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In fuga dall’Ucraina: prima i bambini, poi le donne e gli uomini bianchi e alla fine gli africani

2 Marzo 2022 10 min lettura

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In fuga dall’Ucraina: prima i bambini, poi le donne e gli uomini bianchi e alla fine gli africani

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Al dramma della guerra in Ucraina e di chi fugge dai bombardamenti dell'esercito russo che stanno devastando il paese e provocando vittime tra i civili se ne è aggiunto uno ulteriore. Quello di chi non riesce a scappare rimanendo bloccato. O di chi ci riesce ma con estrema difficoltà e subendo abusi. Il motivo? Il colore della pelle. Il razzismo non conosce ragioni, neppure durante i conflitti.

Prima i bambini, dopo le donne bianche, poi gli uomini bianchi e alla fine gli africani. Sembra una storia di altri tempi. Invece è la gerarchia razziale da rispettare per salire su un treno alla stazione della capitale ucraina, Kyiv, e allontanarsi il più presto possibile per mettersi in salvo. Come se alcune vite valessero meno di altre. Come se a bambini e donne con la carnagione scura non fosse riconosciuto di essere bambini, tanto meno donne.

Eppure chi, per motivi diversi, è partito dall'Africa e viveva fino a qualche giorno fa in Ucraina dice di non aver avuto problemi con i suoi abitanti che si sono sempre mostrati cordiali. Lo racconta alla CNN una donna camerunese che si era stabilita con il marito e il figlio ormai da dieci anni. Gli ucraini sono sempre stati accoglienti e disponibili, sostiene. Quando però la famiglia è arrivata alla stazione e ha cercato di salire su un treno per lasciarsi alle spalle l'orrore delle bombe è stata cacciata a spintoni. Erano altri a dover trovare riparo prima di loro, il colore della pelle era quello sbagliato.

Osarumen, padre di tre figli, di nazionalità nigeriana, trasferito in Ucraina nel 2009, ha vissuto la stessa esperienza. A The Independent ha raccontato di essere arrivato quasi al confine con la Polonia quando gli è stato chiesto di scendere da un autobus. “Niente neri”, è stato detto. A lui e ad altri migranti in viaggio. Nonostante abbiano opposto resistenza sono stati buttati fuori dal veicolo.

«In tanti anni non ho mai visto niente del genere. Quando guardo negli occhi di chi ci allontana, vedo un razzismo intriso di sangue. Vogliono salvarsi e mentre lo fanno perdono la loro umanità».

Perché Osarumen proprio non riesce a immaginare uno scenario in cui agli ucraini venga negato il diritto di asilo e per questo non si spiega il motivo per il quale si stiano comportando così. «È ingiustificato. È infondato. Stiamo scappando tutti, abbiamo lo stesso obiettivo», prosegue, senza ancora sapere quale sarà la sua prossima mossa per scampare il pericolo e non correre rischi.

«Ma non sta succedendo solo ai neri – precisa – anche agli indiani, agli arabi e ai siriani, mentre non dovrebbe accadere a nessuno».

Su Twitter si moltiplicano i racconti di episodi di razzismo e segregazione ad opera delle forze di sicurezza ucraine e dei funzionari di frontiera segnalati con l'hashtag #AfricansinUkraine da cittadine e cittadini africani e in particolare da studentesse e studenti che frequentano in gran numero le università ucraine – soprattutto le facoltà di medicina che godono di buona reputazione – dove le tasse sono più accessibili rispetto alla media degli altri paesi.

Rachel Onyegbule, una studentessa nigeriana che frequenta il primo anno dell'Università di Medicina di Leopoli, è rimasta bloccata nella città di confine di Shehyni, a circa 650 chilometri da Kyiv.

In un'intervista telefonica rilasciata alla CNN ha raccontato di aver visto partire più di dieci autobus con a bordo cittadini ucraini. Quando immaginava fosse finalmente arrivato il suo turno le hanno detto di dirigersi verso il confine a piedi perché non c'erano più mezzi disponibili.

«Il mio corpo era ormai intirizzito e non ho dormito [insieme ai colleghi] per circa quattro giorni. Gli ucraini hanno avuto la precedenza rispetto alle persone di nazionalità africana, sia donne che uomini. Non c'è bisogno di chiedersi il motivo. Lo sappiamo. Adesso voglio solo tornare a casa», ha detto mentre era in fila per attraversare il confine con la Polonia che ha oltrepassato dopo ore di attesa.

Tra le persone intervistate dall'emittente statunitense c'è anche chi attribuisce la responsabilità di non aver aiutato gli africani non tanto alle autorità ucraine per aver dato priorità di fuga ai propri connazionali, ma ai rispettivi governi per non aver preso accordi per assisterli fuori dai propri confini.

«Ci sono molti nigeriani in Ucraina. Non possono abbandonarci così. È triste ma siamo abituati al malgoverno della Nigeria. È molto triste», ha dichiarato Onyegbule che sapeva che avrebbe incontrato funzionari del suo paese una volta entrata in Polonia.

«Sarebbe stato molto utile incontrarli in Ucraina, quando cercavamo qualcuno che parlasse a nostro nome», ha aggiunto con rammarico.

Il ministro degli Esteri nigeriano Geoffrey Onyeama ha dichiarato su Twitter che le autorità ucraine gli avevano assicurato che non ci sarebbero state restrizioni per gli stranieri che avrebbero voluto lasciare il paese e che si stava occupando personalmente di coordinare le missioni in Ucraina, Polonia, Russia, Romania e Ungheria per portare in salvo i connazionali e far rientrare in Nigeria chi volesse tornare oppure sostenere chi avesse deciso di restare.

Anche il presidente della repubblica della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha mostrato disappunto per quanto accaduto nei giorni scorsi: “Tutti quelli che fuggono da una situazione di conflitto hanno pari diritto a un passaggio sicuro secondo la Convenzione delle Nazioni Unite e il colore del passaporto o della pelle non dovrebbe fare la differenza”, ha dichiarato.

“Da prove video, informazioni di prima mano e da coloro che sono in contatto con funzionari consolari nigeriani, sono emersi casi deplorevoli di agenti di polizia e personale di sicurezza ucraini che si sono rifiutati di permettere ai nigeriani di salire a bordo di autobus e treni diretti al confine tra Ucraina e Polonia”, ha sottolineato.

“Un gruppo di studenti nigeriani a cui è stato più volte rifiutato l'ingresso in Polonia non ha avuto altra scelta che tornare indietro e tentare di uscire dal paese attraverso il confine con l'Ungheria”.

Ma le parole delle autorità nigeriane non sono state sufficienti per i connazionali in Ucraina che hanno condannato la mancanza di un'assistenza rapida e di un intervento tempestivo che avrebbe dovuto essere coordinato nelle settimane che hanno preceduto l'inizio della guerra per evitare che accadessero episodi come quelli che ancora oggi sono pubblicati sui social.

Nneka Abigail, studentessa nigeriana di medicina, ha raccontato di essere stata bloccata dal personale di frontiera sul lato ucraino del confine.

«Stanno limitando gli stranieri. Al confine si sono dimostrati razzisti. Dicono che i cittadini ucraini devono passare per primi e a noi stranieri di rimanere indietro. È molto difficile per i nigeriani e gli altri stranieri attraversare il confine. I funzionari ucraini permettono a un numero maggiore di connazionali di entrare in Polonia. Ad esempio, per ogni gruppo di ucraini (dai 200 ai 300) che entra, dai cinque ai dieci stranieri varcano il confine. E l'attesa è lunghissima. È veramente difficile... ci spingono, ci prendono a calci, ci insultano», ha spiegato Abigail.

Le storie condivise sui social, ma soprattutto su Twitter, dai giovani africani hanno suscitato grandi proteste.

L'Unione Africana e la Commissione dell'Unione africana hanno espresso turbamento per il trattamento riservato agli africani in fuga dall'Ucraina.

I paesi africani membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno condannato la discriminazione messa in atto nei confronti dei loro concittadini al confine ucraino.

“Condanniamo fermamente il razzismo e crediamo che sia dannoso per lo spirito di solidarietà che oggi è così urgentemente necessario. I maltrattamenti dei popoli africani alle frontiere dell'Europa devono cessare immediatamente, sia per gli africani in fuga dall'Ucraina che per quelli che attraversano il Mediterraneo” ha detto l'ambasciatore del Kenya all'ONU, Martin Kimani.

Numerosi sono gli appelli di crowdfunding lanciati per cercare di aiutare chi è rimasto bloccato in Ucraina.

Korrine Sky, una studentessa di medicina dello Zimbabwe, che da settembre 2021 si era trasferita in Ucraina, ha descritto sui social quello che ha definito 'un film apocalittico'. La giovane donna è stata anche minacciata con armi da fuoco da 'vigilantes' ucraini che dichiaravano di sostenere l'esercito.

Per la comunità nera essere fermati da persone munite di armi da fuoco è già di per sé terrificante. In questa situazione – ha affemato Sky – è ancora più drammatico.

«Alcune persone del posto stanno 'dando priorità' agli ucraini e i neri lottano per salire sugli autobus, affrontando ostilità o venendo respinti al confine», aveva raccontato a The Independent prima di riuscire a oltrepassare il confine con la Romania.

Mentre si trovava ancora in Ucraina Sky ha organizzato una raccolta fondi per aiutare gli studenti afro caraibici in difficoltà economica ad arrivare alla frontiera con i taxi.

https://twitter.com/korrinesky/status/1497589436904660992?s=20&t=-EXf_wVyzG6w_IpdX7qFQA

Nelle stesse ore ventiquattro studenti giamaicani arrivati a Leopoli da Kharkiv in treno sono stati costretti a camminare per venti chilometri fino al confine con la Polonia. La ministra degli Esteri del paese, Kamina Smith, ha dichiarato che ai giovani era stato impedito di salire a bordo dell'autobus che stava trasportando gli studenti in Polonia.

«Questa in cui ci troviamo è una situazione di vita o di morte. Dobbiamo assicurarci che tutti gli studenti afro caraibici attraversino il confine in sicurezza», ha detto Sky in una diretta su Instagram dalla Romania.

Ad oggi il crowdfunding che ha lanciato insieme a due amici di Londra ha raccolto più di 24.000 euro.

Alcuni dei rifugiati africani che hanno cercato di attraversare il confine hanno riferito che la Polonia gli ha rifiutato l'asilo, mentre qualcuno che è riuscito a entrare in territorio polacco ha detto che gli è stata negata l'ospitalità negli alberghi che sono riservati esclusivamente agli ucraini.

“I neri africani sono trattati con razzismo e disprezzo in Ucraina e in Polonia. L'Occidente non può chiedere alle nazioni africane di essere solidali se non riesce a mostrarci rispetto, che è fondamentale anche in tempo di guerra. Ignorati durante la pandemia e lasciati morire in guerra? È inaccettabile”, ha scritto su Twitter Ayoade Alakija, inviata speciale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Ma esponenti del governo e funzionari di Ucraina e Polonia hanno dichiarato che tutti i rifugiati sono benvenuti, smentendo le notizie di respingimenti, aggiungendo che la polizia di frontiera sta lavorando a centinaia di migliaia di casi.

L'ambasciatore della Polonia presso le Nazioni Unite, Krzysztof Szczerski, ha detto che il suo paese è disponibile ad accogliere tutti gli studenti stranieri che frequentavano le università in Ucraina e li ha invitati a proseguire i loro studi in Polonia.

Il viceministro degli Interni ucraino, Anton Herashenko, ha negato – come riferisce il New York Times – che il suo paese stia ostacolando la partenza degli stranieri.

«È molto semplice», ha specificato. «Prima lasciamo andare donne e bambini. Gli uomini stranieri devono aspettare che passino prima loro. Poi li faremo uscire tutti senza problemi», ha aggiunto. «Lo stesso ragionamento vale per i neri».

Una dottoressa nigeriana, Chineye Mbagwu, che è riuscita a raggiungere Varsavia attraversando il confine dopo aver trascorso più di due giorni bloccata alla frontiera tra Polonia e Ucraina nella città di Medyka, mentre le guardie lasciavano entrare gli ucraini e bloccavano gli stranieri, ha dato un'altra versione.

«Dicono di dare la precedenza a donne e bambini e poi fanno passare gli uomini ucraini. E ogni volta che una donna nera cercava di farlo, dicevano:"Prima le nostre donne". E ha proseguito: «Le guardie di frontiera ucraine non ci facevano entrare. Picchiavano le persone con dei bastoni e gli strappavano le giacche. Li schiaffeggiavano, li picchiavano e li spingevano in fondo alla fila. È stato terribile».

Andriy Demchenko, portavoce del Servizio di guardia di frontiera ucraino, ha dichiarato alla CNN che le accuse di segregazione ai confini non sono vere e che le guardie stanno lavorando sotto un'enorme pressione ma nel rispetto della legge.

«Dal giorno in cui (il presidente russo Vladimir) Putin ha attaccato l'Ucraina, il flusso di individui che cercano di lasciare il paese e la zona di guerra è aumentato enormemente. Se prima le persone che tentavano di attraversare il confine con l'Unione Europea arrivavano fino a 50.000 al giorno, adesso la cifra è raddoppiata e continua ad aumentare. C'è una pressione enorme ai posti di blocco, sulle guardie di frontiera. Per accelerare il processo e consentire il passaggio di un numero maggiore di persone, il governo ha semplificato il più possibile la procedura. A causa dell'aumento del numero di coloro che attraversano il confine, si formano lunghe code. Tuttavia, posso affermare che tutto avviene secondo la legge. Non c'è assolutamente alcuna divisione per nazione, cittadinanza o classe», ha detto.

A smentire quanto sostenuto dalle autorità ucraine anche gli studenti indiani a cui è riservato un trattamento simile a quello dei colleghi africani.

Saakshi Ijantkar, una studentessa indiana del quarto anno di medicina, ha condiviso il suo calvario in una telefonata da Leopoli.

La ragazza ha spiegato che avrebbe dovuto attraversare tre posti di blocco prima di arrivare al confine con la Polonia e che molte persone erano state bloccate. Agli indiani è stato vietato il passaggio.

La CNN non è stata in grado di verificare da chi fossero gestiti i posti di blocco, ma Ijantkar ha detto che coloro che erano presenti indossavano uniformi.

Come gli africani, agli indiani non è permesso salire sugli autobus per arrivare alla frontiera.
Come gli africani, gli indiani rimangono in coda ore e ore insieme a cittadini di altre nazionalità.

«Sono stati molto crudeli. Il secondo posto di blocco è stato il peggiore. Quando si apre il varco per attraversare il confine ucraino si resta tra Ucraina e Polonia e l'esercito non permette a uomini e ragazzi indiani di attraversarlo. Hanno permesso solo alle ragazze indiane di entrare. Abbiamo dovuto piangere letteralmente e implorarli. Dopo che le ragazze indiane sono entrate, i ragazzi sono stati picchiati. Non c'era motivo di picchiarli con tanta crudeltà», ha detto Ijantkar.

La studentessa originaria di Mumbai ha raccontato che molti studenti sono rimasti almeno un giorno in attesa, all'addiaccio.

«Ho visto persone che tremavano così tanto per il freddo che stavano per crollare per assideramento. Alcuni avevano geloni e vesciche. Non siamo riusciti a ottenere alcun aiuto e siamo rimasti in piedi per ore», ha detto.

Alla fine Ijantkar ha scelto di tornare a Leopoli perché terrorizzata e sfinita, non riuscendo più a sopportare le temperature troppo basse. Senza cibo, acqua e coperte anche le bombe mettono meno paura.

Immagine in anteprima: frame video Al Jazeera via YouTube

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