un governo di coalizione insieme ai Greci Indipendenti di Panos Kammenos, il partito della destra populista che più volte ha assunto posizioni raccappriccianti.

L’accordo tra la sinistra radicale e i Greci Indipendenti potrebbe sembrare a prima vista bizzarro – ed in effetti lo è. Ma stiamo pur sempre parlando della politica greca, per definizione incoerente e imprevedibile.

Qui di seguito, dunque, proviamo a rispondere ad alcune domande sul voto di ieri e a tratteggiare gli scenari futuri del nuovo governo greco.

Cos'è successo nella piazza di Syriza?

La giornata è stata contrassegnata da una dose di passione raramente vista in altri appuntamenti elettorali. Fin dalle sette di pomeriggio il chiosco elettorale di Syriza nel centro di Atene si è riempito di militanti, simpatizzanti venuti da tutta Europa e giornalisti. Man mano che arrivavano gli exit poll e i risultati, la folla – accompagnata da canzoni come Bella Ciao e Avanti popolo –  ha festeggiato in un crescendo di entusiasmo e speranza.

In piazza c’erano moltissimi giovani, ma anche molti emigranti che sono tornati apposta nel paese per votare Syriza.

Alexis Tsipras ha parlato ad una folla in estasi poco dopo le undici di sera, dicendo che “è finita la Grecia degli oligarchi” e “ha vinto la Grecia del lavoro, della conoscenza, della creatività, che chiede tempo e spazio per un futuro dignitoso”.

Perché Syriza ha vinto?

Quasi tutti i commentatori sono concordi su un aspetto: Syriza ha vinto perché moltissimi greci non ne possono più dell’austerità e della classe politica che li ha governati finora – secondo George Brock, il voto di ieri sera ha segnato la fine dei “politici-manager”.

Alexis Tsipras, inoltre, è stato in grado di convincere con il suo discorso elettorale pieno di promesse (alcune irrealizzabili) anche una fetta di elettorato che, solo qualche anno fa, non avrebbe minimamente preso in considerazione Syriza. Basti pensare che ai seggi di Kolonaki, il quartiere più ricco e borghese di Atene, molti elettori hanno espresso la loro preferenza per Tsipras.

Un altro aspetto fondamentale della vittoria di Syriza è stato il supporto dei giovani, e più in generale del precariato. In un commento circolato ampiamente su Internet, Paul Mason ha scritto che il voto di ieri è una “rivolta dei giovani contro le élite corrotte”. Precarious Europe, un collettivo di giovani giornalisti europei, sostiene che il mandato principale di Syriza è quello di “restituire giustizia sociale” al paese.

“I greci sanno che il loro reddito non ritornerà ai livelli pre-crisi, né sul breve né sul medio termine - si legge nell'articolo - E una delle ragioni principali per cui la maggior parte di loro ha votato Syriza è per riavere la proprio dignità”.

Non c’è dubbio, quindi, che ci sia un’enorme fiducia e speranza nei confronti di Syriza. Come ha detto un ragazzo intervistato ieri, tuttavia, “l’importante è che Syriza non diventi il nuovo Pasok”.

Perché Syriza si è alleata con i Greci Indipendenti?

La scelta di Alexis Tsipras di allearsi con i Greci Indipendenti - partito che spesso si è attestato su posizioni xenofobe, omofobe e complottiste (il leader Kammenos, ad esempio, è un sostenitore della teoria delle scie chimiche) - ha fatto molto discutere, sia all'interno del partito che fuori.

La blogger greca Theodora Oikonomides ha provato a spiegare la strana alleanza con questa serie di motivi:

1. In linea teorica un secondo round di elezioni avrebbe potuto consegnare una maggioranza più ampia a Syriza; concretamente, però, la scelta era poco praticabile, principalmente per il fatto che "le persone vogliono che succeda qualcosa, qualsiasi cosa, e lo vogliono ora".

2. Qualsiasi altra alleanza era fuori discussione: il KKE è nemico giurato di Syriza, e il partito To Potami ("Il Fiume") - oltre a non avere un vero e proprio programma - ha ripetuto che non avrebbe mai messo in discussione il Memorandum.

3. Visto che in questa situazione post-elettorale Syriza e i Greci Indipendenti sono dipendenti l'uno dall'altro, potrebbe esserci un accordo di qualche sorta per non ostacolarsi su norme diverse da quelle economiche. Questo, ovviamente, servirebbe a evitare uno scenario di mutua distruzione.

Tuttavia, conclude Oikonomides, "accettare personaggi come Kammenos in un governo guidato dalla sinistra equivale a giocare con il fuoco", perché legittima posizioni diametralmente opposte a quelle del partito di Tsipras. L'alleanza con i Greci Indipendenti è dunque altamente rischiosa, e sul lungo termine potrebbe anche ritorcersi contro Syriza.

Quali sono state le reazioni alla vittoria di Syriza?

In un certo senso, la vittoria di Syriza è stata anche una vittoria dei partiti della sinistra europea. Il partito spagnolo Podemos –  che politicamente aveva investito moltissimo in queste elezioni, e da cui ora potrebbe trarne beneficio – è stato ovviamente il più entusiasta di tutti.

Persino il Dr. House si è congratulato con Alexis Tsipras, che ha prontamente ricambiato.

Altri, invece, non l’hanno presa benissimo. Il premier inglese David Cameron, ad esempio, ha twittato questo.

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank tedesca, è stato invece piuttosto perentorio: “Spero che il nuovo governo non metta in discussione quello che ci si aspetta e quello che è già stato realizzato”.

Come sono andati gli altri partiti?

Per accorgersi della portata del voto di ieri basta osservare questa mappa elettorale, che rende conto dei cambiamenti intercorsi tra il 2009 e il 2015.

Come si può notare, nell’arco di qualche anno i partiti tradizionali della Grecia (Nea Dimokratia e Pasok) si sono praticamente autodistrutti.  Nel corso di questa campagna elettorale, Antonis Samaras ha sbagliato praticamente tutto – dai calcoli politici che l’hanno convinto a tentare la strada delle elezioni anticipate, al tono aggressivo ed esasperato dei suoi discorsi.

Dal 43% del 2009, il Pasok è passato al 4.8% del 2015 - dilapidando quasi 40 punti percentuali in poco tempo. L’immagine che rende alla perfezione l’abisso politico in cui è piombato il partito socialista è il suo stand elettorale – a pochi metri di distanza da quello di Syriza – che alle 9 di ieri sera si presentava così.

Quello che continua a soprendere in negativo, invece, è la resilienza di Alba Dorata. In queste elezioni – pur con i suoi leader in carcere e una campagna di basso profilo – i neonazisti hanno perso qualche voto rispetto al 2012 ma si sono confermati al terzo posto con il 6.3%.

Come si rapporterà il nuovo governo con la Troika?

Nel suo discorso finale, Alexis Tsipras è stato piuttosto esplicito sul tema:

Da domani cominciamo un compito molto difficile. Chiudere con il circolo vizioso dell’austerità, annullare il memorandum dell’austerità. Il popolo greco ha messo la troika nel passato, il popolo greco ci dà il mandato per un rinascimento nazionale.

Oggi, inoltre, l’eurodeputato di Syriza Georgios Katrougkalos ha detto che “chiaramente in Europa ci sarà confronto, visto che la Germania vuole continuare con l’austerità”.

Il punto, come scrive il Financial Times, è che realisticamente Syriza non avrà molti spazi di manovra nelle trattative con l’UE e il FMI. In più, il proposito di rinegoziare il debito – uno dei cavalli di battaglia della campagna di Tsipras – è già stato perentoriamente bocciato dal governo tedesco.

In un’intervista apparsa questa mattina, Christine Lagarde del Fondo Monetario Internazionale ha ulteriormente ristretto il margine operativo di Syriza a livello europeo: “Ci sono regole interne all’Eurozona che devono essere rispettate. E noi non possiamo concedere trattamenti speciali a questo o a quel paese”.

Quali sono gli ostacoli maggiori che incontrerà Syriza?

Tra l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e i meeting dell’Eurogruppo, il calendario dei prossimi impegni del nuovo governo è piuttosto fitto.

Oltre ai difficili negoziati con l’establishment europeo e la tenuta della coalizione, per realizzare il suo programma Syriza finirà inevitabilmente per scontrarsi con un sistema di potere che in Grecia è rapace, oligarchico e fortemente radicato da oltre 40 anni.

Poco prima del voto, l’economista Yanis Varoufakis – autore del libro Il minotauro globale e probabile Ministro delle Finanze – aveva fatto una specie di dichiarazione di guerra agli oligarchi greci, affermando che un governo di Syriza li avrebbe “distrutti”. Naturalmente, resta da vedere se ciò sarà possibile - o se l’esperienza di Syriza sarà solo una parentesi nel dominio di un certo apparato.

Un altro aspetto critico sarà il rapporto con la polizia greca.

Ieri sera, mentre i simpatizzanti di Syriza festeggiavano per strada, i poliziotti in assetto antisommossa sembravano decisamente meno contenti del risultato elettorale. Non che ci sia molto di cui sorprendersi: durante la campagna elettorale, Tsipras ha promesso a più riprese che avrebbe sciolto la squadra Delta (responsabile di moltissime violenze durante le proteste di questi anni) e che avrebbe smilitarizzato le forze dell’ordine.

In definitiva, le sfide che attendono al varco il nuovo governo greco sono talmente tante e difficile che ieri – pur essendo stata una giornata a dir poco trionfale – si avvertiva distintamente il peso della responsabilità, nonché la convinzione che la vera battaglia debba ancora iniziare.

Questa strana sensazione - un miscuglio tra ottimismo, timore e incredulità - la si poteva anche percepire nei bar e nei locali vicino a dove si è tenuto il comizio finale di Tsipras.

Un simpatizzante di Syriza, ad esempio, ha spiegato così il suo stato d’animo post-elettorale: “Ovviamente sono contento, ma devo ancora rendermi perfettamente conto di quello che è successo. Mi sento come se avessimo vinto una guerra durata cinque anni. Si è trattato davvero di un ‘noi contro tutti'”.

(Foto iniziale da Facebook.)

Iscriviti alla nostra Newsletter

Segnala un errore

LINEE GUIDA AI COMMENTI