L’America fascista di Trump
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Nelle scorse ore l’ICE ha ucciso Renee Nicole Good, una donna americana di 37 anni che lascia tre figli. L’uccisione è avvenuta durante uno dei raid anti migranti da parte di quello che è, di fatto, il braccio armato dell’amministrazione Trump. Dopo averle sparato tre volte, gli agenti dell’ICE hanno inoltre allontanato un medico che si era offerto di prestare soccorso.
L’amministrazione Trump e i propagandisti MAGA, come Elon Musk, hanno prontamente difeso l’operato degli agenti. Non ci sono, come spiegano diversi esperti, margini legali per giustificare un simile gesto. Al contrario, negare l’assistenza medica è chiaramente una violazione della legge, oltre a un segno della disumanità che caratterizza l’ICE.
Ma questo non è il punto centrale: le leggi, se non si tengono in considerazione i rapporti di forza, restano soltanto un pezzo di carta. E l’amministrazione Trump lo ha dimostrato più volte, come avevamo sottolineato già ad agosto.
Quello che ci troviamo davanti, già chiaro da tempo ma ora autoevidente, è un cambiamento sostanziale nella politica degli Stati Uniti. Se in precedenza la democrazia americana aveva mostrato segni evidenti di cedimento, di fronte a questo avvenimento e alle dichiarazioni dei membri dell’amministrazione appare sempre più difficile parlare degli Stati Uniti come di una democrazia liberale nel senso pieno del termine.
Si tratta di una netta regressione autoritaria impressa dall’amministrazione Trump, che non ha mai fatto mistero - si pensi al Project 2025 - della volontà di occupare lo Stato e imporre il proprio potere sulla società. La franchezza sulla situazione in cui versano gli Stati Uniti ormai non può essere rimandata. Anche Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia, sostiene lo stesso in un suo recente post su Substack:
Quello che voglio fare adesso è dire che dobbiamo essere chiari su ciò che sta accadendo. Il fascismo americano è in marcia, e chiunque si rifiuti di dirlo apertamente, chi trova scuse e finge che Trump e le persone che ha portato con sé non siano dei mostri, è profondamente antipatriottico. Se vogliamo avere una possibilità di salvare la democrazia, il nostro primo dovere deve essere la chiarezza. Niente “normalizzazioni”, niente equidistanze. Solo affrontando la terribile verità possiamo liberarci."
Quello che osserviamo oggi non è inedito nella Storia, soprattutto in quella del Novecento. I totalitarismi e gli autoritarismi che hanno segnato quel periodo non sono nati dal nulla: si sono costruiti progressivamente, smantellando un pezzo alla volta le basi della democrazia liberale, usando la forza per sovvertire la legge e i diritti civili, spesso in nome di un pericolo presentato come esistenziale per la popolazione.
Quando il fascismo iniziò la sua scalata al potere, si pose come argine al cosiddetto “pericolo rosso”, in un contesto in cui gli scioperi e le mobilitazioni sociali danneggiavano quella borghesia che finì per sostenere il movimento di Mussolini, nel tentativo di reagire a una politica percepita come debole e frammentaria.
Le analogie non sono difficili da individuare. L’amministrazione Trump utilizza gli immigrati e i Democratici - dipinti come una sinistra radicale che inciterebbe alla violenza - per consolidare il proprio potere sugli Stati Uniti. I raid dell’ICE non rappresentano altro che il dispiegamento di forze federali contro Stati e città a guida democratica, con l’obiettivo di minarne l’autorità e, di conseguenza, il pluralismo che costituisce il fondamento stesso della democrazia.
Il fatto che, di fronte ad azioni chiaramente illegali, l’amministrazione abbia scelto di schierarsi apertamente a difesa dell’ICE richiama inevitabilmente alla memoria le parole di Mussolini sul delitto Matteotti. Sia chiaro: il delitto in sé è profondamente diverso. La vittima di Minneapolis non rappresentava un avversario politico di primo piano per l’amministrazione. Ciò che invece collima è il meccanismo di potere: un’autorità che non solo si pone al di sopra della legge, ma se ne fa apertamente beffe.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha dichiarato che l’amministrazione fornirà pieno supporto agli agenti dell’ICE, che starebbero semplicemente “portando legge e ordine”.
Proprio in questo sta il nocciolo della questione: non c'è soltanto l'uccisione di una cittadina, c'è il dispiegamento dell'amministrazione nel difendere questi atti fuorilegge e di dare il pieno supporto all'ICE, qualunque cosa faccia, in nome di un presunto "pericolo" per il popolo, colpevolizzando e disumanizzando la vittima.
Una riflessione di questo tipo conduce necessariamente a due corollari. Il primo è la necessità di diffidare da chi invoca la cautela appellandosi al rischio di un “al lupo al lupo”. Le democrazie non muoiono di colpo, ma dopo una lunga agonia. Per questo una strategia minimizzante rischia di rivelarsi controproducente: intervenire quando i segnali sono ormai evidenti significa affrontare una lotta impari.
La situazione che si è venuta a creare pone inoltre un imperativo per gli Stati europei: costruire un’indipendenza strategica da un paese - nostro alleato storico - che ha ormai assunto molte delle caratteristiche tipiche di uno Stato autoritario. I valori dell’illuminismo, della democrazia liberale fatta di pesi e contrappesi, della libertà intesa non solo come rimuovere gli ostacoli dello Stato all’individuo ma anche fornire i mezzi per la sua piena realizzazione nel rispetto delle regole della società dovrebbero essere alla base di un’Europa veramente unita. E questi valori rendono, a oggi, impossibile un’alleanza con gli Stati Uniti di Donald Trump. Ma al di là dei valori, ci sono delle questioni più dirimenti e materiali che l’Europa si trova ad affrontare.
In primo luogo, l’indipendenza militare, come era già apparso evidente nei giorni scorsi, quando l’amministrazione Trump ha reiterato la propria intenzione di annettere la Groenlandia, con il consigliere per la sicurezza interna della Casa Bianca, Stephen Miller, che si è rifiutato di escludere un intervento militare.
Esiste però un altro ambito altrettanto cruciale, sebbene meno discusso: quello tecnologico. In un mondo come quello attuale, la dipendenza dagli Stati Uniti su questo fronte è vincolante quanto quella militare. E non si tratta soltanto dei social media, ma di infrastrutture fondamentali come il cloud computing, oggi essenziale per il funzionamento stesso degli Stati europei.
Infine una maggior integrazione economica e una strategia orientata alla crescita che ci renda resilienti in un mondo come quello odierno.
Non c’è però da sottovalutare la volontà degli Stati Uniti di Trump di formare un’internazionale di estrema destra - consapevole della differenza che c’è con la destra radicale. Lo abbiamo visto con l’Argentina, dove il sostegno economico degli Stati Uniti è stato vincolato alla vittoria dell’alleato di Trump Javier Milei.
Gli Stati europei si trovano quindi anche con una minaccia domestica, cioè i partiti di destra alleati di Trump. Questi proveranno a minare - come già dimostrano paesi come l’Ungheria di Orban - la strada di una maggior indipendenza e coesione dell’Europa per non essere ostaggio e preda delle mire trumpiane. Il contrasto a questi partiti deve essere totale, senza tentativi di flirting come quelli a cui abbiamo assistito all’Europarlamento, con il PPE che si rivolge sempre di più alla destra, e in altri paesi.
In una recentissima dichiarazione rilasciata al The New York Times Donald Trump ha affermato che solo i suoi giudizi morali possono fermarlo. Si tratta di un’affermazione eversiva, ben al di fuori del perimetro della democrazia liberale: la volontà del leader come unico argine, che non deve rispettare leggi e norme se non quelle che lui stesso si impone.
Non si può quindi non prenderne atto, soprattutto per affrontare la situazione al di fuori degli Stati Uniti. Il problema non è infatti confinato al di là dell’Atlantico: anche in Europa, dove vari partiti di destra utilizzano pericoli pretestuosi - come quello della cancellazione della razza bianca o di una deriva socialista - per accaparrare voti, bisogna distinguere chi sta dalla parte della democrazia liberale e chi invece ne rappresenta un avversario.
Immagine in anteprima via geopolitica.info







