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Spagna, il governo approva il disegno di legge per il riconoscimento dei diritti delle persone transgender

29 Giugno 2021 4 min lettura

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Spagna, il governo approva il disegno di legge per il riconoscimento dei diritti delle persone transgender

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Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il disegno di legge della ley trans, la normativa per il riconoscimento dei diritti delle persone transgender che prevede l’autodeterminazione dell’identità di genere. La legge è il risultato della fusione di due disegni che facevano parte del patto di governo di Psoe e Unidas Podemos: uno destinato, appunto, ai diritti delle persone trans e uno più generale rivolto alla comunità LGBT+. «Facciamo la storia con una legge che fa un passo da gigante in avanti per i diritti delle persone LGBTI», ha detto Irene Montero, ministra per le Pari opportunità, tra le promotrici del disegno.

Il disegno di legge adesso sarà sottoposto all’approvazione del Parlamento. Negli ultimi mesi ci sono state lunghe discussioni in seno alla maggioranza per arrivare a un accordo sul testo, un acceso confronto tra movimenti favorevoli e contrari e interlocuzioni con associazioni e organizzazioni della comunità LGBT+.

L’ostacolo al raggiungimento di un’intesa, spiega El Pais, era la libera autodeterminazione di genere. Attualmente, infatti, la legge spagnola prevede che per cambiare la propria identità di genere sui documenti siano necessari due anni di trattamento ormonale e una diagnosi di disforia di genere – ossia intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal sesso biologico attribuito alla nascita.

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Il nuovo disegno, invece, va verso una totale depatologizzazione: prevede che le persone di età superiore a 16 anni possano chiedere la rettifica dei documenti autonomamente, senza che siano necessari certificati che attestino la disforia di genere o "modifiche dell’aspetto o delle funzioni del corpo della persona attraverso procedure mediche, chirurgiche o di altra natura". La stessa richiesta può essere fatta con l’assistenza e il consenso di genitori o tutori dai 14 ai 16 anni, e con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria dai 12 ai 14. Secondo il ministro della Giustizia Juan Carlos Campos, questa nuova normativa è all’avanguardia in Europa «in quei paesi che combattono e proteggono i loro cittadini indipendentemente dalle loro differenze, perché sono tutti uguali nei diritti».

Oltre alla libera autodeterminazione dell’identità di genere, la legge contiene altre previsioni. In primo luogo il testo proibisce le cosiddette “terapie di conversione”, ossia quelle pratiche che vogliono modificare l’orientamento sessuale di una persona, punibili con multe fino a 150 mila euro.

Le donne lesbiche, bisessuali e quelle single potranno nuovamente accedere alle tecniche di riproduzione assistita previste dal servizio sanitario nazionale. Questa possibilità è stata reintrodotta dopo essere stata eliminata sette anni fa, ed estesa per la prima volta anche alle “persone trans con capacità di gestazione”.

Un’altra norma riguarda i bambini nati da coppie di donne non sposate. Il disegno di legge prevede (attraverso una modifica del codice civile) che affinché la partner della madre biologica possa avere qualche diritto o dovere verso il bambino o la bambina sia sufficiente che all’atto della registrazione della nascita “il genitore non gestante” faccia una dichiarazione ufficiale. Attualmente, invece, è necessaria l’adozione.

Per la prima volta, inoltre, viene legiferato sui diritti delle persone intersessuali (cioè che possiedono caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie di maschile e femminile): la legge stabilisce che queste non debbano subire mutilazioni o interventi chirurgici se non per motivi di salute e non gli debba essere attribuito un determinato sesso durante il primo anno di vita.

Il testo inoltre prevede: l’inclusione da parte del governo (previa consultazione delle comunità autonome) di percorsi riguardanti le diversità e la comunità LGBT+ per l’accesso alla professione di insegnante e nei programmi scolastici insieme all’inserimento dell’educazione sessuale, e la promozione di azioni per favorire l’accesso all’occupazione delle persone LGBT+ (in particolar modo delle donne trans) e procedimenti facilitati per la denuncia di discriminazioni.

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All'interno del disegno di legge sono contenute anche delle sanzioni. Considera tra le “infrazioni minori” - con multe da 200 a 2000 euro – la molestia a una persona per via del suo orientamento sessuale o della sua identità di genere, tra le “gravi” (da 2001 a 10.000 euro) l’inserimento o la tolleranza di clausole discriminatorie in un contratto di lavoro, tra le “molto gravi” (da 10001 a 150.000 euro) l’uso e la diffusione nei centri educativi di libri di testo e materiali che “presentano le persone come superiori o inferiori nella dignità umana in funzione del loro orientamento sessuale, espressione di genere o caratteristiche sessuali”.

Immagine in anteprima via Washington Blade

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