Terremoto: il punto su indagini, ricostruzione, prevenzione


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di Angelo Romano e Andrea Zitelli

Duecentonovantacinque persone sono morte nel terremoto del 24 agosto che ha investito il Centro Italia, 4500 le persone senza più una casa. La magistratura si è mossa per individuare le eventuali responsabilità umane dietro il crollo degli edifici mentre le istituzioni preposte e la politica hanno presentato sia piani per una sistemazione delle persone rimaste senza casa sia un progetto a lungo termine di prevenzione e ricostruzione contro i rischi (idrogeologici e sismici) a cui è soggetto il territorio italiano. Per capire cosa è successo finora e cosa è stato fatto abbiamo ricostruito cosa è accaduto a due settimane dal sisma.

Le inchieste a Rieti e ad Ascoli Piceno

Il giorno successivo alla scossa di terremoto, la procura di Rieti ha aperto un’inchiesta per disastro colposo, finora senza indagati. I magistrati vogliono controllare l’iter della costruzione – assegnazione degli appalti, progettazione, edificazione, controlli, rispetto delle leggi antisismiche – degli edifici coinvolti nel sisma.
Si tratta di un unico fascicolo 'contenitore' in cui si vuole «fare luce anche sui crolli che hanno interessato edifici ristrutturati recentemente, come la scuola “Romolo Capranica” di Amatrice ristrutturata nel 2012 (ndr ma, stando a quanto detto dall’imprenditore che vi effettuò i lavori, senza un intervento di adeguamento sismico) e ora posta sotto sequestro (insieme a molti altri edifici) e il campanile della chiesa di Accumoli, restaurato pochi anni fa (ndr ma in base a quanto affermato al Corriere dal commissario, che aveva seguito i lavori dopo i danni dovuti al terremoto del 1997, mai adeguato e con i soldi del finanziamento pubblico fatti convergere sulla chiesa e non sul campanile), che, cadendo su una casa, ha ucciso padre, madre e due figli piccoli», scrive l’Ansa.

Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Saieva, sono al lavoro tutti i magistrati della procura reatina. Saieva spiega al Messaggero che sono in corso «accertamenti sulle aziende che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione dopo i terremoti passati per capire chi e come ha lavorato». La verifica riguarda anche le case dei privati (finora sono 15 quelle messe sotto sequestro) perché «nel caso in cui io non ho fatto l'adeguamento sismico ma controllando le macerie si capisce che ho posto in essere una condizione dell'evento morte di qualcuno, in astratto ci potrebbe essere una ipotesi di omicidio colposo».
Il lavoro dei magistrati punterebbe anche ad accertare con quali criteri sono stati concessi soldi pubblici per la ricostruzione post sisma del 1997. Paolo Festuccia, sul Secolo XIX, calcola che i finanziamenti delle istituzioni statali al territorio reatino colpito dal terremoto del 1997 e del 2001 sarebbero stati intorno ai 66 milioni di euro. Il procuratore al riguardo ha detto infatti che «se ci sono elementi utili per le indagini non saranno trascurati».

Sarà un’«inchiesta lunga», afferma Saieva a La Stampa, vista anche la mole di documenti da acquisire e che diversi di quelli utili all’indagine sono sotto le macerie. «Gli edifici pubblici, la scuola, il convento, la caserma dei carabinieri, il teatro, l’ospedale» sono in cima alla lista dei magistrati e solo dopo aver «superato la fase documentale, allora, si potrà anche decidere se procedere con altri capi di imputazione, individuando nuove ipotesi di reato».

Anche nelle Marche, altra Regione coinvolta nel sisma, la magistratura si è messa all’opera. La procura di Ascoli Piceno ha aperto un fascicolo di indagine conoscitiva senza ipotesi di reato su quanto accaduto, in particolare ad Arquata e Pescara del Tronto. L’inchiesta punta ad accertamenti legali che il sostituto procuratore Umberto Monti ha affidato ai carabinieri del Comando provinciale di Ascoli, spiega Repubblica. Le forze dell’ordine avrebbero fornito alla Procura una prima relazione sullo stato dei luoghi colpiti dal terremoto e consegnato un dossier di fotografie dei crolli causati dal terremoto ad Arquata del Tronto e nelle frazioni: «il lavoro dei carabinieri si è concentrato sugli edifici pubblici (come l’ospedale di Amandola danneggiato dal terremoto del 24 agosto), dove non si sono registrate vittime. Questa la priorità indicata dalla Procura. In seconda battuta l'attenzione dei carabinieri e dei vigili del fuoco si è spostata sulle abitazioni civili dove ci sono state vittime (50 in totale i morti provocati dal sisma nelle Marche). Anche in questo caso sono state scattate foto degli immobili crollati, che ora sono sul tavolo del pubblico ministero».

Inoltre, Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, intervistato da Il Giornale, ha affermato che anche l’autorità da lui diretta si adopererà per aiutare la magistratura: «la Guardia di Finanza, sulla base di valutazioni preliminari, ha chiesto all'Anac di attivarsi. Ci muoveremo in accordo con la procura di Rieti, che ho già informato, per evitare sovrapposizioni e duplicazioni. D'altronde, le finalità sono diverse: noi dobbiamo accertare se ci sono state irregolarità rispetto al codice degli appalti, loro perseguono reati. Ma quello che accerteremo potrà servire anche alla magistratura, che terremo informata».

I rischi dell’infiltrazione mafiosa nella ricostruzione post-terremoto

Oltre a indagare sugli appalti e sul percorso progettuale, burocratico e legale che hanno portato alla costruzione degli edifici (privati e pubblici) poi crollati, le due procure, reatina e ascolana, controlleranno anche la ricostruzione post terremoto per evitare il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata. In quest’operazione, scrivono i giornali, è previsto anche un coordinamento con la procura nazionale antimafia. Lo stesso Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, in un’intervista rilasciata a Repubblica, ha detto che è pronto a monitorare «sugli eventuali collegamenti mafiosi delle imprese che concorrono agli appalti» perché «i rischi ci sono, inutile nasconderlo. E la ricostruzione post terremoto è storicamente il boccone ghiotto di consorterie criminali e comitati d'affari collusi».

In particolare, spiega ancora il procuratore durante la trasmissione “Le Voci del Mattino” su Radio Rai 1, bisogna fare attenzione al rischio infiltrazione nei lavori preliminari che precedono la ricostruzione come quelli «di rimozione e smaltimento di detriti e rifiuti, di consolidamento degli edifici lesionati ma non crollati e anche della allocazione delle casette che avverrà nei prossimi mesi».

I Comuni senza un piano di emergenza in caso di calamità naturali

L’assenza di un piano di emergenza in caso di terremoto è stata un’altra delle criticità emerse nei giorni immediatamente successivi al terremoto. Il paese di Accumuli, epicentro del sisma, è risultato, infatti, essere sprovvisto del piano di Protezione civile per affrontare le calamità naturali, documento previsto per legge dal luglio 2012.

Si tratta di un strumento indispensabile per la prevenzione dei rischi e per le operazioni di emergenza, utile ai cittadini per sapere come comportarsi e alle istituzioni come organizzare i soccorsi in caso di terremoti, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche e maremoti.

Nonostante, all’epoca, i Comuni avessero 90 giorni di tempo per approvarlo dalla sua entrata in vigore per legge, secondo il database della Protezione Civile, aggiornato al 18 settembre 2015, quasi 2000 Comuni non si sono ancora dotati di questo piano. Circa 180 di essi, come nel caso di Accumuli, si trovano in aree a elevata pericolosità sismica.

A livello nazionale il 77% dei Comuni dispone di un piano di Protezione civile. Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Marche, Valle D'Aosta e la Provincia autonoma di Trento sono le uniche Regioni in cui tutti i comuni si sono dotati del piano di emergenza comunale.

Le prime soluzioni per gli sfollati

Qualche giorno dopo il sisma, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato di voler seguire esempi positivi di ricostruzione e gestione dell’emergenza. In particolare, Renzi faceva riferimento ai modelli del Friuli nel 1976, dell’Umbria nel 1997 e dell’Emilia Romagna nel 2012: «quel territorio – si legge nell’enews pubblicata a fine agosto – ha “tenuto botta”, come si dice da quelle parti, ricostruendo subito e bene. Le aziende sono ripartite, più forti di prima. E la coesione mostrata è stata cruciale per raggiungere l’obiettivo».

Gli obiettivi immediati, riporta Paola Mammarella su Edilportale, sono spostare al più presto i terremotati dalle tende e terminare la realizzazione delle casette di legno temporanee. «Al massimo entro qualche settimana bisognerà decidere se far arrivare i container o trasferire la gente negli hotel e nei residence della zona. La scelta va lasciata alla gente», ha annunciato Renzi dopo aver incontrato i sindaci dei centri colpiti dal terremoto.

Il piano del governo, che ha nominato come commissario straordinario per la ricostruzione l’ex presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, si articola in tre fasi: emergenza, ricostruzione e prevenzione.

La prima fase è nelle mani della Protezione civile. Per far uscire la popolazione dalla fase assistenziale in tenda, ha spiegato il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio in un’audizione alla commissione Ambiente alla Camera, «stiamo proponendo 3 tipi di soluzione»: il contributo di autonoma sistemazione, destinato a chi non grava sull’assistenza statale perché riesce ad appoggiarsi ad amici o familiari («a queste persone è previsto un contributo dai 200 euro al mese in su per ogni componente familiare, a seconda delle fragilità», ha aggiunto Curcio); l’accoglienza in alberghi, o altre strutture ricettive; Amatrice solidale, cioè la proposta lanciata dal sindaco di mettere a disposizione le seconde case per coloro che hanno perso la propria abitazione dopo il terremoto. Per chi non può andar via, come nel caso dei titolari di aziende agricole, ad esempio, saranno messi a disposizione dei container.

Per la realizzazione dei moduli abitativi provvisori (Map), cioè le casette di legno già utilizzate in tutti i 56 comuni colpiti dal sisma in Abruzzo del 6 aprile 2009, i tempi sono più lunghi. «Questo tipo di casette richiede una urbanizzazione e una serie di requisiti per fare le cose bene, anche dal punto di vista amministrativo», ha detto ancora Curcio in commissione Ambiente.
Il governo conta di dare a tutte le persone una sistemazione stabile nei Map entro 4 o 5 mesi. Sono inoltre in fase di realizzazione anche i moduli di utilizzo provvisorio scolastico (Musp), che consentiranno la regolare ripresa delle attività didattiche. La gara per la scelta delle imprese che dovranno realizzare le casette di legno è già stata fatta e sono stati stanziati 1,2 miliardi di euro. I moduli saranno da 40, 60 e 80 metri quadri, rispettivamente per nuclei familiari di 2, 3-4 e 5-6 persone. I tecnici del Dipartimento hanno stimato che, solo per Amatrice, ne serviranno circa 600.

Dopo la sistemazione dei terremotati si passerà alla ricostruzione vera e propria. Renzi, prosegue Mammarella su Edilportale, punta ad avere un piano preciso degli interventi entro il 15 ottobre, data entro la quale è prevista l’approvazione della Legge di Stabilità, e di iniziare con i lavori massimo entro 6-8 mesi, nella primavera del 2017, secondo la filosofia del “tutto dove era e come era”. L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) opererà congiuntamente alla Protezione Civile.

Casa Italia, il piano del governo per la prevenzione e la ricostruzione

Contestualmente è partito “Casa Italia”, il piano del governo per la prevenzione antisismica e la messa in sicurezza degli edifici. Stando a quanto annunciato durante la conferenza stampa di presentazione, il progetto, affidato al rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, prevede la ricostruzione dei centri colpiti senza alterare l’identità dei borghi storici e promuovendo la cultura della prevenzione.

Dopo un incontro con i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali, tecnici professionisti, esperti (architetti, pianificatori, paesaggisti), sindacati e mondo associazionistico, Azzone ha illustrato quali saranno le modalità d’intervento previste dal piano “Casa Italia”: l’utilizzo dei big data per la mappatura dello stato del paese per stabilire le priorità di intervento; la prevenzione come approccio per la costruzione dei nuovi edifici e l’adeguamento antisismico di quelli esistenti; la velocizzazione degli interventi e la ricerca di risorse per una progettazione di qualità; il coinvolgimento di esperti per avviare progetti di formazione sull’uso delle nuove tecnologie nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche.

La strada seguita dal governo è, dunque, quella della prevenzione. Per evitare che i terremoti continuino ad avere effetti catastrofici in Italia, ha dichiarato il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio in un’intervista a Uno Mattina, occorre dotarsi di «un piano organico, pluriennale, dando incentivi. Abbiamo già iniziato lo scorso anno a farlo per chi riqualifica contro il rischio sismico e ora dobbiamo aumentarli, rendendoli più accessibili e più semplici». E «dobbiamo avere un piano - ha aggiunto - che individua gli edifici a maggiore rischio nelle zone sismiche e cominciare da lì».

Per la diagnosi strutturale degli edifici, Delrio, riporta Valentina Conte su Repubblica, ha previsto l’utilizzo delle "Linee guida per la classificazione della vulnerabilità sismica degli edifici", un vademecum stilato in un decreto del 2013 per classificare il rischio sismico di tutte le costruzioni esistenti, compresi edifici pubblici, strutture complesse e dedicate alle attività produttive.
Per permettere la prevenzione e la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto «l'Italia non chiederà all'Ue di sforare il tetto del 3%, bensì di utilizzare tutti gli spazi di flessibilità che sono consentiti» ha aggiunto il ministro sempre a Uno Mattina, mentre, a margine dell’incontro con le parti sociali sul piano “Casa Italia”, Renzi ha escluso l’ipotesi di un’assicurazione obbligatoria sulla casa.

Il Consiglio dei Ministri ha messo a disposizione 50 milioni di euro immediatamente spendibili per i primi interventi. Ulteriori 12 miliardi di risorse, scrive Massimo Frontera sul Sole 24 Ore, confluiranno per intervenire sul dissesto idrogeologico, l’edilizia scolastica, il recupero e la ristrutturazione dei beni culturali e per finanziare progetti per le periferie.
L’intenzione del governo è di destinare 2 miliardi di euro all’anno per i prossimi 20 anni potenziando il sisma bonus, attualmente non in grado di garantire una efficace e ampia prevenzione antisismica. Gli incentivi sanno modulati in base al grado di adeguamento sismico delle strutture, come già avviene per gli sgravi sull’efficienza energetica.

Per Francesco Perduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, le cifre del piano di ricostruzione circolate in questi giorni (che vanno dai 100 miliardi ai 300 miliardi), sono “virtuali” perché basate su dati statistici e non su fatti reali.

Casa Italia segnerà davvero un modo nuovo dell’abitare, ha commentato inoltre il Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), se riuscirà a «cambiare radicalmente il modo di pensare di tutte le componenti che costituiscono l’industria delle costruzioni», dai progettisti alle imprese, dalla pubblica amministrazione alla committenza, inclusi anche sociologi, urbanisti, ricercatori, analisti e a far sì che siano «tutti in grado di partecipare al disegno di città nuove in grado di rispondere alle nuove esigenze del vivere civile. E senza dimenticare – spiace rilevarlo – l’imprescindibile esigenza di controlli e verifiche che stronchino sul nascere quei fenomeni corruttivi che troppe volte sono stati alla base di drammi e tragedie».

A tal proposito, Delrio ha detto che l’esempio da seguire sarà quello dell’Emilia «dove abbiamo messo tutte le fasi della ricostruzione online» e «il cittadino può controllare l'entità dei finanziamenti, lo stato della spesa, la ditta che sta eseguendo» i lavori.

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