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La protesta di tre studenti contro l’Ordine dei biologi e i convegni sull’omeopatia finisce in Tribunale

2 Gennaio 2020 7 min lettura

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La protesta di tre studenti contro l’Ordine dei biologi e i convegni sull’omeopatia finisce in Tribunale

6 min lettura

di Carlo Gubitosa

Ingredienti per un bel pasticcio all'italiana: tre studenti di Neuroscienze, Biotecnologie industriali e Biotecnologie farmaceutiche, un Ordine professionale (quello dei biologi) e il suo presidente: l'ex senatore Vincenzo D'Anna, eletto con il PdL nel 2013 ma – come da lui stesso sostenuto sul suo sito – "determinante per la vittoria elettorale del PD in Campania nel 2015", grazie ai voti della lista "Campania in Rete" portati in dote a Vincenzo De Luca. Farcite il tutto con ex premi Nobel convertiti alla pseudoscienza, l’effervescenza dell’omeopatia e l’inevitabile strascico di denunce che nel nostro paese accompagnano ogni polemica che si rispetti.

D'Anna è un uomo ecumenico e senza preconcetti, aperto a tutte le prospettive e refrattario alle verità dogmatiche, anche quando si parla di scienza e di biologia nell'Ordine professionale che presiede. Ed è proprio questa apertura alle "altre verità" che attira l’attenzione di Gianluca Masella, Giovanni Schiesaro e Riccardo Spanu, tre amici e studenti universitari che contestano pubblicamente i contenuti di un convegno organizzato dall'Ordine nazionale dei Biologi il 2 marzo 2018, intitolato "Nuove frontiere della Biologia".

Al convegno in questione, organizzato in concomitanza col cinquantennale dell’Ordine dei Biologi, hanno partecipato relatori come Luc Antoine Montagnier che, dopo aver ricevuto il Nobel per la medicina nel 2008 insieme agli altri due scopritori del virus HIV, ha poi voltato le spalle alla scienza medica unendosi ai sostenitori della falsa ipotesi (smentita e ritrattata da anni nella letteratura medico-scientifica) di una presunta correlazione tra vaccini e autismo, e ha fornito elementi di pseudoscienza alla pseudomedicina, nota col nome di "omeopatia", sostenendo teorie altrettanto fantasiose sulla presunta "memoria dell'acqua", l’ipotesi priva di fondamento scientifico che è alla base dei preparati omeopatici.

Nell'elenco dei relatori del convegno figurava anche Diego Fusaro che, sul suo sito personale si è premurato di farci sapere che "i vaccini ce li impone il potere mondialista di Washington". Il panel di esperti comprendeva anche il virologo Giulio Tarro, che negli anni '80, prima di assumere posizioni contrarie all'obbligo vaccinale, ha aggiunto alla sua nutrita lista di pubblicazioni anche una ricerca sul cosiddetto "Siero di Bonifacio", così chiamato dal veterinario di Agrigento che lo ha spacciato come farmaco anti-tumorale, pur essendo nient'altro che un inefficace cocktail di acqua, feci e urina di capra.

“Come studenti abbiamo sentito la necessità di mobilitarci in prima persona contro quel convegno", spiegano Gianluca, Giovanni e Riccardo in una lettera aperta che ha raccolto adesioni in moltissime università italiane, tra studenti, ricercatori e professori. "Poi è nata la pagina Facebook ("Biologi per la scienza", ndr) dove abbiamo cercato di portare queste tematiche a un pubblico diverso e non sempre esperto del settore, cercando di coniugare il taglio ironico e satirico di tre ragazzi di 23 anni con un linguaggio semplice e comprensibile”.

Nella lettera aperta in questione, pubblicata il 21 febbraio scorso, i tre studenti scrivono che “dare risalto a posizioni antiscientifiche è un gesto inammissibile ed irresponsabile da parte dell’Ordine, a maggior ragione in un momento storico in cui assistiamo al diffondersi di teorie oscurantiste senza fondamento che rischiano di mettere in pericolo la salute pubblica. (...) Sarebbe stato più consono che tra i relatori del convegno fossero state invitate le eccellenze della ricerca italiana, come ad esempio i molti biologi vincitori dei prestigiosi Grant dell’European Research Council”.

Ma è su Facebook che la situazione sfugge di mano ed esce dall’ambito scientifico per entrare nella sfera giudiziaria. Dopo un ricorso con provvedimento d'urgenza presentato dai legali del presidente D'Anna (e successivamente rigettato dal tribunale civile di Roma) dalla pagina Facebook "Biologi per la Scienza" sono stati rimossi alcuni contenuti controversi, in particolare quelli in cui si alludeva a presunte irregolarità nell'elezione che ha assegnato a D'Anna la presidenza dell'Ordine dei Biologi.

«Non si è trattato di contrastare chi voleva difendere la scienza», spiega a Valigia Blu il presidente dell’Ordine dei Biologi. «La denuncia è stata rivolta contro persone certamente giovani, ma ben consapevoli delle loro azioni, che utilizzando la rete hanno tentato di gettare discredito gratuito sull'Ordine dei Biologi e sulla mia persona. Sono arrivati al punto di accusarmi di aver commesso dei brogli elettorali. Quanto alla difesa della scienza - prosegue Vincenzo D’Anna - trovo risibile che l'ortodossia scientifica possa essere difesa da un gruppo di studenti, per quanto in gamba e preparati. La verità? Temo, purtroppo, che dietro ci siano altri con ben altri interessi».

In mancanza di maggiori dettagli su chi potrebbero essere questi “altri”, dallo studio legale Rubinacci/Testa (i legali del senatore D'Anna, ndr) fanno sapere a Valigia Blu che la rimozione spontanea dei contenuti più controversi sulla pagina Facebook è stata ritenuta soddisfacente per la chiusura bonaria della procedura aperta in sede civile, ma l’avvocato Marco di Lello (che ha rappresentato D’Anna in sede penale) conferma che rimane ancora aperta la querela per diffamazione aggravata presentata alla procura di Trieste nei confronti degli amministratori della pagina Facebook “Biologi per la Scienza”, aggiungendo che «il presidente D'Anna valuterà nei prossimi giorni se rimettere la querela».

Gli studenti contestatori spiegano che «non abbiamo mai voluto negare o sminuire il ruolo dell’Ordine dei biologi: quello che ci è sempre interessato è stata una corretta informazione scientifica che purtroppo risulta carente in Italia. E infatti abbiamo ricevuto un enorme sostegno da parte di chi ci ha seguito, e speriamo che si possa migliorare il dibattito pubblico a livello scientifico nel paese».

Si arriva così al 25 settembre scorso, quando il Consiglio dell’Ordine dei Biologi mette all’Ordine del giorno un “Contributo economico all’Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana per la decima edizione del Festival dell’Omeopatia Unicista”. «In quella circostanza - spiegano i tre studenti - abbiamo voluto ribadire che l’omeopatia non ha basi scientifiche ed è paradossale che un Ordine che dovrebbe tutelare i biologi possa pensare di promuovere la pseudoscienza».

Per il presidente D’Anna si tratta di «critiche basate sul nulla», dal momento che «il contributo in questione non è mai stato concesso. In base al nostro regolamento siamo tenuti a esaminare tutte le domande che pervengono all'Ordine, compresa quella presentata dall'Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana, e in questo caso abbiamo deciso di non concedere un contributo».

Anche in assenza di contributi economici l’omeopatia continua a rivestire un interesse di tipo epistemologico per il presidente dell’Ordine dei Biologi, pur essendo stata da tempo catalogata come pseudoscienza dalla comunità medico-scientifica. Ma D’Anna non ci sta a mettere una pietra tombale su questa pratica e dichiara da presidente dell’Ordine dei Biologi che «definire senza appelli come una pseudoscienza l'omeopatia - pratica comunque adottata da migliaia di medici e utilizzata come forma di trattamento da centinaia di migliaia di persone - porge il fianco a più di qualche critica». Descrivendo una formazione «imperniata intorno alla epistemologia della scienza» D’Anna si dichiara inoltre convinto che «l'individuo debba potersi autodeterminare (a propria cura e spese) in ambito sanitario perché esercita un diritto che non è nella disponibilità dello Stato».

Il problema è che le confutazioni delle teorie omeopatiche basate sull’evidenza sono già state abbondantemente fornite da due consolidate discipline scientifiche chiamate Fisica e Chimica, e il costo dell’“autodeterminazione” di chi si vuole curare con costosissimi quanto inutili placebo è sostenuto da tutti, con una spesa sociale annua di 50 milioni di euro, secondo una stima della Fondazione Gimbe , un “think tank” che promuove formazione e ricerca di alto livello nel settore sanitario. Soldi che potremmo utilizzare per finanziare vera ricerca scientifica senza ricorrere a collette televisive, a patto di rinunciare alle detrazioni fiscali su palline di zucchero “omeopatico” venduto a più di duemila euro al chilo nella più totale assenza di qualunque principio attivo.

In un intervento del 31 ottobre scorso, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha spiegato che “al contribuente bisognerebbe offrire la possibilità di detrarre solo le spese sostenute per prestazioni efficaci, limitando se non addirittura impedendo la detraibilità delle spese per prestazioni inutili. Inspiegabilmente invece - prosegue Cartabellotta - i criteri di premialità del fisco oggi escludono alcune prestazioni non riconducibili a prescrizione medica (es. interventi preventivi o riabilitativi), mentre permettono la detrazione di prodotti omeopatici con relative visite dello specialista omeopata”.

In questo complicato pasticcio all’italiana il dibattito che vede contrapporsi medicina e omeopatia, evidenze scientifiche basate sui fatti e libertà di scelta basata su opinioni, scienza e pseudoscienza, sembra destinato a durare ancora a lungo, trovando terreno fertile e disponibilità al “dialogo” perfino nella comunità dei biologi italiani, ai suoi massimi livelli di rappresentanza.

In fin dei conti c’è ancora tanto da scoprire e, nonostante i suoi 68 anni, il presidente dell’Ordine dei Biologi Vincenzo D’Anna rimane curioso e aperto al mistero: «Sull'acqua sono stati mostrati eventi ancora inspiegabili per la scienza come la luminescenza e le forze che le consentono di formare "ponti" sottraendosi alla forza di gravità».

Ed è forse per approfondire questo tipo di eventi inspiegabili che organizza convegni con personaggi che altri invece considerano estranei al dibattito scientifico: «I biologi hanno diritto di ascoltare tutti e farsi un'opinione. Chi lancia scomuniche su quello che si deve ascoltare e quello che è interdetto provi a spiegare scientificamente quegli effetti. La scienza, in fondo, è basata sull'evidenza, non sugli anatemi».

E per il primo che riuscirà a spiegare scientificamente (e senza anatemi) la “luminescenza”, la “memoria” e i “ponti antigravitazionali” dell’acqua, dopo aver dimostrato la loro indimostrata esistenza, c’è in palio un bel Nobel per la fisica. O una pagina Facebook di contestazione.

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