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Lo stupro come arma di terrore usata da Hamas contro le donne israeliane

29 Novembre 2023 4 min lettura

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Lo stupro come arma di terrore usata da Hamas contro le donne israeliane

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Lo stupro utilizzato come arma di terrore, con l’obiettivo di danneggiare il nemico passando attraverso l’annientamento del corpo delle donne. Riguardo agli attacchi avvenuti lo scorso 7 ottobre, sono state raccolte diverse prove e testimonianze delle violenze sessuali e di genere perpetrate da Hamas contro le donne israeliane: si parla anche di stupri di gruppo e di mutilazioni genitali femminili. Molti episodi sono stati confermati dagli stessi video pubblicati online da Hamas – alcuni dei quali sono stati successivamente rimossi. Ci sono le violenze contro le donne al festival musicale Nova, le aggressioni nelle case private nei kibbutz lungo il confine con Gaza, e gli attacchi contro le donne militari in una base israeliana. Secondo le testimonianze, tra le vittime c’erano anche ragazzine e donne anziane.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, il procuratore generale Gali Baharav-Miara e il procuratore di Stato Amit Aisman hanno dichiarato pubblicamente che i crimini commessi da Hamas il 7 ottobre includevano lo stupro: ora gli inquirenti stanno lavorando per raccogliere prove e dimostrare la fondatezza dell’accusa. Nei giorni scorsi, una testimone ha raccontato di aver assistito allo stupro di gruppo e all’omicidio di una giovane che si nascondeva dai membri di Hamas che indossavano uniformi militari. "Uno l’ha fatta piegare in avanti”, ha detto. “Ho capito che la stava violentando e la stava passando a un altro, anche lui in uniforme”. Successivamente, uno degli stupratori avrebbe sparato alla testa della donna e il gruppo avrebbe poi mutilato il suo corpo.

Per documentare le violenze avvenute il 7 ottobre è stata costituita una Commissione civile che mette insieme un gruppo di organizzazioni di donne, esperti legali e attivisti per i diritti umani: per settimane hanno raccolto prove e tenuto incontri pubblici – sia in Israele che all'estero – sulla portata della violenza di genere avvenuta quel giorno. Eppure, per settimane il Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in contesti di conflitto non ha condannato pubblicamente quanto accaduto, e diverse organizzazioni di donne di altri paesi hanno provato a minimizzare – e in alcuni casi a negare – i crimini sessuali commessi da Hamas. Per questo, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Ministero degli esteri israeliano ha lanciato la campagna #BelieveIsraeliWomen, e un gruppo di donne israeliane ha organizzato una manifestazione davanti alle Nazioni Unite per protestare contro questo silenzio. Finalmente, il 29 novembre il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha condannato pubblicamente le violenze sessuali avvenute durante gli attacchi di Hamas, affermando che devono essere indagate e perseguite con forza.

Nel frattempo, il 26 novembre Physicians for Human Rights (PHR), un'importante organizzazione israeliana per i diritti umani, ha pubblicato il report Violenza sessuale e di genere come arma di guerra, che documenta in maniera sistematica gli abusi avvenuti. L’indagine parla di violenze “diffuse” che il 7 ottobre si sarebbero verificate in diverse località.

Un funzionario medico che è intervenuto sui corpi delle vittime nella base militare di Shura – dove sono state portate la maggior parte delle persone uccise il 7 ottobre – ha confermato che i corpi di diverse donne avevano il bacino rotto, e vi erano altri segni fisici che riconducevano alla violenza sessuale. Lo stesso funzionario – che ha preferito non rivelare la propria identità – ha anche raccontato che il personale medico di vari ospedali “ha riferito di aver osservato chiari segni di violenza sessuale, tra cui lacerazioni vaginali”. Eppure, la vera dimensione dei crimini sessuali commessi da Hamas potrebbe non essere mai conosciuta. “Le informazioni pubblicate finora sono solo parziali – si legge nel documento – sia perché manca un'analisi sistematica delle prove degli abusi sessuali, sia per le condizioni di alcuni corpi delle vittime, il loro grande numero, l'urgenza di identificarli e poi sotterrarli o bruciarli”.

Il capo del dipartimento di medicina legale della polizia israeliana, Michal Levin Elad, ha ammesso: “Eravamo impegnati a identificare le vittime del massacro. Non c’era l’intenzione di vedere cosa fosse successo loro. La missione [era] identificare i corpi e permetterne la sepoltura”. Le autorità israeliane hanno raccontato che, con le centinaia di corpi portati al centro di identificazione della base militare di Shura, non è stato più possibile eseguire il test che accerta l’avvenuto stupro e che prevede la raccolta di campioni di fluidi corporei, capelli e vestiti che potrebbero riportare la presenza di un DNA estraneo, perché questi campioni devono essere raccolti entro 48 ore dal fatto.

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PHR ha lanciato allora un appello alla Corte penale internazionale affinché apra un’inchiesta e chiarisca se si sia trattato di crimini contro l'umanità, sulla base delle norme sancite dal diritto umanitario internazionale. Inoltre, l’organizzazione ha chiesto l'immediato rilascio degli ostaggi ancora detenuti, denunciando che essi sono esposti a una “continua minaccia” di violenza sessuale, sulla base “di ciò che è accaduto in altri conflitti armati, e della letteratura scientifica sulla vulnerabilità degli ostaggi”. Anche dopo il rilascio di tre gruppi di ostaggi negli ultimi giorni, infatti, decine di donne sono ancora detenute da Hamas.

Immagine in anteprima via Progressive Britain

Il testo originale di questo articolo è stato aggiornato aggiungendo le dichiarazioni di Antonio Guterres.

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